{"id":1629,"date":"2015-04-27T10:00:13","date_gmt":"2015-04-27T10:00:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cssr.news\/italian\/?p=1629"},"modified":"2016-04-27T10:00:28","modified_gmt":"2016-04-27T10:00:28","slug":"far-vivere-e-crescere-lessenziale-della-nostra-vita-apostolica","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.cssr.news\/italian\/2015\/04\/far-vivere-e-crescere-lessenziale-della-nostra-vita-apostolica\/","title":{"rendered":"Far vivere e crescere l&#8217;essenziale della nostra &#8220;vita apostolica&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #008080; font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large;\"><b>Communicanda &#8211; 1991-1997<\/b><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Communicanda 1<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Roma, 1 agosto 1992<br \/>\n0000 0230\/92<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cari confratelli,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi mesi, il Consiglio Generale ha riflettuto insieme su alcuni punti presentati dal Documento Finale del capitolo Generale. Facendovi parte della nostra riflessione, desideriamo anzitutto salutarvi e ci auguriamo che tanto il Documento Finale come la nostra communicanda siano oggetto di riflessione nelle vostre comunit\u00e0.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong> Introduzione<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un Capitolo Generale si propone di far crescere la nostra vita apostolica, di rafforzare i nostri rapporti e ci spinge ad adattarci ai bisogni della Chiesa degli uomini e delle donne del nostro tempo. (<em>C<\/em>. 107). \u00c8 questo il senso del messaggio che il 21\u00b0 Capitolo Generale 1991, riunito a Itaici in Brasile, ci ha lasciato per i prossimi sei anni. Questo messaggio affonda le sue radici ne:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">0.1.\u00a0\u00a0\u00a0 La vita del mondo dove sono presenti i redentoristi. Di fatti noi siamo segnati dai problemi di questo mondo: tensioni tra le nazioni e all\u2019interno degli stessi paesi, assenza di una vera democrazia, aumento delle differenze tra ricchi e poveri, fame, migrazioni forzate, ingiustizia sociale, situazione della donna, crisi sanitaria, spettro dell&#8217;AIDS, xenofobia, distruzione della natura. Nello stesso tempo siamo partecipi della stessa speranza quando i diritti dell&#8217;uomo sono maggiormente rispettati, quando i pi\u00f9 deboli: bambini, anziani, disoccupati trovano spazio nella societ\u00e0. Quando aumentano libert\u00e0 e democrazia, &#8220;quando amore e fedelt\u00e0 s&#8217;incontrano e la giustizia e la pace assi abbracciano&#8221; (<em>Sal<\/em>. 85\/11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">0.2.\u00a0\u00a0\u00a0 La vita della Chiesa alla quale apparteniamo. La Chiesa infatti e il sacramento universale della Redenzione in cammino verso il Regno di Dio. Partecipi della sua missione a livello universale e locale, da una parte condividiamo la sua testimonianza profetica e ispiratrice, da un&#8217;altra parte siamo coinvolti nelle sue debolezze e ambiguit\u00e0. Per noi costituisce una sfida continua la ricerca di forme concrete per contribuire in maniera specifica alla vita della chiesa in periodi difficili e in situazioni particolari. Saremo in grado di arricchire la vita della chiesa nella misura in cui saremo fedeli al carisma di S. Alfonso e all&#8217;eredit\u00e0 di tutta la Congregazione. Saranno sorgenti di creativit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">0.3.\u00a0\u00a0\u00a0 La vita della Congregazione nelle comunit\u00e0, nelle viceprovince e nelle province. Ombre e luci attraversano le nostre vite. Passi in avanti e talvolta passi indietro, lassismo, scoraggiamento e ritorno alla speranza si mescolano come nella vita degli uomini e delle donne che ci sono vicini. Respiriamo la stessa aria dei nostri contemporanei. Siamo segnati dall&#8217;atmosfera generale di questo finale del XX secolo. Ma siamo anche ancorati in un passato, una tradizione con tutte le sue ricchezze e le sue pesantezze. Abbiamo tuttavia la gioia di condividere sfide e speranze di questa grande famiglia missionaria di 6.000 confratelli, appartenenti a quasi 60 nazionalit\u00e0 diverse, presenti in 68 paesi del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">0.4.\u00a0\u00a0\u00a0 In questo contesto il Consiglio Generale desidera offrire alcune riflessioni a ogni confratello e a ciascuna comunit\u00e0 locale e provinciale, a partire da ci\u00f2 che gli sembra essere il cuore del Documento Finale dell&#8217;ultimo Capitolo generale. Si tratta di un primo passo che non intende prendere in esame tutti i punti di questo Documento. Vogliamo anzitutto riaffermare il tema scelto per questo sessennio (1). In seguito sottolineare il desiderio e la necessit\u00e0 d&#8217;interiorizzazione e unificazione della nostra &#8220;vita alla maniera degli Apostoli&#8221; (2). Successivamente vogliamo mostrare come essere mandati verso gli abbandonati, specialmente i poveri, significa unificare la nostra esistenza, incarnarla in forme concrete e vivere l&#8217;inculturazione (3).