{"id":15298,"date":"2021-07-10T13:57:00","date_gmt":"2021-07-10T13:57:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cssr.news\/italian\/?p=15298"},"modified":"2021-07-06T13:58:47","modified_gmt":"2021-07-06T13:58:47","slug":"il-nuovo-libro-sullapostolo-di-napoli","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.cssr.news\/italian\/2021\/07\/il-nuovo-libro-sullapostolo-di-napoli\/","title":{"rendered":"Il nuovo libro \u201csull\u2019apostolo di Napoli\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>L. La Forgia,&nbsp;<em>Emanuele Ribera da Molfetta, Redentorista e Servo di Dio,&nbsp;<\/em>Ed. La Nuova Mezzina, Molfetta (BA) 2020, pp. 44.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il redentorista Emanuele Ribera (1811-1874), definito&nbsp;<em>coscentiarum moderator insignis&nbsp;<\/em>(C. Benedetti,&nbsp;<em>Servorum Dei e Congregatione Sanctissimi Redemptoris, Album quod in eorum causis actor\u2026,&nbsp;<\/em>Roma 1903, pp. 31-32)<em>,&nbsp;<\/em>\u00e8 una figura chiave per la storia della Chiesa napoletana nell\u2019Ottocento. Il suo ricordo, per lungo tempo, ha rischiato di eclissarsi. L\u2019ultimo studio inerente alcuni suoi scritti spirituali risale al 1970, ad opera del noto studioso redentorista Oreste Gregorio, il quale con l\u2019Edizione Storia e Letteratura editava&nbsp;<em>Propositi, Lumi e avvisi spirituali.&nbsp;<\/em>Il libro costituisce parte del VI volume dell\u2019Archivio italiano per la storia della piet\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cinquant\u2019anni dopo (1970-2020) il suo profilo biografico viene ripresentato in un lavoro di Lazzaro La Forgia, cittadino di Molfetta e appassionato ricercatore di storia locale, con l\u2019intento di riproporlo all\u2019attenzione dei suoi concittadini e di risvegliare in essi l\u2019interesse&nbsp;&nbsp;nei confronti di uno dei personaggi storici pi\u00f9 rappresentativi dell\u2019Ottocento religioso pugliese, al quale non sempre \u00e8 stato dato il giusto riconoscimento nella letteratura e nella memorialistica locale, come si fa notare nel volume in questione, rilevando la mancanza del suo ritratto e del suo nome nella&nbsp;<em>Galleria degli uomini illustri di Molfetta&nbsp;<\/em>di Mauro Uva del 1993, guida alla pinacoteca nella quale sono stati raccolti i ritratti delle personalit\u00e0 pi\u00f9 importanti della citt\u00e0 (cf. p. 36). A tali, probabilmente non intenzionali vistose lacune, vuole ovviare l\u2019autore della pubblicazione che presentiamo, per restituire il Ribera alla storia della sua citt\u00e0 natale e alla memoria dei suoi abitanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella del padre Emanuele, come fa notare opportunamente p. Serafino Fiore, nella sua&nbsp;<em>Presentazione<\/em>, pu\u00f2 apparire una figura che, ad uno sguardo distratto e superficiale, \u00e8 \u00abrelegata in un passato che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 e che sembra non avere nessun rapporto col nostro oggi\u00bb, eppure ha qualcosa da dirci, \u00abperch\u00e9 radicato nella umanit\u00e0 che tutti ci accomuna e aperto verso il mistero e l\u2019eterno che tutti ci interpella\u00bb (p. 1).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La sua influenza nella vita ecclesiale dell\u2019Ottocento italiano \u00e8 stata notevole, se si pensa ai numerosi preti e religiosi che si sono rivolti a lui per la direzione spirituale e se si elencano i numerosi personaggi storici con cui \u00e8 entrato in contatto, principalmente a Napoli, e a Roma. Tra questi meritano una particolare menzione alcuni membri dell\u2019Oratorio, dell\u2019Ordine delle Scuole Pie e di altri istituti religiosi, diversi vescovi, fondatori e fondatrici di congregazioni, nella cui vicenda biografica l\u2019influsso del Ribera fu determinante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una delle scuole di spiritualit\u00e0 che ebbe un notevole ascendente sull\u2019itinerario spirituale del redentorista di Molfetta fu certamente quella oratoriana. La sua frequentazione, a scadenza settimanale, del complesso dei Gerolamini, sede dell\u2019Oratorio filippino di Napoli, \u00e8 attestata a partire dal rapporto con p. Giuseppe Pennasilico (1805-1883), suo confessore per trent\u2019anni, con il Cardinale Alfonso Capecelatro, con p. Aniceto Ferrante e p. Carlo Rossi, preposito dell\u2019Oratorio di Roma, per richiamare solo alcuni nomi che sono riportati nella sua biografia, senza ignorare che non sono certamente gli unici (cf.