La destinazione universale dei beni (CDSC, nn. 171-184)

0
149

Sul blog dell’Accademia Alfonsiana è stato pubblicato un nuovo contributo del prof. L. Salutati, che approfondisce i concetti fondamentali della dottrina sociale della Chiesa.

La destinazione universale dei beniè un principio fondamentale della Dottrina Sociale della Chiesa che afferma che «Dio ha destinato la terra con tutto quello che in essa è contenuto all’uso di tutti gli uomini e popoli» e che, pertanto, i beni creati devono essere accessibili e finalizzati al bene di ciascuno e di tutti secondo criteri di giustizia e carità (CDSC, n.171).

Secondo questo principio, i beni del creato – cioè le risorse naturali, i frutti del lavoro umano, le tecnologie e persino i beni immateriali come il sapere – non sono doni destinati esclusivamente a pochi individui, ma a tutto il genere umano, affinché ogni persona possa soddisfare i bisogni essenziali per una vita dignitosa e per il pieno sviluppo della sua dignità umana  (CDSC, n.171).

La Dottrina Sociale della Chiesa non nega il diritto alla proprietà privata, riconosce infatti che la proprietà è uno strumento utile per garantire la libertà personale e familiare e per favorire l’autonomia degli individui. Tuttavia, questo diritto non è assoluto e deve sempre essere considerato come subordinato al principio primario della destinazione universale dei beni (CDSC, n.172).

In altre parole, la proprietà privata è vista come uno strumento per realizzare la destinazione universale dei beni, ma non come un fine in sé. Essa ha una funzione sociale e deve contribuire alla promozione del bene comune, senza ostacolare l’accesso equo ai beni per tutti (CDSC, n.178).

Questa visione nasce dalla convinzione che nessun essere umano può essere escluso dall’uso dei beni necessari alla sua vita e al suo sviluppo integrale. Essa ha radici bibliche (cf. Gen 1,28–29) e viene ribadita dalle encicliche sociali della Chiesa, dal Catechismo della Chiesa Cattolica e dal Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa.

Un punto chiave è che la destinazione universale dei beni non significa che tutto sia immediatamente disponibile a ciascuno, né che tutti possano usare qualsiasi oggetto in qualunque momento, ma piuttosto che l’uso dei beni deve essere regolato in vista della giustizia, dell’equità e della carità, attraverso leggi giuste, accordi sociali e strutture economiche che consentano a ciascuno di accedere a ciò di cui ha bisogno. (CDSC, n. 173)

Da qui deriva anche l’opzione preferenziale per i poveri, un altro principio centrale della Dottrina Sociale, perché il principio della destinazione universale dei beni porta a guardare con particolare attenzione alle condizioni di chi è escluso dall’accesso ai beni necessari, ai poveri, agli emarginati e a quanti non hanno le stesse opportunità di sviluppo. La Chiesa afferma che non è sufficiente evitare ingiustizie, ma che la società deve attivamente promuovere le condizioni che consentano a tutti di partecipare alla vita economica e sociale (CDSC, n.173).

In campo etico-sociale questo insegnamento implica responsabilità personali e collettive: le istituzioni politiche, economiche e sociali devono orientare le proprie leggi e pratiche in modo che non ostacolino l’accesso equo ai beni. Allo stesso tempo, i singoli sono invitati a un uso responsabile e solidale delle risorse, riconoscendo che possedere beni comporta anche il dovere di condividerne i frutti, specialmente con chi è nel bisogno (CDSC, nn. 174-175).

In sintesi, la destinazione universale dei beni nella Dottrina Sociale della Chiesa è un principio che richiama all’attenzione la dignità della persona, la solidarietà, la giustizia e il bene comune, ponendo l’uso dei beni al servizio della crescita integrale di ogni essere umano e della comunità umana intera.