LA COLLABORAZIONE DELLA COMUNITÀ REDENTORISTA CON I LAICI DIRETTIVE E NORME [1]

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Communicanda – 1991-1997

 

COMMUNICANDA 4

Roma, 8 settembre 1995
Prot. N. 0000 0257/95

INTRODUZIONE

0.1 Negli ultimi anni, sotto la spinta dell’ecclesiologia del Concilio Vaticano II, si e affermata nella Chiesa una coscienza più chiara della complementarietà tra la vocazione religiosa e quella laicale. La collaborazione dei laici con gli istituti religiosi viene promossa come uno dei mezzi più atti a potenziare il dinamismo apostolico sia dei religiosi sia dei laici e come testimonianza trasparente della evangelista della comunione ecclesiale (cf. VFiC, n. 70).

0.2 II Sinodo del 1994 sulla vita consacrata ha raccomandato che gli istituti creino nuove strutture e definiscano programmi di formazione per favorire e promuovere la partecipazione dei laici, valorizzando meglio anche il ruolo che compete alla donna nella Chiesa e nella società. Allo stesso tempo ha ricordato che, unitamente ad una più stretta collaborazione con i laici, i religiosi devono conservare la propria identità e la propria dinamica di vita (cf. ILSVC, n. 80; Propositiones, n. 33) Si tratta di uno sviluppo significativo e complesso della Chiesa d’oggi.

0.3 La nostra Congregazione, fin dagli inizi, è stata sempre molto vicina al popolo in modo particolare a quello più povero ed abbandonato e ha cercato la collaborazione con i laici nel suo impegno apostolico Basterà ricordare, a modo di esempio, ciò che Alfonso ha fatto a Napoli con le “Cappelle serotine”, quanto gli siano stati a cuore la vicinanza e la condivisione con gli abbandonati e la costanza con cui ha ricercato un’effettiva popolarità in tutta la sua attività di evangelizzatore e di scrittore. San Clemente, specialmente nel periodo viennese, ha cercato di irradiarsi e di coinvolgere i laici nel suo molteplice impegno apostolico per incidere in maniera più profonda e duratura nella società europea del suo tempo.

0.4 Negli ultimi anni la Congregazione ha fatto passi concreti per incrementare, verificare e indirizzare la collaborazione con i laici. In questo cammino si è inserito il XXI Capitolo Generale, dedicando un’intera sezione del Documento Finale alla “Collaborazione con i laici fondata in associazione”, in cui:

 – riconosce i progressi esistenti nel campo della collaborazione e anima a promuoverla dove ancora non è stata iniziata (cf. n. 57);

 – raccomanda che “(Vice)Province e regioni comunichino le loro esperienze nel campo della collaborazione laicale, in modo da imparare gli uni dagli altri e si possa iniziare una valutazione dei risultati di detteesperienze11 (n. 59b);

 – decide di istituire “la figura del Missionario Laico del SS.mo Redentore come collaboratore attivo e partecipe della vita apostolica della Congregazione redentorista” (n. 60a);

 – anima le comunità a “una maggiore apertura verso i laici, perché possano partecipare alle nostre esperienze di vita, di lavoro e di spiritualità” (n. 60b).

0.5 Perché il cammino della Congregazione nei riguardi della collaborazione con i laici abbia dei punti di riferimento comuni e così risulti più proficuo, lo stesso Capitolo Generale ha chiesto al Governo Generale di preparare:

 – “direttive di collaborazione adattabili a ciascuna unità della Congregazione secondo la sua particolare situazione” (n. 59a).

 – “norme generali” per i Missionari Laici del SS.mo Redentore “da osservarsi in tutte le unità della Congregazione”(n. 60a).

0.6 Dopo che il Segretariato Generale dei Laici ha già offerto alla Congregazione una sintesi panoramica delle iniziative già in atto nelle diverse unità, il Consiglio Generale il 8 settembre 1995 ha approvato le seguenti Direttive e Norme, frutto di un cammino complesso di studio e di consultazione in cui si è cercato di coinvolgere tutta la Congregazione insieme a rappresentanti qualificati dei laici che già collaborano con noi.

