P. Selwin Anthony Colaco è un nuovo dottore in Sacra Teologia

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(Da sinistra a destra) Fr. Nicolas Steevs S.J. (Professore di Teologia Fondamentale) Fr. James Corkery S.J., (moderatore della tesi). Fr. Selwin e Fr. Aaron Pidel S.J. (censore della discussione).

Giovedì 20 novembre 2025, presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, padre Selwin Anthony Colaco, C.Ss.R., della Viceprovincia di Majella e membro del Collegio Maggiore di Casa San Alfonso a Roma, ha discusso la sua tesi di dottorato in teologia dogmatica. Padre Selwin ha scritto la tesi in italiano e l’ha presentata in italiano. Il titolo della tesi era: “Spalancare le finestre”. Il cristianesimo nella sfera pubblica nell’orizzonte del pensiero di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI.

La discussione della tesi, durata un’ora e mezza, è stata presieduta da padre Nicolas Steevs S.J., professore di teologia fondamentale. Padre James Corkery S.J. era il moderatore della tesi e padre Aaron Pidel S.J. era il censore della discussione. Padre Selwin ha presentato la sua tesi per mezz’ora, poi padre Corkery lo ha esaminato per mezz’ora e infine il censore ha avuto mezz’ora di tempo per interrogare lo studente come avvocato del diavolo per la tesi.

Al termine della discussione, la commissione si è riunita per decidere in merito alla discussione e ha dichiarato che padre Selwin Anthony Colaco, C.Ss.R, aveva difeso con successo la sua tesi di dottorato e gli era stato conferito il titolo di Dottore in Sacra Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana.

Alla difesa hanno partecipato padre Rogério Gomes, C.Ss.R., Superiore Generale, padre Joseph Ivel Mendanha, C.Ss.R., e padre Nicholas Ayouba, C.Ss.R., Consultori Generali, e i membri della Comunità di Sant’Alfonso e del Collegio Maggiore di Roma.

In conclusione, il neo-dottore in teologia ha ringraziato il Signore per le grazie costantemente concesse, il defunto Papa Benedetto XVI per essere stato la sua ispirazione, il moderatore della tesi, padre James Corkery, e la commissione di difesa. Ha ringraziato la Famiglia Redentorista guidata da padre Rogério Gomes, Superiore Generale, per la sua presenza, i membri del Consiglio Generale, il Rettore e la comunità di San Alfonso e il Collegio Maggiore per la loro presenza, nonché i numerosi Redentoristi, compresa la Viceprovincia della Majella, che lo hanno aiutato nella sua ricerca.

Dopo la difesa, conclusasi con grande successo, il nuovo dottore, padre Selwin A. Colaco, C.Ss.R., è stato intervistato da Scala News.

SN: Come ha scelto l’argomento della sua tesi?

P. Selwin: Nell’estate del 2019 sono arrivato a Roma per conseguire la licenza in teologia e sono stato immediatamente colpito da un profondo shock culturale. La vita europea rivelava forti contrasti: la normalizzazione del fumo di sigarette tra le donne, la disponibilità illimitata di alcolici e la depenalizzazione della marijuana ricreativa. Altrettanto preoccupanti erano le forme sottili di discriminazione nei confronti degli stranieri regolari e il calo della partecipazione dei cristiani, sia cattolici che protestanti, alla vita della Chiesa. La cosa più sconcertante era la trasformazione delle chiese storiche da luoghi sacri a luoghi secolari come ristoranti, musei e biblioteche. Questo fenomeno sembrava incarnare una crisi di identità più profonda all’interno dell’Europa, un continente che avanza costantemente verso la secolarizzazione e, per certi aspetti, verso una rinascita del paganesimo. Le mie preoccupazioni facevano eco a quelle espresse dal professor Joseph Ratzinger nella sua conferenza del 1959, in cui anticipava questa traiettoria culturale. È per questo motivo che l’ho scelto come interlocutore per la mia tesi di dottorato.

SN: La modernità sembra escludere Dio dalla sfera pubblica. Quali sono i punti di incontro tra la religione e gli interessi della società odierna?

Padre Selwin: Il punto di contatto essenziale tra il cristianesimo e il mondo secolare, per come lo percepisco io – influenzato, ovviamente, dal pensiero di Ratzinger – è la persona umana. Che siamo atei, agnostici o credenti, siamo prima di tutto esseri umani. Un dialogo autentico deve quindi adottare una prospettiva antropologica, fondata sulla verità che ogni persona è creata a immagine e somiglianza di Dio.

SN: In un mondo secolare, come si può promuovere la fede? Come si può predicare efficacemente il messaggio del cristianesimo?

Padre Selwin: Ratzinger esorta il mondo secolare a cogliere l’essenza del cristianesimo: è una religione del Logos, una fede intrinsecamente fondata sulla ragione. Grazie a questa razionalità intrinseca, il cristianesimo merita il suo giusto posto nel dibattito pubblico, dove il suo messaggio può essere compreso e accolto da tutti.

SN: Come può il cristianesimo comunicare il suo messaggio attraverso culture diverse?

Padre Selwin: Per interagire in modo significativo con culture diverse, il dialogo è indispensabile, poiché funge da ponte tra visioni del mondo e tradizioni diverse. Per Ratzinger, tuttavia, il dialogo non è mai sinonimo di compromesso o diluizione della fede; non richiede l’abbandono della propria religiosità, della filosofia cristiana o dei propri valori. Richiede invece un atteggiamento di affermazione fiduciosa, in cui i credenti esprimono le loro convinzioni con chiarezza e rispetto, offrendo la ricchezza del pensiero cristiano come contributo costruttivo alla ricerca comune della verità. In questo modo, il dialogo non diventa una negoziazione di identità, ma un incontro autentico, radicato nella dignità della persona umana e animato dalla convinzione che la fede, quando espressa in modo positivo, può illuminare e arricchire il dialogo culturale piuttosto che ritirarsi da esso.

SN: Come pensa di applicare le intuizioni della sua ricerca nel suo ministero?

Padre Selwin: Provengo da una cultura plasmata da secoli di storia, in cui l’India è spesso considerata un centro spirituale e religioso, sede di una notevole diversità di tradizioni e filosofie. Nell’immaginare il mio futuro ministero in questo contesto, trovo particolarmente interessante il concetto di interculturalità di Ratzinger. A differenza della semplice inculturazione, che a volte può implicare un adattamento superficiale della fede alle usanze locali, l’interculturalità richiede un impegno più profondo: una ferma convinzione nella propria fede cristiana, espressa con integrità, mentre si entra in un dialogo rispettoso con le ricche tradizioni religiose dell’India. È un approccio che non cerca l’assimilazione, ma un incontro autentico, affermando la verità del Vangelo e riconoscendo al contempo la dignità e la saggezza presenti in altre espressioni culturali e spirituali. In questo modo, il ministero diventa sia una testimonianza di fede sia un ponte di comprensione, favorendo l’arricchimento reciproco nella ricerca condivisa della verità.

Scala News augura al nuovo dottore in teologia p. Selwin Anthony Colaco, C.Ss.R., ogni successo nel suo apostolato accademico e missionario.

Scala News