UN SOLO CORPO: Riflessioni sulla vita apostolica

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UN SOLO CORPO: I – 04

 VITA APOSTOLICA

Nel riflettere sulla Vita Apostolica, non ci occupiamo solamente di un tema ma del concetto fondamentale di unità, il filo che unisce coerenza e congruenza nel vivere la nostra vita come Redentoristi.

Lo stesso titolo delle nostre Costituzioni è “La Vita Apostolica dei Redentoristi – Costituzioni e Statuti”. Un Redentorista è una persona la cui intera vita è apostolica. Questo non è solo ‘apostolato’, o ‘lavoro missionario’ (Capitolo Uno delle nostre Costituzioni), ma la Vita Apostolica abbraccia ed unisce tutti gli aspetti: il lavoro missionario, la comunità, la consacrazione o la dedizione missionaria, la formazione, il governo. Come sottolinea Ignaz Dekkers: è importante che il titolo non sia “La Vita Religiosa dei Redentoristi”, ma “La Vita Apostolica dei Redentoristi”, che è molto più inclusiva ed unificante.

Evidentemente, il termine Vita Apostolica, significa vita vissuta dagli Apostoli. La C. 22 menziona con precisione Marco 3,14 e gli Atti 2, 42-45; 4, 32. Non esiste una definizione formale per l’espressione Vita Apostolica, ma possiamo riconoscere la sua manifestazione nella nostra spiritualità – nelle varie Costituzioni e negli Statuti. Questi vengono ulteriormente compresi nell’esperienza vissuta dei Confratelli che sono di esempio.

Il genio intuitivo di Sant’Alfonso viene manifestato nel suo credere che la Missione dà unità a tutta la nostra vita come Redentoristi. Le prime due Costituzioni mettono in risalto il significato di Vita Apostolica. La nostra Congregazione “sèguita l’esempio di Cristo” con la vita apostolica, che fonde insieme la vita di speciale dedicazione a Dio e l’attività missionaria dei Redentoristi.” (C. 1). In questo modo “tutti i Redentoristi, quali collaboratori, soci e ministri di Gesù Cristo nella grande opera della Redenzione, mossi dallo spirito degli Apostoli, pervasi dallo zelo del Fondatore, fedeli alle tradizioni dei loro predecessori e attenti ai segni dei tempi: sono mandati ad annunziare ai poveri il Messaggio della salvezza; formano una comunità apostolica; dedicata in modo particolare al Signore; sorretta da solida formazione; e da adeguate forme di governo.” (C. 2).

Questa forza unificante – ‘che fonde insieme’ – è cruciale nella nostra comprensione della Spiritualità Redentorista e del modo di vivere. Oggi, siamo sempre più consapevoli della necessità di coerenza tra chi siamo e cosa facciamo; tra la nostra vita “dedicata a Dio” ed al nostro “lavoro missionario”; tra la nostra esperienza spirituale personale e la necessità di condividerla con gli altri.

La nostra Vita Apostolica espressa nella Spiritualità Missionaria Redentorista, serve come un tessuto connettivo vitale che unisce armoniosamente tutti gli aspetti della nostra vita, racchiusa nei cinque Capitoli delle nostre Costituzioni. Quindi, non è appropriato parlare di Spiritualità e Missione. La congiunzione ‘e’ potrebbe suggerire che ci potrebbe essere una Missione senza Spiritualità, o che la Spiritualità potrebbe esistere, in qualche modo, separata dalla Missione.

Il termine Vita Apostolica serve per procurare unità ed armonia alla vita missionaria. ‘Ridurre’ la comprensione di questo termine all’attività apostolica significa tradirne la definizione. Tale confusione potrebbe essere ulteriormente aggravata dal momento che uno dei Segretariati raccomandati dalle nostre Costituzioni è il Segretariato per la Vita Apostolica. Di conseguenza, alcune (V)Province e Regioni comprendono la sua funzione come quella di occuparsi di problemi che riguardano l’Apostolato o il solo ministero. Ciò sarebbe un ridimensionamento ed un fallimento nel fare piena giustizia al significato del termine Vita Apostolica, in conformità all’intuizione di fondo ed alla tradizione ritrovata della Congregazione.

