{"id":16407,"date":"2021-11-05T19:00:00","date_gmt":"2021-11-05T19:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cssr.news\/italian\/?p=16407"},"modified":"2021-11-05T19:05:53","modified_gmt":"2021-11-05T19:05:53","slug":"289-anni-di-vita-abbondante","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.cssr.news\/italian\/2021\/11\/289-anni-di-vita-abbondante\/","title":{"rendered":"289 anni di vita abbondante!"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Quale futuro vogliamo per la Congregazione?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Stiamo vivendo un bel momento in preparazione al XXVI Capitolo Generale (2022). Confratelli e laici di tutto il mondo hanno offerto i loro contributi affinch\u00e9 sia possibile tracciare oggi un profilo della realt\u00e0 della Congregazione. Nella storia drammatica del mondo ferito e in piena sindemia c&#8217;\u00e8 il nostro Istituto con i suoi 289 anni, con il suo cuore palpitante, con il sangue che scorre nelle vene, con il desiderio di accettare e portare a termine il compito impegnativo di &#8220;evangelizzare i poveri [che] comprende la liberazione e la salvezza di tutta la persona umana&#8221; (Cost. 5). Questa vita si manifesta in ogni confratello che d\u00e0 la sua vita per la copiosa <em>apud eum redemptio<\/em>. Guardando indietro in questi 289 anni, anche con le nostre debolezze, possiamo dire che la Congregazione ha sempre cercato di essere fedele a Cristo Redentore e non ha mai abbandonato i pi\u00f9 poveri. E quando c&#8217;\u00e8 stata questa tentazione, voci profetiche di confratelli, comunit\u00e0 e Capitoli Generali hanno ascoltato la voce dello Spirito per tornare alle fonti del nostro carisma.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, mentre celebriamo con gioia questo anniversario della Congregazione, dobbiamo chiederci con cuore ardente: quale futuro vogliamo per la Congregazione e quale Congregazione vogliamo per il futuro? Il dono che faremo alla Congregazione, come confratelli, formandi e laici impegnati, \u00e8 quello di fare di questo tempo una profonda esperienza di Pentecoste.<\/p>\n\n\n\n<h3><strong>I. VIVERE LA PENTECOSTE NEL NOSTRO TEMPO CON LE SFIDE DEL NOSTRO TEMPO<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Questo tempo di preparazione al XXVI Capitolo Generale, di consultazione della Congregazione e di realizzazione delle tre fasi costituisce per noi un grande Cenacolo (cfr. Gv 20,19-31; At 2,1-13). E possiamo vivere intensamente questa esperienza nelle nostre comunit\u00e0 religiose condividendo gli eventi della storia, la vita fraterna, le Scritture e l\u2019Eucaristia. Guardando la situazione delle prime comunit\u00e0 cristiane, possiamo chiederci oggi: quali sono le nostre paure? Quali sono i nostri dubbi? Quali porte delle nostre comunit\u00e0\/congregazioni sono chiuse? Cosa dobbiamo rinnovare? E quali nuovi linguaggi dobbiamo parlare per comunicare il Vangelo nel tempo presente?<\/p>\n\n\n\n<h3><em>1.&nbsp;&nbsp;Le porte chiuse per paura<\/em><\/h3>\n\n\n\n<p>Il Vangelo di Giovanni coglie lo stato delle prime comunit\u00e0 dopo la drammatica morte di Ges\u00f9: rattristate e con le porte chiuse per paura delle autorit\u00e0 ebraiche (cfr. Gv 20,19). Portandolo al nostro attuale contesto, da quali paure oggi la Congregazione \u00e8 circondata a tal punto che le fanno chiudere le porte? La metafora della porta ci fa riflettere su molte cose&#8230; Le \u201cporte chiuse\u201d possono significare uno stato di perplessit\u00e0, di chiusura, di chiudersi nella propria zona di comfort, del \u201c\u00e8 sempre stato cos\u00ec\u201d, di mancanza di prospettiva per il futuro, di