Un progetto di solidarietà ed un viaggio che cambia la vita

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Esiste un vecchio detto, secondo cui chi mette i piedi nella terra d’Africa ci tornerà per sempre. Non so se questo è vero per ognuno, ma lo è stato per me. Dopo aver lasciato l’Africa 25 anni fa, sono tornato nel “continente nero” lo scorso mese di luglio per partecipare ad un progetto nato nella Parrocchia di S. Giuseppe a Grande Praire.

L’idea di Missione è sbocciata nel cuore di una parrocchiana, Bernadette Thibeault, di San Giuseppe. Bernadette ha sempre avuto un amore per i “piccoli” della società, per gli emarginati, per coloro che versano in gravi necessità. E’ stata di grande aiuto per l’organizzazione dei pasti per le persone bisognose della nostra città e, alcuni anni dopo, si è unita ad un gruppo del Saskatchewan per un viaggio missionario in Etiopia. Tale esperienza ha colpito così tanto Bernadette da farle sentire una chiamata a guidare da sola un gruppo in Africa.

Nonostante la raccolta di donazioni in denaro ed in natura facessero parte di un piano globale, l’obbiettivo principale era quello di stabilire realmente un rapporto crescente con la Missione Redentorista del Kenya. Tale processo è stato sostenuto, in modo significativo, da un legame particolare con P. Sarath Maddineni. Come potrete ricordare, Sarath è un Redentorista della Provincia di Bangalore che ha trascorso un anno nella nostra Parrocchia di Grande Praire ed è poi tornato nella sua Comunità in Kenya. Con grande gioia, Sarath sarebbe diventato il nostro Coordinatore, la nostra guida, nonché il nostro autista durante il nostro soggiorno. Così lo scenario era pronto per una vera avventura!

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Il gruppo era, a dir poco, misto. Oltre a Bernadette c’erano cinque studenti appena diplomati alla scuola superiore con tre delle loro madri, un insegnante, una coppia di pensionati, un contabile ed un Sacerdote (il sottoscritto). Siamo partiti da Grande Praire nel pomeriggio del 28 luglio e siamo giunti a Nairobi alle 6 del mattino del 30. Dopo esserci riposati un po’, abbiamo svolto un po’ di pratiche bancarie e poi ci siamo riuniti per mettere a punto il nostro soggiorno in Kenya. Avremmo trascorso la prima settimana facendo volontariato in tre luoghi: a Nairobi – Missionari della Carità (Sorelle e Fratelli di Madre Teresa); nella Casa per i Bambini affetti da HIV ed Orfani di Nyumbani; nella Casa Cottolengo, anch’essa per coloro affetti da HIV e per bambini.

La nostra prima visita agli apostolati era certamente un qualcosa che apriva gli occhi – nonché una sfida abbastanza forte per alcuni. Come in altre parti del mondo, le Sorelle ed i Fratelli di Madre Teresa si prendono cura di coloro che vengono scartati dalla società, in particolare i disabili ed i malati mentali. Residenti nella baraccopoli di Kibera, questi religiosi devoti ci hanno insegnato a vedere la faccia di Cristo in coloro dei quali si prendono cura.

Anche il viaggio negli orfanatrofi ha rappresentato una sfida. Vedere i sorrisi e la gioia nei loro volti, è stato un elemento forte per credere che quei bambini stavano lottando contro una malattia che minacciava la loro vita, e se qualcuno di noi prendeva in braccio un bambino, era difficile rimetterlo a terra. Una piccola creatura, in particolare, mi tormenterà per il resto della mia vita. Il termineche cambia la vita” non è un’esagerazione.

Dopo una settimana, eravamo pronti per un cambio di scenario, quindi abbiamo percorso 250 km in direzione di Mount Kenya, Villaggio di Iruma, vicino alla città di Meru. Ad Iruma, i Redentoristi curano la Parrocchia del Santissimo Redentore, oltre ad una scuola, quella di S. Alfonso. Siamo arrivati giusto in tempo per la Messa domenicale, una celebrazione, a dir poco, animata – due ore di canti, danze, applausi e ululati, sono stati all’ordine del giorno. Dopo pranzo abbiamo avuto la possibilità di visitare uno degli avamposti non lontana. La stazione di S. Lorenzo non è più grande di un capannone con un tetto di ferro ondulato, ma presta servizio a circa 17 famiglie nella zona. Per un futuro prossimo, si spera di poter costruire una struttura più permanente.

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Il giorno successivo, abbiamo fatto visita alla Scuola di S. Alfonso. In un primo momento ho pensato che avremmo semplicemente svolto un giro nel pianoterra, forse entrando in una o due aule. Ma la scuola aveva programmato una speciale assemblea in onore dei loro ospiti. Ciascuna classe, dal giardino d’infanzia alle 6 classi standard, ha presentato un canto o una danza, culminando in un invito ad unirci alle loro danze. Esistono dei video con me mentre ballo, ma spero che vengano chiusi in qualche cantina fino al giorno del giudizio.

Come spesso vuole il caso, dire arrivederci era un qualcosa di agrodolce. Ma il nostro piccolo gruppo di Missionari è tornato a Gran Praire con i cuori pieni di gioia e ringraziamento. E’ stato un viaggio che cambia veramente la vita in cui abbiamo visto veramente il volto di Cristo sui volti delle molte persone che abbiamo incontrato. In breve tempo, siamo andati in Kenya, ci siamo fatti molti amici e abbiamo maturato la speranza di approfondire quella amicizia per i prossimi anni. Quindi, abbiamo offerto al Kenya un affettuoso saluto – “Kwaheriyakuonana” – arrivederci al prossimo incontro.

(Traduzione: Annalisa Pinca)

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