Quell’ormai lontano 26 ottobre 1980, in cui san Giovanni Paolo II dichiarava beato il fondatore del Santuario di Pompei, è stato completato dall’appena trascorso 19 ottobre 2025. Esattamente 45 anni sono trascorsi da quando il grande Papa polacco ha elevato agli onori degli altari l’umile Avvocato di Latiano, lo ha proclamato l’uomo della Madonna. Ieri, in un’affollata Piazza San Pietro, papa Leone XIV, nel mese del Rosario, ha dichiarato santo il suo più grande propagatore in epoca contemporanea, definendolo nella sua omelia, insieme agli altri sei santi proclamati, “benefattore dell’umanità”.
L’evento ecclesiale ha coinvolto tutta la Campania, senza escludere la Puglia, che ha dato i natali al novello santo, e tutto il Sud Italia, impregnato di spiritualità mariana, trasmessa a molte generazioni, fino ai nostri giorni, dal fervente apostolo di Maria. Si prega e si ama la Madonna con il cuore e con le parole delle suppliche, delle novene e delle preghiere, scritte dal grande terziario domenicano, fondatore delle opere pompeiane e noto scrittore di pietà e di spiritualità mariana.
Questo avvenimento ha coinvolto tutti gli associati e i fedeli che sostengono il santuario di Pompei, in ogni parte del mondo, ma più di tutti ha richiamato noi, “napoletani per identità, lingua, fede e cultura”, a fisare l’attenzione sul noto apostolo laico della Madonna, napoletano di adozione.
Tra le molte iniziative, messe in campo, per preparare questo giorno solenne, ne vogliamo ricordare due, avvenute nella città di Napoli, all’antivigilia e alla vigilia del rito di canonizzazione.
La prima iniziativa: Marianella, 17 ottobre
La prima si è svolta venerdì 17 ottobre, alle ore 19:00, nella cappella della Casa Natale di Sant’Alfonso a Marianella. Il superiore della comunità, padre Ciro Avella, ha inserito nel programma dei festeggiamenti in onore di San Gerardo un momento formativo volto a sensibilizzare e preparare spiritualmente i fedeli alla canonizzazione del Beato Longo.
La conferenza, promossa con apposita locandina e diffusa sui social, non poteva passare sotto silenzio la proclamazione della santità di Bartolo Longo, senza evidenziarne il profondo legame con i Missionari Redentoristi e con Sant’Alfonso. E non c’era luogo più significativo della Casa Natale del Santo, unico presidio redentorista ancora presente nella città di Napoli.
A sviluppare l’argomento La spiritualità redentorista nella vita e nelle opere del Beato Bartolo Longo ci ha pensato il giovane storico della Congregazione – come è stato presentato – p. Vincenzo La Mendola, ormai conosciuto a Marianella per la sua predicazione in varie occasioni. P. Vincenzo, appassionato di storia redentorista e scrittore di libri, articoli e recensioni varie, è stato presentato dal superiore p. Avella, che ne ha elencato i titoli accademici e ne ha ricordato le molteplici attività pastorali e culturali. Dopo l’introduzione, p. Ciro ha passato la parola al relatore per la conferenza vera e propria.
Con vera passione e grande competenza, p. La Mendola ha tratteggiato l’esperienza spirituale del Beato Longo, soffermandosi puntualmente sul suo legame con la Congregazione del SS. Redentore e con la spiritualità alfonsiana. Mettendo in luce l’itinerario di vita spirituale del Fondatore di Pompei, il relatore ha ricordato la sua appartenenza all’Ordine domenicano, perché professo nel Terz’Ordine, e ha messo in luce la sua “filiazione” alla Congregazione redentorista, in qualità di “oblato”, riconosciuto con un diploma ufficiale dal rettore maggiore p. Mattia Raus, nel 1894. Pe molti è stata una piacevole scoperta, sapere che il neo canonizzato ha vissuto nella sua vita gli insegnamenti di sant’Alfonso ed è stato un laico impegnato nella missione, verso la gente abbandonata, proprio come i redentoristi, e con lo stile popolare del loro Fondatore, con il quale egli ha in comune anche “l’apostolato della penna”, oltre che il modo meditare e pregare. Strumenti eccezionali di questo legame spirituale sono stati i suoi tre direttori spirituali redentoristi: p. Emanuele Ribera che lo ha guidato dal 1865 al 1872 circa, insieme al domenicano p. Alberto Radente, suo primo confessore; p. Giuseppe Maria Leone, padre spirituale del Longo e della Contessa Marianna Farnararo De Fusco, dal 1885 al 1902; p. Antonio Maria Losito, suo direttore spirituale dal 1902 al 1917. Tre figure di “santi viventi”, tra quelli che Longo ha conosciuto di persona – ha sottolineato p. La Mendola – e che per lo spazio di oltre 50 anni, lo hanno guidato nello spirito, nutrendolo di ascetica alfonsiana, come attestano molti suoi libri studiati e annotati, specialmente le edizioni napoletane delle opere ascetiche di S. Alfonso e del Beato Gennaro Sarnelli. Longo si è nutrito anche degli scritti ascetici di p. Leone, che ha voluto pubblicare nella sua Tipografia pompeiana e di cui è stato estimatore e diffusore.
