Un Solo Corpo – Castità

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Un Solo Corpo – Castità

 Introduzione

I voti religiosi trovano la loro origine ed il loro significato nel Sacramento del Battesimo. E’ in questo Sacramento, infatti, che noi, come cristiani, siamo radicati in Cristo e riceviamo la fede comune e questo costituisce la vera base dell’essere discepoli di Gesù Cristo.

Il voto di Castità, come tale, anche se in relazione ad un modo particolare di vivere la vita religiosa, non può essere compreso indipendentemente dagli altri due, e quindi dalla Povertà e dall’Obbedienza e, per noi redentoristi, dal giuramento e dal voto di perseveranza.

Il voto di Castità, come tale, non può essere equiparato semplicemente al celibato, proprio dei sacerdoti diocesani (nelle Chiese cattoliche Orientali, gli uomini sposati possono essere ordinati e continuare la loro vita familiare). Il suo significato è profondamente radicato, proprio come gli altri due voti, nella scelta dell’amore indivisibile a Dio.

La Castità invita coloro che seguono Gesù ad una “vita di trasparenza”, ossia ad una vita totalmente ed interamente dedicata a Dio e che, come proprio modo di esprimersi, sceglie il Vangelo di Gesù Cristo. Ecco perché i voti religiosi sono detti anche Consigli Evangelici.

La Castità evangelica – un amore indivisibile per Dio ed un modo trasparente di amare Dio – non può essere definita solo a partire dalla prospettiva negativa di qualcosa di “non permesso” o “proibito”. Purtroppo, questo è il modo in cui molti intendono il celibato o il voto di Castità. Essi implicano un certo modo di vivere e di credere, ossia un certo modus vivendi. Ma dietro le regole concrete e al modo di credere, c’è una questione di amore e di devozione, di passione e di desiderio verso Dio e verso il suo Regno. Vivere il voto di Castità, rappresenta più di “un fare o non fare qualcosa”, significa “essere trasparente”, chiaro, indipendente da ogni cosa che potrebbe limitare o oscurare quell’amore per Dio che i religiosi/e sentono nel proprio cuore e tramite il quale rispondono a Dio.

La Parola di Dio è Luce per il mio cammino.

La Bibbia ci mostra spesso che l’amore tra Dio e l’essere umano non tollera nessuna mediocrità o via di mezzo. Tale Amore è indivisibile, trasparente e puro. Nella Bibbia, Dio viene presentato come essere fedele al suo amore per gli esseri umani, ma anche come Dio geloso che non accetta nessuna divisione. Nel nostro amore per Dio ci dovrebbe sempre essere la profonda convinzione che è proprio lui che per primo ci ha amati. L’Amore è la vera base della conoscenza di Dio perché Dio è Amore.

“Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.” (1 Gv 4, 8-10) (cfr. C. 56).

Quanto è facile, per noi, indipendentemente da quanti anni abbiamo, riconoscere noi stessi nel dialogo tra Gesù e il giovane sconosciuto (Mt 19, 16-24), e poi con Pietro e i suoi compagni (Mt 19, 25-30). Il giovane “ricco” cerca una vita perfetta e Pietro, insieme ai suoi compagni, si aspetta una qualche “ricompensa” per aver seguito Gesù. In entrambi i casi, Gesù è coerente e chiaro. Nelle sue risposte e nei suoi discorsi Egli sottolinea che l’Amore verso Dio non consiste nell’osservare i precetti (giovane ricco), e che l’amore di Dio, nel seguire Gesù, non viene misurato con la logica umana ma secondo una logica divina (Pietro e i suoi compagni). Gesù ci ricorda che non è “facendo delle cose” che diventiamo perfetti o abbiamo la garanzia di una ricompensa; ciò che realmente conta è “chi siamo” agli occhi di Dio e di fronte al mondo come “suoi seguaci” (Cf. C. 58).

Inoltre, non dobbiamo dimenticare un’altra dimensione di questo stesso Amore. Gesù è stato molto chiaro nella sua definizione della risposta all’amore di Dio, la risposta che viene sempre preferita e voluta dal Padre. “Non si può amare Dio che non potete vedere, se non amate il vostro prossimo che potete vedere”(1Gv 4, 20). Tutte le parole e le azioni di Gesù ci dicono che è più importante l’amore verso un essere vivente che ci attraversa la strada, piuttosto che osservare regole e leggi. Di sicuro, se comprendiamo bene il Suo insegnamento, possiamo notare che tra i due elementi non c’è contraddizione, né competizione. Quanto è singolare la scena del Giudizio Finale, descritta nel Vangelo di Matteo. Gesù non si preoccupa di ricordare tutte le azioni o i pensieri “proibiti” riguardo al voto di Castità. Nel giudizio finale c’è un solo principio: “Tutto ciò che avete fatto per i miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt, 25, 31-46). Sappiamo molto bene che queste azioni, pensieri, desideri, ecc., possono portare anche grande danno per gli altri. Comunque, il principio base dell’Amore verso gli altri, specialmente per gli ultimi, è chiaro.

