{"id":17838,"date":"2022-04-12T05:00:00","date_gmt":"2022-04-12T05:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cssr.news\/italian\/?p=17838"},"modified":"2022-04-11T07:28:59","modified_gmt":"2022-04-11T07:28:59","slug":"costruire-la-pace-secondo-la-dottrina-sociale-della-chiesa","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.cssr.news\/italian\/2022\/04\/costruire-la-pace-secondo-la-dottrina-sociale-della-chiesa\/","title":{"rendered":"Costruire la pace secondo la Dottrina sociale della Chiesa"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-right\">(dal Blog dell&#8217;Accademia Alfonsiana)<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1961, in <em>Mater et magistra<\/em>, Giovanni XXIII trattava di un nuovo fenomeno che chiam\u00f2 \u201csocializzazione\u201d, intendendo con questo termine l\u2019intensificarsi delle relazioni e dell&#8217;interdipendenza tra gli esseri umani all&#8217;interno di uno stesso Stato ed a livello globale (nn. 45 ss.).<\/p>\n\n\n\n<p>All&#8217;interno dello stesso Stato il Papa constatava, ad esempio, la quota crescente di spesa sociale alimentata dall\u2019imposizione fiscale, che rende i membri di una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 interdipendenti attraverso l&#8217;istruzione, l\u2019assistenza sanitaria, i sistemi di sicurezza sociale e le varie altre forme che caratterizzano lo \u201cStato sociale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>A livello internazionale, all&#8217;inizio degli anni &#8217;60, riscontrava sviluppi analoghi nel moltiplicarsi degli Stati, precedentemente colonizzati, che avevano conquistato una nuova indipendenza e che chiedevano di partecipare alla gestione collettiva del mondo aderendo all\u2019ONU, senza tuttavia, per molti di essi, poter concretamente contribuire ad incidere realmente ed in modo equo nel processo decisionale (Francesco, <em>Discorso all\u2019O.N.U.<\/em>, 25.09.2015).<\/p>\n\n\n\n<p>Gli sforzi dell&#8217;umanit\u00e0 per una maggiore cooperazione e unit\u00e0 e le istituzioni che manifestano questo impegno sono considerati da Giovanni XXIII e dal magistero successivo \u201csegni dei tempi\u201d per la Chiesa, in quanto \u00abci\u00f2 che di buono si trova nel dinamismo sociale odierno\u00bb in termini di movimento verso l&#8217;unit\u00e0, di progresso della sana socializzazione e della solidariet\u00e0 civile ed economica, corrisponde alla sua intima missione, perch\u00e9 la Chiesa \u00e8 \u00ab\u201cin Cristo quasi un sacramento [\u2026] di intima unione con Dio e dell&#8217;unit\u00e0 di tutto il genere umano\u201d\u00bb. Per questo motivo la Chiesa considera con grande rispetto tutto ci\u00f2 che di vero, di buono e di giusto si trova nelle istituzioni che l\u2019umanit\u00e0 si \u00e8 data e vuole aiutarne il successo (cf. <a><em>Gaudium et Spes<\/em><\/a>, n. 42).<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che Giovanni XXIII chiamava \u201csocializzazione\u201d, intravedendo i prodromi della globalizzazione nei suoi aspetti positivi, in seguito \u00e8 scomparso come termine dalla <em>Dottrina sociale della Chiesa<\/em>, anche se non \u00e8 scomparsa la realt\u00e0 della crescente interdipendenza\/globalizzazione che, per mantenere i suoi aspetti positivi richiedeva di essere guidata dalla virt\u00f9 della solidariet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo fine, a cominciare da Giovanni XXIII, la Chiesa ha sempre insistito sulla necessit\u00e0 di una unione degli Stati sovrani che desse vita a una vera Autorit\u00e0 pubblica universale, \u00abriconosciuta da tutti, dotata di potere effettivo in grado di assicurare a tutti la sicurezza, il rispetto della giustizia e la garanzia dei diritti\u00bb (<em>Gaudium et Spes<\/em>, n. 82) che, secondo il principio di sussidiariet\u00e0, non limiti n\u00e9 sostituisca gli Stati nella propria sfera di competenza, ma contribuisca alla creazione nel mondo di un ambiente nel quale ogni singola