{"id":15152,"date":"2021-06-29T09:18:24","date_gmt":"2021-06-29T09:18:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cssr.news\/italian\/?p=15152"},"modified":"2021-06-30T07:47:10","modified_gmt":"2021-06-30T07:47:10","slug":"vaccini-tra-storia-e-attualita","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.cssr.news\/italian\/2021\/06\/vaccini-tra-storia-e-attualita\/","title":{"rendered":"Vaccini tra storia e attualit\u00e0\u2026"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-right\">(dal Blog dell&#8217;Accademia Alfonsiana)<\/p>\n\n\n\n<p>In Europa la storia delle vaccinazioni inizia verso il 1712 con l\u2019introduzione della <em>variolizzazione<\/em> &#8211; una pratica vaccinale nota in Estremo Oriente da secoli &#8211; che consisteva nel contagiare i soggetti sani con materiale crostoso preso da soggetti che si erano ammalati di vaiolo in forma lieve. La variolizzazione era molto rischiosa, ma, di fronte all\u2019esplosione ricorrente di epidemie di vaiolo con centinaia di migliaia di morti e grave danno per l\u2019economia e gli eserciti, la pratica si diffuse. Ci furono oppositori feroci e ci furono sostenitori e, fra questi ultimi, papa Benedetto XIV, uomo di grande cultura e sensibilit\u00e0, il quale afferm\u00f2: \u201cSe io fossi imperatore o re, l\u2019inoculazione, in vista de\u2019 vantaggi che vi scorgo, sarebbe ormai ammessa ne\u2019 miei Stati. Ma non voglio scandalizzare li timidi e li deboli\u201d. Una svolta epocale si ebbe nel 1796 quando il dottor Edward Jenner, seguendo un\u2019osservazione popolare, inocul\u00f2 nel piccolo James Phipps del pus preso dalle mani di una mungitrice che aveva contratto il vaiolo vaccino, ovvero il vaiolo delle vacche (\u201ccowpox\u201d). In un secondo momento, inocul\u00f2 nel bimbo il temibile virus del vaiolo umano (\u201csmallpox\u201d), ma il bimbo risult\u00f2 protetto. La nuova tecnica di vaccinazione era molto pi\u00f9 sicura della variolizzazione e l\u2019effetto protettivo molto soddisfacente cos\u00ec che gli Stati, soprattutto l\u00e0 dove il credo illuminista aveva fatto pi\u00f9 breccia, cominciarono a praticarla su vasta scala.&nbsp; La concezione paternalistica dello Stato tipica del XIX secolo faceva ritener giusto imporre l\u2019obbligo della vaccinazione in quanto confacente al bene comune, ma si scontrava con polemiche mediche, filosofiche e teologiche. Persino E. Kant e H. Spencer erano scettici.<\/p>\n\n\n\n<p>In Francia Napoleone nel 1805 prescrisse che fossero vaccinati tutti i soldati che non avessero gi\u00e0 contratto il vaiolo. Nel 1834 fecero lo stesso l&#8217;esercito di Prussia e quello del Regno di Sardegna e l&#8217;esito era riportato sul libretto di ciascun soldato. Le prime disposizioni per gruppi a rischio della popolazione civile si ebbero nel 1806 in Italia, nei principati napoleonici di Piombino e Lucca, dove si stabil\u00ec l&#8217;obbligo di vaccinare tutti i neonati nei primi 2 mesi di vita e tutti gli abitanti del Principato che non erano gi\u00e0 stati ammalati di vaiolo. Analogo provvedimento fu preso in Baviera nel 1807 e in Svezia nel 1816. Non tutti sanno che nello Stato della Chiesa nel 1822, dopo due anni dallo scoppio dell\u2019ennesima epidemia di vaiolo, papa Pio VII rese obbligatoria la vaccinazione nello Stato Pontificio. Il successore, Leone XII, tolse l\u2019obbligo nel 1824, ma ne mantenne la gratuit\u00e0. Pio IX nel 1848 promosse una campagna per la vaccinazione con una particolare attenzione alle fasce pi\u00f9 disagiate della popolazione e, stabil\u00ec un piccolo premio in denaro &#8211; due Pauli \u2013 per coloro che, dopo aver fatto la vaccinazione gratuita, fossero tornati otto giorni dopo per far verificare ai medici il buon esito della stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>La forza dell\u2019obbligo di vaccinazione fu diversa<a href=\"#_edn1\">[i]<\/a>. In Svezia, per esempio, era permesso il rifiuto di vaccinarsi, ma dietro il pagamento di una tassa.&nbsp; In Germania e in Francia, invece, non erano ammesse deroghe. Negli Stati Uniti, con differenze fra Stato per Stato, l\u2019obbligatoriet\u00e0 per la vaccinazione fu introdotta all\u2019inizio del XIX secolo e, nonostante molte resistenze, la coerenza dell\u2019obbligo di vaccinazione con la libert\u00e0 del cittadino fu confermata dalla Corte Suprema nel 1907 e di nuovo nel 1922.