Un amore “traboccante”: Alfonso de Liguori

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Alfonso de Liguori ripete nelle sue opere ascetiche, come un ritornello, che «Vertice della santità e della perfezione è amare Cristo, nostro sommo bene, nostro salvatore, nostro Dio». Quest’affermazione è alla base della sua visione teologica e dà unità a tutta la sua proposta spirituale e pastorale: Dio vuole solamente amarci e desidera in cambio il nostro amore per costruire la comunione con tutti gli uomini.

2.1 Ricondurre tutto all’amore

Per comprendere la storia d’amore tra Dio e l’uomo, Alfonso mette in luce, nel primo capitolo della Pratica di amar Gesù Cristo, la rivelazione della misericordia del Padre che si attua nel Cristo Redentore per compiere il disegno della salvezza. Punto di partenza è il ricondurre tutto all’amore:

Vertice della santità e della perfezione è amare Cristo, nostro sommo bene, nostro salvatore, nostro Dio. È, infatti, proprio lui a dirci: “il Padre stesso vi ama, perché voi avete amato me” (Gv 16,27).

Alcuni – nota s. Francesco di Sales – fanno consistere la perfezione in una vita austera, altri nella preghiera o nella frequenza dei sacramenti e altri ancora nelle opere di carità… Ma sbagliano. Vera perfezione è amare Dio con tutto il cuore. Scrive, infatti, l’apostolo Paolo: “Al di sopra di tutto ci sia sempre l’amore, perché è soltanto l’amore che tiene perfettamente uniti” (Col 3,14). E sant’Agostino aggiunge: Ama Dio e fa’quel che vuoi, perché ad un’anima che ama Dio, sarà lo stesso amore a farle evitare ciò che dispiace e fare ciò che gli è gradito (Cap. 1, n. 1).

Il Cristo Redentore rappresenta, per l’uomo, la rivelazione della volontà di Dio: una volontà traboccante d’amore. La risposta dell’uomo è un amore che scaturisce dalla memoria gioiosa e grata di questo amore:

Forse Dio non merita il nostro amore? Egli ci ha amato fin dall’eternità: “Ti ho sempre amato e continuerò a mostrarti il mio amore incrollabile» (Ger 31,3). “Uomo – sembra dire il Signore – sappi che io sono stato il primo ad amarti. Tu ancora non eri venuto al mondo, anzi non c’era neppure il mondo, ed io già ti amavo. È da quando, si potrebbe dire, sono Dio che ti amo; da quando ho amato me, ho amato anche te!”. A ragione, dunque, la martire Agnese, a un giovane che le avanzava proposta di matrimonio, rispose: “Sei stato già preceduto; è stato il mio Dio ad amarmi per primo. Egli mi ama dall’eternità. È giusto che io non ami altri che lui” (Cap. 1, n. 1).

2.2 Una memoria presente

La “gran dignità” dell’uomo, non si stanca di ricordare Alfonso, poggia sul fatto che ogni persona è creata ad “immagine e somiglianza di Dio”. È un’immagine amata e perciò capace di amare. In questa reciprocità di amore l’uomo è reso partecipe della vita divina.

L’iniziativa è sempre di Dio: anticipandoci il suo amore, fa sorgere in noi il bisogno e la volontà di amarlo a nostra volta. Perché sia viva e costante in noi la “memoria” del suo amore, Dio ci ha ricolmato e circondato di doni per renderci felici:

L’uomo generalmente si lascia condizionare dai doni… E proprio di questi si è servito Dio per attirarci a sé: “L’ho attirato a me con affetto e amore” (Os 11,4). E quali i doni di Dio all’uomo? Dopo averlo creato a sua immagine somigliantissima, e quindi arricchito di memoria, intelletto e volontà, Dio gli assoggetta il cielo e la terra, i mari, i fiumi, i monti, le pianure, i metalli, i fiori, i frutti e ogni specie di animali perché se ne serva e lo ami. “Mio Dio – esclama sant’Agostino -, il cielo, la terra e ogni cosa parlano di te e mi esortano ad amarti perché tu ogni cosa l’hai fatta per me”. L’abate Rancé, fondatore dei Trappisti, osservando dal suo romitaggio il cielo, le stelle, le colline, gli uccelli, i fiori, si sentiva continuamente spinto da ognuna di queste creature ad amar Dio, che per lui le aveva create. Santa Maria Maddalena dei Pazzi, se si trovava tra le mani un fiore, si sentiva così accesa d’amor di Dio che esclamava: “Dunque il mio Dio ha pensato fin dall’eternità a creare questo fiore per me?”. E il fiore le si trasformava in una freccia d’amore, che dolcemente le feriva il cuore e più fortemente la univa al suo Dio. Santa Teresa, invece, davanti allo spettacolo della natura pensava piuttosto alla propria ingratitudine verso Dio, che per lei aveva creato tante cose, proprio per essere riamato (Cap. 1, n. 2).

Alfonso V. Amarante

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