Gettare Un Fuoco : 20° Settimana Alfonsiana, Palermo

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“Credete che sia venuto a mettere pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione” (Lc. 12:51). Parole come queste di Gesù – tema della 20ma. Settimana Alfonsiana – non sono poche nei Vangeli. Queste sono tra le più roventi. La porta infuocata del Vangelo. Non a caso disse: “Sono venuto a gettare un fuoco sulla terra e quanto desidero che sia già acceso” (Lc. 12:49). Certo, possono essere accolte o respinte. Se accettate, però, non tollerano compromessi o approssimazioni.

Il primo aspetto da cogliere è che esse parlano anzitutto di Lui: di Gesù. Lasciano intravedere i tratti peculiari della sua personalità: la tempra d’uomo che era. I Vangeli o descrivono come persona estremamente determinata e coerente. Sarà infatti la coerenza col suo Vangelo – la sua obbedienza perfetta a Dio – a portarlo in croce come uno spregevole malfattore.

Ed è chiaro che a dividere la famiglia – in favore del “Regno di Dio” – è il Vangelo. Gesù stesso è il primo a uscirne. “I suoi” tentarolo di riportarvelo per farlo rinsavire. Dicevano infatti: “E fuori di sé” (Mc 3:21). Volevano una famiglia unita ma fuori del Vangelo. “I nemici dell’uomo saranno i suoi familiari” (Mt. 10:36). Perciò queste affermazioni di Gesù non sono una metafora o una parabola. Significano letteralmente ciò che dicono, senza altri fini o sottintesi. Per questo sono perentorie. Causano divisione, rottura, separazione, abbandono. Nel caso lo esiga il Vangelo, ognuno per la propria strada. E subito. Senza rinvii.

Ora e non domani. Come fecero Simeone e Andrea, Giacomo e Giovanni: lasciarono senza indugio il padre, la barca, le reti e “gli andarono dietro” (Mc 1:16-20) per annunciare con Lui il Regno. Nel quale non c’è famiglia: né maschi né femmine, né mariti, né mogli, né figli, né nuore, né suocere. Come saremo non è stato rivelato. Ora è il tempo solo della fede.

I grandi seguaci di Gesù di Nazaret: Francesco d’Assisi, Alfonso de Liguori, Charles de Foucault, Albert Schweitzer, Lorenzo Milani, Giuseppe Puglisi e molti altri, sono tali perché nella propria vita non fecero prevalere la famiglia, cioè i legami del sangue e della carne (Mc 3:31-35). Carne e sangue non contano nulla. Sono privi di significato o peso evangelici.

È utile riflettere sui perché i passaggi più critici del Vangelo – a parte la morte di Gesù – siano tra i più negletti e contraddetti. Pure in Sicilia. In cui all’etica ispirata al Vangelo è stata preferita (…solo in passato?) quella familistica del sangue e della carne.

Nino Fasullo, CSSR

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