&nbsp; Esemplare la storia tormentata della vaccinazione obbligatoria nel Regno Unito<a href=\"#_edn2\">[ii]<\/a>. Nel 1801, l&#8217;esercito inglese cominci\u00f2 ad adottare la tecnica di Jenner, ma la vaccinazione della popolazione incontrava forti resistenze. Dopo un rapporto della <em>Epidemiology Society<\/em>, nel 1853 fu emesso il <em>Vaccination Act<\/em> che imponeva la vaccinazione antivaiolosa in Inghilterra e Galles. L\u2019imposizione dette nuovo fiato al movimento anti-vaccinazione che portava ragioni mediche come il rifiuto di immettere materia animale in un corpo umano o religiose come la violazione delle leggi della natura creata da Dio, ma mobilit\u00f2 anche coloro che non gradivano l\u2019intrusione del Governo nella vita privata dei cittadini. Nel 1865 scesero in piazza 20 mila dimostranti. Furono poste \u2013 con scarso successo &#8211;&nbsp; multe in denaro per piegare i renitenti. L\u2019opposizione o meno alla vaccinazione entrava fra i criteri di scelta dei candidati alle elezioni politiche. Nel 1889 una Commissione Reale per la Vaccinazione fu incaricata di studiare la questione e solo dopo 7 anni di estenuanti riunioni e confronti giunse alla conclusione che la vaccinazione \u00e8 un bene, ma non si potevano obbligare i genitori a vaccinare i loro bambini. Per i genitori che si opponevano \u201chonestly\u201d alla vaccinazione, distinti dai genitori disattenti e pigri, si consigliava di permettere l\u2019astensione dalla vaccinazione, mantenendo una multa, nell\u2019idea che una multa avrebbe scoraggiato dall\u2019opposizione quelli che non erano veramente convinti.&nbsp; Nel 1907 un folto gruppo di parlamentari avverso alla vaccinazione tolse le sanzioni contro i genitori che non vaccinavano i loro figli, ma questo si tradusse in un crollo nella immunizzazione, tanto che nel 1946 fu reintrodotta la vaccinazione antivaiolosa obbligatoria, per poi abbandonarla di nuovo nel 1971 perch\u00e9 il rischio del vaiolo era basso e pi\u00f9 elevato il rischio di effetti collaterali. Le voci allarmistiche diffuse tra il pubblico di un rapporto fra vaccinazioni e autismo fece crollare nel 2003 le vaccinazioni dei bambini contro morbillo, parotite e rosolia, tanto da far considerare l\u2019opportunit\u00e0 di un loro obbligo, ma la conclusione della <em>British Medical Association<\/em> fu, comunque, che i vaccini dovrebbero essere amministrati su base volontaria<a href=\"#_edn3\">[iii]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo orientamento della <em>British Medical Association<\/em> \u00e8 quello prevalente fra giuristi e bioeticisti come gi\u00e0 aveva affermato nel 1995 il Comitato Nazionale per la Bioetica italiano, secondo il quale l\u2019obbligatoriet\u00e0 in certe circostanze sarebbe legittima e ragionevole, ma, nello stesso tempo, auspicava \u201cil passaggio dal regime d\u2019obbligo a quello dell\u2019adesione spontanea da parte della maggioranza della popolazione\u201d (CNB, 2005) [iv]. Ferme restando queste posizioni, il problema della vaccinazione obbligatoria, si sta ponendo con aspetti inediti in Occidente nel contesto della pandemia da Covid-19, soprattutto in relazione all\u2019obbligo di immunizzazione per gli esercenti di professioni sanitarie.<\/p>\n\n\n\n<p>Torneremo in altra occasione sul tema della obbligatoriet\u00e0 dei vaccini, ma credo che sia necessario porre, in via preliminare, una distinzione fra il piano giuridico e politico e il piano etico e, quindi, fra una coazione a vaccinarsi che deriva da una norma esterna alla persona e il senso di responsabilit\u00e0 che fonda un obbligo morale a ricorrere al vaccino. Dal punto di vista etico il ricorso ai vaccini \u00e8 regolato dalle stesse norme che regolano qualunque altra forma di terapia. Essendo la salute un bene fondamentale della persona, prendersi cura di s\u00e9 e delle persone a noi affidate \u00e8 un atto ragionevole e costituisce una grave responsabilit\u00e0 morale. I mezzi con i quali prendersi cura di s\u00e9 vengono scelti sulla base di un criterio generale di proporzionalit\u00e0 in cui giocano fattori biomedici, fattori circostanziali e fattori personali. Nessuno direbbe che \u00e8 obbligatorio subire una appendicectomia per una persona che non ha una appendicite acuta, ma se l\u2019appendicite insorge, allora \u00e8 appropriato clinicamente e doveroso, in linea di principio, sottoporsi all\u2019appendicectomia. Tuttavia, pur continuando ad essere clinicamente appropriato l\u2019intervento di appendicectomia, non