Tanti fratelli e sorelle esiliati o uccisi per il solo fatto di essere cristiani

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Il Santo Padre, alla fine della catechesi di mercoledì 20 maggio, si è rivolto ai pellegrini con queste parole:

“Il 24 maggio, i cattolici in Cina pregheranno con devozione la beata Vergine Maria Aiuto dei Cristiani, venerata nel santuario di Sheshan a Shanghai. Nella statua, che sovrasta il Santuario, Maria sorregge in alto il suo Figlio, presentandolo al mondo con le braccia spalancate in gesto di amore e di misericordia. Anche noi chiederemo a Maria di aiutare i cattolici in Cina ad essere sempre testimoni credibili di questo amore misericordioso in mezzo al loro Popolo e a vivere spiritualmente uniti alla roccia di Pietro su cui è costruita la Chiesa.

La Conferenza Episcopale Italiana ha proposto che nelle Diocesi, in occasione della Veglia di Pentecoste, si ricordino tanti fratelli e sorelle esiliati o uccisi per il solo fatto di essere cristiani. Sono martiri. Auspico che tale momento di preghiera accresca la consapevolezza che la libertà religiosa è un diritto umano inalienabile, aumenti la sensibilizzazione sul dramma dei cristiani perseguitati nel nostro tempo e che si ponga fine a questo inaccettabile crimine.”

Un testimone della persecuzione dei cristiani è il cattolico caldeo Arcivescovo di Erbil (Iraq), Mons. Bashar Matti Warda, C.Ss.R. che recentemente ha partecipato ad un congresso internazionale a Madrid sulla libertà religiosa e la persecuzione dei cristiani.

Bashar Matti Warda, l’arcivescovo caldeo di Erbil, ha avuto più esperienza in prima persona che altri con le atrocità dello Stato Islamico, un gruppo che egli descrive  “un cancro” nel Medio Oriente. L’Arcivescovo  Warda gestisce una delle diocesi che ha sofferto più profondamente  le fanatiche aggressioni dell’ISIS, una regione che è stata anche invasa da rifugiati cristiani negli ultimi mesi  a causa della persecuzione implacabile dei militanti dello Stato islamico.

L’Arcivescovo  ha parlato a  Madrid lo scorso fine settimana ad un congresso internazionale sulla libertà religiosa dal titolo “Noi siamo tutti Nazareni #WeAreN2015.”

Nonostante la sua grande brutalità, lo Stato islamico non è poi così nuovo, ha detto l’Arcivescovo. L’Islam radicale è sempre esistito accanto ad espressioni più moderate. Warda ha detto che “la mentalità fanatica dell’ISIS non è un fenomeno nuovo, è stato sempre presente a causa del caos che regna nel paese.” Egli ha sottolineato anche che lo Stato islamico non è un fenomeno che affetta solo il Medio Oriente, ma piuttosto è “un fenomeno globale, perché ci sono Europei ed Americani che sono  nelle loro fila.” Tra i suoi tanti sforzi per combattere lo jihadismo islamico in ogni modo possibile, l’Arcivescovo ha posto particolare enfasi all’educazione.

“Nel 2004 la mia parrocchia fu la prima ad essere colpita [da] un’autobomba” ha detto. “La gente mi chiedeva cosa potevamo fare, e alcuni mi hanno proposto di costruire un muro di cemento l. Ma ho detto no, che ciò che dovevamo fare era costruire una scuola, e lo abbiamo fatto.” La scuola attualmente ha una maggioranza di studenti musulmani, e in questo modo Warda è in grado di influenzare la mentalità dei giovani musulmani.

Il vescovo ha detto che la scuola educa gli studenti nei valori di accettazione, rispetto, amore e apertura. “Questo è quello che manca ed è soprattutto ciò con cui i cristiani e in particolare i cattolici possono contribuire,” ha detto. “I cristiani hanno una missione di portare il messaggio di dare liberamente ciò che hanno ricevuto da Dio come dono o grazia, anche in questa parte travagliata del mondo,” egli ha detto.

Un’altra cosa che turba l’arcivescovo è la perdita di così tanti cristiani che sono che sono stati sfollati dalle loro case e poi semplicemente sistemarli in altri luoghi, senza possibilità di ritorno.

L’arcivescovo ha detto che è consapevole che la vita in Iraq per i cristiani non è facile, e questo comporta il rischio di un esaurimento della storica presenza cristiana nell’area. “Ecco perché offriamo una possibilità alle famiglie  [di] pensarci due volte prima di partire” ha detto. “Sappiamo che la vita in Iraq non è facile, in particolare quando vivono in una casa ammassati in una stanza o in una roulotte e siamo lasciati senza nulla.”

“Non posso dire loro di rimanere, ma posso dire loro che l’emigrazione non è l’unica opzione,” ha detto.

(from http://www.breitbart.com/ )

Carlos Espinoza

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