Molti fedeli hanno partecipato alla conferenza, con vero interesse, ascoltando la lunga e dettagliata relazione, che non ha minimamente stancato i presenti, ma li ha entusiasmati e interessati ad un aspetto, per molti versi inedito, che ha permesso di scoprire ancora meglio la grandezza di Bartolo Longo e della Congregazione redentorista, nella storia più ampia della chiesa, nel meridione d’Italia. Anche una rappresentanza delle suore discepole di Gesù Eucaristico ha preso parte alla serata, insieme ad alcuni fedeli di parrocchie vicine. Ci ha onorato della sua presenza il maestro e compositore Enzo Avitabile, frequentatore della cappella di S. Alfonso e amico dei Padri.
Al termine dell’intervento, alcuni tra i presenti hanno preso la parola per condividere le loro riflessioni e porre qualche domanda. Tra questi il parroco di Marianella, accompagnato da un gruppo di collaboratori e fedeli della parrocchia vicina.
Ma l’intervento che ha suscitato in tutti vero stupore e grande gioia, è stato quello di p. Gennaro Sorrentino, superiore provinciale della provincia di Europa Sud. La sua presenza all’evento è stata un’inaspettata e gradita sorpresa per tutti, essendo la prima volta che egli visitava, da superiore provinciale, la cappella e la comunità dei fedeli che la frequentano. Lo hanno accompagnato p. Lorenzo Fortugno, superiore della comunità di Pagani, e fratello Matteo Ergoli, che ha fatto il suo ritorno a Marianella, acclamato e accolto con tanto calore, come uno di famiglia.
P. Gennaro, al quale è stata data la parola per concludere la serata, ha ringraziato con evidente soddisfazione il relatore per il suo interessante e ricco excursus storico e ha sottolineato la “profeticità” della figura e delle opere del Longo, che diventa per i laici cristiani di oggi, uno stimolo e una provocazione. Pochi giorni prima, p. Sorrentino aveva indirizzato a tutti i suoi confratelli della provincia europea una bellissima circolare, nella quale metteva in evidenza la tematica sviluppata dal p. La Mendola nella sua conferenza.
Il Superiore provinciale ha ringraziato inoltre p. Ciro Avella per aver pensato e realizzato questo momento di formazione e lo ha invitato a benedire i presenti. In fondo alla cappella, su un tavolo ben preparato, i fedeli hanno potuto trovare materiale informativo e devozionale per approfondire quanto esposto nella conferenza. A p. Ciro va il merito di averci fatto vedere vis a vis anche i servi di Dio menzionati, approntando un grande pannello con la riproduzione delle loro foto storiche e dell’immagine del Beato.
La seconda iniziativa: Calata Capodichino, 18 ottobre
Il secondo momento ha avuto luogo sabato 18 ottobre alle 19,30 nella chiesa parrocchiale di Nostra Signora di Lourdes a Calata Capodichino. Dopo la celebrazione presieduta da p. Vincenzo, e concelebrata da p. Ciro e dal sottoscritto, la parola è passata ancora allo storico redentorista, per presentare il tema La Spiritualità mariana di Bartolo Longo. Non poteva esserci una tematica più opportuna in una parrocchia la cui identità mariana è fortemente radicata, e nella quale vi è un altare dedicato alla Regina del SS. Rosario di Pompei.
Con la sua già nota passione e competenza, il relatore ha presentato le linee portanti della mariologia del Longo, il suo rapporto personale con la Madonna, la sua attività di fecondo scrittore mariano, e le fonti che hanno arricchito la sua esperienza spirituale con Maria. Non sono mancate lunghe citazioni dagli scritti del Longo stesso e numerosi riferimenti biografici, dove si è messo in luce il rapporto del Fondatore di Pompei con alcune figure della santità cristiana e con molti ordini e congregazioni religiose. Anche in questa occasione p. Vincenzo non ha esitato a richiamare l’influsso dei Redentoristi e del loro Fondatore sulla spiritualità mariana del Longo, facendo emergere al contempo la sua identità domenicana, che non può essere ignorata, e l’apporto di altre figure di santità come quella con S. Ludovico da Casoria e di S. Caterina Volpicelli, figure religiose centrali nella Napoli dell’Ottocento.
La minuziosa relazione, che non poteva certamente esaurire, ma soltanto presentare, nelle sue linee generali, l’argomento, ha trovato il gradimento e l’interesse dei collaboratori e dei fedeli della Parrocchia, che, al termine, hanno espresso le loro riflessioni e formulato la richiesta di alcuni chiarimenti. Anche il parroco ha manifestato la sua personale soddisfazione per questo momento formativo, che da tempo aveva pensato e che ha realizzato con evidente emozione. Tra gli interventi, è stato molto apprezzato quello di p. Luigi Napoleone, missionario vincenziano che ci ha onorato della sua amichevole presenza.
Al termine della serata don Michele ha ringraziato gli amici redentoristi per questa bella condivisione e il relatore per quanto ci ha trasmesso e ha invitato tutti a concludere con la preghiera dell’Ave Maria. Ai presenti è stato possibile venerare una reliquia del Longo, esposta per l’occasione, insieme ad una sua immagine e ad una riproduzione del quadro della Madonna di Pompei.
Con queste due iniziative, anche la città di Napoli, ha espresso la sua gratitudine al novello Santo, ricordando la sua permanenza e la sua opera in favore di molti dei suoi abitanti. Questa piccola scintilla, accesa dai Redentoristi e dalla Parrocchia di N. Signora di Lourdes, ci auguriamo che sia l’inizio di altri momenti di approfondimento, nei quali altre comunità abbiano la possibilità di studiare la figura gigantesca del santo laico che ha trasformato una valle sperduta in quella che, un altro napoletano, Benedetto Croce ha definito La Lourdes italiana.
Don Michele Marra