si pu\u00f2 certo dire che sia un irresponsabile chi non lo praticasse perch\u00e9 si trova per un viaggio di studio al centro della foresta tropicale ed \u00e8 impossibilitato ad accedere ad un presidio medico adeguato. Parlando di vaccini \u00e8 fuorviante, pertanto, affermare che i vaccini siano in linea di principio moralmente non obbligatori, cos\u00ec come non avrebbe senso dire che sono in linea di principio obbligatori. Nel caso di interventi bio-medici non si pu\u00f2 parlare di obblighi o non obblighi in modo assoluto senza specificare le singole situazioni: se un certo vaccino rappresenta per un certo soggetto \u2013 a detta dei medici esperti &#8211; l\u2019unica difesa valida contro il rischio di contrarre una certa grave malattia infettiva, esiste l\u2019obbligo morale di riceverlo.&nbsp; Se, per esempio, in un certo paese la febbre gialla \u00e8 endemica, esiste in generale per tutti i viaggiatori che vanno in quel paese l\u2019obbligo morale (oltre che quello legale) di vaccinarsi contro la febbre gialla, mentre lo stesso obbligo non esiste per chi va sulla Costa Azzurra. Nel caso di malattie endemiche o epidemiche, l\u2019obbligo di prendersi cura della propria salute con mezzi appropriati e proporzionati, si accompagna all\u2019obbligo di solidariet\u00e0 di provvedere, per quanto sta in me, alla salute pubblica, componente non secondaria del bene comune. Correttamente, perci\u00f2, si legge nella <em>Nuova Carta degli Operatori&nbsp; Sanitari<\/em> al n.69 che \u201cdal punto di vista della prevenzione di malattie infettive, la messa a punto di vaccini e il loro impiego nella lotta contro tali infezioni, <em>mediante una immunizzazione obbligatoria di tutte le popolazioni interessate<\/em>, rappresenta indubbiamente una condotta positiva\u201d (corsivo nostro). Se, infine, una persona non pu\u00f2 vaccinarsi per motivi medici (es. immunodepressione) o per motivi soggettivi (es. ripugnanza verso i vaccini che comportano il ricorso a linee cellulari di derivazione embrionale), resta parimenti la responsabilit\u00e0 verso se stessi e gli altri di prendere tutte le precauzioni per non ammalarsi e per non contribuire a diffondere il contagio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>p. Maurizio P. Faggioni, OFM<\/em><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ednref1\">[i]<\/a> D. A.&nbsp; Salmon, S. P. Teret, C. R. MacIntyre et al., \u00abCompulsory vaccination and conscientious or philosophical exemptions: past, present, and future\u00bb, in <em>Lancet <\/em>367 (2006) 436\u2013442 (<a href=\"https:\/\/www.sabin.org\/sites\/sabin.org\/files\/restricted\/Salmon_etal_compulsory_imm_06.pdf\">https:\/\/www.sabin.org\/sites\/sabin.org\/files\/restricted\/Salmon_etal_compulsory_imm_06.pdf<\/a>).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ednref2\">[ii]<\/a> G. Millward. <em>Mass vaccination and the public since the Second World War<\/em>, Manchester University Press Manchester (UK) 2019.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ednref3\">[iii]<\/a>\u00a0 British Medical Association Board of Science and Education<em>, Childhood immunisation<\/em>. <em>A guide for healthcare professionals,<\/em> BMA, London 2003 (<a href=\"https:\/\/www.researchgate.net\/publication\/281282847_Childhood_immunisationa_guide_for_healthcare_professionals_BMA_June_2003\/link\/55df1f7d08aeaa26af1099ee\/download\">https:\/\/www.researchgate.net\/publication\/281282847_Childhood_immunisationa_guide_for_healthcare_professionals_BMA_June_2003\/link\/55df1f7d08aeaa26af1099ee\/download<\/a>).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.alfonsiana.org\/blog\/2021\/06\/29\/vaccini-tra-storia-e-attualita\/#_ednref4\">[iv]<\/a>&nbsp;Comitato Nazionale per la Bioetica, 22-9-1995,&nbsp;<em>Le vaccinazioni<\/em>, n. 13 (<a href=\"http:\/\/bioetica.governo.it\/media\/1409\/m14_2015_vaccinazioni_it.pdf\">http:\/\/bioetica.governo.it\/media\/1409\/m14_2015_vaccinazioni_it.pdf<\/a>).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(dal Blog dell&#8217;Accademia Alfonsiana) In Europa la storia delle vaccinazioni inizia verso il 1712 con l\u2019introduzione della variolizzazione &#8211; una pratica vaccinale nota in Estremo Oriente da secoli &#8211; che consisteva nel contagiare i soggetti sani con materiale crostoso preso da soggetti che si erano ammalati di vaiolo in forma lieve. 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