paura dell\u2019altro, del mondo, di non essere molestati, di non essere visti, di autoconservazione, di mancanza di autocritica e di significato della propria consacrazione. \u00c8 una paura paralizzante che blocca qualsiasi iniziativa. I timori del processo di ristrutturazione e le sue conseguenze (dec. 1, XXV Capitolo Generale, 2016), della perdita della nostra identit\u00e0 e missione, del nostro ruolo evangelizzatore nel mondo di oggi, e i cambiamenti attuali possono farci chiudere in qualche modo le nostre porte. Tuttavia, nel contesto delle porte chiuse il Signore entra ed \u00e8 presente e opera un nuovo modo di comprendere la realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<h3><em>2.&nbsp;&nbsp;La pace e consapevolezza della propria fede e missione<\/em><\/h3>\n\n\n\n<p>Il passaggio di Ges\u00f9 attraverso gli ostacoli e le porte chiuse cambia la scena. Egli presenta alla comunit\u00e0 il saluto della pace, <em>shalom<\/em>, nel suo significato pi\u00f9 profondo. Allo stesso tempo, ricorda al suo popolo la realt\u00e0: le sue mani e il suo fianco ferito. Nonostante le sue ferite e le sue paure, la comunit\u00e0 \u00e8 felice di vederlo. Si riconosce nelle sue ferite, ma con i piedi per terra. Dopo la gioia, un nuovo <em>shalom<\/em>, l\u2019invio nel nome del Padre e dello Spirito Santo e la riconciliazione (cfr. Gv 20,19-22). In mezzo alla situazione apparentemente risolta perch\u00e9 \u201cavevano visto il Signore\u201d appare il <em>compagno inquietante<\/em>, Tommaso, colui che guarda la comunit\u00e0 dall\u2019esterno e pone, per la sua apparente incredulit\u00e0, la questione fondamentale sulla fede in Ges\u00f9 e sulla missione della comunit\u00e0. Tommaso si confronta con la sua comunit\u00e0 sul fatto che quello che stanno vedendo sia un miraggio, una \u201cimmagine del Signore\u201d, un idolo, il proprio narcisismo solo per placare le proprie paure, perch\u00e9 la comunit\u00e0 continua a rimanere con le porte chiuse. Per due volte Giovanni insiste sulle porte chiuse (vv.19,26). Tommaso espone le paure, i dubbi, i sotterfugi di se stesso e della sua comunit\u00e0. Lo mette a nudo. Mette in gioco la sua fede con il rischio di non avere risposte, ma con il desiderio di tornare al nucleo dello stesso credere.<\/p>\n\n\n\n<p>Tommaso \u00e8 l\u2019ermeneuta che solleva la questione della fede, del credere in Ges\u00f9, e materializza la coscienza della comunit\u00e0 che \u00e8 in ostaggio delle proprie fobie e delle proprie porte chiuse, perch\u00e9 vede i segni drammatici e compromettenti della croce di Ges\u00f9 Cristo. La storia delle porte chiuse si risolve quando Ges\u00f9 le attraversa, la comunit\u00e0 \u00e8 tutta unita e, attraverso la figura di Tommaso, tocca le sue ferite, cio\u00e8 partecipa alla sua stessa missione redentrice. Da allora in poi, Tommaso traduce ci\u00f2 che la comunit\u00e0 non ha avuto il coraggio di dire attraverso i suoi dubbi e le sue porte chiuse. La pace che viene da Ges\u00f9, il riconoscimento della sua immagine, l\u2019invio della comunit\u00e0 da parte del Padre attraverso lo Spirito, traduce la libera coscienza della comunit\u00e0 che, credendo nel Signore stesso, \u00e8 capace di aprire le porte e annunciare. A partire da questa ispirazione, quali domande dobbiamo porre nelle nostre comunit\u00e0 per arrivare al nucleo della nostra fede nel Signore, nella nostra consacrazione e nella nostra missione? Quali porte il tempo attuale della storia ci invita ad aprire? Come possiamo ascoltare il nostro <em>inquietante compagno<\/em> della missione che mette in crisi la nostra fede, la nostra immagine di Dio, la nostra consacrazione e la nostra