{"id":34011,"date":"2026-06-09T11:16:27","date_gmt":"2026-06-09T09:16:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cssr.news\/italian\/?p=34011"},"modified":"2026-06-09T11:16:30","modified_gmt":"2026-06-09T09:16:30","slug":"magnifica-humanitas-ovvero-la-necessita-di-tornare-a-pensare-teologicamente-la-storia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.cssr.news\/italian\/2026\/06\/magnifica-humanitas-ovvero-la-necessita-di-tornare-a-pensare-teologicamente-la-storia\/","title":{"rendered":"Magnifica humanitas, ovvero la necessit\u00e0 di tornare a pensare teologicamente la storia"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Un articolo del prof. Andrea Pizzichini, pubblicato sul\u00a0<a href=\"https:\/\/www.alfonsiana.org\/ricerca\/blog\">blog<\/a>\u00a0dell\u2019Accademia Alfonsiana<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Certamente \u00e8 arduo, nello spazio angusto concesso dal post di un blog, offrire una sintesi esaustiva di un\u2019enciclica che si articola in 245 paragrafi suddivisi in cinque capitoli, pi\u00f9 un\u2019introduzione e una conclusione \u2013 senza contare che, ormai, sono largamente disponibili strumenti (di IA, appunto!) che in pochi secondi possono fornirci resoconti precisi del documento, e sembrerebbe che, visto il profluvio di commenti che ha invaso il&nbsp;<em>web<\/em>, se ne sia fatto ampio uso (<em>a pensar male si fa peccato, per\u00f2\u2026<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che (forse) per il momento l\u2019IA non pu\u00f2 fornirci, al di l\u00e0 di riassunti pi\u00f9 o meno ben fatti, \u00e8 un\u2019indicazione di indirizzo per la riflessione teologica, che \u00e8 quello che pu\u00f2 interessare maggiormente i lettori di un blog accademico. E questo \u00e8 quanto indica la stessa&nbsp;<em>Magnifica humanitas<\/em>&nbsp;[=&nbsp;<em>MH<\/em>] al n. 47: \u00abAllo stesso tempo, vorrei incoraggiare accademie e universit\u00e0 a ridare slancio a tali principi [della Dottrina Sociale della Chiesa, (= DSC)], ripensandoli in modo aderente all\u2019oggi ed efficace nel fronteggiare la rivoluzione digitale. In questo modo, la ricerca teologica e filosofica potr\u00e0 approfondire e sostenere il cammino pastorale della Chiesa, contribuendo al compito del Magistero di illuminare la coscienza dei credenti e di orientarne l\u2019impegno a rendere pi\u00f9 giusta e fraterna la vita delle nostre societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di un vero e proprio&nbsp;<em>mandato<\/em>&nbsp;per le realt\u00e0 universitarie cattoliche con riferimento ai principi della DSC (<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/roman_curia\/pontifical_councils\/justpeace\/documents\/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html\">qui<\/a>), il cui approfondimento \u00e8 affidato a tutto il secondo capitolo di&nbsp;<em>MH&nbsp;<\/em>\u2013 e che, guarda caso, \u00e8 il pi\u00f9 trascurato nei commenti giornalistici \u2013 rendendo quanto mai riduttivo definire il documento semplicemente come \u201cl\u2019enciclica sull\u2019IA\u201d (<a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2026\/05\/25\/enciclica-leone-xiv-intelligenza-artificiale\/\">qui<\/a>, ma gli esempi si potrebbero facilmente moltiplicare). Certo, l\u2019IA \u00e8, in qualche modo, l\u2019emblema delle sfide che l\u2019umanit\u00e0 si trova oggi ad affrontare \u2013 il sottotitolo dell\u2019enciclica: \u00absulla custodia della persona umana nel tempo dell\u2019intelligenza artificiale\u00bb, sembra indicare proprio questo; per\u00f2, forse, il messaggio soggiacente \u00e8 che, al di l\u00e0 dei progressi fantasmagorici della tecnologia, ci\u00f2 che occorre non perdere di vista \u00e8 la vera posta in gioco: il bene della persona e il bene comune della famiglia umana, solo parzialmente coincidenti con il benessere economico. L\u2019IA passer\u00e0; forse riuscir\u00e0 a mantenere alcune delle sue \u201cpromesse\u201d di prosperit\u00e0; ma la persona umana, bisognosa di \u00abcustodia\u00bb, non passer\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Un primo campanello per la teologia, quindi, \u00e8 quello di non lasciarsi abbagliare dai prodigi delle nuove tecnologie, affacciandosi il rischio di una nuova idolatria prodotta dalla suggestione delle macchine che \u201cparlano\u201d (cf.