&nbsp;O. Gregorio,<em>&nbsp;Propositi, Lumi e avvisi spirituali,<\/em>&nbsp;p. 265, 269, 273, 275,)<\/p>\n\n\n\n<p>I suoi contatti furono frequenti anche con i vescovi della Capitale del Regno, tra cui i cardinali arcivescovi di Napoli, Filippo Giudice Caracciolo e Sisto Riario Sforza, con i quali collabor\u00f2 alla riforma del clero partenopeo (<em>Ibidem<\/em>, p. 275). Tra i fondatori che incrociarono il Ribera nel loro faticoso cammino di discernimento si ricordano: San Ludovico da Casoria fondatore dei Frati bigi e delle Suore elisabettine (<em>Ibidem,<\/em>&nbsp;p. 274); San Vincenzo Maria Pallotti (<em>Ibidem,<\/em>&nbsp;p. 259, nota 2); la venerabile Maria Pia della Croce Notari, fondatrice delle Suore Crocifisse Adoratrici dell\u2019Eucaristia (cf.&nbsp;L. M. Fontana,&nbsp;<em>Rose e spine della martire della Croce. Storia della serva di Dio madre Maria Pia della Croce, fondatrice delle Crocifisse Adoratrici del SS. Sacramento<\/em>, Scuola Tipografica Pontificia per i figli dei carcerati, Pompei, 1921, p. 97); S. Caterina Volpicelli, fondatrice delle Ancelle del Sacro Cuore, (cf.&nbsp;A. Illibato,&nbsp;<em>Caterina Volpicelli, Donna della Napoli dell\u2019Ottocento<\/em>, Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ), 2008, pp. 107, 206, 207, nn. 208, 245, 246, 257, 289); il Beato Tommaso Fusco, fondatore delle Figlie della Carit\u00e0 del Preziosissimo Sangue (O. Gregorio,<em>&nbsp;Propositi,<\/em>&nbsp;p. 267); il beato Bartolo Longo, fondatore del santuario di Pompei e delle sue opere (cf.&nbsp;A. Illibato,&nbsp;<em>Bartolo Longo, Dal Salento a Pompei, La carit\u00e0 che fa nuova la storia,&nbsp;<\/em>Citt\u00e0 del Vaticano, 2017, pp. 40, 42, 47, 50, 59, 61, 62, 65). Ebbe inoltre rapporti con altri personaggi rappresentativi della sua epoca: il venerabile P. Bernardo Clausi dei Minimi (O. Gregorio,<em>&nbsp;Propositi,<\/em>&nbsp;p. 265); l\u2019abate Emidio Cesarini, il gesuita p. Ratti e il vescovo di Sora monsignor Giuseppe Montieri (<em>Ibidem,<\/em>&nbsp;p. 265, 267); lo scolopio p. Saverio Gioffreda e non per ultimo il redentorista Vito Michele di Netta al quale successe nel ruolo di maestro dei novizi a Ciorani. \u00c8 sufficiente questo elenco di nomi per dare l\u2019idea dell\u2019importanza della figura del Ribera per la ricostruzione di alcune pagine della storia della Chiesa napoletana e romana nel XIX secolo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lazzaro La Forgia si interessa alla figura quasi sconosciuta del Ribera a partire da un incontro amichevole con p. Ciro Avella, redentorista della Provincia di Napoli e appassionato divulgatore della santit\u00e0 del servo di Dio, che lo ha sollecitato a tracciare un profilo del personaggio, come egli stesso afferma nel preambolo del suo lavoro (cf. p. 12). A tale incontro probabilmente \u00e8 da ricondurre il primo approccio dell\u2019autore con la letteratura e l\u2019iconografia riberiana. La lettura della biografia del redentorista A. Di Coste, anch\u2019egli pugliese, pubblicata nel 1909, e ad oggi l\u2019unico lavoro biografico pi\u00f9 corposo sul personaggio, \u00e8 stato il punto di partenza che ha dato vita alla stesura del libro. A questo testo, ovviamente datato, egli fa riferimento per la cronologia, oltre che per la ricchezza di testimonianze e di riferimenti a luoghi e persone, citandone abbondanti stralci, che ricuce con altre informazioni storiche rintracciate nello studio gi\u00e0 menzionate di p. Gregorio e in un\u2019altra opera, forse meno conosciuta di Orazio Panunzio,&nbsp;<em>Una lettera dall\u2019aldil\u00e0,&nbsp;<\/em>edita a Molfetta nel 1989.