Vivere nella verità nell’era dell’intelligenza artificiale

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(Il testo originale inglese è pubblicato sul sito dell’Accademia Alfonsiana )

L’intelligenza artificiale fa già parte della nostra vita. Non è un semplice strumento, ma un ambiente di vita. Come abitare responsabilmente questo nuovo ambiente culturale nel quale siamo tutti immersi? Come “vivere nella verità” nell’era dell’IA?

“Opportunità entusiasmanti e rischi seri”
L’intelligenza artificiale, nelle sue molteplici forme, offre “interessanti opportunità e gravi rischi”. Promette, ad esempio, “una rivoluzione nei processi di accumulazione, organizzazione e conferma dei dati” nonché “importanti innovazioni nel campo dell’agricoltura, dell’istruzione e della cultura”. Può anche “aiutare a superare l’ignoranza e facilitare lo scambio di informazioni tra popoli e generazioni diverse” (WCD 2024). ..//

I sistemi di intelligenza artificiale generativa stanno aumentando queste sfide, diventando potenzialmente una fonte di “inquinamento cognitivo”. Ad esempio, possono creare immagini molto realistiche (“deepfakes”) e messaggi audio (WDC 2024). Inoltre, è anche noto che molti studenti presentano elaborati interamente realizzati con applicazioni di intelligenza artificiale, senza alcun coinvolgimento personale nella loro elaborazione. ..//

Oggi abbiamo bisogno di vivere nella verità
Nell’era dell’IA occorre anche “vivere nella verità”, cioè con discernimento e responsabilità continui. L’attuale sistema socio-economico non ci invita a pensare ma a comprare, come ci hanno ricordato in modo suggestivo Aldous Huxley e Neil Postman. Distrazione inutile e divertimento inconsistente stanno plasmando una cultura brillante ma superficiale. Molte persone sono più connesse, ma “non hanno alcun senso di coinvolgimento o compassione” (WDP 2016). Ciò può portarci al relativismo e all’indolente banalità, perdendo empatia, solidarietà e capacità di contemplare la creazione. ..//

Platone diceva che un essere umano ha bisogno di sette anni di ricerca silenziosa per conoscere la verità, e almeno quattordici per imparare a comunicarla agli altri. Abbiamo bisogno, infatti, «di godere del valore del silenzio e della contemplazione e di ricevere una formazione alla comprensione del proprio vissuto e all’ascolto della propria coscienza». Potremmo così «vivere saggiamente, pensare profondamente e amare generosamente» [LS 47].

Martín Carbajo-Núñez, OFM

(il testo è un riferimento all’originale in una libera traduzione di Scala News, non autorizzata alla pubblicazione)