Lettera di una suora in Mozambico, Mangumo II

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Ciao Amici!!!

 Vorrei condividere con voi qualcosa sull’esperienza vissuta in questi giorni in una delle comunità nate negli ultimi 2 anni, dove non c’era la Chiesa Cattolica. Questo luogo si chiama Mangumo II.

 In questi 2 anni, la Comunità è cresciuta molto e con grande impegno ed autonomia hanno cercato il luogo adatto, hanno pulito e costruito la propria Cappella con materiali locali.

 Ogni domenica si riuniscono a pregare, ed ogni volta che c’è un incontro di formazione nella zona, vi partecipano con molto interesse ed entusiasmo.

Questa settimana, abbiamo fatto un incontro di formazione per la Settimana Santa. L’animatore si chiama Jaime, ed insieme ad altre 4 persone, che sono coloro che sanno leggere e normalmente animano le celebrazioni, ha ricevuto la formazione adatta per poter essere in grado di fare da guida per questi giorni. Il resto della Comunità (circa 30 adulti ed altrettanti bambini ed adolescenti) ha seguito gli incontri di catechesi apprendendo i canti propri di questi giorni.

 Sono stati giorni intensi e splendidi; si sentiva la freschezza delle prime comunità!

Una conferma di ciò è stata l’esperienza raccontatami da Jaime, all’imbrunire del primo giorno.

 Alcuni mesi fa, sono venuti a conoscenza che un vicino era malato (bisogna sapere che la struttura sanitaria più vicina del luogo rimane a 27 km e non c’è nessun tipo di veicolo per raggiungerla, per questo, molte volte, le malattie più semplici portano alla morte per mancanza di cure); il signore, in questione, si chiama Elias.

 Elias è un uomo anziano, e quel giorno era molto grave, ed erano giunti nella sua casa tutti i suoi figli, giunti da diversi luoghi, per dargli l’estremo saluto. Nonostante “non pregasse con noi” (così dicono quando una persona va in un’altra chiesa) la domenica seguente alla celebrazione, Iaime aveva invitato tutta la Comunità ad andare a pregare per lui. Erano giunti a casa sua e gli avevano chiesto il permesso per pregare; i figli avevano accettato ma avevano consigliato di non far entrare i bambini poiché l’uomo stava molto male e avrebbero potuto rimanere impressionati.

 Entrati nella “pallota” (casetta), il figlio maggiore si era seduto accanto a lui sostenendogli la testa affinché ascoltasse, poiché era molto debole. Tutta la Comunità aveva cantato, pregato con molta Fede e si era poi congedata.

 Durante il pomeriggio avevano avvisato l’animatore che Elias si era seduto ed aveva chiesto qualcosa da mangiare! Jaime non aveva dubbi, ed il giorno seguente erano tornati a pregare e così, verso il fine settimana il Sig. Elia stava in piedi! Da allora, aveva iniziato ad unirsi alla Comunità che segue tutt’oggi con salute e tanta gioia.

 Mentre lo ascoltavo mi veniva la “pelle d’oca”, poiché narrava la storia con la naturalezza di colui che non può rinunciare alla celebrazione delle Opere di Dio.

 E come un altro segno della semplicità e della profondità di questa Comunità, Jaime ha terminato il suo racconto dicendo “Però, ho una preoccupazione, sorella: ciò che voglio chiedere, è che là a Muvamba, continuiate a pregare per noi; qua abbiamo molte tentazioni, ci sono molte chiese che vogliono convincere le persone, per questo pregate tanto, affinché possiamo perseverare.” Un’umiltà ed una coscienza che tutto è una Grazia impressionante! Per questo chiedo anche a voi la preghiera per questa Comunità e per le altre che stanno iniziando il cammino: Manhicane B, Balata, Mugazela e Marilane. Molte grazie!!! Unforte abbraccio ed una fruttuosa Settimana Santa per tutti! Che il Suo Amore rinnovi la nostra Fede e la nostra devozione quotidiana, rimaniamo uniti.

 Suor Silvia

(Traduzione: Annalisa Pinca)

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