<\/p>\n<p><strong>1.Il tema del sessennio<br \/>\n<\/strong><strong>(la continuit\u00e0 tra i temi dei tre ultimi Capitoli)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1.1.\u00a0\u00a0\u00a0 Questo 21\u00b0 Capitolo Generale non rappresenta una rottura del nostro camminare insieme. Ha scelto deliberatamente di situarsi nella continuit\u00e0, giacch\u00e9 &#8220;abbiamo colto l&#8217;unit\u00e0 e l&#8217;orientamento apostolico che il tema dell\u2019ultimo sessennio ha dato alla Congregazione&#8221; (<em>DF<\/em>, n\u00b0 6). Ci ha aiutato a vivere meglio la fedelt\u00e0 alla nostra vocazione, a compiere insieme dei progressi. La valutazione fatta nelle (V) Province e nelle Regioni, ha permesso sai capitolari il discernimento di ci\u00f2 che \u00e8 positivo, specialmente nella scelta delle nostre priorit\u00e0 pastorali, nell&#8217;annuncio della Buona Novella presso i destinatari privilegiati di questo annuncio, i poveri e la parte di questi nella nostra conversione. Il Capitolo ha per\u00f2 anche constatato delle ombre nelle nostre vite. Il Documento Finale al numero 8 le registra chiaramente. Siamo dunque invitati a continuare riflessioni e azioni iniziate bene nell&#8217;ultimo sessennio. Il discernimento e l&#8217;approfondimento sci consentiranno di fare un passo in pi\u00f9 per raccogliere le sfide del nostro tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1.2.\u00a0\u00a0\u00a0 Ci sembra importante indicare ci\u00f2 che costituisce il centro di questo Documento Finale, una specie di faro che illumina tutto il testo. Il desiderio dei capitolari e stato infatti quello di insistere su quanto \u00e8 espresso ai numeri 11 e 12. &#8220;Vogliamo porre l&#8217;accento sull&#8217;annuncio esplicito, profetico e liberatore del Vangelo ai poveri, lasciandoci interpellare da essi (<em>evangelizzare pauperibus et a pauperibus evarigelizzari<\/em>). Affinch\u00e9 questo tema si incarni nella nostra vita personale e comunitaria, desideriamo approfondirlo ulteriormente, &#8220;accentuare la coerenza&#8221;, &#8220;l&#8217;articolazione&#8221;, lo stretto legame &#8220;tra l\u2019impegno apostolico, la vita comunitaria e la spiritualit\u00e0 della Congregazione&#8221;. Questo desiderio di unita in tutta la nostra vita redentorista vuole portare a delle forme molto concrete &#8220;che esprimano l&#8217;opzione della Congregazione per i pi\u00f9 abbandonati, specialmente i poveri&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1.3.\u00a0\u00a0\u00a0 In questo modo il Capitolo ha voluto riaffermare il nostro posto nella missione della Chiesa, il nostro carisma chiaramente espresso nella Costituzione n\u00b0 5: &#8220;Questa preferenza verso le urgenze missionarie o verso l&#8217;evangelizzazione propriamente detta, con questa opzione in favore dei poveri, costituiscono la nostra ragione d&#8217;essere nella Chiesa e la pietra di paragone della nostra fedelt\u00e0 alla chiamata ricevuta. La missione che ci e data di portare la Buona Novella ai poveri tende a liberare e salvare l&#8217;integrit\u00e0 della persona umana. Il nostro compito e dunque insieme l&#8217;annuncio esplicito della Buona Novella, la solidariet\u00e0 con i poveri e la promozione dei loro diritti fondamentali alla giustizia e alla libert\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Capitolo ci chiede di progredire continuamente su questa linea. Cosi quando una persona, un giovane ci chiedesse: &#8220;Chi siete voi redentoristi?&#8221;, dobbiamo essere capaci e credibili di presentare questa carta di identit\u00e0 cos\u00ec chiaramente espressa in questi testi. E ci\u00f2 che costituisce la &#8220;nostra ragione d&#8217;essere&#8221;, la &#8220;pietra di paragone della nostra fedelt\u00e0&#8221;. Questo messaggio annuncia pi\u00f9 particolarmente la <em>Copiosa Redemptio<\/em>, l&#8217;abbondanza del riscatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1.4.\u00a0\u00a0\u00a0 Redentoristi, missionari del Vangelo agli abbandonati, specialmente i poveri, siamo interpellati dall&#8217;insistenza del papa Giovanni Paolo II in tutti i continenti sulla &#8220;Nuova Evangelizzazione&#8221;. Si riferisce continuamente su una nuova qualit\u00e0 di evangelizzazione che corrisponda alle profonde trasformazioni del nostro mondo. S. Clemente, gi\u00e0 nel suo tempo, parlava di una &#8220;proclamazione del Vangelo in un modo nuovo&#8221;. Oggi, come ieri, la nostra missione e di rispondere ai bisogni degli uomini: &#8220;Interpretando con fraterna solidariet\u00e0 i problemi che travagliano gli uomini, cerchino di discernere in essi i veri segni della presenza e del disegno di Dio&#8221; (<em>Cost<\/em>. 