Mentre la vita comunitaria non costituisce lo scopo dell’Istituto, essa costituisce, in accordo con la Costituzione 21, “la legge fondamentale per la vita dei congregati” per “rispondere alla loro missione nella Chiesa”. Ciò significa che la Comunità esiste per la Missione, per rendere efficace la “carità apostolica” che siamo chiamati a vivere. La nostra Vita Apostolica, vissuta sia in comunità che nella nostra attività pastorale, si manifesta quando siamo missionari e quando diventeremo santi. La nostra vita comunitaria è di per se stessa Missione e Testimonianza.

Il termine Vita Apostolica rappresenta, pertanto, una scelta intenzionale che intende produrre, da un lato, una discussione coerente dal punto di vista dottrinale e, dall’altra, servire come mezzo pedagogico per l’educazione sul carattere unitario della Vocazione Redentorista che si incardina sull’Evangelizzazione (cf. Raponi).

La Vita Apostolica trova espressione nel termine ‘discepolo missionario’ predominante nell’Evangelii Gaudium. Essere discepolo e missionario non sono dimensioni parallele. Essi sono operativi insieme e nello stesso tempo! Leggiamo nell’EG 120, “In virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario (cfr Mt 28,19) … Ogni cristiano è missionario nella misura in cui si è incontrato con l’amore di Dio in Cristo Gesù; non diciamo più che siamo “discepoli” e “missionari”, ma che siamo sempre “discepoli-missionari” …”

 La Tua Parola è luce per i miei piedi

Ora, lentamente e pregando, leggiamo il Vangelo di Marco 3,14; soffermiamoci sulle parole e sui pensieri in esso contenuti. Marco 3,14 “Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare”

o Gesù dice VENITE, ma anche ANDATE! Essere Discepolo significa essere Missionario. Questi due termini non sono paralleli ma interagenti, e tale Vocazione va vissuta ‘insieme ed allo stesso tempo’. Crescendo come Discepoli, diventiamo ferventi Missionari. Vivendo seriamente la nostra Vocazione Missionaria, cresciamo come Discepoli. Non c’è spazio per la dicotomia spirituale o la schizofrenia religiosa!

o La C. 23 mette in risalto una condizione per realizzare la nostra particolare Vocazione nella Chiesa: “I congregati, chiamati a continuare la presenza e la missione redentrice di Cristo nel mondo, fanno della sua persona il centro della loro vita, sforzandosi di aderire a lui sempre più saldamente.”

Davanti all’Icona

In Maria, noi vediamo ciò che significa vivere la Vocazione di Madre di Gesù, nonché la Sua Missione di essere Madre di tutti noi, una vita di devozione e di Missione.

Negli occhi di nostra Madre del Perpetuo Soccorso, ci incontriamo con uno sguardo fisso ed intento che attrae ed abbraccia. Essi sono assorti intensamente su Suo Figlio che Ella tiene così dolcemente e fermamente tra le sue braccia. Lo si potrebbe definire uno sguardo meditativo, ed è quella riflessione attiva che ci porta a chiamarla Primo Discepolo, il Discepolo Modello.

Ma tale sguardo compassionevole, come ci ricordano le Scritture, abbraccia anche situazioni di bisogno che necessitano la Sua presenza e la Sua azione. Questo è lo sguardo che ha percepito l’imbarazzante necessità della coppia di sposi di Cana di Galilea, nonché quello che si è rivolto verso il corpo martoriato di Suo Figlio sul Calvario.

Ed è stato proprio Gesù, dalla Croce, che ha affidato a Maria la Missione di essere Madre di tutti noi e, per questo, Ella continua ad essere una Missionaria ispiratrice. Maria è il Discepolo Missionario Modello.