Vengono indirizzate in primo luogo alle diverse unità della Congregazione come strumento di stimolo e di unità nella ricerca delle forme più opportune per la collaborazione con i laici. Riguardano però naturalmente anche gli stessi laici che collaborano con noi.

0.7 La decisione di presentarle in un unico documento è stata suggerita dalla necessità di meglio evidenziare:

 – la pluralità delle forme di collaborazione esistenti tra laici e comunità redentorista: per esse vengono delineate in maniera generale delle Direttive da concretizzare secondo le esigenze delle diverse unità;

 – la modalità più impegnata di collaborazione attiva e di partecipazione alla vita apostolica C.Ss.R. che si esprime nella figura del Missionario Laico del SS.mo Redentore: per essa vengono definite alcune Norme Generali da osservarsi in tutte le unità della Congregazione (n. 60a).

0.8 Quanto indicato nelle pagine seguenti non copre certo tutto l’impegno che i Redentoristi sono chiamati a svolgere per la promozione di un laicato più maturo e apostolicamente generoso. Tale impegno è molto più ampio e deve essere presente in tutte le nostre iniziative apostoliche. Le Direttive e le Norme riguardano solo “la collaborazione con i laici fondata in associazione”, cioè quella collaborazione che vede i laici partecipare attivamente alla vita apostolica della comunità redentorista. E’ in questo senso lo evidenziarne fin dall’inizio – che viene intesa la”collaborazione fondata in associazione” in tutto il presente documento.

0.9 Tanto le Direttive che le Norme mirano a stimolare le unità della Congregazione e ogni confratello a una sua attuazione più convinta e creativa, indicando alcune esigenze e alcune condizioni tese a favorire un cammino più unitario pur nel rispetto delle specificità dei vari contesti.

PARTE PRIMA

DIRETTIVE PER LA COLLABORAZIONE CON I LAICI

1.1   La collaborazione

  1. Il fatto che lo Spirito Santo spinga oggi i fedeli laici a una maggiore collaborazione nella evangelizzazione dei poveri, costituisce per la comunità ecclesiale e redentorista un segno dei tempi prezioso. Occorre che noi, Redentoristi, vi rispondiamo in maniera pronta e convinta:

 – stimolando i laici a una coscienza matura della loro specifica vocazione, radicata nel battesimo, e a una maggiore prontezza e generosità nel rispondervi;

 – invitandoli con franchezza a partecipare alla spiritualità e missione redentorista;

 – aprendo loro le nostre comunità e intensificando la formazione dei Redentoristi perché siamo meglio disposti e più capaci di collaborare con loro;

 – rimanendo sempre pronti a lasciarci arricchire da ciò che lo Spirito opera in loro.

11.La collaborazione va progettata in maniera che Redentoristi e laici siano effettivamente con-soggetti della evangelizzazione dei poveri. La sua realizzazione dovrà essere sempre contrassegnata da attiva corresponsabilità e da sincero rispetto reciproco. L’obiettivo verso cui tendere è la “famiglia redentorista” articolata in diversi livelli concentrici di appartenenza.

12.La complementarità e la reciprocità tra i carismi nella comunione propria della Chiesa devono costituire la base di ogni collaborazione. Occorre vegliare perché la comunità redentorista non si laicizzi, né si clericalizzino o si sacralizzino i laici, ma sì realizzi un reale arricchimento reciproco. E’ un equilibrio da discernere costantemente nel vivo delle concrete situazioni.

13.La collaborazione si fonda sulla condivisione da parte dei laici della missione propria della comunità redentorista. La secolarità e gli specifici carismi e competenze dei laici contribuiranno a dare alla evangelizzazione della comunità redentorista una più chiara incarnazione e significatività. La comunità redentorista metterà a disposizione dei laici la ricchezza e la fecondità del suo patrimonio spirituale e materiale. In questa maniera il dinamismo apostolico potrà ricevere maggiore slancio e incisività.

