Un nuovo Venerabile Redentorista: P. ANTONIO MARIA LOSITO (1838–1917)

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Ieri 30, settembre, Papa Francesco, ha autorizzato la promulgazione del Decreto sull’eroicità delle virtù del Redentorista P. Antonio Maria Losito, sacerdote professo della Congregazione del Ss. Redentore

In virtù di tale Decreto il P. Antonio Maria Losito

è dichiarato VENERABILE

Antonio Maria Losito, nacque a Canosa (BA) il 16 dicembre 1838, come ultimo di cinque figli, da Antonio e Maria Celeste Ricco. Quando vide la luce era già orfano del padre, deceduto qualche mese prima per un infortunio sul lavoro.

Battezzato lo stesso giorno della nascita, il 18 ottobre dell’anno seguente ricevette il sacramento della Cresima.

A seguito della morte della madre, a 10 anni, insieme agli altri fratelli, fu affidato alle cure della nonna materna andando ad abitare a Margherita di Savoia (BT). Dopo la morte di questa ritornò a Canosa presso la casa della sorella Angela, dove proseguì gli studi presso il convento dei Francescani.

La conoscenza dei redentoristi Vittorio e Nunzio Loiodice, all’età di 17 anni, orientò la sua entrata nel noviziato redentorista di Ciorani (SA) il 24 novembre 1855.

Professato i voto religiosi il 24 ottobre 1856, iniziò gli studi di teologia a Materdomi-ni (AV). Il 15 maggio 1859 ricevette gli ordini minori e il 19 marzo 1861 il suddiaco-nato a Nusco (AV).

A causa della salute precaria, i superiori decisero di farlo curare in famiglia. Dopo dieci mesi, completamente ristabilito, fece ritorno a Materdomini, dove il 15 marzo 1862 ricevette il diacono e, con dispensa pontificia di 8 mesi e 20 giorni, il 5 aprile dello stesso anno fu ordinato sacerdote.

Rimase nella comunità di Materdomini, per prepararsi all’attività missionaria fino al 1867, quando a seguito dell’applicazione delle leggi eversive del 7 luglio 1866, con cui venivano soppressi gli Istituti religiosi nell’Italia Meridionale, come tutti i Reden-toristi della Provincia napoletana, fu costretto a ritornare in famiglia.

Abitò a Canosa per 20 anni, durante i quali, oltre a mantenersi in costante contatto con il Superiore Generale e gli altri confratelli della Congregazione, con i quali con-divise molti momenti di attività apostolica, si adoperò particolarmente per i suoi con-cittadini, partecipando con spiccata sensibilità missionaria alle loro vicissitudini umane, spirituali e sociali.

Durante il ventennio canosino, profuse le sue forze e la sua disponibilità nel testimo-niare il Vangelo della misericordia con la predicazione, la formazione delle coscien-ze, la direzione spirituale, la riconciliazione dei conflitti, il conforto della preghiera nelle difficoltà e una fattiva sollecitudine verso i poveri e gli ammalati.

Per ben due volte tentò, inefficacemente, di ricostituire una comunità redentorista, a Materdomini nel 1869 e a Francavilla Fontana nel 1886. Con l’attenuarsi dell’ondata anticlericale, la mattina del 3 gennaio 1887, senza notificare ad alcuno la partenza, poté finalmente ritornare nella comunità redentorista di Pagani (SA) per contribuire attivamente alla ripresa della provincia religiosa,

Dopo cinque anni trascorsi nella comunità di Angri (SA), insieme al servo di Dio p. Giuseppe Leone, fu trasferito a Pagani, dove, per i successivi 20 anni, si occupò della formazione degli studenti teologi. Nel 1907, nonostante soffrisse di paralisi progres-siva già da 17 anni, fu nominato rettore della casa di Pagani e nel 1909 superiore pro-vinciale.

Profondamente animato dal carisma redentorista, nell’annunciare il Vangelo ai più abbandonati, con sacrifico e grande senso di responsabilità, non risparmiò le forze e i talenti ricevuti nel ministero della predicazione, nella saggezza del governo, nel te-stimoniare la carità ai confratelli, nella tenacia durante le avversità e nella totale fidu-cia dell’aiuto di Dio. Considerato guida spirituale esperta e misericordiosa, usufruiro-no dei suoi consigli persone di tutti i ceti sociali: sacerdoti, vescovi, cardinali e i pontefici s. Pio X e Benedetto XV. Il beato Bartolo Longo e la sua consorte, la con-tessa De Fusco, lo ebbero come confessore e direttore spirituale. L’aiuto del p. Losi-to a Bartolo Longo fu determinante nei momenti difficili durante l’edificazione del-le opere sociali annesse al Santuario di Pompei (NA), soprattutto per la fondazione dell’Istituto per l’educazione e la salvezza delle figlie dei carcerati.

Si spense nella casa di Pagani il 18 luglio 1917, a causa di una calcolosi renale,

In seguito alle insistenti richieste di alcuni vescovi della Puglia, con l’approvazione dei superiori Redentoristi, il 9 aprile 1983, la salma fu traslata nella cattedrale di Canosa e sepolta nella cappella di Sant’Alfonso.

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