19). Dove si trovano le inquietudini dei nostro tempo? Non sono forse spesso i giovani, le popolazioni povere delle grandi citt\u00e0 secolarizzate, quelle delle campagne, e tutti gli abbandonati che hanno bisogno di ascoltare questa proclamazione evangelica che conduce a Ges\u00f9, il Vivente? &#8220;E come crederanno se nessuno glielo annuncia?&#8221; (Rom 10,14-15). Diamo ai nostri contemporanei questa sete di Dio e proclamiamo questa Buona Novella.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1.5.\u00a0\u00a0\u00a0 Viviamo nel secolo delle comunicazioni. Il nostro mondo tende a divenire un &#8220;grande villaggio&#8221; dove le notizie si diffondono quasi all&#8217;istante. Nello stesso tempo per\u00f2 constatiamo il crescente divario tra ricchi e poveri, vediamo la solitudine, la disperazione che cerca rifugio e oblio in paradisi artificiali. Dobbiamo essere gli apostoli di una Buona Notizia, quella portata da Ges\u00f9 a tutti gli uomini per colmare il loro desiderio di felicit\u00e0 completa. Diciamo con forza che il Dio dei cristiani e il Dio che si e fatto prossimo dell&#8217;uomo. \u00c8 venuto tra noi e per noi. \u00c8 un Dio d&#8217;amore che ci ha amato per primo: &#8220;questo \u00e8 l&#8217;amore: non siamo stati noi ad amare Dio per primi, ma \u00e8 lui che ci ha amato e ha mandato il suo Figlio vittima di espiazione per i nostri peccati&#8221; (I <em>Gv<\/em>. 4, 10). Ripetiamo continuamente che il Dio di Ges\u00f9 Cristo e un Dio buono e misericordioso: &#8220;il Padre di misericordia e il Dio di ogni consolazione&#8221; (<em>2 Cor.<\/em> 1,3). Un Dio che ci chiama alla responsabilit\u00e0 nel posto assegnato a ciascuno: &#8220;Non amiamo a parole e con la lingua, ma con i fatti e nella verit\u00e0&#8221; (I <em>Gv<\/em>. 3, 18). Il Dio di Ges\u00f9 Cristo \u00e8 il Dio della comunione: Padre, Figlio e Spirito. Ognuno pu\u00f2 raggiungerlo nella preghiera e nella solidariet\u00e0 con gli altri: &#8220;Amiamoci gli uni gli altri, perch\u00e9 l&#8217;amore \u00e8 da Dio e chi ama \u00e8 nato da Dio e giunge alla conoscenza di Dio. Chi non ama non conosce Dio, perch\u00e9 Dio \u00e8 amore&#8221; (<em>I Gv<\/em>. 4, 7-8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1.6.\u00a0\u00a0\u00a0 Questo annuncio della Buona Novella ai poveri e il nostro modo di seguire Cristo che si esprime con una vita di vicinanza e di solidariet\u00e0 con i poveri, un amore condiviso, una ritrovata dignit\u00e0, una liberazione in corso. Noi vogliamo partecipare a questa vita della Chiesa, giacch\u00e9 &#8220;La Chiesa vuole essere in tutto il mondo&#8230; la Chiesa dei poveri. Vuole mostrare tutta la verit\u00e0 contenuta nelle Beatitudini dei Cristo&#8230; Le giovani Chiese per la maggior parte tra popolazioni che soffrono una grande povert\u00e0, spesso esprimono questa preoccupazione come parte integrante della loro missione&#8221; <em>(Redemptoris Missio, <\/em>n. 60).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Redentoristi che vivono nel Terzo Mondo ci richiamano incessantemente questa urgenza e questa coerenza per noi fondamentale. Ci sono di stimolo, come Giovanni Paolo II nella <em>Redemptoris Missio: <\/em>&#8220;Fedeli allo spirito delle Beatitudini la Chiesa e chiamata alla condivisione con i poveri e con gli oppressi di ogni genere. Per questo esorto tutti i discepoli di Cristo e tutte le comunit\u00e0 cristiane, dalie famiglie alle diocesi dalie parrocchie agli istituti religiosi a compiere una sincera revisione di vita nel senso della solidariet\u00e0 con i poveri&#8221; (<em>RM<\/em>, n, 60).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1.7.\u00a0\u00a0\u00a0 La solidariet\u00e0 con i pi\u00f9 abbandonati specialmente i poveri, ci avvicina al Cristo delle Beatitudini. Comprendiamo allora che i poveri sono ancora pi\u00f9 che i destinatari del nostro annuncio del Vangelo. Essi sono oggi il segno vivente del Cristo. In Ges\u00f9, Dio ha assunto il volto del povero. Dalla sua nascita si trova tra gli esclusi, tra coloro che non hanno un posto. &#8220;Ges\u00f9, per voi, da ricco che era si e fatto povero, per arricchirvi della sua povert\u00e0&#8221; (<em>2 Cor<\/em> 8, 9). (Confrontare il commento che ne fa S. Alfonso nella Novena di Natale, 8\u00b0 discorso). I poveri sono i non amati da amare e da evangelizzare. Quest&#8217;appello evangelico non e certo una glorificazione della miseria che deve essere sempre combattuta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217;altra parte il povero non e chiamato a diventare ricco, ma a diventare &#8220;un altro&#8221; a convertirsi. Il Vangelo infatti non pensa a costruire una societ\u00e0 di soddisfatti che si compiace nella propria autosufficienza. Vuole che tutti tendiamo verso una speranza gioiosa e una libert\u00e0 che cammina verso l&#8217;essenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1.8.