Bere dal nostro stesso pozzo

S. Alfonso era il primo a ritenere che l’Istituto avrebbe dovuto avere un unico proposito o scopo. A quell’epoca, le congregazioni religiose parlavano per lo più di due scopi: la Santificazione dei membri ed il Ministero Apostolico. La passione di Alfonso era quella di rispondere alle necessità dei poveri più abbandonati come faceva lo stesso Gesù. La Santificazione dei membri sarebbe stata quella di dare se stessi in tutto e per tutto per tale Missione. Egli aveva centrato la sua visione sulla reale Missione di Gesù Cristo, non su una parte o sulla dimensione divina della sua Missione (insegnamento, guarigione, ecc.). Quindi, Alfonso aveva affermato che la Congregazione, avendo un solo proposito o scopo, si integra in un’unità fondamentale – la dimensione mistica o contemplativa con il lavoro ministeriale od apostolico (Opuscoli relativi allo stato religioso).

L’intuizione di Alfonso, come espresso nella Regola, da lui stesso redatta, era stata cambiata dalla Santa Sede che l’ha conformata alla concezione generalmente riconosciuta dei due scopi: la Santificazione dei membri ed il Ministero Apostolico. Alfonso aveva scritto il suo chiarimento nella ben nota Considerazione XIII. Inoltre, l’espressione dei due scopi era rimasta nella Regola fino a che la formulazione alfonsiana era stata riscoperta dalle nuove Costituzioni.

Il profondo studio, la riflessione e la discussione portati avanti dai Redentoristi prima del Capitolo Generale del 1967-1969, avevano spianato la strada per le nuove Costituzioni che cercavano di riscoprire la nostra unicità attraverso il termine Vita Apostolica, ed avevano trovato, nelle origini della Congregazione e nelle intuizioni di S. Alfonso e dei suoi confratelli – un desiderio di rispondere in modo nuovo alle necessità della Chiesa.

Pertanto, nel preservare l’unità di base, noi diamo espressione al nostro Carisma Missionario all’interno della Chiesa. Nel continuare la Missione del Redentore, forgiamo uno stile di vita consistente, in grado di integrare una profonda unione con Dio e con i poveri più abbandonati in Gesù. In questo modo, il nostro stile di vita redentorista è di per sé missionario sia se studiamo, se ci riposiamo, se preghiamo o se svolgiamo il nostro apostolato, sia se siamo attivi sia se non siamo più capaci di esserlo (cf. Cost. 55).

Concludendo

Preghiera a Maria (Evangelii Gaudium)

Vergine e Madre Maria,

tu che, mossa dallo Spirito,

hai accolto il Verbo della vita

nella profondità della tua umile fede,

totalmente donata all’Eterno,

aiutaci a dire il nostro “sì”

nell’urgenza, più imperiosa che mai,

di far risuonare la Buona Notizia di Gesù.

Tu, ricolma della presenza di Cristo,

hai portato la gioia a Giovanni il Battista,

facendolo esultare nel seno di sua madre.

Tu, trasalendo di giubilo,

hai cantato le meraviglie del Signore.

Tu, che rimanesti ferma davanti alla Croce

con una fede incrollabile,

e ricevesti la gioiosa consolazione della risurrezione,

hai radunato i discepoli nell’attesa dello Spirito

perché nascesse la Chiesa evangelizzatrice.

Ottienici ora un nuovo ardore di risorti

per portare a tutti il Vangelo della vita

che vince la morte.

Dacci la santa audacia di cercare nuove strade

perché giunga a tutti

il dono della bellezza che non si spegne.

Tu, Vergine dell’ascolto e della contemplazione,

madre dell’amore, sposa delle nozze eterne,

intercedi per la Chiesa, della quale sei l’icona purissima,

perché mai si rinchiuda e mai si fermi

nella sua passione per instaurare il Regno.

Stella della nuova evangelizzazione,

aiutaci a risplendere nella testimonianza della comunione,

del servizio, della fede ardente e generosa,

della giustizia e dell’amore verso i poveri,

perché la gioia del Vangelo

giunga sino ai confini della terra

e nessuna periferia sia priva della sua luce.

Madre del Vangelo vivente,

sorgente di gioia per i piccoli,

prega per noi.

Amen. Alleluia.

(Traduzione: Annalisa Pinca)

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