{"id":20624,"date":"2023-01-14T11:10:00","date_gmt":"2023-01-14T09:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cssr.news\/italian\/?p=20624"},"modified":"2023-01-12T11:12:54","modified_gmt":"2023-01-12T09:12:54","slug":"i-rischi-di-una-nuova-crisi-del-debito-estero-come-negli-anni-80","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.cssr.news\/italian\/2023\/01\/i-rischi-di-una-nuova-crisi-del-debito-estero-come-negli-anni-80\/","title":{"rendered":"I rischi di una nuova crisi del debito estero come negli anni \u201880"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-right\">(dal Blog dell&#8217;Accademia Alfonsiana)<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso degli anni \u201870 del secolo scorso si verificarono due importanti crisi energetiche legate al petrolio. La prima nel 1973 a seguito della guerra arabo-israeliana del Kippur, la seconda nel 1979 a seguito della rivoluzione islamica in Iran e della guerra tra lo stesso Iran e l\u2019Iraq di Saddam Hussein del 1980. In particolare, la congiuntura degli anni \u201879-\u201980 mise in moto un ulteriore fenomeno di crisi legato al debito internazionale dei paesi poveri che, come quasi tutti gli altri paesi dipendenti economicamente dalle importazioni petrolifere, si trovarono improvvisamente in uno scenario economico radicalmente cambiato che, a causa del forte indebitamento e diversamente dai paesi pi\u00f9 ricchi, li sprofond\u00f2 in una drammatica crisi debitoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre allo shock petrolifero che produsse un aumento del greggio di oltre 20 volte rispetto al prezzo precedente e dunque un brusco rialzo del costo delle importazioni, concorsero allo sviluppo della crisi debitoria altri due fenomeni che si rivelarono devastanti per le finanze di questi stati. Il primo fu il crollo dei prezzi delle materie prime, di cui questi paesi erano principali esportatori, a seguito del crollo della domanda provocato dalla crisi energetica e, dunque, il crollo delle entrate necessarie per il rimborso dei debiti. Il secondo fu lo svilupparsi delle politiche di ispirazione monetarista degli Stati Uniti e della Gran Bretagna che fecero impennare il livello dei tassi di interesse e produssero un forte apprezzamento del dollaro rispetto a tutte le altre monete, in particolare rispetto a quelle delle economie fragili.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tutto si concretizz\u00f2 nell\u2019\u201cesplosione\u201d dei costi di indebitamento e nell\u2019elevatissimo costo delle importazioni e del fabbisogno finanziario, a fronte dei quali le entrate derivanti dalle esportazioni furono del tutto insufficienti tanto che il Messico, inevitabilmente, nell\u2019estate del 1982 dichiarer\u00e0 l\u2019impossibilit\u00e0 di pagare i propri debiti. A ruota altri debitori, in un inatteso effetto domino, diffuso soprattutto in America Latina, si dichiarano insolventi facendo scoppiare la crisi del debito internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il recente studio presentato lo scorso ottobre dal \u201cProgramma delle Nazioni Unite per lo sviluppo\u201d (UNDP) intitolato \u00ab<em>Avoiding: too little, too late<\/em>\u00bb (Troppo poco e troppo tardi per evitarlo) ci avverte che il debito dei Paesi pi\u00f9 poveri tra quelli in via di sviluppo \u00e8 tornato a essere ad alto rischio, soprattutto a seguito della nuova crisi energetica legata al gas, combinata con i provvedimenti monetari di contrasto all\u2019inflazione delle Banche Centrali di Stati Uniti e Unione Europea. Infatti, nonostante l\u2019adozione a cavallo dell\u2019anno 2000 dei programmi per la riduzione del debito, in molti casi diventato impagabile, dei Paesi Poveri Altamente Indebitati (HIPC) poco o niente \u00e8 stato risolto e il numero dei paesi a elevato indebitamento, secondo il menzionato Rapporto, \u00e8 passato, dai 36 del 1999 ai 54 di oggi, di questi 26 sono classificati a \u00abrischio sostanziale, estremamente speculativo o insolvenza\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La gravit\u00e0 della situazione economica e sociale \u00e8 confermata da un altro Rapporto dell\u2019UNDP, sempre dell\u2019ottobre 2022, incentrato sul \u00ab<em>Multidimensional Poverty Index<\/em>\u00bb che analizza la povert\u00e0 combinando il livello del reddito pro capite con i diversi aspetti della vita quotidiana di persone in povert\u00e0 quali: l\u2019accesso all\u2019istruzione e alla salute, lo standard di vita in termini di alloggi, acqua potabile, servizi igienici ed elettricit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>In sintesi, risulta che 1,2 miliardi di persone in 111 Paesi vivono in condizioni di povert\u00e0 \u00ab<em>multidimensional<\/em>\u00bb acuta, quasi il doppio di chi \u00e8 considerato povero perch\u00e9 ha un reddito inferiore a 1,90 dollari al giorno. Il 50% delle persone povere (593 milioni) non ha elettricit\u00e0 e gas per cucinare; quasi il 40% dei poveri non ha accesso all\u2019acqua potabile e ai servizi igienici; pi\u00f9 del 30% delle persone povere \u00e8 privato contemporaneamente di cibo, combustibile per cucinare, servizi igienici e alloggio. La maggior parte delle persone povere \u00ab<em>multidimensional<\/em>\u00bb (83%) vive nell\u2019Africa sub sahariana (579 milioni) e nell\u2019Asia meridionale (385 milioni). Lo studio dell\u2019UNDP propone un coordinamento di tutti i creditori e l\u2019uso di clausole per le obbligazioni statali che mirino alla resilienza economica e fiscale, sostenendo che in alcuni casi si dovrebbe addirittura cancellare il debito e che i provvedimenti previsti dal G20 sono del tutto inadeguati se comparati ai 16mila miliardi di dollari stanziati dal G7 nella pandemia del 2020-2021.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono considerazioni che fanno eco ai ripetuti richiami del Magistero sociale della Chiesa per una remissione del debito, una effettiva equit\u00e0 ed una maggiore solidariet\u00e0 nei rapporti tra tutti i Paesi, a contrasto di quell\u2019\u00abimperialismo internazionale del denaro\u00bb denunciato da <em>Quadragesimo anno<\/em> (n. 108) gi\u00e0 nel 1931, che \u00e8 uno dei fattori che hanno portato alla crisi debitoria degli anni \u201880 e di quella che si sta profilando all\u2019orizzonte, con il rischio di rendere ancora pi\u00f9 difficile la conquista della pace tra i popoli, oggi pericolosamente minacciata. Al riguardo sarebbe quantomai urgente riflettere su ci\u00f2 che \u00e8 necessario per costruire la pace tra i popoli, perch\u00e9 la pace \u00ab\u00e8 opera della giustizia\u00bb (<em>Gaudium et spes<\/em>, n. 78), attraverso la \u00abcooperazione per lo sviluppo\u00bb di tutti i popoli (<em>Populorum progressio<\/em>, n. 87), che si attua attraverso la \u00absolidariet\u00e0\u00bb (<em>Sollicitudo rei socialis<\/em>, n. 39), ma soprattutto richiede l\u2019esercizio della carit\u00e0 \u00abindispensabile per trasformare i \u201ccuori di pietra\u201d in \u201ccuori di carne\u201d, cos\u00ec da rendere \u201cdivina\u201d e perci\u00f2 pi\u00f9 degna dell\u2019uomo la vita sulla terra (<em>Caritas in veritate<\/em>, n. 79).<\/p>\n\n\n\n<p><em>Leonardo Salutati<\/em><br><em>Fonte:<\/em> <em>www.ilmantellodellagiustizia.it <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(dal Blog dell&#8217;Accademia Alfonsiana) Nel corso degli anni \u201870 del secolo scorso si verificarono due importanti crisi energetiche legate al petrolio. 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