&nbsp;<em>Antiqua et nova<\/em>, n. 105,&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/roman_curia\/congregations\/cfaith\/documents\/rc_ddf_doc_20250128_antiqua-et-nova_it.html\">qui<\/a>). Per fare questo, per\u00f2, occorre che la teologia torni a pensare, non tanto e non solo il rapporto tra umanit\u00e0 e tecnologia (ovviamente necessario), ma la&nbsp;<em>storia<\/em>&nbsp;nella sua interezza, in senso forte. Del resto, la stessa&nbsp;<em>MH&nbsp;<\/em>offre quello che di fatto \u00e8 un criterio ermeneutico di teologia della storia: \u00abCos\u00ec compresa, la Dottrina sociale diventa una teologia della comunione nella storia\u00bb (<em>MH<\/em>, n. 27). Ma che significa questo?<\/p>\n\n\n\n<p>Chi scrive \u00e8 alquanto scettico sulle possibilit\u00e0 di una cosiddetta etica proattiva, cio\u00e8 di un\u2019etica in grado non solo di giudicare processi come l\u2019attuale corsa dell\u2019IA, ma anche di dirigerli. Penso sia capitato a tutti di sentir dire o di leggere (o magari pure di dire) che la filosofia e, soprattutto, la teologia siano in ritardo rispetto agli odierni sviluppi tecnologici. Ora, se ci si riferisce al fatto che l\u2019incremento di potenza offerto dallo sviluppo tecnologico avviene a un ritmo che supera la capacit\u00e0 umana di comprenderne appieno le implicazioni, senza il tempo di rifletterci adeguatamente per usarne con saggezza, non si pu\u00f2 che convenire. Tuttavia, se si pensa, invece, che l\u2019etica dovrebbe prendere in mano le redini degli eventi imbizzarriti e ricondurli sulla retta via, personalmente nutro qualche dubbio, almeno se si intende con questo che basti, confondendo etica e diritto, fissare alcune norme per risolvere il problema.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 vero che anche&nbsp;<em>MH&nbsp;<\/em>dice che occorre \u00abgovernare in anticipo la trasformazione\u00bb (<em>MH<\/em>, n. 156), con riferimento specifico al problema del lavoro e della disoccupazione che, si teme, dilagher\u00e0 con l\u2019impiego sempre pi\u00f9 ampio dell\u2019IA a livello professionale. Ci\u00f2 significa, in realt\u00e0, che ciascuno di noi non deve rassegnarsi a essere spettatore passivo di tali processi, poich\u00e9, quali membri di un corpo sociale e non semplici individui, il nostro agire o il nostro astenerci dall\u2019agire possono avere conseguenze che non siano confinati alla nostra esperienza quotidiana. Non a caso, lo sguardo di&nbsp;<em>MH&nbsp;<\/em>abbraccia l\u2019intera societ\u00e0 nell\u2019ottica della sussidiariet\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nello specifico, cosa pu\u00f2 fare la teologia in questi casi? Ora, non \u00e8 suo compito quello di anticipare la storia \u2013 perch\u00e9 semplicemente non si pu\u00f2: si interpreta la realt\u00e0, non si consulta nessuna sfera di cristallo. Compito del pensiero teologico, come si accennava poco sopra, \u00e8 quello di offrire una lettura forte della storia e della societ\u00e0 che sia prima di tutto una&nbsp;<em>lettura di senso<\/em>, un\u2019interpretazione in senso forte degli avvenimenti in corso. Si parla, ovviamente, dei ben noti segni dei tempi (cf.&nbsp;<em>GS<\/em>, n. 4,&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\">qui<\/a>), riguardo ai quali il testo latino della Costituzione conciliare dice: \u00ab<em>perscrutandi et sub Evangelii luce interpretandi<\/em>\u00bb. Non si tratta, cio\u00e8, solo di essere aggiornati con gli ultimi ritrovati della tecnologia, senza offrire&nbsp;<em>un di pi\u00f9<\/em>&nbsp;che pu\u00f2 venire soltanto da un tempo consono di&nbsp;<em>ascolto<\/em>&nbsp;e di&nbsp;<em>pensiero<\/em>; ci\u00f2 presuppone una storia che sia meditata e pensata alla luce del Vangelo, quindi considerata alla luce del grande affresco offertoci dalla Parola rivelata e che la Chiesa, a livello di magistero e di tradizione teologica, non ha mai mancato di approfondire, andando a costruire un deposito che pu\u00f2 davvero ritenersi il tesoro da cui estrarre \u00abcose nuove e cose antiche\u00bb (<em>Mt<\/em>&nbsp;13,52; cf.&nbsp;<em>Antiqua et nova<\/em>, n. 1).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di un compito per il quale, credo, val bene la pena rimanere un po\u2019 in \u201critardo\u201d. Questo \u00e8 il contributo che la teologia (e, nella fattispecie, la teologia morale sociale) pu\u00f2 dare non solo al popolo dei fedeli, ma anche a tutta la famiglia umana, che oggi come non mai pare unita nella mancanza di una bussola che le indichi il retto cammino da seguire. E sembra anche il compito che&nbsp;<em>MH&nbsp;<\/em>le affida.<\/p>\n\n\n\n<p>Concludiamo osservando che, in effetti, questo post non offre una gran sintesi di&nbsp;<em>MH<\/em>: proprio per questo \u00e8 un invito a leggerla! E, perch\u00e9 no, magari sotto l\u2019ombrellone, cos\u00ec si fa pure la figura degli intellettuali\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un articolo del prof. 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