{"id":17116,"date":"2022-01-28T05:48:00","date_gmt":"2022-01-28T05:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cssr.news\/italian\/?p=17116"},"modified":"2022-01-29T13:16:20","modified_gmt":"2022-01-29T13:16:20","slug":"curare-i-no-vax","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.cssr.news\/italian\/2022\/01\/curare-i-no-vax\/","title":{"rendered":"Curare i no vax?"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-right\">(dal Blog dell&#8217;Accademia Alfonsiana)<\/p>\n\n\n\n<p>In tempo di Covid-19, in coincidenza con le ondate ricorrenti, si ripropone il dramma della scarsezza di mezzi terapeutici rispetto alla domanda e la necessit\u00e0 di selezione i pazienti da avviare alle terapie disponibili. In Italia, nonostante l\u2019intensa campagna di vaccinazione, resiste uno zoccolo duro di <em>no vax<\/em>. Si sta verificando che durante le ondate pandemiche i <em>no vax <\/em>contraggono il Covid-19 in forme molto pi\u00f9 gravi dei vaccinati cos\u00ec che, in quest\u2019ultimo mese, le terapie intensive si sono nuovamente riempite di pazienti gravi per Covid-19, il 70-80% dei quali sono <em>no vax<\/em>. L\u2019occupazione anomala delle terapie intensive impedisce di eseguire interventi delicati gi\u00e0 programmati che esigono un postoperatorio in terapia intensiva, chiede di impiegare un <em>surplus<\/em> di personale medico a scapito di altri settori della medicina, soprattutto preventiva, e assorbe notevoli risorse pubbliche. Davanti a questa situazione, la prima reazione viscerale potrebbe essere quella di negare ai <em>no vax<\/em> le terapie intensive: potevano vaccinarsi, sapevano i rischi della mancata vaccinazione ed hanno deciso di non farlo, ma adesso devono subire le conseguenze implicite nel loro comportamento scriteriato e antisociale liberamente scelto. Questa logica, non in forma cos\u00ec cruda, ovviamente, sta nel cuore di una recente lettera della <em>Consulta di Bioetica<\/em><a href=\"#_edn1\">[1]<\/a> le cui riflessioni sono condensate in questa affermazione: \u00abChi rifiuta volontariamente il vaccino anti Covid sa che cos\u00ec facendo si espone a rischi maggiori di cui deve assumersi la responsabilit\u00e0. \u00c8 il rispetto per la scelta che impone di dare la precedenza a chi si trova a richiedere il soccorso pur avendo evitato di porsi nelle situazioni di maggior rischio\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 chiara la logica discriminatoria insita in questa posizione che \u2013 si sottolinea nel testo \u2013 non vuole essere quella specifica della <em>Consulta<\/em>. In base a questa logica il diritto alle cure non \u00e8 parimenti goduto da ogni essere umano per il solo fatto di essere una persona, ma varia a seconda di valutazioni riguardanti le motivazioni e le circostanze che hanno causato il suo bisogno di cure. Cos\u00ec, per esempio, in condizioni di ustioni di pari gravit\u00e0, prima si daranno le cure ad un vigile del fuoco che si \u00e8 ustionato nel compimento di un lavoro di alta utilit\u00e0 sociale, come spegnere un incendio in un caseggiato, e poi si daranno le cure ad un giovanotto che, avendo acquistato fuochi artificiali illegali, ha subito estese ustioni in seguito ad uno scoppio accidentale.