\u00a0\u00a0\u00a0 Ricordiamo specialmente i tre incontri fondamentali di S. Alfonso che hanno sconvolto e messo in cammino la sua vita di apostolo: a 19 anni presso gli &#8220;Incurabili&#8221;, a 32 anni con i lazzaroni delle Cappelle Serotine e finalmente i pastori di Scala quando aveva 35 anni, Seguendo S. Alfonso, la nostra opzione per i poveri, per coloro che sono trascurati e abbandonati dalla Chiesa, implica degli incontri, una disponibilit\u00e0, una messa in questione delle nostre troppo grandi certezze, una solidariet\u00e0, una conversione, un esodo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1.9.\u00a0\u00a0\u00a0 Sappiamo bene che i poveri non sono perfetti, Sopratutto se viviamo accanto a loro. Ma siamo anche a volte sorpresi di scoprire in essi valori evangelici: la generosit\u00e0, la condivisione nonostante il poco che possiedono, la gioia nonostante condizioni di vita estremamente dure, la speranza e la tenacit\u00e0 anche quando altri l&#8217;avrebbero perse da tanto tempo, la fiducia&#8230; Sono questi valori che essi vivono ad evangelizzarci. \u00c8 in questo modo che i poveri ci chiedono di cambiare il nostro modo di pensare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo legame privilegiato con essi potr\u00e0 cambiare il nostro sguardo il nostro cuore il nostro modo di parlare e di vivere. Ad esempio la loro vita ci porter\u00e0 a riflettere e a cambiare il nostro atteggiamento, a volte esagerato, nella ricerca di sicurezze, i nostri legami troppo marcati con le nostre strutture, il timore del rischio. &#8220;<em>Evangelizzare pauperibus et a pauperibus evangelizzari<\/em>&#8220;. I poveri ci permettono di incontrare Cristo nella nostra vita (<em>Mt<\/em>. 25, 31), personalmente e com\u2019unitariamente. &#8220;La comunit\u00e0 non pu\u00f2 essere evangelizzante se nello stesso tempo non si lascia evangelizzare: dal di fuori, cio\u00e8 da coloro ai quali siamo inviati, sopratutto i poveri&#8221; (<em>DF,<\/em> n. 24). Con essi leggiamo la Parola di Dio e insieme desideriamo camminare al seguito di Ges\u00f9.<\/p>\n<p><strong>2.La nostra &#8220;Vita apostolica&#8221;: unit\u00e0 e coerenza<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2.1.\u00a0\u00a0\u00a0 La nostra Congregazione &#8220;seguita l&#8217;esempio di Cristo con la vita apostolica, che fonde insieme la vita di speciale dedicazione a Dio e l&#8217;attivit\u00e0 missionaria dei Redentoristi&#8221; (<em>C<\/em>. 1). In tal modo &#8220;mossi dallo spirito degli Apostoli, pervasi dallo zelo del Fondatore, fedeli alle tradizioni dei loro predecessori e attenti ai segni dei tempi, tutti Redentoristi, come ausiliari, compagni e servi di Ges\u00f9 Cristo nella grande opera della Redenzione, sono mandati ad annunziare ai poveri il Messaggio della salvezza, formano una comunit\u00e0 apostolica dedicata in modo particolare al Signore&#8221; (<em>C<\/em>. 2). Queste due Costituzioni, ingresso al nostro Libro di vita, hanno nutrito e arricchito il tema del sessennio che vuole aiutarci a uno sforzo di interiorizzazione e sull\u2019unita della nostra vita di apostoli. Ci\u00f2 e chiaramente detto nella seconda parte del n. 11 del Documento Finale. &#8220;Chiediamo che la Congregazione continui su questo tema, accentuando la nostra vita comunitaria e apostolica, come forza profetica che apre nuovi cammini per una missione incarnata; per raggiungere tale scopo, sentiamo la necessit\u00e0 di una maggiore coerenza tra la nostra evangelizzazione inculturata, la nostra vita comunitaria e la nostra spiritualit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2.2.\u00a0\u00a0\u00a0 Oggi, pi\u00f9 che nel passato, sentiamo la necessit\u00e0 d\u00ec unit\u00e0 tra ci\u00f2 che siamo e ci\u00f2 che facciamo, tra &#8220;la vita dedicata a Dio&#8221; e il &#8220;nostro impegno missionario&#8221;, tra la nostra esperienza spirituale radicata in una storia e la necessit\u00e0 di condividere tale esperienza. Questa, per non essere un&#8217;illusione, deve incarnarsi con altri, con questa comunit\u00e0 di apostoli. Difatti la chiamata evangelica che ciascuno di noi ha avuto \u00e8 stata sperimentata e condivisa con altri in comunit\u00e0; con fratelli non scelti da noi, ma come noi, scelti dal Signore. \u00c8 questa vita insieme, come quella degli Apostoli, che costituisce una forza, una forza profetica che supera la somma degli individui, \u00e8 un dinamismo di amore che va al di la della comunit\u00e0 locale. Questa vita insieme ci permette di vivere questa esperienza di Dio (<em>DF,<\/em> n. 13) non in un teorico desiderio, ma nella concretezza del quotidiano. Ciascuno nella comunit\u00e0 deve essere evangelizzato dai suoi confratelli e a essere uno stimolo per essi. &#8220;I confratelli sono &#8220;evangelizzatori&#8221; gli uni degli altri e sono &#8220;evangelizzati&#8221; gli uni dagli altri&#8221; (<em>DF,<\/em> n. 24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2.3.