14.La fedeltà agli abbandonati, soprattutto più poveri e emarginati, permetterà alla comunità redentorista e ai laici di individuare le forme concrete di collaborazione meglio rispondenti alle diverse situazioni. Animati tutti dal carisma alfonsiano, faremo in modo che l’evangelizzazione dei poveri venga attuata rendendo gli stessi poveri coevangelizzatori. Saremo così insieme alla scuola del Vangelo per comprenderne e viverne sempre meglio le ricchezze.

15.Le forme di collaborazione possono essere individuate correttamente solo nel dialogo con gli stessi laici. Occorre che la comunità redentorista si impegni previamente ad ascoltarne con sincerità aspirazioni e bisogni (cf. DF, n. 58e).

16.I criteri con cui operare tale discernimento sono molteplici. Non vanno però mai omessi:

 – il rispetto per il cammino del laicato nella Chiesa universale e locale;

 – la promozione di una più chiara consapevolezza della sua responsabilità per la trasformazione evangelica del mondo;

 – un impegno sincero di inculturazione e di adattamento alle varie sensibilità sociali;

– l’ascolto attento dei desideri e dei bisogni dei laici e il rispetto delle esigenze della loro condizione secolare e familiare;

  –  la sintonia con le priorità pastorali della comunità (vice)provinciale;

 – il grado di maturazione alla collaborazione presente nella comunità redentorista e le giuste esigenze della sua vita comunitaria.

17.Occorre evitare tutte quelle forme di collaborazioni che non favoriscono una risposta più piena dei laici alla loro vocazione familiare e secolare. Vanno invece promosse quelle che permettono loro di essere evangelizzatori a cominciare dalla propria casa e dal proprio ambiente di lavoro.

18.In tutte le forme di collaborazione, la comunità redentorista dovrà sempre preoccuparsi di rispettare le esigenze della giustizia per quanto riguarda la retribuzione e la sicurezza sociale. Al riguardo i reciproci rapporti e obbligazioni andranno precisati con una convenzione scritta.

1.2   La partecipazione alla vita apostolica della comunità redentorista

  1. La collaborazione con i laici sarà sempre retta dal senso unitario della nostra vita apostolica “che fonde insieme la vita di speciale dedicazione a Dio e l’attività missionaria” (Cost. 1) e che ha come sua legge essenziale “vivere nella comunità e, per mezzo della comunità, svolgere l’attività apostolica” (Cost. 21). La collaborazione comporta perciò sempre anche una qualche partecipazione dei laici alla dinamica spirituale e fraterna della comunità.
  2. Le modalità e i gradi di tale collaborazione e partecipazione (cioè associazione) saranno ispirati da realismo e insieme da sincera volontà di sviluppo, alla luce sia del cammino della comunità sia dei desideri e del grado di formazione dei laici.
  3. I nostri collaboratori laici avranno un ruolo attivo con la comunità redentorista nel progettare e nel verificare gli impegni apostolici comuni e i momenti di partecipazione alla vita della stessa comunità. Gli statuti(vice)provinciali [2] dovranno dare al riguardo delle indicazioni più precise, avendo presente il grado di collaborazione e di partecipazione degli stessi laici.

1.3   Le modalità della collaborazione

1.3.1   Criteri

  1. Nel rispetto dei desideri degli stessi laici e delle possibilità presenti nella comunità redentorista, la collaborazione e la partecipazione(associazione) possono essere realizzate:

–    a livello di singole persone o di gruppi;

–    per un arco di tempo limitato o in una maniera più stabile (ad es. un anno, cinque anni, tutta la vita…);

 – secondo una maggiore o minore disponibilità di tempo e di possibilità (ad es. a tempo parziale, con dedizione piena…);

 – nella modalità di volontariato gratuito o di lavoro retribuito.

23.La comunità redentorista deve impegnarsi perché i laici che collaborano con essa possano incontrarsi tra di loro costituendo anche quelle strutture che risultano più utili alla loro vita e al loro ministero.

24.Le forme di collaborazione con i laici presenti attualmente nelle diverse unità C.Ss.R. vanno incrementate e costantemente rinnovate perché rispondano meglio alla evangelizzazione degli abbandonati. Occorre però anche essere costantemente attenti alle nuove esigenze e alle nuove possibilità, aprendoci con prontezza e creatività a quanto lo Spirito non cessa di suscitare nella Chiesa. E’ compito particolare del governo(vice)provinciale una tale animazione e un tale discernimento.

