Il messaggio del Superiore Generale per la Giornata Mondiale dei Poveri

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Il messaggio di P. Rogerio Gomes, Superiore Generale, per l’Anno dedicato alla Missione e la IX Giornata Mondiale dei Poveri sottolinea la vocazione redentorista ad essere Missionari di Speranza in un mondo ferito, seguendo Cristo che è stato mandato ad annunciare la Buona Novella ai poveri. I poveri sono al centro del Vangelo e sono sia destinatari che testimoni della speranza cristiana, che nasce dalla fiducia in Dio piuttosto che dalla sicurezza materiale.

La missione redentorista sottolinea l’opzione evangelica per i poveri, invitando a un’autentica evangelizzazione, alla solidarietà e alla trasformazione delle strutture ingiuste. Il testo invita i Redentoristi a tre impegni:

  1. Rivisitare la povertà evangelica e abbracciare uno stile di vita semplice e fraterno;
  2. Rafforzare l’opera della Congregazione nella giustizia, nella pace e nell’integrità del creato (JPIC), assicurando che le risorse e le strutture servano veramente la dignità umana;
  3. Vivere la povertà personale con gioia, resistendo al consumismo e coltivando la disponibilità missionaria.

Tra le sfide globali – esclusione, migrazione, povertà invisibile – il messaggio esorta a un rinnovato zelo missionario e ad azioni concrete nelle comunità per accogliere, ascoltare e sollevare i poveri. Incoraggia l’uso delle risorse di preghiera e l’apertura all’evangelizzazione da parte dei poveri. Il testo si conclude affidando la missione a Maria, nostro Perpetuo Soccorso, e ai santi redentoristi, affinché tutti possano camminare come veri missionari di speranza sulle orme del Redentore.

Leggi il messaggio completo in seguito:


Roma, 16 novembre 2025

Missionari di speranza sulle orme del Redentore 

ANNO DEDICATO ALLA MISSIONE

Il Signore che ci invia come missionari e pellegrini di speranza in un mondo ferito

Lc 4,16-19; Mc 6,7-12; Lc 9,2-6; Sal. 130:7; Cost. 1-20, Stat. 01-020

Messaggio per la Giornata Mondiale dei Poveri

“Sei tu, mio Signore, la mia speranza” (Salmo 71,5)