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Se queste pubblicazioni costituiscono i punti di riferimento essenziali per l\u2019autore, egli non si \u00e8 fermato ad esse. Spulciando con tenacia nella stringata bibliografia inerente al Ribera, ha rinvenuto articoli, saggi e piccole pubblicazioni, alcune quasi irreperibili, nelle quali recuperare ulteriori notizie sull\u2019opera del suo biografato e su particolari eventi della sua vita. Tale ricerca confluisce nella&nbsp;<em>Bibliografia<\/em>, posta in calce al volume (pp. 42-44) e ci offre la cifra della investigazione di fonti, per la maggior parte edite, condotta nella fase preparatoria alla redazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La Forgia, coerente con il suo progetto editoriale, si preoccupa di condurre un\u2019accurata indagine anagrafica sulla famiglia Ribera, collocandone il vissuto nella societ\u00e0 molfettese del primo Ottocento. Attraverso la descrizione dei luoghi (vie, case, palazzi e chiese) e la presentazione degli antenati del servo di Dio, egli attira l\u2019interesse del lettore verso una pagina di storia locale poco nota ma fondamentale per la ricollocazione del suo personaggio nelle vicende storiche della citt\u00e0 e della Chiesa diocesana (cf. pp. 13-18). Particolare attenzione dedica ad Elisabetta Cozzoli, madre del Ribera, gettando luce sulla sua complessa vicenda, che si snoda tra vita familiare e tentativi di monacazione, concludendosi con il ritorno alla cura del patrimonio familiare. \u00c8 attraverso le vicissitudini della madre, figlia spirituale del Pallotti e con lui confondatrice di una casa religiosa a Roma, che p. Ribera nel 1842 approda nella citt\u00e0 eterna, ospite dei confratelli p. Carmine Carbone e p. Giuseppe Mautone, nella piccola casa di S. Maria in Monterone (p. 25), ed entra in contatto con alcuni ecclesiastici in vista del tempo, creando una rete di relazioni spirituali che avranno la funzione di confermarlo nella sua vocazione di \u201cbibliofilo\u201d, altro aspetto peculiare della personalit\u00e0 del Ribera messo in luce da La Forgia nel suo lavoro. In un contesto in cui la stampa e la diffusione del libro toccava una fascia sempre pi\u00f9 ampia di lettori, p. Emanuele intu\u00ec che la divulgazione di libri ascetici, spirituali e biografici, poteva costituire un valido contributo alla pastorale ordinaria e alla formazione delle coscienze. Quello che venne definito l\u2019apostolato della buona stampa, trova nel redentorista di Molfetta, uno dei suoi pi\u00f9 intelligenti e convinti anticipatori e assertori. Leggere e diffondere libri religiosi \u2013 lesse pi\u00f9 di seimila biografie, \u2013 era per lui un imperativo categorico, di fronte al quale non si fece scrupolo di esigere le migliori edizioni e la pi\u00f9 eleganti tirature dei classici della spiritualit\u00e0, come il&nbsp;<em>Combattimento spirituale&nbsp;<\/em>dello Scupoli e<em>L\u2019Imitazione di Cristo<\/em>, di cui ebbe tra le mani le prime edizioni. Non inferiore fu la sua dedizione alla diffusione delle opere di Sant\u2019Alfonso, che in quegli anni venivano stampate in serie completa e in singoli volumetti. Egli stesso infatti aveva sperimentato l\u2019utilit\u00e0 dei buoni libri, quando in et\u00e0 adolescenziale trovava nelle opere del beato Gennaro Maria Sarnelli e di San Francesco di Sales le sue letture preferite e nella biografia di sant\u2019Alfonso del Tannoia, le origini della sua vocazione redentorista (cf. p. 19).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Altro elemento di novit\u00e0, evidenziato dall\u2019autore \u00e8 la promozione del laicato cattolico da parte del Ribera, che ha la sua parabola pi\u00f9 significativa nel rapporto di direzione spirituale con l\u2019avvocato Bartolo Longo, nella fase della sua conversione e prima formazione spirituale (cf. p. 26). Il Beato fu uno dei pi\u00f9 convinti propugnatori della santit\u00e0 del Ribera e molto probabilmente uno dei suoi biografi, con breve volumetto divulgativo dato alle stampe nel 1883 nella tipografia dell\u2019erigendo santuario pompeiano. L\u2019opuscolo fu ristampato nel 1893. \u00c8 difficile stabilire quanti fedeli laici ebbero nel padre Emanuele il loro confessore e direttore spirituale, durante la sua lunga permanenza a Napoli, peregrinando da una residenza all\u2019altra, fino ad approdare alla casa di via delle Pigne, dopo il soggiorno presso le Scuole Pie e la comunit\u00e0 dei Pii Operai di via Duomo, finch\u00e9 non furono soppresse.