comunit\u00e0 politica con i rispettivi cittadini, possa adempiere i propri doveri ed esercitare i propri diritti con tutta sicurezza (<em>Pacem in terris<\/em>, n. 74). Per questo, per non dar vita a un pericoloso potere universale di tipo monocratico, tale autorit\u00e0 dovrebbe essere organizzata in modo sussidiario e poliarchico, articolata su pi\u00f9 livelli che collaborino reciprocamente, al fine di non ledere la libert\u00e0 di alcuno, ma anche di risultare concretamente efficace (<em>Caritas in veritate<\/em>, n. 57) nel perseguire l\u2019unica sua ragione di essere che \u00e8 il bene comune della famiglia umana (<em>Pacem in terris<\/em>, nn. 51-55; <em>Sollicitudo rei socialis<\/em> n. 43), \u00abal servizio dei diritti umani, della libert\u00e0 e della pace\u00bb (Giovanni Paolo II, 2003).<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 inevitabile constatare che le difficolt\u00e0 riscontrate, l\u2019indecisione, a volte l\u2019impotenza, della Comunit\u00e0 internazionale nell\u2019intraprendere con fermezza la via per dare vita ad un tale organismo, ha favorito l\u2019attuale interdipendenza globale caratterizzata dalla centralit\u00e0 del capitale e dell&#8217;economia, dalla follia dell\u2019incuria di un ambiente sempre pi\u00f9 degradato, dal moltiplicarsi delle pandemie, dalla distruzione delle culture, dalla chiusura ai migranti da paesi poveri a fronte della facile mobilit\u00e0 dei popoli pi\u00f9 ricchi, da populismi identitari, persino da accenni di de-globalizzazione attraverso il protezionismo economico, dalla crescente competizione per il predominio che, quando esasperata, pu\u00f2 sfociare nella conflittualit\u00e0 militare, aspetto peraltro gi\u00e0 lucidamente descritto, senza essere preso in seria considerazione, da <em>Quadragesimo anno<\/em> nel 1931 (cf. n. 108).<\/p>\n\n\n\n<p>Alla luce di tutto questo e del grave pericolo di un conflitto nucleare che l\u2019umanit\u00e0 sta oggi correndo, \u00e8 di assoluta urgenza accogliere l\u2019ennesimo richiamo del Magistero della Chiesa, che per bocca di Papa Francesco esorta a considerare che: \u00abDi fronte al disegno di una globalizzazione immaginata come \u201csferica\u201d, che livella le differenze e soffoca la localizzazione, \u00e8 facile che riemergano sia i nazionalismi, sia gli imperialismi egemonici. Affinch\u00e9 la globalizzazione possa essere di beneficio per tutti, si deve pensare ad attuarne una forma \u201cpoliedrica\u201d, sostenendo una sana lotta per il mutuo riconoscimento fra l\u2019identit\u00e0 collettiva di ciascun popolo e nazione e la globalizzazione stessa\u00bb. Allo stesso tempo \u00abLo Stato nazionale non pu\u00f2 essere considerato come un assoluto, come un\u2019isola rispetto al contesto circostante. Nell\u2019attuale situazione di globalizzazione [\u2026] lo Stato nazionale non \u00e8 pi\u00f9 in grado di procurare da solo il bene comune alle sue popolazioni. Il bene comune \u00e8 diventato mondiale e le nazioni devono associarsi per il proprio beneficio. Quando un bene comune sopranazionale \u00e8 chiaramente identificato, occorre un\u2019apposita autorit\u00e0 legalmente e concordemente costituita capace di agevolare la sua attuazione\u00bb (Francesco, 2019).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>Leonardo Salutati<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Fonte<\/em> <em>https:\/\/www.ilmantellodellagiustizia.it\/leonardo-salutati-2022\/costruire-la-pace-secondo-la-dottrina-sociale-della-chiesa<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(dal Blog dell&#8217;Accademia Alfonsiana) Nel 1961, in Mater et magistra, Giovanni XXIII trattava di un nuovo fenomeno che chiam\u00f2 \u201csocializzazione\u201d, intendendo con questo termine l\u2019intensificarsi delle relazioni e dell&#8217;interdipendenza tra gli esseri umani all&#8217;interno di uno stesso Stato ed a livello globale (nn. 45 ss.). 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