A questo punto, è difficile non pensare all’albero di fico, florido, ma senza frutto, maledetto ed fatto seccare da Gesù. Guardando la nostra vita, a volte ci si può porre la seguente domanda: “Sì, tu sei così bello, con le tue virtù, fiorente con l’assolvimento dei tuoi impegni religiosi, ma dov’è il frutto?”. Perché avviene che quando ti si avvicina qualcuno, un membro della tua comunità, un laico che cerca comprensione, misericordia, consolazione, invece di provare gioia e pace del cuore, si trova amarezza, disapprovazione, pensieri di giudizio e persino pettegolezzo? Di sicuro, questi sono casi isolati, ma chi di noi non incontra nella sua vita religiosa “una mummia”, adornata di virtù e pietà, ma da cui fuggire, prima di rimanerne ferito?

Il voto di Castità non costituirà mai una piena espressione del nostro amore per Dio, se non viene vissuto in un amore quotidiano verso coloro che stanno attorno a noi, quelli con i quali viviamo come missionari. Papa Francesco ci offre alcuni spunti di ciò proprio con il Sinodo appena terminato, ricordandoci costantemente: la nostra castità e il nostro celibato sono mezzi per un solo scopo: renderci Sacramenti vivi dell’amore di Dio per tutto il popolo, specialmente verso coloro che sono abbattuti, persi ed emarginati, economicamente poveri e che piangono schiavi dei loro peccati, che non riconoscono.

Guardiamo la Croce. Ha sempre due dimensioni, quella verticale e quella orizzontale. Senza una delle due, non sarebbe una Croce. La nostra vita redentorista, è simile ad una Croce, il nostro amore e la nostra fedeltà dovrebbero essere così. Amore e fedeltà a Dio, che ci ha chiamato nella sua Misericordia e nel suo Amore, ed amore e fedeltà verso le persone, alle quali Dio ci ha chiamati ed inviati.

Davanti all’Icona

Guardando l’Icona della nostra Madre del Perpetuo Soccorso, ci rendiamo conto che il suo sguardo è rivolto verso di noi. Ella ci guarda come se volesse catturare la nostra attenzione, come se volesse dire qualcosa di importante a ciascuno di noi singolarmente. Nello stesso tempo, rivolge la sua mano destra verso Gesù. Chiunque si ponga in meditazione di fronte all’Icona deve sentire che Ella ci vuole dire: Lui è importante: seguilo come ho fatto io.

Il “sì” di Maria a Dio, non era quello pittoresco e dolce, ritratto in molti scritti ed opere d’arte (e, sfortunatamente, molte copie dell’Icona rappresentano qualcosa di “attenuato” dalla debolezza dello stile). Ma il suo “si” a Dio, nonostante i problemi e le paure, rimane fermo, incondizionato ed indivisibile. La Sua risposta alla proposta di Dio è stata pura, trasparente e casta. Nel pronunciare il suo “sì”, ha dovuto lottare con dubbi e domande, ma, rassicurata dalla promessa dell’Angelo, si è abbandonata totalmente alla Volontà di Dio. Il vero fondamento di tale generoso dono di consenso è stato l’Amore di Dio da lei sperimentato, e l’Amore da lei ricambiato, un amore umile che la porta ad autodefinirsi: la Serva del Signore. E’ una forma di umiltà che irradia dall’Icona della Madre del Perpetuo Soccorso, umiltà che porta il messaggio: Lui è importante, seguitelo come ho fatto io, qualsiasi cosa Egli vi chieda. E’ l’umiltà dell’Amore (il fondamento dei Voti Religiosi): povero, casto, obbediente e perseverante.

Quando preghiamo di fronte all’Icona guardiamo i suoi occhi e le sue mani. Ci rendiamo conto che veniamo anche noi invitati a dare la nostra risposta a Dio, e ciò può non essere facile, a causa di dubbi e paure che ci portiamo dietro, ma possiamo sempre contare sul suo aiuto. Da 150 anni, i Redentoristi affidano a Lei le loro vite e la loro Missione. Ella è stata molto generosa con la sua risposta e protezione. Ciò ci dà il coraggio e la volontà di imitarla e di dare a Dio il nostro totale, indivisibile, trasparente e puro Amore. La sua umiltà ci insegna ad autodefinirci: Missionari della Piena Redenzione. Dal momento che Ella ci indica il suo Figlio, noi vogliamo rivelarci tali al popolo di Gesù il Redentore.

Inoltre, guardando la sua Icona, dovremmo sempre tenere a mente il contesto in cui ella ha detto ai servi: “Fate ciò che Egli vi dirà”. Questa era la sua semplice reazione ad una situazione di necessità, all’imbarazzo della coppia che stava celebrando il suo matrimonio a Cana di Galilea. La nostra castità, come risposta all’Amore di Dio, dovrebbe aprire i nostri occhi verso tutti coloro che, intorno a noi, potrebbero essere in situazioni di necessità. Persino nelle nostre comunità ci sono delle persone che cadono nell’abisso della solitudine, che si possono sentire imbarazzate a causa della loro situazione, dell’esperienza della loro debolezza e inadeguatezza. Possiamo vederli con gli occhi di Maria?  Siamo in grado di dare una risposta? Oppure, assumiamo la posizione del sempre “fedele” figlio maggiore della parabola del Figliol Prodigo?