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Non dimentichiamo mai che questa vita comunitaria ha come centro Cristo Redentore (<em>DF,<\/em> n. 8). Cos\u00ec radicata, diverr\u00e0 presenza efficace del Regno tra i nostri contemporanei (<em>DF,<\/em> n. 23). La creativit\u00e0 ci far\u00e0 cercare e trovare &#8220;forme e spazi adeguati per condividere la fede, le gioie e le inquietudini che comporta l&#8217;azione evangelizzatrice&#8221; (<em>DF,<\/em> n. 24). Sull&#8217;esempio degli Apostoli, discepoli di S. Alfonso apostolo della preghiera, sentiamo l&#8217;urgenza di quanto dicono le Costituzioni da 26 a 33 sulla comunit\u00e0 di preghiera, al fine di eliminare questo &#8220;vuoto&#8221; di cui parla il n. 33 del Documento Finale. Per seguire Cristo Redentore e per continuare la sua azione liberatrice, meditiamo in speciale modo i misteri dell&#8217;incarnazione, della Passione e Risurrezione, dell&#8217;Eucaristia (<em>DF,<\/em> n. 36). Cos\u00ec &#8220;essendo uomini di preghiera e condividendo col popolo cristiano tale preghiera in un contesto di religiosit\u00e0 ben orientata, (<em>DF,<\/em> n. 41 a) vivremo insieme il nostro cammino di fede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2.4.\u00a0\u00a0\u00a0 Questa reciproca conversione nella comunit\u00e0, in un contesto di amore preveniente e fraterno, \u00e8 gi\u00e0 predicazione, testimonianza, incarnazione della nostra missione, coerenza tra quanto siamo in profondit\u00e0, ci\u00f2 che noi diciamo e viviamo con gli altri, specialmente con i poveri. Tutto ci\u00f2 lo esprime il Documento Finale al numero 23: la vita comunitaria \u00e8 anzitutto &#8220;il primo segno del nostro impegno di evangelizzazione&#8221;. Essa \u00e8 &#8220;una presenza efficace del Regno di Dio in mezzo agli uomini e alle donne, nostri fratelli, i quali a loro volta, ci rivelano il volto di Dio&#8221;. Questa vita insieme nel nome del Vangelo \u00e8 &#8220;una vita concreta dove solo Dio ci riunisce, dove lo Spirito del Signore Ges\u00f9 ci conduce a una comunione sempre pi\u00f9 profonda&#8221; (<em>DF,<\/em> n. 26). Vicina al popolo, ogni comunit\u00e0 redentorista vuole essere &#8220;testimonianza&#8230; segno della presenza del Regno&#8221; (<em>DF,<\/em> 29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2.5.\u00a0\u00a0\u00a0 Conosciamo le difficolt\u00e0 che hanno avuto i Redentoristi in alcuni paesi negli scorsi anni. Per esempio la mancanza di richieste di missioni comunitarie da parte delle Chiese locali, spesso ha avuto come conseguenza la dispersione delle comunit\u00e0 locali. A volte ognuno \u00e8 andato per suo conto per esercitare un ministero pastorale diocesano. Altri hanno cercato un&#8217;attivit\u00e0 pi\u00f9 vicina ai poveri, ma senza il sostegno e la collaborazione di una comunit\u00e0 locale. Altri ancora hanno adottato i valori della propria societ\u00e0 come realizzazione individuale della persona e le loro scelte apostoliche sono state compiute unicamente secondo questi criteri, dimenticando la &#8220;legge essenziale&#8221; d\u00ec cui parla la Costituzione 21. In altri paesi, a causa della mancanza di libert\u00e0 religiosa, confratelli hanno cercato, spesso con rischio personale, un ministero pastorale in dipendenza dal vescovo per venire incontro ai bisogni del popolo al quale mancava un&#8217;adeguata assistenza religiosa. In tal modo, poco a poco, si sono formate delle abitudini. Ciascuno ha avuto una sua vita personale con legami pi\u00f9 o meno stretti con una comunit\u00e0 locale. E cos\u00ec tutto ci\u00f2 che costituisce la vita comunitaria: carisma, preghiera, amicizia fraterna, impegno apostolico risorse materiali, si \u00e8 per cos\u00ec dire afflosciato nel corso degli anni. Non rimangono che legami storici radicati nel passato, ma non coltivati nel presente. Questo non vuole essere un giudizio, ma solo la descrizione di una realt\u00e0 vissuta nella Congregazione. Occorre dunque che ogni provincia viceprovincia riprendano coscienza che &#8220;la comunit\u00e0 redentorista deve essere il primo segno del nostro impegno di evangelizzazione&#8221; (<em>DF,<\/em> 23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2.6.