  1. La IX Giornata Mondiale dei Poveri, che celebriamo questa domenica e che è stata istituita da Papa Francesco nel 2017 per ricordarci che i poveri sono nel cuore del Vangelo, ci invita a rinnovare il nostro sguardo e il nostro impegno verso i più poveri e abbandonati.
  2. Le nostre Costituzioni definiscono con chiarezza la nostra vocazione: “di seguitare l’esempio del nostro Salvatore Gesù Cristo in predicare ai poveri la divina parola, come egli già disse di sé stesso: Evangelizare pauperibus misit me (Cost. 1). Tra i gruppi più bisognosi di aiuti spirituali cercheranno con più premura i poveri, i deboli, gli oppressi, la cui evangelizzazione costituisce il segno dell’opera messianica (cf. Lc 4, 18) e coi quali Cristo ha voluto in qualche modo identificarsi (cf. Mt 25, 40)” (Cost. 4). Questa chiamata, dunque, non è né facoltativa né secondaria: è profondamente legata alla missione del Redentore e conferma che la nostra presenza missionaria si realizza in modo più autentico là dove il mondo soffre, dove la povertà è visibile e dove la speranza si affievolisce.
  3. Il tema proposto da Papa Leone XIV ” Sei tu, mio Signore, la mia speranza” ci invita a riconoscere che la speranza cristiana non nasce dall’abbondanza, dal potere o dalla sicurezza materiale, ma dal bisogno, dalla vulnerabilità e dalla fiducia in Dio. In questo contesto, i poveri non appaiono come soggetti passivi, ma come testimoni di una speranza forte e affidabile. Spesso privi della solidarietà umana e dei mezzi materiali, essi trovano in Dio l’unico rifugio sicuro, Colui che, attraverso la fede e la speranza, sostiene la loro vita[1]. È questa fiducia in Dio che permette loro di sognare e di non cadere nella disperazione di fronte alla precarietà delle risorse e alla mancanza di opportunità. Così, la fiducia diventa rifugio, consolazione e forza nella lotta per la dignità e la giustizia.
  4. Per noi Redentoristi questo assume un significato particolare: l’opzione per i poveri non è sociologica né ideologica, ma evangelica, ed è al centro della nostra vocazione missionaria. La Costituzione 14 ricorda che “l’apostolato della Congregazione è caratterizzato, più che da alcune forme di attività, dal suo dinamismo missionario, cioè dall’evangelizzazione propriamente detta e dal servizio prestato a quegli uomini e a quei gruppi che sono più abbandonati e poveri, per le condizioni spirituali e sociali” (cfr. Cost. 3–5). Questo significa che il povero non è estraneo alla missione: è il nostro interlocutore e ci aiuta a riscoprire il volto del Redentore, che si manifesta nei “numerosi volti dei poveri e della povertà” (cfr. Dilexi te, n. 9). Ciò implica che la missione redentorista deve aprirsi alla conversione delle strutture, alla promozione integrale della persona umana e alla solidarietà creativa, che genera nuovi modi di essere Chiesa e comunità.
  5. La Giornata Mondiale dei Poveri ci invita a coltivare tre atteggiamenti importanti:
    • Rivisitare la nostra vita consacrata redentorista a partire dall’esperienza della povertà evangelica. Le Costituzioni, dai numeri 61 a 70, ci offrono una ricca fonte di discernimento su questo voto, ricordandoci che la nostra povertà è una configurazione reale e spirituale con Cristo povero. Per noi, la povertà si manifesta nella fraternità, nella condivisione, nella sobrietà, nell’apertura alla mobilità e nella disponibilità missionaria. Siamo chiamati a vivere con coerenza, a lavorare con responsabilità e a testimoniare, sia personalmente sia comunitariamente, la gioia e la libertà che scaturiscono da una vita distaccata. In tal modo, una rivisitazione attenta di queste Costituzioni ci aiuterà a riflettere sulla nostra identità missionaria e ci offrirà un’opportunità di conversione personale.
    • Come Istituzione, la Congregazione è chiamata a rafforzare il proprio impegno per la Giustizia, la Pace e l’Integrità del Creato (GPIC). Le nostre opere sociali, le parrocchie, i santuari, i centri missionari e le istituzioni educative o di accoglienza sono l’espressione concreta del nostro carisma accanto ai poveri. Tuttavia, non possiamo limitare la nostra risposta al solo ambito assistenziale; dobbiamo strutturare in modo efficace la nostra presenza accanto ai più vulnerabili, garantendo che una parte delle nostre risorse sia posta al servizio della promozione della dignità umana. La GPIC è un’espressione diretta del Vangelo che annunciamo. Rafforzare queste strutture, accompagnare gli operatori della pastorale sociale e garantire la sostenibilità delle nostre opere sono modi concreti per radicare il nostro carisma nella realtà dei poveri di oggi. Inoltre, siamo chiamati ad assumerci l’arduo compito di formare la coscienza delle persone nei diversi ambiti sociali, affinché possano essere veri protagonisti nella costruzione di un mondo che sia casa per tutti.
    • Come membri professi, siamo invitati a riflettere seriamente sul nostro stile di vita alla luce della semplicità evangelica: come utilizziamo i beni, come consumiamo, come condividiamo. Vivere la povertà oggi significa resistere alla cultura dell’eccesso, dell’individualismo e dell’accumulazione. È anche coltivare una vera disponibilità missionaria, che si manifesta nella prontezza a rispondere alle necessità più urgenti, anche quando ciò comporta sacrifici, cambiamenti o rinunce. La povertà personale, vissuta con gioia e autenticità, diventa un segno profetico in una società segnata dalla disuguaglianza e dall’indifferenza. È una forma concreta di kenosis, di distacco e di comunione reale con i poveri, che ci sensibilizza e ci rende testimoni fedeli del Redentore, il quale ebbe compassione delle folle sfinite, “come pecore senza pastore” (Mt 9,36); ci rende testimoni di Colui che “da ricco si è fatto povero per noi” (2 Cor 8,9) e che “non aveva dove posare il capo” (Mt 8,20).
  1. Cari confratelli, formatori e membri della Famiglia Redentorista, di fronte alle sfide del mondo contemporaneo, all’esclusione, alla paura dell’altro, all’aporofobia, alle migrazioni, alla povertà invisibile, alla fragilità dei giovani e degli emarginati, ci sentiamo chiamati a raddoppiare il nostro impegno missionario, ispirati da Cristo Redentore, che si è fatto povero per noi (cfr. Mt 5,3.11; Lc 6,20).
  2. Che questa Giornata Mondiale dei Poveri sia per noi un tempo di autentica preghiera, di revisione vocazionale e di audacia missionaria. Possa ogni comunità redentorista trovare modi concreti per accogliere, ascoltare e annunciare la Buona Notizia ai più poveri e, al tempo stesso, promuovere la loro dignità.
  3. Utilizziamo il sussidio di preghiera preparato dal Dicastero per l’Evangelizzazione, disponibile in diverse lingue: (https://www.evangelizatio.va/content/pcpne/en/attivita/gmdp/2024/sussidio.html), adattandolo alla nostra realtà locale. Lasciamo che i poveri ci evangelizzino e ci spingano a vivere la missione con un rinnovato vigore.
  4. Maria, nostra Madre del Perpetuo Soccorso, presenza materna tra gli umili e segno della tenerezza di Dio per i piccoli, ci accompagni e ci fortifichi nel cammino della speranza che non delude. I nostri santi, martiri e beati ci aiutino a vivere con fedeltà l’opzione per i poveri, come segno distintivo della nostra vocazione e testimonianza del Vangelo, affinché possiamo camminare come Missionari della Speranza, sulle orme del Redentore, in questo mondo ferito ma colmo di possibilità.

Fraternamente

P. Rogério Gomes, C.Ss.R

Superiore Generale

Originale: Spagnolo


[1]Messaggio del Santo Padre Leone XIV per la IX Giornata Mondiale dei Poveri. https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/poor/documents/20250613-messaggio-giornata-poveri.html