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 certo nuovo questo modo di pensare discriminatorio che \u00e8 inevitabile quando i diritti, come il diritto alle cure, non vengono radicati in una qualit\u00e0 essenziale e comune, quella di essere una persona, ma sono subordinati ad una qualche qualit\u00e0 accidentale, come il possesso di un minimo cognitivo o la maggiore o minore utilit\u00e0 sociale. Nel caso del Covid-19 si vorrebbe introdurre, fra i criteri di selezione dei malati, la loro qualit\u00e0 morale: chi ha problemi di salute causati da un comportamento rischioso consapevolmente scelto, non ha diritto a terapie pi\u00f9 sofisticate o pu\u00f2 accedervi solo dopo che si sono soddisfatti i bisogni sanitari di chi ha tenuto un comportamento socialmente virtuoso ed ha fatto tutto il possibile per evitare di ammalarsi. Questo criterio etico di accesso alle cure offerte da un Servizio Sanitario Nazionale non \u00e8 nuovo: ogni tanto qualcuno afferma che non hanno diritto alle cure gratuite i malati di AIDS che hanno contratto la malattia usando siringhe infette per drogarsi o i malati di cancro del polmone che hanno fumato sigarette di tabacco per anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella prospettiva personalista, \u00e8 indiscutibile che un diritto umano \u2013 come il diritto di accedere ai mezzi terapeutici \u2013 non dipende dalle qualit\u00e0 morali di un soggetto, ma dalla sua qualit\u00e0 ontologica. Una persona resta una persona e non decade dalla sua dignit\u00e0 di persona neppure per delitti gravissimi. Neanche il peggiore dei delinquenti perde il suo diritto alla vita: su questo punto, dopo secolari discussioni, convergono vasti strati dell\u2019opinione pubblica occidentale e scuole filosofiche di diversa estrazione. La posizione contraria, riflessa nella terribile realt\u00e0 delle pena capitale, \u00e8 stata esplicitamente rifiutata dal pensiero cattolico e dal Magistero. \u00abNeppure l\u2019omicida perde la sua dignit\u00e0 \u2013 affermava lapidario Giovanni Paolo II in riferimento a Caino \u2013 e Dio stesso se ne fa garante\u00bb (EV 9).<\/p>\n\n\n\n<p>In situazioni di scarsezza relativa di mezzi terapeutici, come accade nei disastri o nelle pandemie, bisogna razionare i mezzi disponibili e ricorrere a una selezione dei pazienti sulla base di criteri opportuni. La buona medicina cerca di sviluppare criteri oggettivi, basati sulle condizioni cliniche dei pazienti e non su considerazioni extracliniche pi\u00f9 o meno arbitrarie. Il criterio generale secondo noi pi\u00f9 ragionevole \u00e8 quello \u2013 uso le parole stesse della <em>Consulta<\/em> \u2013 \u00abdi dare la priorit\u00e0 a chi ha pi\u00f9 probabilit\u00e0 di farcela, privilegiando l&#8217;accesso alle terapie intensive a chi ha maggiori possibilit\u00e0 di avvalersene\u00bb. Ovviamente questo criterio generale ha bisogno di essere precisato tenendo conto della variet\u00e0 dei casi e deve essere compreso nell\u2019orizzonte della giustizia distributiva, declinata, per\u00f2, in una prospettiva personalista e non utilitarista<a href=\"#_edn2\">[2]<\/a> (<a href=\"https:\/\/www.alfonsiana.org\/blog\/2021\/11\/19\/vaccini-obblighi-e-dinieghi\/\">cf. su questo Blog<\/a>).<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 possibile che uno Stato decida di offrire le cure gratuite, in ultima analisi pagate dai contribuenti, a chi subisce un danno mentre compie un lavoro di pubblica utilit\u00e0, e chieda, invece, di pagare le cure a chi subisce un danno perch\u00e9 si diletta a fare paracadutismo o a scalare le montagne. Nulla vieta che lo Stato stabilisca che si organizzi una costosa operazione di salvataggio per un gruppo di volontari umanitari rapiti da terroristi in un paese in guerra e abbandoni invece al loro destino un gruppo di turisti che si sono avventurati incautamente in un territorio di guerra. In base alla nostra idea di bene comune e delle finalit\u00e0 dell\u2019organizzazione statale, leggi di questo tenore sarebbero leggi inique.<\/p>\n\n\n\n<p>Due osservazioni finali.