{"id":20279,"date":"2022-12-10T10:56:00","date_gmt":"2022-12-10T08:56:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cssr.news\/italian\/?p=20279"},"modified":"2022-12-07T09:20:15","modified_gmt":"2022-12-07T07:20:15","slug":"a-60-anni-dal-vaticano-ii-dal-rinnovamento-alla-trasformazione-liberatrice","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.cssr.news\/italian\/2022\/12\/a-60-anni-dal-vaticano-ii-dal-rinnovamento-alla-trasformazione-liberatrice\/","title":{"rendered":"A 60 anni dal Vaticano II, dal rinnovamento alla trasformazione liberatrice"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-right\">(dal Blog dell&#8217;Accademia Alfonsiana)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>A memoria storica, l&#8217;inizio degli anni Sessanta \u00e8 stato un periodo segnato da grandi sfide.<\/strong> Era un tempo in cui la pace era stata nuovamente messa alla prova; l&#8217;oblio e l&#8217;emarginazione della maggioranza dell&#8217;umanit\u00e0 erano all&#8217;ordine del giorno, mentre una parte voleva andare alla ricerca del progresso; le Chiese camminavano in modo molto diverso, cercando vie di rinnovamento in mezzo a grandi resistenze.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>A sessant&#8217;anni di distanza, senza che la storia si ripeta, ci troviamo purtroppo ad affrontare sfide molto simili. Ma non siamo certo nelle stesse o peggiori condizioni.<\/strong> Sia nella storia del nostro mondo che nelle nostre comunit\u00e0 ecclesiali, molte cose sono cambiate; certamente non senza tensioni, progressi e battute d&#8217;arresto. <strong>Una celebrazione non \u00e8 solo e principalmente per risvegliare o scatenare la nostalgia, ma piuttosto per assumere la strada percorsa &#8211; con le sue luci e le sue ombre &#8211; e continuare a puntare a migliori processi di <em>fedelt\u00e0 creativa<\/em>, per continuare a essere &#8211; a partire dalla fede cristiana &#8211; <em>un luogo di dialogo, collaborazione, servizio e solidariet\u00e0.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Recentemente, nel contesto di questa celebrazione, <strong>Papa Francesco ci ha invitato a non cedere alla &#8220;tentazione della polarizzazione&#8221; e a &#8220;superare la polarizzazione e difendere la comunione&#8221;.<\/strong> Perch\u00e9 tutto questo non solo ci logora, ma perverte anche la centralit\u00e0 della comunione a cui dovremmo tendere, togliendoci indubbiamente credibilit\u00e0. Polarizzazioni che di volta in volta ricompaiono e si accentuano, e che in un certo senso erano gi\u00e0 presenti al momento del Concilio: <strong>tra chi pensa che il Vaticano II abbia tradito la &#8220;vera tradizione&#8221; della Chiesa con il suo slancio rinnovatore; e chi invece \u00e8 piuttosto disilluso dal poco che \u00e8 stato fatto per uscire dall'&#8221;inverno ecclesiale&#8221; e attende piuttosto <em>una vera &#8220;primavera della Chiesa&#8221;.<\/em><\/strong> Per questo Papa Francesco ha voluto orientare il suo servizio pastorale attraverso segni, parole e azioni concrete che aiutassero a riprendere le ispirazioni pi\u00f9 profonde del Vaticano II. <strong>In questo senso, c&#8217;\u00e8 anche l&#8217;invito a continuare a essere una <em>Chiesa sinodale<\/em>, alimentata nella e dalla <em>comunione, partecipazione e missione<\/em>.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo bisogno di <strong>una Chiesa che sappia mettere al centro la pastorale, a tutti i livelli e in tutte le dimensioni, che sappia accettare i propri errori e imparare da essi. Una Chiesa che sappia ascoltare e accompagnare in modo solidale e profetico le vittime generate dalla nostra storia e quelle che le nostre stesse Chiese hanno generato, in modi diversi. Una Chiesa che riconosce di essere vulnerabile con i vulnerabili, ultima con gli ultimi. Una Chiesa che, a partire da loro e con loro, continua a cercare di intraprendere <\/strong><em><strong>veri percorsi di trasformazione liberatoria.