missione? Come possiamo imparare da lui e dire insieme: \u201cMio Signore e mio Dio, noi crediamo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h3>3. <em>Ricevere lo Spirito Santo: la forza che ci induce ad annunciare il Vangelo<\/em><\/h3>\n\n\n\n<p>Ricevere lo Spirito Santo \u00e8 ricevere la vita stessa di Ges\u00f9. Se nella Genesi Dio soffia nelle narici per dare la vita (cfr. Gen 2,7), questo avviene anche nella comunit\u00e0 dei discepoli. Nel suo respiro, Ges\u00f9 comunica il suo mistero pasquale come fonte e origine della missione che rinnover\u00e0 tutte le cose (cfr. Ap 21,5). La comunit\u00e0 riunita forma un corpo che riceve il dono dello Spirito comunitariamente e individualmente per aprire le porte e andare fuori dalle proprie mura. Il dono dello Spirito provoca la comunit\u00e0 a fare la sua <em>kenosis<\/em>. E fare la kenosi richiede aprire le porte&#8230; re-immaginare il mondo fuori dallo spazio conosciuto, fuori dalla propria bolla dove tutto sembra uguale, vedere paesaggi diversi, presentarsi al mondo, avere il coraggio di avventurarsi e donarsi come seminatore dei doni dello Spirito nella missione come fece lo stesso Ges\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 lo Spirito, presente da tutta l\u2019eternit\u00e0, che \u00e8 il nostro testimone nel mondo. \u00c8 lui, presente al nostro battesimo, radice della nostra consacrazione, che ci dice ogni giorno \u201cQuesti \u00e8 il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto\u201d (Mt 3,17). Questa certezza deve provocare in noi un entusiasmo e rimuovere la paura che ci scoraggia e pu\u00f2 impedirci di essere creativi. Il soffio dello Spirito ci fa riconoscere il tempo di Dio e le necessit\u00e0 della Chiesa e della Congregazione. E cos\u00ec, ci poniamo come pellegrini, portando solo l\u2019essenziale, in modo da essere liberi di riconoscere e rinunciare alle vecchie strutture e cercarne di nuove con creativit\u00e0 per poter rispondere alle sfide del mondo di oggi e annunciare con gioia il Vangelo.<\/p>\n\n\n\n<h3>II. IL FUTURO CHE CI ASPETTA: RE-IMMAGINARE LA CONGREGAZIONE A PARTIRE DA OGGI<\/h3>\n\n\n\n<p>Non c&#8217;\u00e8 modo di pensare al futuro se non ci mettiamo nel Cenacolo di questo cammino sinodale redentorista che \u00e8 il XXVI Capitolo Generale, la sua preparazione e le sue tre fasi. Anche se abbiamo timori e alcune porte chiuse, il Signore entrer\u00e0 attraverso le crepe per essere con noi e per soffiare il suo Santo Spirito su ogni confratello, formandi e laici. \u00c8 questo Spirito che ci dar\u00e0 le chiavi per leggere i segni dei tempi e interpretare il mondo nelle sue diverse lingue (cfr. Atti 2,1-113). \u00c8 una strada stimolante ed emozionante da percorrere con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra anima, con il sangue carismatico che pulsa nelle nostre vene redentoriste. Con questo ardore missionario possiamo avventurarci, non come nomadi ma come pellegrini (cfr. <em>Contemplad<\/em> (2015), n.11) per ri-immaginare la Congregazione, come accennato nel <em>Documento di Lavoro<\/em>, fase I, XXVI Capitolo Generale:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Quando parliamo di \u201cri-immaginare\u201d la Vocazione Redentorista, non intendiamo \u201cri-inventarla\u201d o cambiarla. Piuttosto, incoraggiamo l\u2019uso dell\u2019immaginazione per essere fedeli nel nostro giorno allo spirito di Alfonso e al nostro carisma. Numerose risposte dalle Unit\u00e0 e dalle Conferenze ci invitano a usare la nostra immaginazione nell\u2019identificare le nostre priorit\u00e0 missionarie e nel fissare le priorit\u00e0 apostoliche, nei termini e nelle forme di