\u00a0\u00a0\u00a0 Nonostante tutto, un po&#8217; dovunque nella Congregazione in questi ultimi anni si \u00e8 fatto uno sforzo per comprendere l&#8217;unicit\u00e0 della nostra vita. Oggi, come ai tempi di S. Alfonso, c&#8217;\u00e8 bisogno di combattere il pericolo del dualismo (Cfr. S. Alfonso, <em>Avvisi sulla vocazione religiosa<\/em>, consid. XIII). &#8220;La coerenza di vita si ottiene nella misura in cui l&#8217;apostolato si nutre della consacrazione religiosa vissuta personalmente e comunitariamente e d&#8217;altra parte, il modo di vivere i Consigli Evangelici si realizza nell&#8217;impegno apostolico&#8221; (<em>DF,<\/em> 35). La vita comunitaria ci aiuta realisticamente a evitare il dualismo tra l&#8217;apostolato e la spiritualit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2.7.\u00a0\u00a0\u00a0 Dappertutto c&#8217;\u00e8 bisogno di riconsiderare le nostre priorit\u00e0 alla luce delle urgenze pastorali del paese o della regione nella quale viviamo. Per questo dobbiamo scegliere i luoghi pi\u00f9 adatti al nostro carisma. Ma sopratutto dobbiamo essere creativi per rinnovare la vita delle nostre comunit\u00e0 e per &#8220;cercare nuovi modelli di comunit\u00e0&#8221; (<em>DF,<\/em> 28). Sar\u00e0 allora la stessa vita comunitaria a indicarci, attraverso la riflessione e la preghiera, i luoghi e i gruppi umani verso i quali andare. Abbiamo due indicazioni per aiutarci in questo discernimento: la vicinanza al popolo e la forza della testimonianza della comunit\u00e0 stessa (<em>DF<\/em>, 29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2.8\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Questa ricerca comune \u00e8 sempre fatta in vista di una &#8220;proclamazione profetica e liberatrice della Buona Novella&#8221;. Un Istituto missionario all&#8217;interno di una Chiesa locale deve essere sempre una presenza dinamica del suo spirito missionario, come chi si trova in prima linea. Cos\u00ec la nostra proclamazione gioiosa, veramente incarnata, immersa nella preghiera, diventer\u00e0 un segno di speranza per giovani che aspirano a vivere nella comunione e che sono alla ricerca di un&#8217;alternativa ai meccanismi dell&#8217;avere e del potere (<em>DF,<\/em> 31).<\/p>\n<p><strong>3.Questa vita apostolica unificata<br \/>\ndeve essere inculturata<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3.1.\u00a0\u00a0\u00a0 I Redentoristi appartengono a aree culturali differenti. E li devono annunciare la Buona Notizia di Ges\u00f9 Cristo. Per questa ragione il capitolo ci rivolge questo invito pressante e esigente: &#8220;Affinch\u00e9 la nostra missione sia storicamente incarnata, dobbiamo sottometterla continuamente a un processo di inculturazione, realizzando in tal modo una delle componenti del grande mistero della Incarnazione&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3.2.\u00a0\u00a0\u00a0 L&#8217;inculturazione ha le sue radici nell&#8217;Incarnazione del Figlio di Dio. &#8220;Proprio perch\u00e9 integrale e concreta, l&#8217;Incarnazione del Figlio di Dio \u00e8 stata un&#8217;incarnazione culturale&#8221; (Giovanni Paolo 2\u00b0 nel 1982). La prima predicazione evangelica ha risposto alle culture del proprio tempo. Gli Evangelisti sono uomini segnati dall&#8217;ambiente di vita delle loro rispettive comunit\u00e0. Questo problema si \u00e8 posto nella Chiesa primitiva&#8230; Ogni popolo, ogni lingua della terra \u00e8 chiamata a confessare e ad esprimere nel suo &#8220;idioma&#8221; (<em>Atti <\/em>2, 8) il Vangelo della salvezza. &#8220;Nell&#8217;esercizio della sua attivit\u00e0 missionaria tra i popoli, la Chiesa entra in contatto con differenti culture e si trova impegnata in un processo di inculturazione. E un&#8217;esigenza che ha segnato il suo cammino lungo la storia e che oggi \u00e8 particolarmente sensibile e urgente&#8221; (<em>RM<\/em>, 52).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3.3.\u00a0\u00a0\u00a0 Questa inculturazione \u00e8 un movimento che va in profondit\u00e0 e che richiede tempo perch\u00e9 non si tratta di un semplice adattamento. \u00c8 importante distinguere bene due realt\u00e0 tra loro complementari che si possono esprimere con due diversi termini: &#8220;Acculturazione&#8221; e &#8220;Inculturazione&#8221;. L'&#8221;acculturazione&#8221; consiste nell&#8217;apprendimento delle lingue, nella conoscenza dei costumi, nel!1 adattarsi alle condizioni di vita di un popolo. Compito spesso difficile per un missionario che si reca in un paese straniero o che entra in un ambiente diverso dal suo. L&#8217;acculturazione \u00e8 una necessit\u00e0 dei nostri tempi nei quali si moltiplicano gli scambi tra continenti e culture diverse. Altra cosa \u00e8 l'&#8221;inculturazione&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3.4.