25.Il volontariato di ispirazione cristiana va promosso e valorizzato in quanto “indice di una più profonda comprensione della solidarietà che unisce gli uomini”. Opereremo un accurato discernimento delle”vocazioni al servizio gratuito”, pronti ad associarle alla nostra specifica missione e carisma (Propositiones, n. 33b).

26.La particolare attenzione che è necessario riservare ai giovani deve portarci a progettare “forme di vita comunitaria oppure di consacrazione «temporanea», in modo che i giovani siano formati nella preghiera e nell’apostolato” rispettando le modalità proprie delle diverse culture (Propositiones, 33c).

1.3.2   Le diverse forme

  1. In molte nostre case vi sono laici che mettono al servizio della comunità redentorista la loro competenza e il loro lavoro tecnico-professionale in diverse maniere. Sulla base del rispetto attento delle esigenze di giustizia e dei desideri degli stessi laici, ci impegneremo perché tale collaborazione possa diventare partecipazione consapevole alla missione redentorista.
  2. Nelle diverse espressioni della nostra missione, siamo affiancati spesso da laici appartenenti a gruppi o a movimenti laicali che hanno già un proprio volto spirituale e apostolico. Ne rispetteremo la specificità, stimolandoli e sostenendoli in una leale coerenza con il proprio carisma. Allo stesso tempo non verremo meno alla testimonianza fedele del nostro carisma redentorista. Diventerà così possibile arricchirci reciprocamente.

Se qualcuno di costoro desidera una collaborazione più intensa con noi nella nostra missione specifica, gli offriremo forme che consentano di partecipare più profondamente al nostro carisma.

Altrettanto frequente è l’invito a dare la nostra collaborazione ai diversi movimenti laicali. La nostra comunità dovrà essere disponibile all’incontro “con un atteggiamento di reciproca conoscenza, di dialogo e di scambio di doni” (VFiC, n. 62).

29.Altre volte invece ci viene dai laici la richiesta di costituirsi in gruppi collegati in maniera esplicita alla comunità redentorista per:

– una crescita spirituale più forte

– e un impegno più esplicito nell’evangelizzazione dei poveri.

Con gioia e prontezza, dobbiamo accogliere e promuovere tutto questo come un’espressione della fecondità del carisma redentorista. La fiducia nello Spirito, che arricchisce sempre di nuovi frutti anche la nostra famiglia religiosa, deve suggerirci creatività e discernimento perché i passi siano fatti in maniera costruttiva per i laici e per la comunità.

E’ bene che questi gruppi:

 – si diano le indispensabili strutture organizzative, che ne promuovano la vitalità e la giusta autonomia;

 – in dialogo con la comunità redentorista, determinino le modalità di collaborazione e i reciproci impegni;

 – dopo il necessario discernimento, vengano riconosciuti dal governo(vice)provinciale.

30.Vi sono infine laici che cercano una più intensa collaborazione e partecipazione nella vita apostolica della comunità redentorista. Viene riservato a costoro il titolo di Missionari Laici del SS.mo Redentore. Le norme che li riguardano costituiscono la seconda parte di questo documento.

1.4   La formazione

31. Tutte le forme di collaborazione e di partecipazione vanno preparate e accompagnate da una adeguata formazione sia dei Redentoristi sia dei laici, in cui non devono mancare:

– l’approfondimento teologico-spirituale della vocazione e missione dei laici;

– una specifica preparazione apostolica per i campi in cui è progettatala collaborazione;

–   l’approfondimento della spiritualità apostolica e comunitaria della Congregazione.

  1. Il governo (vice)provinciale definirà un progetto globale di formazione dei laici e animerà le diverse iniziative. Vanno valorizzate con attenzione le iniziative interprovinciali e quelle della Chiesa locale.
  2. Ugualmente necessaria è la formazione della comunità redentorista alla collaborazione con i laici (cf. DF, n. 59c). E’ una dimensione alla quale occorrerà dare un risalto particolare tanto nella formazione iniziale che in quella permanente.
  3. E’ bene che i nostri laici collaboratori partecipino attivamente ai momenti formativi della comunità redentorista tutte le volte che tale partecipazione è proficua per loro e per la stessa comunità. Va raccomandata la loro presenza attiva nella formazione dei giovani redentoristi.