comunit\u00e0 apostolica che rispondono alle reali necessit\u00e0 dei confratelli, nei termini della formazione per le priorit\u00e0 missionarie e apostoliche della Congregazione, nei termini di immaginare il tipo di leadership che vogliamo e di cui abbiamo bisogno in un mondo e in una Chiesa che cambia, e cos\u00ec via. L\u2019invito non \u00e8 quello di sognare o immaginare per il gusto di farlo, ma piuttosto, immersi nella nostra tradizione, di immaginare nuovi modi di evangelizzare. Alfonso non avrebbe potuto immaginare la predicazione missionaria online, eppure questa \u00e8 diventata una realt\u00e0 per molti di noi per necessit\u00e0. Quali altri nuovi modi potremmo immaginare?<\/em><a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Il <em>documento di lavoro<\/em> per la prima fase del XXVI Capitolo Generale ci invita a ri-immaginare la nostra identit\u00e0 redentorista nel mondo, come agenti di missione e nell\u2019ambito della solidariet\u00e0 e attraverso la lente della ristrutturazione. E non c&#8217;\u00e8 modo di ri-immaginare la nostra identit\u00e0 se non abbiamo i doni dello Spirito: Forza, Saggezza, Conoscenza, Consiglio, Comprensione, Piet\u00e0 e Timore di Dio. Credo che, insieme ad essi, ci siano altri sette importanti doni per ri-immaginare il nostro futuro come Congregazione che permeano tutta la nostra <em>vita apostolica<\/em>. Senza di questi, non andremo molto lontano.<\/p>\n\n\n\n<p>1. <em>Esperienza di Dio.<\/em> Non c\u2019\u00e8 vita consacrata e missione senza l\u2019esperienza di Dio. Quindi, questa ri-immaginazione passa prima di tutto attraverso l\u2019intimit\u00e0 con Dio. Ges\u00f9 fu sempre fedele a suo Padre e nei momenti cruciali della sua missione si ritir\u00f2 sempre a pregare (cfr. Gv 10,30; Mc 1,35; Lc 5,16; 9,18; Lc 9,28; Gv 17,1-26). Lo stesso si vede nei nostri santi redentoristi, beati e martiri. Fare esperienza di Dio significava per loro una profonda conversione del cuore e della mente per comprendere i segni dei tempi, la propria vocazione e la missione loro affidata.<\/p>\n\n\n\n<p>2. <em>Rivitalizzare la consacrazione<\/em>. Una vita consacrata che non esprime la vitalit\u00e0 dello Spirito \u00e8 incapace di ri-immaginare se stessa e di realizzare processi di rinnovamento e ristrutturazione. Coloro che ri-immaginano sono persone concrete, uomini e donne che si consacrano al Signore, a partire da un carisma che \u00e8 vivo, in un\u2019istituzione. Quindi, rivitalizzare la consacrazione \u00e8 ritornare alle fonti della Scrittura, alle fondamenta, alle Costituzioni, per dare un nuovo significato e rinnovare il <em>modus operandis e vivendi<\/em> affinch\u00e9 sia eloquente, testimoniale ed abbia significato ci\u00f2 che si fa. Se la nostra vita consacrata \u00e8 scoraggiata, le porte saranno sempre chiuse alla novit\u00e0 dello Spirito.<\/p>\n\n\n\n<p>3. <em>Consapevolezza della missione<\/em>. Non c&#8217;\u00e8 missione senza il primato di Dio \u2013 l\u2019esperienza di Dio &#8211; attraverso una vita consacrata animata e destinatari concreti. In questo senso, la consapevolezza dell\u2019importanza della missione redentorista nel mondo ferito di oggi \u00e8 fondamentale. Essere consapevoli che non guariremo tutte le ferite, ma possiamo essere un segno eloquente, testimoni del Redentore, in dialogo con il mondo, senza porte chiuse. Le diverse lingue esistenti nel mondo di oggi esigono da noi una nuova Pentecoste missionaria che dia coerenza al nostro essere, animi il nostro operare e ci ispiri nella scoperta di nuovi metodi e linguaggi adatti al tempo presente. Infine, che la missione non \u00e8 fatta dalla volont\u00e0 personale, ma dal Signore che invia, attraverso il corpo missionario.