Dal Mozambico ci scrive un missionario redentorista

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Dal giugno di quest’anno, il Padre Ronaldo Divino de Oliveira, C.Ss.R., Redentorista della provincia di Rio de Janeiro, sta vivendo una profonda esperienza missionaria nella parrocchia di Cristo Re nel villaggio di Furancungo nel distretto Macanga, Provincia di Tete-Mozambico.

Scala News propone di seguito a sua testimonianza: le sue impressioni, le difficoltà e le motivazioni:

Salve gente amica!

Sto vivendo le mia nozze con il Mozambico. Mi trovo in Furancungo – un villaggio che si trova nel quartiere di Macanga, a 200 km da Tete, che è la città e la sede della diocesi. Per coprire questa distanza, occorrono cinque ore, data la precarietà delle strade, asfaltate e non. I 76 km di strada sterrata si riescono a fare in tre ore. La Missione Redentorista è iniziata qui nel 2011. Vivo con due missionari pionieri della missione. Entrambi sono irlandesi e hanno vissuto nel nord-est del Brasile.
L’altro gruppo missionario presente qui in Mozambico è venuto dall’Argentina. I primi missionari sono arrivati nel 2002. Ho  partecipato con loro ad una missione popolare di 10 giorni in Inhassoro, un villaggio di pescatori che si trova a quasi 1.000 chilometri da dove risiedo.
La nostra missione a Furancungo lavora pastoralmente nei villaggi che erano senza la presenza di un sacerdote. Un solo sacerdote gesuita è venuto alla parrocchia e nei villaggi vicini. A quelle più lontane, non ha potuto andare a causa della distanza e delle cattive condizioni della strada. Malgrado non c’è stata una presenza e cura più costante, abbiamo trovato una buona organizzazione parrocchiale (ministri, catechesi, gruppo giovanile e la Legione di Maria). Da quando siamo usciti a fare la Missione, abbiamo impiegato da tre a cinque giorni per fare il giro dei villaggi. Ora, con relativa frequenza, hanno celebrazioni eucaristiche, battesimi e matrimoni.
Non farò il dettaglio di ciò che manca in termini di necessità per una vita sana e dignitosa. In ogni aspetto ci sono carenze a livello di: Sanità, alloggio, istruzione, cibo ed elettricità. A volte rimaniamo due giorni senza energia elettrica. Non ci sono servizi di fognatura nei villaggi, e le strade non sono asfaltate. Sulla strada in cui viviamo, non abbiamo illuminazione. Non si può uscire di sera, a causa della zanzara che trasmette la malaria e perché non si vede nulla. Chi esce di sera è visto come qualcuno che vuole fare del male.
Se la chiesa perde la sua vocazione missionaria, perde la sua forza nella bellezza e nell’arte di evangelizzare. L’importanza della missione “ad gentes” per la Chiesa e, soprattutto, per la nostra Congregazione, è mantenere sempre vivo il suo carisma. Io non sono qui da solo, ma in comunione con la Chiesa e con i miei confratelli redentoristi. Siamo una Congregazione missionaria nella Chiesa. Un dono che ci ha dato S. Alfonso e che noi continuiamo. Abbiamo, per missione, quello di rivitalizzarla, soprattutto accettando di essere presenti nei luoghi in cui molti non vogliono o possono essere, di fronte alle sfide di alloggio e del lavoro pastorale.

Infine, io sono qui proprio nell’anno della vita consacrata, in cui Papa Francesco chiede a tutti noi, e soprattutto a noi religiosi, di essere una “chiesa in uscita”, portare il Vangelo della gioia ovunque. E qui in Africa, il continente della speranza, è proprio il luogo.
“Ho tante cose da dirvi, ma che non posso dire con le parole, come quanto è grande il mio amore per te.” Questo è il mio messaggio finale.
Grazie a tutti per le vostre preghiere e per la presenza sempre solidale e amica.

Padre Ronaldo Divino de Oliveira, C.Ss.R.

Villaggio Furancungo – Provincia di Tete, in Mozambico

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