(dal Blog dell’Accademia Alfonsiana)
Alcuni studiosi sottolineano che, nella società attuale, la morale dell’autonegazione (self-denial) è stata sostituita dalla morale dell’autorealizzazione (self-fulfillment). Mentre la prima promuoveva virtù sociali e valori universali – come la sincerità, la lealtà, il sacrificio, la responsabilità, la fedeltà al gruppo sociale – la nuova morale si concentra sui valori psicologici[1].
Invece di dare priorità all’autocontrollo e alla disciplina nei confronti dei propri impulsi, ora si ritiene che la felicità dipenda dall’essere fedeli a se stessi e dal raggiungere l’autenticità personale. Già nel 1950, Riesman affermava che le norme esterne erano state sostituite da criteri interni.
Un anziano frate della mia comunità ha espresso con acutezza questo cambiamento dicendo: «Quando sono entrato nella vita religiosa mi hanno detto che professavo per intraprendere un cammino di penitenza. Ora i giovani entrano per essere felici. Come sono cambiate le cose!».
1. Potenziare le motivazioni interiori
In questo nuovo contesto, i genitori, gli educatori e i formatori devono partire dal desiderio di autorealizzazione che alberga nei giovani, cercando di incanalarlo in modo adeguato. L’obiettivo è che i giovani si sentano spinti a contribuire in modo attivo e generoso nei contesti in cui si trovano: familiare, educativo, sociale. Piuttosto che insistere su ciò che devono o non devono fare, i formatori devono mostrare l’orizzonte verso cui camminare.
In questo modo, l’accompagnamento formativo non cerca di imporre norme esterne, ma di risvegliare nei giovani una motivazione interiore che li porti a integrare il loro desiderio di autorealizzazione con una vita di servizio, responsabilità e trascendenza.
Questo approccio non solo risponde ai cambiamenti culturali attuali, ma trova anche fondamento nella tradizione biblica, dove l’esperienza dell’amore di Dio (indicativo) è ciò che motiva l’impegno e la dedizione (imperativo). Allo stesso modo, nella vita spirituale, l’esperienza mistica accompagna e dà senso all’impegno ascetico. Karl Rahner diceva che il cristiano del futuro sarà un «mistico», cioè una persona che ha sperimentato qualcosa, oppure non sarà cristiano (Rahner 1969, 25).
2. Priorità dell’indicativo sull’imperativo
I formatori dovranno motivare i nativi digitali mostrando loro i valori profondi della vita consacrata, accompagnandoli nella ricerca di un «perché» che dia senso alle loro azioni e ai loro desideri. Solo così potranno orientarsi nel flusso incessante di stimoli e richieste che la società-rete presenta loro. Questo approccio è fondamentale, poiché i giovani tendono ad essere molto generosi e disponibili quando riescono a trascendere la logica commerciale e consumistica.
Un esempio di questa generosità sono le numerose iniziative collaborative che sono nate su Internet, come ad esempio il sistema operativo Linux, Wikipedia, i forum di assistenza, i blog e le piattaforme di volontariato. Queste iniziative, frutto dello sforzo disinteressato di migliaia di persone, dimostrano che i giovani possono mobilitarsi in modo altruistico quando trovano uno scopo che li ispira.
Applicandolo alla promozione vocazionale, i religiosi non dovrebbero ridurre il livello di esigenza per ottenere più vocazioni. I giovani cercano soprattutto un orizzonte di senso che risponda alle sfide e agli desideri del mondo attuale. Ad esempio, l’ospitalità e il perdono di fronte alla competitività spietata; la sobrietà e la vita semplice di fronte al consumismo e alla cultura dello scarto; la fraternità di fronte all’anonimato e all’individualismo egoista.
In effetti, la migliore promozione vocazionale è la fedeltà al carisma e ai valori essenziali che danno senso alla vita consacrata. Non si deve proporre loro una vita facile, ma una vita con uno scopo, che risponda alle grandi sfide del nostro tempo.
Conclusione
Il mondo digitale non è un’opzione superflua, ma una dimensione intrinseca alla società contemporanea. Questa rivoluzione è stata accompagnata da un progressivo cambiamento nel modo di percepire la morale. Di fronte a ciò, non si tratta di erigere barriere, ma di assumere il nuovo contesto vitale, promuovendo ideali e valori che orientino il nostro cammino, sia nel mondo fisico che in quello digitale. In definitiva, dobbiamo costruire insieme uno spazio accogliente, ben organizzato, dove poter condividere obiettivi e speranze, sentendoci compagni di viaggio di tutta l’umanità.
prof. Carbajo-Núñez M.
[originale spagnolo]
[1] Questi paragrafi sono tratti dalla recente pubblicazione: Carbajo-Núñez Martín, Mondo digitale e vita consacrata: opportunità e sfide, Monografico “Vita Religiosa” 2/138 (2025) 118 pagine.