<\/p>\n\n\n\n<p>4.&nbsp;<em>Il processo di ristrutturazione.<\/em> Come istituzione viva, fatta di persone, la Congregazione si \u00e8 ristrutturata nel corso della sua storia. Tocca a noi oggi portare avanti questo processo ponendo le domande del <em>compagno inquieto<\/em>, che tocca le ferite nelle mani e nel fianco della Congregazione, che chiede: quale futuro vogliamo per la Congregazione e quale Congregazione vogliamo per il futuro? e alla fine afferma: \u201cSignore mio e Dio mio! Signore mio e Dio mio, credo nella mia consacrazione! Signore mio e Dio mio, credo in questo processo e ne sono responsabile! Signore mio e Dio mio, credo nella Congregazione e che lo Spirito cammina con essa! Signore mio e Dio mio, credo e mi metto, con tutte le mie energie, al servizio dei pi\u00f9 poveri e abbandonati!<\/p>\n\n\n\n<p><em>5. Interculturalit\u00e0. <\/em>Il futuro della vita consacrata, compresa la vita redentorista, sar\u00e0 sempre pi\u00f9 interculturale a causa della facilit\u00e0 di movimento tra i paesi, la mescolanza di culture, il fenomeno dell\u2019immigrazione, gli spostamenti, ecc. \u00c8 un fenomeno complesso, con le sue tensioni, ma pieno di ricchezza e che deve essere incorporato nei nostri dibattiti e processi di formazione. Rafael L\u00f3pez Villase\u00f1or e Joachim Andrade definiscono l\u2019interculturalit\u00e0 come \u201cl&#8217;insieme delle relazioni e delle interazioni che avvengono intenzionalmente tra diverse culture al fine di promuovere il dialogo, il rispetto reciproco e la consapevolezza della conservazione dell\u2019identit\u00e0 culturale di ogni individuo\u201d. Cos\u00ec come la propria identit\u00e0 e ricchezza culturale unica in un universo multiculturale\u201d (QA 31).<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>.&nbsp; Metaforicamente, possiamo paragonare l\u2019interculturalit\u00e0 a un mosaico. Per far emergere la sua bellezza, c&#8217;\u00e8 un lavoro paziente e attento affinch\u00e9 ogni frammento contribuisca al tutto. Questi frammenti sono persone, con le loro diverse storie, personalit\u00e0, visioni del mondo, culturali, ecclesiali, teologiche e di fede, che passano attraverso il setaccio del rispetto delle differenze senza imposizioni o uniformit\u00e0. Si tratta quindi di un compito complesso, non impossibile, ma di grande ricchezza, poich\u00e9 implica imparare sempre dall\u2019altro e camminare insieme nelle differenze.<\/p>\n\n\n\n<p>6.<em> Occupare nuovi areopaghi e cenacoli (novas medias)<\/em>. La novit\u00e0 della Pentecoste fu quella di aprire le porte e connettersi con il mondo attraverso nuove lingue (cfr. Atti 2,6-12). Oggi, questa Pentecoste pu\u00f2 avvenire occupando i nuovi cenacoli e areopaghi attraverso i diversi mezzi di comunicazione e i loro nuovi linguaggi. Nella Congregazione, ogni Unit\u00e0 ha un tipo di risorsa mediatica, dalla pi\u00f9 semplice alla pi\u00f9 complessa. Come possiamo valorizzare queste risorse che gi\u00e0 abbiamo facendone nuovi cenacoli e areopaghi per comunicare il messaggio della <em>copiosa apud eum redemptio<\/em>? Come possiamo formare un pool o una rete di Unit\u00e0 a favore di un progetto concentrando in questo ambito risorse finanziarie e umane qualificate? Come possiamo coinvolgere in questo i laici redentoristi? E come possiamo migliorare il nostro linguaggio per renderlo pi\u00f9 attraente, senza perdere il <em>kerygma<\/em>? Come possiamo vedere, ci sono molti orizzonti che possiamo aprire&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>7. <em>Essere uomini di scienza per formare la coscienza<\/em>. Infine, i tempi attuali richiedono