La dimensione pubblica della teologia morale, i nuovi media e le nuove sfide della pastorale familiare

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Quali sono le maggiori sfide etiche del nostro tempo e come la teologia morale può dare una risposta adeguata? Alla luce di questo interrogativo di fondo dell’VIII Congresso Internazionale Redentorista di Teologia Morale che si sta svolgendo ad Aparecida (Brasile) sono state presentate nella giornata di oggi (29 luglio) tre sostanziose relazioni dai teologi morali Marciano Vidal (Spagna), Giovanni Del Missier (Italia) e Silvio Botero (Colombia).

Per il redentorista Marciano Vidal, ben noto teologo morale nel panorama internazionale e attualmente impegnato nella stesura di una monumentale storia della teologia morale (Historia de la Teología moral) di cui già sono usciti i primi volumi, la sfida più urgente per la teologia morale è data ad intra dalla sua adeguata elaborazione scientifica e ad extra dalla sua capacità di essere comunicabile a livello pubblico. Nella relazione sono stati ricordati i diversi paradigmi che nella storia sono emersi circa la possibilità di costruire il discorso morale nel contesto della fede, non tutti evidentemente felici nel loro esito, come ad esempio quello casuistico-guiridico che ha fatto dimenticare lo spessore teologico del discorso morale, impoverendo notevolmente la conseguente proposta morale. Vidal ha quindi sottolineato l’importanza del recupero dell’epistemologia propriamente teologica per il discorso morale che ha trovato nei testi del concilio Vaticano II la sua affermazione magisteriale (OT 16, GS 46), offrendo una salutare spinta al rinnovamento post-conciliare. Nella seconda parte della relazione, Vidal ha reclamato l’urgenza di una Teologia morale pubblica, cioè presente e propositiva nella società pluralistica in cui oggi viviamo. Guardando a ciò che è stato elaborato specialmente nel contesto nordamericano a proposito del ruolo che possono giocare le diverse appartenenze religiose, Vidal ha sollecitato la teologia morale cattolica a prendere sul serio la sfida della sua validità argomentativo-scientifica e della sua capacità di partecipare al discorso pubblico per il bene comune, secondo le regole del legittimo pluralismo.

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Per il teologo morale Giovanni Del Missier, docente all’Accademia Alfonsiana (Roma) e direttore dell’ISSR di Udine, una delle maggiore sfide etiche è rappresentata invece dai new media che non vanno intesi solo come nuovi strumenti di comunicazione, ma realtà che cambiano profondamente il nostro modo di pensare e di agire, di comunicare e di intrattenere rapporti umani con il nostro prossimo, tanto da poter parlare di una vera e propria rivoluzione culturale o trasformazione dell’esperienza umana che interpella l’etica teologica e specialmente l’ambito dell’educazione morale, intesa come formazione della coscienza. Descrivendo e interpretando gli aspetti positivi e quelli problematici della vasta gamma degli strumenti del nuovo mondo digitale, Del Missier si è interrogato su come si vive l’esperienza della relazione interpersonale, quella della fede e quella più specificamente morale in questo nuovo contesto esistenziale in cui già tutti abitiamo inevitabilmente. Infine ha concluso, affermando: “a me sembra che la consapevolezza ecclesiale e teologica dell’attuale contesto mediatico assomigli a una mappa dell’epoca digitale ancora piuttosto approssimativa, sebbene alcuni riferimenti appaiano chiari e ben fondati. Si tratta di un’esperienza analoga a quella che si prova guardando oggi la cartografia cinquecentesca delle Americhe, andata precisandosi per approssimazioni successive, grazie all’affinarsi delle conoscenze e alla disponibilità di strumenti dotati di sempre maggior capacità interpretativa. Così possiamo prevedere che accada anche per la riflessione credente sulla vasta e ancora largamente inesplorata realtà del world wide web. Già ora, però, disponiamo di sufficienti indicazioni per navigare nella rete con consapevolezza e sicurezza sufficienti per eludere le secche disumanizzanti già evidenziate e per evitare che possa tragicamente naufragare la rilevanza del messaggio cristiano per gli uomini e le donne del nostro tempo. Ma, come per i velieri del passato conoscenze e strumentazioni servivano a poco se non si levavano venti favorevoli a gonfiare le vele e a propiziare una traversata spedita, così senza il soffio dello Spirito non sarà possibile una presenza significativa dei cristiani nell’ambito complesso della comunicazione digitale”.

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Per Silvio Botero, docente emerito dell’Accademia Alfonsiana, una delle sfide maggiori per la teologia morale odierna è data dalle rapide trasformazioni che si registrano nell’ambito della vita coniugale e familiare, come d’altronde è da tempo avvertito nella comunità cristiana e come prossimamente sarà messo a fuoco anche dal Sinodo dei vescovivoluto da Papa Francesco. Assente per motivi di salute, la relazione molto articolata e ricca di proposte è stata letta dal prof. Antonio Fidalgo. Al centro della sua riflessione, Botero ha messo la categoria dell’analogia che appare nella storia della riflessione teologica per risolvere casi nuovi e difficili e nello stesso Codice di diritto canonico, nei canoni 17 e 1752. In tale categoria Botero ritiene di individuare la possibilità di ripensare alcuni gravi problemi che affliggono le persone nella loro esperienza di vita coniugale e familiare. Dopo la presentazione di alcune situazioni critiche nel campo coniugale e familiare (le unioni di fatto, l’abbandono del coniuge innocente, la fine dell’amore coniugale, il problema dei divorziati risposati), Botero ha proposto di ripensare tali problematiche alla luce di sette analogie che il teologo colombiano ha tratto sia dalla storia della teologia che dal modo in cui lo stesso Magistero attuale procede in altri ambiti, come ad esempio nella Dottrina sociale della Chiesa. Alla luce di tali considerazioni storiche e speculative, Botero ha presentato le sue proposte, incoraggiando la teologia morale ad offrire il suo contributo di riflessione in questo delicato ambito, in sintonia con quanto Papa Francesco ha chiesto attraverso il richiamo alla categoria della misericordiae  con quella benignità pastorale che caratterizza il modo di fare teologia morale nella prospettiva del santo dottore e patrono dei moralisti, sant’Alfonso Maria de’ Liguori.

Don Vincenzo Viva

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