Pentecoste e Sant’Alfonso Maria de’ Liguori

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Gli apostoli, dopo aver ricevuto lo Spirito Santo secondo la promessa di Gesù Cristo, uscirono subito a predicare il vangelo: parlavano in diverse lingue, facendosi capire dalla gente di ogni nazione che si trovava a Gerusalemme, e questo miracolo riempì tutti di stupore. Gli apostoli si misero a predicare con coraggio la nuova legge a Gerusalemme, in mezzo ai giudei loro nemici: era il segno della venuta dello Spirito santo sopra di essi e del battesimo di fuoco da essi ricevuto, come Giovanni Battista aveva promesso: Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco (Lc 3,16). Questo battesimo si compì appunto nella Pentecoste, quando gli apostoli ricevettero lo Spirito Santo.

Essi predicarono in pubblico davanti a tutti, compresi coloro che avevano tramato la morte di Gesù, affermando che Gesù risuscitato era il medesimo che essi avevano fatto morire crocifisso. Tutti allora conobbero la scienza delle Scritture, acquistata da questi poveri pescatori (…). In un sermone san Pietro convertì tremila persone, in un altro cinquemila. E ciò in un popolo che si era fatto di Gesù Cristo l’idea di un infame malfattore.

Come poterono avvenire conversioni così numerose, quando Gesù, con la sua predicazione, ne aveva convertiti così pochi? Anche questo era stato predetto dal Signore: Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste (Gv 14,12). Va detto inoltre che i primi fedeli convertiti dagli apostoli, per seguire il loro esempio, si diedero a una vita perfetta, vendendo anche i loro beni, come riferisce san Luca (cf. At 2,44), attendendo al culto divino, all’orazione e alla carità verso il prossimo: tutti effetti della grazia dello Spirito Santo.

Con la Pentecoste fu portata a compimento la legge antica, di carattere esteriore, la quale prescriveva agli uomini degli obblighi, senza infondere in loro l’amore. La nuova Legge, invece, è interiore e fa amare ciò che impone. Così aveva predetto il profeta Geremia: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete il Signore, perché tutti mi conosceranno (Ger 31,33-34).

Queste parole del profeta significano che anticamente i fedeli, per conoscere la legge, dovevano essere istruiti dai dottori, mentre nella Legge nuova ognuno con il battesimo riceve una luce interna e una buona disposizione d’animo verso la legge, che fa amare la legge. È necessaria anche l’istruzione esterna dei pastori, che è uno dei loro principali doveri; ma è l’affezione interna che opera e ottiene il frutto per mezzo della grazia divina.

Sant’Agostino scrive che anticamente, “senza l’aiuto dello Spirito Santo, la legge era una lettera che uccideva. Ora invece lo Spirito santo fa amare, perché scritto nel cuore, ciò che prima, essendo scritto di fuori, la legge faceva temere”. L’antico patto, figura dell’attuale, terminò quando fu scritto il nuovo, non su tavole di pietra, scrive l’Apostolo, ma sulle tavole di carne dei vostri cuori (2Cor 3,3).

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