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dalle pagine del libro di La Forgia risalta un altro aspetto della personalit\u00e0 del Ribera, il suo amore per lo studio, opportunamente richiamato nella&nbsp;<em>Presentazione<\/em>, come uno dei punti forza della sua attualit\u00e0: \u00abin un tempo come il nostro in cui lo studio serio viene sacrificato spesso sulla graticola del nozionismo, o dove, la rete sbocconcella sintesi e ritagli da copia e incolla per l\u2019uso di chi cos\u00ec si illude di sapere, lo studio rimane davvero una bella sfida che P. Emanuele lancia a ciascuno di noi\u00bb (p. 2).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019elegante brochure di Lazzaro La Forgia, fedele ai canoni di sintesi ed estetica e sostenuta da una solida base storico bibliografica, raccoglie abbondante materiale documentale, rintracciato attraverso pazienti ricerche archivistiche e bibliografiche. La ricchezza di immagini, fotografie e riproduzioni \u00e8 complementare alla narrazione e si rende utile al lettore per la conoscenza&nbsp;<em>de visu&nbsp;<\/em>di luoghi e personaggi, il pi\u00f9 delle volte inediti. Alcune rarissime foto e immagini divulgative del Ribera consentono la conoscenza della sua fisionomia e l\u2019individuazione dell\u2019iter che questa ha percorso attraverso le immagini devozionali che nel tempo ne hanno mutuato il volto e gli elementi distintivi della personalit\u00e0 e della santit\u00e0 (cf. pp. 8, 12, 26, 28, 41). A questa preziosa serie se ne aggiungono altre di valore non inferiore, come la riproduzione di ritratti di alcuni vescovi ed ecclesiastici di Molfetta, di numerosi redentoristi e di altri personaggi storici che popolarono la vita del servo di Dio. Di grande interesse \u00e8 la sequenza di foto che ritraggono i luoghi del suo passaggio e della memoria: la chiesa e la casa, ormai abbandonata e saccheggiata, dei redentoristi di S. Antonio a Tarsia, luogo del suo apostolato e della sepoltura, e il complesso storico redentorista di Ciorani dove si conservano cimeli e preziose reliquie, nella ricostruita stanza del Servo di Dio e si custodiscono i suoi resti mortali nella monumentale chiesa settecentesca. Attraverso questa galleria \u00e8 possibile visitare \u201cvirtualmente\u201d i luoghi che conservano le tracce del passaggio del padre Ribera (cf. pp. 21, 25, 29, 31, 37), possibile stimolo ad una visita-pellegrinaggio nei luoghi della memoria. \u00c8 questo uno dei pregi della pubblicazione che risponde alle esigenze del lettore odierno, catturato dall\u2019immagine e attratto dalla brevit\u00e0, spesso in cerca di luoghi inediti da visitare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tanto resta da scoprire \u201csull\u2019apostolo di Napoli\u201d. Molti suoi scritti, ancora sepolti \u2013 ci auguriamo negli archivi ecclesiastici \u2013 e numerose lettere attendono di essere recuperate e pubblicate, nella speranza di avere ulteriori elementi per la conoscenza a tutto tondo della sua vicenda umana e spirituale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019intuizione di Lazzaro La Forgia e la realizzazione del suo libro siano l\u2019inizio di un nuovo interesse nei confronti della vita e dell\u2019attivit\u00e0 missionaria del p. Ribera, seguita, ci auguriamo, da altre pi\u00f9 consistenti pubblicazioni, allo scopo di restituire alla storia la fisionomia di un redentorista carismatico, protagonista di un segmento di storia della Chiesa in parte ancora da scrivere.<\/p>\n\n\n\n<p>P. Vincenzo M. La Mendola C.Ss.R.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L. La Forgia,&nbsp;Emanuele Ribera da Molfetta, Redentorista e Servo di Dio,&nbsp;Ed. La Nuova Mezzina, Molfetta (BA) 2020, pp. 44. 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