1.5.  La coordinazione

  1. Il governo (vice)provinciale veglierà particolarmente perché:
  2. Data la sua importanza per il futuro della Congregazione, il governo(vice)provinciale deve svolgere nei riguardi della collaborazione con i laici un particolare compito di animazione, di discernimento e di coordinamento. Sarà aiutato soprattutto dal Segretariato della vita apostolica.

 – venga assicurata ai collaboratori laici la giusta formazione;

 – non manchi loro la costante animazione spirituale;

 – i collaboratori laici vengano valorizzati nella loro specifica vocazione laicale;

 – siano rispettate le esigenze della giustizia per quanto riguarda la retribuzione e la sicurezza sociale anche in prospettiva futura;

 – si sviluppino buone relazioni tra i laici collaboratori e le comunità redentoriste;

–    vengano resi coscienti i collaboratori laici degli obblighi da loro assunti verso la comunità redentorista.

  1. Spetta al governo (vice)provinciale, sulla base dei criteri decisi dal Capitolo (vice)provinciale, il riconoscimento ufficiale dei gruppi laicali redentoristi e l’approvazione dei rispettivi statuti, una volta rispettate le esigenze della normativa canonica. Tale riconoscimento dovrà essere espresso in una celebrazione liturgica di tutta la comunità.
  2. E’ bene che ci sia in ogni (vice)provincia un gruppo (commissione o segretariato), nominato dal governo (vice)provinciale, più specificamente incaricato della promozione della collaborazione con i laici. E’ opportuno che sia composto da Redentoristi e da laici.

Si preoccuperà in maniera particolare di:

 – stimolare le comunità a una maggiore apertura nei riguardi dei laici(DF, n. 60b);

– promuovere una preparazione più attenta dei confratelli alla collaborazione con i laici (DF, n. 59c);

 – alla luce delle attese dei laici, del cammino della Chiesa locale e delle scelte prioritarie della (vice)provincia, individuare prospettive e itinerari più proficui di collaborazione (DF, n. 58f);

 – promuovere una adeguata pastorale vocazionale nei riguardi della collaborazione laicale;

 – predisporre itinerari formativi realistici e rispondenti alle varie forme di collaborazione;

–  promuovere lo scambio di informazioni e la collaborazione interprovinciale soprattutto a livello regionale (cf. DF, n. 58c).

PARTE SECONDA

NORME GENERALI
PER I MISSIONARI LAICI
DEL SS.
REDENTORE

  1. Istituiti dal XXI Capitolo Generale, i Missionari Laici del SS.mo Redentore costituiscono l’espressione più piena della collaborazione e della partecipazione (cioè associazione) dei laici alla vita apostolica della Congregazione.
  2. I Missionari Laici del SS.mo Redentore vanno visti in un contesto di promozione e di cooperazione laicale più ampio e articolato, che conosce già una molteplicità di forme nella Congregazione. Ne vogliono essere l’espressione più forte.
  3. I Missionari Laici del SS.mo Redentore non sono un doppione dei Fratelli redentoristi che sono parte integrante della nostra comunità; neppure vogliono sostituirsi ad essi. Significano invece un ulteriore sviluppo dell’articolazione e dell’apertura della comunità redentorista.
  4. I Missionari Laici del SS.mo Redentore, pur non facendo giuridicamente parte della comunità redentorista in senso stretto, partecipano attivamente alla sua vita. Insieme tendiamo a realizzare la “famiglia redentorista” che, con diversi gradi di appartenenza e di impegno, “seguita”oggi “l’esempio” del Redentore nell’evangelizzazione dei poveri.