\u00a0\u00a0\u00a0 L&#8217;inculturazione \u00e8 l&#8217;incarnazione della vita e del messaggio cristiano in una cultura concreta. Esprimendosi attraverso gli elementi propri a una cultura, il Vangelo la trasforma e la ricrea. Questo termine contiene il concetto di una crescita e di un arricchimento reciproco tra persone e gruppi con l&#8217;incontro del Vangelo con un ambiente sociale. Comprendiamo tuttavia che questa inculturazione non \u00e8 una specie di sacralizzazione di una cultura in un passato. \u00c8 piuttosto una ricerca dei semi del Verbo, germinazione, fertilizzazione nel presente di un popolo in tutte le sue dimensioni, comprese le sociali e politiche, con tensioni, conflitti, scontri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti la cultura di un popolo \u00e8 viva. La nostra evangelizzazione vuole entrare in questo processo vivente che consenta a un popolo di ritrovare la sua memoria in una forma aperta, dinamica e per il presente. Vangelo e cultura si incontrano, si affrontano, si provano vicendevolmente come Toro e il fuoco nel crogiuolo del fonditore. L1 inculturazione introduce il Cristo nel cuore della vita di una cultura e innalza questa vita nel Cristo. Sorgeranno cos\u00ec, in un contesto di tradizioni particolari, espressioni originali di vita, di celebrazioni e di pensiero cristiani. La vita ecclesiale sar\u00e0 trasformata e arricchita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3.5.\u00a0\u00a0\u00a0 Quest&#8217;incontro tra Vangelo e cultura particolare costituisce una ricchezza per tutta la Chiesa, in quanto lo stesso messaggio cristiano viene espresso in forme nuove. Il ruolo centrale in questo processo di inculturazione non compete in primo luogo al semplice missionario, ma a tutta la Chiesa locale. Si tratta della inculturazione della Chiesa e perci\u00f2 sono necessari gli sforzi di un&#8217;intera comunit\u00e0. Questa integrazione dell&#8217;esperienza della Chiesa locale nella cultura del suo popolo \u00e8 una forza che anima e rinnova questa cultura e nello stesso tempo diventa una ricchezza per la Chiesa universale. L&#8217;immagine biblica soggiacente a questo processo non \u00e8 quella dell&#8217;innesto, ma del seme; il messaggio cristiano che cresce all&#8217;interno di una cultura che esprime insieme la sua morte e la sua risurrezione. Questo processo d\u00ec inculturazione si impone anche alle Chiese pi\u00f9 antiche di fronte alla modernit\u00e0 e alla secolarizzazione, come pure alle Chiese giovani che vivono in un ambiente pi\u00f9 religioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3.6.\u00a0\u00a0\u00a0 Redentoristi sparsi nel mondo, viviamo anche a contatto di altre culture che hanno tradizioni religiose diverse dal cristianesimo, come per esempio l&#8217;islam il buddismo l&#8217;induismo&#8230; Dobbiamo avere un atteggiamento di ascolto verso queste comunit\u00e0 di credenti per riconoscere &#8220;tutto ci\u00f2 che \u00e8 vero e santo nelle tradizioni religiose del buddismo, dell&#8217;induismo e dell&#8217;islam, come un riflesso della verit\u00e0 che illumina ogni uomo&#8221; (<em>RM<\/em>, 55). I cristiani dei paesi dove queste religioni sono predominanti sono immersi in un&#8217;atmosfera, una cultura spesso molto lontane dal cristianesimo. Ci sembra importante aprire un dialogo, specialmente il dialogo della vita, con questi differenti credenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale dialogo potr\u00e0 essere una sorgente di ricchezza per noi, una purificazione, una chiamata alla conversione interiore. \u00c8 questo il senso del n. 41 del Documento Finale che invita ad &#8220;aprirci a ci\u00f2 che di valido \u00e8 presente nelle tradizioni spirituali non cristiane&#8221;. Il dialogo ci aiuter\u00e0 a superare difficolt\u00e0 reali, incomprensioni e talvolta, persecuzioni. La Congregazione pu\u00f2 compiere uno sforzo significativo, visto che finora, salvo qualche eccezione, poco si \u00e8 fatto in questo campo. Un grande impegno pu\u00f2 essere assunto in Asia, in Africa e in altri continenti visto che oggi assistiamo a un grande movimento di popoli e di razze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3.7.\u00a0\u00a0\u00a0 Dobbiamo cercare insieme e con altri, come inculturare concretamente il nostro impegno di evangelizzazione, la nostra vita comunitaria e la nostra spiritualit\u00e0 esprimendo sempre la nostra opzione per i pi\u00f9 abbandonati, specialmente i poveri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostra esperienza di condivisione in piccoli gruppi, nelle comunit\u00e0 di base popolari, ci potr\u00e0 certamente aiutare (<em>RM<\/em>, 51). Tale ricerca deve essere allargata in una Chiesa locale, con i laici, i preti, le religiose e i religiosi, giacch\u00e9 &#8220;abbiamo preso coscienza della necessit\u00e0 di una nuova evangelizzazione che \u00e8 una sfida per tutta la Chiesa&#8221; (<em>DF,<\/em> 79). Per questo processo di inculturazione del nostro impegno di evangelizzazione abbiamo a disposizione ricerche interessanti che troviamo qua e la nelle nostre rispettive Chiese. Dobbiamo conoscerle e partecipare a queste ricerche con il nostro carisma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3.8.