<\/strong> <\/em>Questo dovrebbe essere il vero orizzonte teologico della Chiesa, del suo lavoro teologico. Nel nostro caso, quello della teologia morale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il Concilio, come forte istanza di rinnovamento, ha scelto di ricollocare i veri &#8220;centri&#8221; di configurazione. Centri che dovevano essere veramente teologici.<\/strong> Cos\u00ec, per la teologia, si proponeva che la Scrittura fosse la sua &#8220;anima&#8221; (&#8220;ispirazione&#8221;; cfr. DV, n. 24), quindi, nel caso della teologia morale, si sarebbe abbandonata l&#8217;ispirazione legalistica. Inoltre, doveva essere &#8220;cristocentrica&#8221;, nel senso di presentare la figura di Ges\u00f9 Cristo come centro della fede e ispiratore della ragione umana, come <em>modello di una nuova umanit\u00e0<\/em>. Perch\u00e9 ci sia una morale cristiana deve esserci un orizzonte teologico ispirato al Dio cristiano. <strong>Tutto questo \u00e8 stato pi\u00f9 che <em>giusto e necessario<\/em>. Ma, alla luce dell&#8217;intero processo di rinnovamento post-conciliare, possiamo dire che, allo stesso tempo, queste chiavi si sono rivelate insufficienti.<\/strong> Le esperienze umane e il ritorno alle fonti originarie della fede cristiana richiedevano qualcosa di pi\u00f9. Si trattava di <strong>definire meglio la centralit\u00e0 e la profondit\u00e0 dell&#8217;orizzonte ispirativo<\/strong>. La centralit\u00e0 non \u00e8 solo Dio, ma il Dio di Ges\u00f9 Cristo che entra in una relazione profonda con l&#8217;umanit\u00e0, motivo per cui la Chiesa segue questa dinamica (cfr. GS, n. 1; LG, n. 8). <strong><em>La centralit\u00e0 \u00e8 nella reciprocit\u00e0 relazionale, quindi in atteggiamenti e configurazioni dialogiche, comprensive e liberatorie.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La morale cristiana non \u00e8 solo o principalmente l\u00ec per dire cosa \u00e8 giusto o sbagliato, ma per <em>offrire un orizzonte da cui discernere e realizzare scelte e adozioni di vita, il pi\u00f9 possibile coerenti con la proposta salvifica di Ges\u00f9 Cristo. <\/em><\/strong>Abbiamo bisogno di <strong>una teologia morale che prenda sul serio <em>l&#8217;autentica secolarit\u00e0 umana,<\/em> ascoltando le sue ragioni, ascoltando le sue grida e accompagnando le sue vulnerabilit\u00e0. Abbiamo bisogno di una teologia morale che assuma come mediazione analitica soprattutto <em>l&#8217;inter- e la transdisciplinariet\u00e0<\/em>; e che, su questa linea, assuma seriamente il rinnovamento del suo linguaggio, non solo per renderlo pi\u00f9 comprensibile, ma anche per renderlo frutto di un&#8217;elaborazione ermeneutica sapienziale e profetica, un linguaggio che sia trasformativo e liberatorio delle coscienze e delle realt\u00e0 sfidanti. <\/strong>Abbiamo bisogno di <strong>una teologia morale che assuma la &#8220;corpOralit\u00e0&#8221; (i corpi parlano e debbono essere ascoltati, discerniti e accompagnati) come luogo teologico primario.<\/strong> Infine, abbiamo bisogno di <strong>una teologia morale che sia portata avanti da diversi attori in modo interrelazionale, interculturale, interecumenico e interreligioso.<\/strong> Speriamo di poter contribuire a <strong>una teologia morale che continui a portare reali e trasformatori &#8220;frutti di carit\u00e0 per la vita del mondo&#8221; <\/strong>(OT, n. 16) e, soprattutto, che <strong>&#8220;sporcandosi le mani&#8221; non abbia paura di fare passi oltre il semplice rinnovamento verso una <em>vera liberazione umana, personale, sociale, strutturale e sistemica<\/em>.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>p. Antonio Gerardo Fidalgo, CSsR<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(dal Blog dell&#8217;Accademia Alfonsiana) A memoria storica, l&#8217;inizio degli anni Sessanta \u00e8 stato un periodo segnato da grandi sfide. 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