2.1.  Identità

  1. I Missionari Laici del SS.mo Redentore sono fedeli laici (uomini o donne, sposati o no), dalla fede matura e dalla testimonianza coerente, che, chiamati dallo Spirito a seguire Cristo Redentore più da vicino,

 – decidono di condividere la spiritualità e la missione della comunità redentorista;

 – scelgono una forma stabile di associazione, cioè dì collaborazione e di partecipazione alla sua vita apostolica;

–    si impegnano ad attuare la missione redentorista laicalmente, cioè “nelle loro condizioni di vita, nei loro doveri o circostanze e per mezzo di tutte queste cose” (cf. LG, n. 41).

  1. L’associazione dei Missionari Laici del SS.mo Redentore può essere temporanea o permanente secondo le modalità previste negli Statuti(vice)provinciali.
  2. L’ammissione dei Missionari Laici del SS.mo Redentore spetta al Superiore (vice)provinciale con il consenso del Consiglio Ordinario, dopo aver ascoltato il parere della comunità locale in cui i Missionari Laici del SS.mo Redentore si inseriranno. Occorre che sia preceduta da una adeguata formazione e un conveniente tempo di sperimentazione secondo le indicazioni degli Statuti (vice)provinciali. Verrà comunicata al Consiglio Generale.

2.2   Missione

  1. 1 Missionari Laici del SS.mo Redentore si impegnano a condividere la missione della C.Ss.R. (“seguitare l’esempio del nostro Salvatore Gesù Cristo predicando ai poveri la parola di Dio”, Cost. 1), concretizzata nelle priorità pastorali delle diverse unità della Congregazione. 1 Missionari Laici del SS.mo Redentore vivono però la scelta preferenziale per le urgenze pastorali e l’opzione per i poveri (Cost. 5) secondo le esigenze della loro condizione laicale (famiglia, lavoro, responsabilità sociali…).
  2. La comunità redentorista tramite il suo Superiore farà in modo che le autorità della Chiesa locale siano informate sulle forme di collaborazione realizzate dai Missionari Laici del SS.mo Redentore nel loro territorio e, se necessario, chiederà i dovuti permessi o autorizzazioni.
  3. I Missionari Laici del SS.mo Redentore si impegneranno a rendere più chiara e fattiva la dimensione di incarnazione e di condivisione con il popolo, soprattutto più abbandonato, che è propria della comunità redentorista in vista dell’annunzio esplicito del Vangelo.
  4. Sorretti dalla comunità redentorista, i Missionari Laici del SS.mo Redentore iscriveranno “la legge divina nella vita della città terrena” (GS, 43) privilegiando sempre le attese e i bisogni dei più abbandonati. In questa maniera non solo risponderanno personalmente alla chiamata battesimale alla santità, ma saranno anche di stimolo e sostegno per gli altri battezzati.
  5. La partecipazione dei Missionari Laici del SS.mo Redentore aiuterà la comunità redentorista ad annunziare il Vangelo in modo che sia effettivamente percepito e vissuto come liberazione e salvezza di tutta la persona. La promozione evangelica dei diritti fondamentali dei poveri nella giustizia e nella libertà costituirà pertanto una preoccupazione costante dei Missionari Laici del SS.mo Redentore.

2.3   Partecipazione alla vita apostolica della comunità redentorista

  1. Le modalità concrete della collaborazione e della partecipazione dei Missionari Laici del SS.mo Redentore alla vita apostolica della comunità redentorista dovranno essere determinate dagli Statuti(Vice)Provinciali, alla luce della realtà e delle possibilità di ogni regione, con il contributo degli stessi Missionari Laici del SS.mo Redentore e rispettando le norme del diritto canonico e della nostra legislazione.
  2. Esse dovranno essere progettate in maniera che di fatto rispettino e promuovano il carattere religioso della comunità redentorista e la condizione laicale dei Missionari Laici del SS.mo Redentore e il loro reciproco arricchimento.

Bisognerà inoltre che esse permettano un riconoscimento più convinto e un ulteriore sviluppo del carisma e del ruolo del fratello consacrato che è parte integrante della comunità redentorista.

  1. Radicandosi e nutrendosi alle stesse fonti spirituali, è necessario che i Missionari Laici del SS.mo Redentore:

 – partecipino almeno ad alcuni momenti della vita di preghiera e di approfondimento del Vangelo della comunità redentorista;

 – condividano parimenti alcuni momenti più significativi della vita”familiare” della stessa comunità;

 – abbiano un ruolo riconosciuto nei progetti pastorali della comunità;

 – collaborino fattivamente alla realizzazione delle priorità pastorali della (vice)provincia.