<\/p>\n\n\n\n<ol type=\"1\"><li>Strano che accesi fautori dell\u2019autonomia del soggetto e dell\u2019impossibilit\u00e0 di affermare assoluti morali, poi propongano di punire con l\u2019esclusione dalle cure appropriate coloro che amano il rischio degli sport estremi o quanti decidono, sulla base di informazioni ricevute pi\u00f9 o meno attendibili, di non vaccinarsi. Esistono, dunque, anche per loro \u2013 come per noi \u2013 decisioni autonome buone o meno buone ed esistono decisioni cos\u00ec discutibili da privare i loro autori dei mezzi necessari per la sopravvivenza e, quindi, condannarli a morte. La <em>Consulta<\/em> argomenta che l\u2019esito estremo di una scelta rischiosa \u00e8 da attribuirsi prima di tutto a colui che ha accettato il rischio e, quindi, \u00e8 un modo per rispettare quella scelta che implicava l\u2019accettazione, appunto, di un rischio. A parte il fatto che anche un pompiere in servizio o un medico in un reparto di malattie infettive accettano responsabilmente il rischio di subire danni gravi, il fatto di praticare sport rischiosi, per esempio, non comporta la volont\u00e0 di subire danni: chi pratica sport estremi sa che pu\u00f2 accadere un evento infausto, ma non lo vuole. Rispettare una scelta significa rispettare l\u2019oggetto di una scelta, ma farsi del male o ammalarsi non \u00e8 oggetto della scelta di chi pratica sport estremi o di chi usa mortaretti illegali o di chi rifiuta il vaccino.<\/li><li>Strano che ci siano teologi cattolici \u2013 come abbiamo letto \u2013 che accolgono e difendono le posizioni della <em>Consulta<\/em>, magari invocando il principio del <em>favor vitae<\/em>. Nell\u2019espressione <em>favor vitae<\/em> il termine <em>vita<\/em> non \u00e8 accompagnato da alcun aggettivo che la qualifichi perch\u00e9 si riferisce alla vita, ad ogni vita umana, senza discriminazioni, indipendentemente dalle condizioni, dalle scelte e persino dalle persuasioni etiche di ciascuno.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>p. Maurizio P. Faggioni, OFM<\/em><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ednref1\">[1]<\/a> Consulta di Bioetica, \u00abCovid. Vaccinati e no vax. A chi dare priorit\u00e0 in caso di emergenza?\u00bb in <em>Quotidianosanit\u00e0.it<\/em>, 25 gennaio 2022, <a href=\"https:\/\/www.quotidianosanita.it\/lettere-al-direttore\/articolo.php?articolo_id=101507\">https:\/\/www.quotidianosanita.it\/lettere-al-direttore\/articolo.php?articolo_id=101507<\/a>. Specifico, per chi non fosse addentro alle cose di bioetica, che questa <em>Consulta di bioetica<\/em> \u00e8 privata e di orientamento secolare, da non confondersi con il <em>Comitato Nazionale per la Bioetica<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ednref2\">[2]<\/a> Rimandiamo a due nostri interventi: M. P. Faggioni, \u00abDecidere in tempo di crisi. Etica del triage\u00bb, in <em>Studia Moralia<\/em> 58 (2020) 275-296; M. P. Faggioni, F. J. Gonz\u00e1lez Melado, M. L. Di Pietro, \u00abNational health system cuts and triage decisions during the COVID-19 pandemic in Italy and Spain: ethical implications\u00bb, in <em>Journal of Medical Ethics<\/em> 47 (2021) 300-307 (<a href=\"https:\/\/jme.bmj.com\/content\/medethics\/47\/5\/300.full.pdf\">https:\/\/jme.bmj.com\/content\/medethics\/47\/5\/300.full.pdf<\/a>).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(dal Blog dell&#8217;Accademia Alfonsiana) In tempo di Covid-19, in coincidenza con le ondate ricorrenti, si ripropone il dramma della scarsezza di mezzi terapeutici rispetto alla domanda e la necessit\u00e0 di selezione i pazienti da avviare alle terapie disponibili. In Italia, nonostante l\u2019intensa campagna di vaccinazione, resiste uno zoccolo duro di no vax. 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