Bere dal nostro pozzo

La Castità ci invita ad una vita trasparente, non solo nelle nostre azioni, ma soprattutto nelle nostre intenzioni. Il Voto di Castità è una forma di vita impegnata verso Dio, seguendo l’esempio di Gesù il Redentore. L’Amore indivisibile ci porta a fare molte scelte ed a prendere molte decisioni per rimanere puri e trasparenti. La storia della Chiesa ci dà molti esempi di gente che ha pagato il prezzo più alto per rendere trasparente la propria vita. E’ possibile che non ci venga chiesto di fare tali scelte estreme, ma nella nostra vita religiosa quotidiana veniamo molto spesso sfidati a rimanere puri e trasparenti di fronte a così tante tentazioni per vivere nell’ “imbarazzo dell’egoismo e della vanagloria”. Qualsiasi cosa facciamo o pensiamo, dovremmo agire con la giusta intenzione. La scelta di vivere una vita di Castità infatti, deve essere intrapresa con la giusta intenzione.

Alfonso ci scrive quanto segue, sull’importanza della Giusta Intenzione: “La purità di intenzione consiste in fare tutto quel che facciamo per solo fine di piacere a Dio. L’intenzione buona o cattiva, con cui si fa un’opera, la rende buona o cattiva innanzi a Dio. Diceva s. Maria Maddalena de’ Pazzi: “Iddio rimunera le azioni a peso di purità di intenzione”. Veniamo alla pratica. Bisogna per primo che in tutti i nostri esercizi cerchiamo Dio, e non già noi stessi: se cerchiamo la nostra soddisfazione, non potremo da Dio pretendere alcuna ricompensa. E ciò corre anche per le opere spirituali. Quanti faticano e stentano a predicare, a confessare e servire ed a fare altre opere pie, e perché in quelle cercano se stessi e non Dio, perdono tutto. Il segno che noi in qualche cosa abbiamo operato per Dio, è quando non ne cerchiamo approvazioni o ringraziamenti dagli altri: quando non ci disturbiamo, allorché non succede il bene da noi intrapreso: quando di quel bene tanto ne godiamo, se è stato fatto per mezzo nostro, quanto se è stato operato dagli altri. Del resto poi quando abbiamo fatto qualche bene per piacere a Dio, non ci affanniamo a discacciar la vanagloria, se ne siamo lodati; basta che allora diciamo: “A Dio ne sia l’onore e la gloria”. E non lasciamo mai le azioni buone di edificazione del prossimo per timore della vanagloria; il Signore vuole che facciamo il bene anche avanti gli altri affinché gli altri se ne approfittino: “Sic luceat lux vestra coram ominibus, ut videant opera vestra bona, et glorificent Patrem vestrum” [Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.] (Mt. 5,16). Onde quando fate il bene, abbiate intenzione prima di dar gusto a Dio, e poi anche di dar buono esempio al prossimo. 

Per secondo, anche l’azioni corporali, come il lavorare, il mangiare, il dormire, il ricrearsi onestamente, facciamolo per dar gusto a Dio. La purità d’intenzione si chiama alchimia celeste, per la quale il ferro diventa oro: viene a dire che le operazioni più triviali ed ordinarie, fatte per dar gusto a Dio, diventano atti di amor divino.” (V. “Regolamento di Vita di un Cristiano”, 1754. Cf. Operre Ascetiche, Roma, 1968, vol. 10, pp. 315-316).

Completiamo la nostra riflessione con alcune domande, permettendo che penetrino nelle nostre menti e nei nostri cuori:

Vivo i miei Voti di Povertà, Castità e Obbedienza, insieme con il giuramento e voto di Perseveranza, come risposta a Dio che per primo mi ha amato?

Il mio amore per Lui, nonostante i problemi, i dubbi e le paure, è trasparente, puro, totale ed indivisibile?

La mia attività missionaria è motivata dalla giusta intenzione?

La mia vita, interiore ed esteriore, è casta e trasparente, senza nessuna “negoziazione” con le tenebre e la mediocrità?

La mia risposta all’Amore di Dio, segue la strada stabilita, mostrata da Cristo – la via dell’Amore per i miei confratelli, per la gente, per coloro che operano con noi e per noi nelle nostre comunità, e per coloro a cui veniamo mandati, che rappresentano la ragione per la quale noi Redentoristi, esistiamo nella Chiesa?

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UN SOLO CORPO è un testo di preghiera mensile proposto dal Centro dI Spiritualità Redentorista. Per ulteriori informazioni: P. Piotr Chyla CSsR (Direttore,Centro di Spiritualità, Roma) – fr.chyla@gmail.com

Questa edizione è stata preparata da  Piotr Chyla CSsR e Jacek Dembek CSsR.

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