54.Gli statuti (vice)provinciali determineranno le modalità della partecipazione attiva dei Missionari Laici del SS.mo Redentore nei processi di discernimento, decisione e verifica dei progetti apostolici della comunità redentorista, sia locale sia (vice)provinciale, almeno in quelle parti che riguardano la loro collaborazione.

55.L’impegno (temporaneo o definitivo) del Missionari Laici del SS.mo Redentore avverrà in un’appropriata liturgia comunitaria.

56.I rapporti dei Missionari Laici del SS.mo Redentore con la comunità per quello che riguarda gli aspetti economici e di sicurezza sociale(salario, assicurazione, pensione…) dovranno essere in linea con la legislazione civile del luogo e stabiliti con una convenzione scritta che li garantisca anche per il futuro. Questo sia nel caso che ci si muova nell’ambito del volontariato, sia che si tratti di un vero contratto di lavoro.

57.La comunità redentorista dovrà garantire ai Missionari Laici del SS.mo Redentore, soprattutto se impegnati in maniera più duratura, una fraterna solidarietà e assistenza specialmente nella vecchiaia e nei casi di malattia. Gli statuti (vice)provinciali daranno indicazioni più precise al riguardo.

2.4   La formazione

  1. Essere missionari non si improvvisa, ma richiede una previa e adeguata formazione culturale, spirituale e pastorale. Tale impegno deve poi accompagnare i Missionari Laici del SS.mo Redentore lungo tutta la loro vita. E’ una necessità che tanto i Missionari Laici del SS.mo Redentore che la comunità redentorista devono sentire come prioritaria.
  2. Il primo responsabile della formazione è Io stesso Missionario Laico del SS.mo Redentore. Dovrà innanzitutto preoccuparsi di sviluppare incessantemente la sua formazione umana e cristiana secondo le specifiche scelte vocazionali e di responsabilità professionale. In essa radicherà quella spirituale e pastorale nelle prospettive tipiche della vita apostolica redentorista.
  3. La comunità redentorista da parte sua si preoccuperà di offrire strumenti e possibilità per questa formazione e preparazione:

–    delineando un piano organico per la prima formazione e per quella continua, che ne rispetti e armonizzi le diverse dimensioni. Tale piano avrà bisogno dell’approvazione del governo (vice)provinciale;

 – invitando a partecipare ai momenti forti di formazione che essa progetta per se stessa;

 – indicando un responsabile o un gruppo di responsabili a livello(vice)provinciale che, con l’aiuto degli stessi Missionari Laici del SS.mo Redentore, segua più da vicino il loro cammino formativo.

61.I Missionari Laici del SS.mo Redentore avranno tra di loro incontri periodici – a livello (vice)provinciale e regionale – per aiutarsi reciprocamente, condividendo le loro esperienze, scambiandosi informazioni…

62.La comunità redentorista deve vedere nella presenza e nella collaborazione dei Missionari Laici del SS.mo Redentore un contributo prezioso al suo impegno di formazione (iniziale e continua) perché sia più rispondente alle necessità e alle attese di coloro che oggi è chiamata ad evangelizzare. Valorizzerà particolarmente il loro contributo nella preparazione dei giovani redentoristi.

Nel nome del consiglio generale,

Juan Manuel Lasso de la Vega, C.Ss.R.
Superiore Generale

Il testo italiano è la versione ufficiale di questa Communicanda.

NOTE

[1] Sigle:
·   DF: Documento finale del XXI Capitolo Generale C.Ss.R.
·   ILSVC: Instrumentum laboris del Sinodo sulla Vita Consacrata.
·   Propositiones: Propositiones del Sinodo sulla Vita Consacrata.
·   VFiC: Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, La vita fraterna in comunità (1994).

[2] Per statuti (vice)provinciali si può intendere anche un’appendice ad essi, sempre però accettata dal Capitolo (vice)provinciale e confermata dal Governo Generale.

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