\u00a0\u00a0\u00a0 Per quanto riguarda la vita comunitaria, il Capitolo ci dice che &#8220;\u00e8 necessario continuare nella ricerca&#8230; di modelli e strutture adatte alla vita apostolica in comunit\u00e0&#8221; (<em>DF,<\/em> 30) al fine di &#8220;trovare nuove forme espressive che\u2026 diano un&#8217;espressione religioso-comunitaria alla nostra vita apostolica&#8221; (<em>DF,<\/em> 34). Facciamo queste ricerche la dove viviamo assieme a altri istituti missionari che ci sono vicini. Il Capitolo ci offre qualche pista la dove dice: &#8220;l&#8217;opzione per i pi\u00f9 abbandonati, specialmente i poveri, esige da noi una incarnazione o inculturazione in zone geografiche, in ambiti sociali, in settori culturali, e in posti ecclesiali che siano coerenti con il dinamismo particolare della nostra missione&#8221; (<em>DF<\/em>, 27). \u00c8 un invito a fare nei capitoli provinciali delle scelte prioritarie in armonia con il nostro carisma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3.9.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 D&#8217;altronde la vita religiosa apostolica, in genere \u00e8 fortemente marcata dalle sue origini quasi sempre europee. \u00c8 il caso nostro. Se vogliamo vivere insieme la nostra consacrazione di apostoli in un modo corrispondente alle diverse culture del mondo, ci sembra necessario riflettere profondamente sul modo di vivere questa consacrazione. Possiamo noi, assieme a religiose e religiosi del nostro paese o continente cercare il modo migliore per esprimere nella nostra cultura i voti di castit\u00e0, povert\u00e0 e obbedienza? Ancora una volta siamo invitati alla creativit\u00e0, ad affondare profondamente le nostre mani nel &#8220;nuovo e nel vecchio&#8221;, nelle realt\u00e0 attuali, nelle tradizioni viventi dei nostri popoli e nel Vangelo sempre vivificante.<\/p>\n<p><strong>4.Conclusione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4.1.\u00a0\u00a0\u00a0 La diversit\u00e0 della congregazione in tutti i continenti e che si esprime anche con riti diversi, \u00e8 cosa buona e anche necessaria. \u00c8 un segno di comunione con i popoli ai quali apparteniamo. \u00c8 come un riflesso della cattolicit\u00e0 della Chiesa presente nelle differenti culture. \u00c8 un appello rivolto a ciascuno ad aprire il cuore allo Spirito presente in tutti i continenti. La Buona Novella \u00e8 accolta sui differenti sentieri del mondo: in Africa, in Asia, in Oceani, in America, in Europa. A volte in uno stesso continente, uno stesso paese, in una stessa provincia coesistono differenti sensibilit\u00e0. Ma ci\u00f2 che ci unisce \u00e8 il Vangelo del Signore Ges\u00f9. Interroga e purifica le nostre culture. Ci invita sempre alla fraternit\u00e0, ad aprirci all&#8217;altro diverso da noi, al dialogo che purifica e arricchisce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4.2.\u00a0\u00a0\u00a0 Le grandi linee del messaggio del XXI Capitolo Generale sono un richiamo ad approfondire la nostra conversione. Siamo invitati a compiere un passo in avanti in questi sei anni, a essere apostoli pi\u00f9 &#8220;autentici&#8221; e pi\u00f9 &#8220;audaci&#8221;. &#8220;Noi desideriamo far crescere questi semi di speranza&#8221; presenti in tutti i continenti. Siamo convinti che il carisma alfonsiano \u00e8 un dono per il popolo di Dio (<em>DF<\/em>, 6). Desideriamo condividerlo nella Chiesa. Siamo tutti insieme appassionati del Vangelo, sull&#8217;esempio di S. Alfonso, per annunciare ai pi\u00f9 abbandonati, specialmente ai poveri, questa buona notizia: &#8220;Dio vi ama&#8221;!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al termine di questa riflessione, ci auguriamo che Maria, la prima discepola del Redentore, vi guidi sul sentiero che conduce alla identificazione con Cristo Redentore. Essa \u00e8 &#8220;l&#8217;icona pi\u00f9 perfetta della libert\u00e0 e della liberazione&#8221; che siamo chiamati a portare nel mondo con una abbondante Redenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi salutiamo fraternamente a nome del Consiglio Generale,<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Juan M. Lasso de la Vega, C.Ss.R.<br \/>\nSuperiore Generale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il testo originale della communicanda \u00e8 il testo francese.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Communicanda &#8211; 1991-1997 &nbsp; Communicanda 1 Roma, 1 agosto 1992 0000 0230\/92 Cari confratelli, Negli ultimi mesi, il Consiglio Generale ha riflettuto insieme su alcuni punti presentati dal Documento Finale del capitolo Generale. 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