molta saggezza e discernimento. E non c\u2019\u00e8, se non passa attraverso l\u2019apertura allo Spirito e alla formazione iniziale, permanente e specializzata. Le specializzazioni sono molto importanti e devono essere fatte all\u2019interno di un progetto missionario e congregazionale. La formazione permanente \u00e8 per tutta la vita redentorista, viene fatta ogni giorno. Se non siamo uomini di scienza, come possiamo formare le coscienze? Come possiamo cercare di dare nuove risposte a nuovi problemi oggi? O preferiamo dare le stesse vecchie risposte? Sant&#8217;Alfonso ha dedicato tutta la sua vita a questa ricerca e ci ha lasciato un\u2019eredit\u00e0. Il contesto attuale solleva pi\u00f9 domande di quante possiamo rispondere, ma se possiamo aggiornare costantemente il nostro interesse personale per la Missione, la Pastorale, la Teologia Morale, la Bioetica e la Spiritualit\u00e0, \u00e8 gi\u00e0 un passo molto importante. E a questo proposito abbiamo molte risorse a nostra disposizione, dalle nostre biblioteche personali e comunitarie alle varie riviste e siti web specializzati&nbsp; in diversi argomenti. In un contesto di sindemia, di tante disuguaglianze sociali, ecc., di banalizzazione della vita e di disumanizzazione, abbiamo un ruolo molto importante da svolgere dalla scienza redentorista e dalla benignit\u00e0 pastorale per formare una coscienza che sappia discernere i valori che promuovono la vita umana.<\/p>\n\n\n\n<h3><strong>Conclusione<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Se questo \u00e8 il momento di ri-immaginare la vocazione redentorista, allora c\u2019\u00e8 una grande opportunit\u00e0 per farlo, partendo dall\u2019esperienza del discepolato con Ges\u00f9, dalla sua Pentecoste e dall\u2019essere inviati nella missione. Questa \u00e8 una chiamata per tutti i Redentoristi \u201csia che siano impegnati nei molti e svariati servizi per la Congregazione e i confratelli, sia che siano anziani, malati o inabili alle opere esterne; o soprattutto che siano vittime della sofferenza e muoiano per la salvezza del mondo\u201d (Cost. 55). Partecipare di tutto cuore a questo momento storico \u00e8 offrire un grande dono alla Congregazione nel suo 289\u00b0 anno! Ed \u00e8 arrivata fin qui perch\u00e9 i confratelli e tanti uomini e donne che amano la Congregazione hanno speso i loro giorni in favore di una redenzione abbondante. Quale futuro vogliamo per la Congregazione e quale Congregazione vogliamo per il futuro? Lasciateci riflettere. Questo dipender\u00e0 in gran parte dall\u2019esercizio della nostra corresponsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>P. Rog\u00e9rio Gomes, C.Ss.R<\/p>\n\n\n\n<p>http:\/\/lattes.cnpq.br\/3342824164751325<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> CONGREGATIO SANCTISSIMI REDEMPTORI. <em>Documento de Trabajo<\/em>, fase I XXVI Capitulo General 2022, n. 74).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> L\u00d3PEZ VILLASE\u00d1OR, Rafael; ANDRADE, Joachim. Fratelli Tutti: los caminos de la interculturalidad en la Vida Religiosa. Revista CLAR, n. 2 (2021), p. 125. Disponible en: https:\/\/dg.saveriani.org\/images\/comunicazioni\/editoriale\/2021\/Interculturalidad_CLAR_-_Lopez_-_Andrade.pdf. Acceso en: 13.10.2021.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quale futuro vogliamo per la Congregazione? Introduzione Stiamo vivendo un bel momento in preparazione al XXVI Capitolo Generale (2022). Confratelli e laici di tutto il mondo hanno offerto i loro contributi affinch\u00e9 sia possibile tracciare oggi un profilo della realt\u00e0 della Congregazione. 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