Evangelizzare in chiave di sol

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E’ granadino, di aspetto esile e costantemente sorridente. A soli 4 anni mise per la prima piede sul palcoscenico, forse come uno dei tanti giochi infantili. Ma quelli che stavano assistendo a quel concerto improvvisato non potevano immaginare è che, anni dopo, il nipote di Elisa del Horno, cantante di flamenco, conquistasse tutti indistintamente con la sua apparizione in TV. Contrariamente a molte storie che troviamo nel mondo dei media, quella di Damián passa attraverso la consegna, il servizio agli altri, e l’allegria di vivere nella fede.
E’ un missionario redentorista, e conosce in prima persona la sofferenza dell’essere umano dopo un’esperienza di missione a Calcutta. Da lì è tornato con 18 kg in meno, e un obiettivo in più: essere parte della chiamata “rivoluzione dell’amore”. Così è apparso sul set del palcoscenico di Telecinco (Spagna), con il cuore rosso sotto il colletto clericale, illuminando la complessità prosaica del mondo catodico. Così è nato “il sacerdote hípster (con jeans e scarpe di ginnastica anni quaranta)” de La Voz. Il Padre Damián, che ha rilasciato un’intervista questi giorni prima della festa di Santa Cecilia, patrona dei musicisti, per far conoscere un po’ di più sul potere evangelizzatore delle sue canzoni.

Ecco un momento dell’intervista:

(Domanda) Potremmo dire che hai inteso la tua vocazione musicale all’interno di una missione più ampia. In un certo senso, stai mettendo i tuoi talenti musicali al servizio del Signore?

(P. Damian) Sì, questo è quello che volevo lasciare ben in chiaro fin dall’inizio. Mi piace pensare questa missione che ho ora come una vocazione nella VOCAZIONE. C’è una prima vocazione, che è quella di servire gli altri, il servizio alla Chiesa, il servizio a Dio, e che in ultima analisi, include molte altre vocazioni. Per me, la vocazione alla musica e l’annuncio di cose belle e della buona notizia è attraverso questa nobile arte.

(Domanda) Parlaci della “rivoluzione dell’amore”, e l’iniziativa #sienteloslatidos. Che cosa vi proponete di fare?

(P. Damian) L’idea è che il progetto non si concentra su di me, su Padre Damian. Abbiamo voluto dissociarlo fin dall’inizio dal mio nome, ma a volte è molto difficile, perché alla fine la gente associa con la persona. Ma abbiamo cercato, ad ogni modo, di dare questo impulso più ampio, e il titolo di “sentire i battiti del cuore”, con il quale vogliamo annunciare che, attraverso la musica, possiamo toccare molti cuori. Cuori che soffrono, che sono un po’ spenti, che vivono senza speranza. “Sentir los latidos” vuole essere uno slogan che anime. E allo stesso tempo far sì che noi possiamo sentire il battito di coloro che non hanno voce, e così gliela diamo noi!
Si può leggere l’intervista completa:

Evangelizar en clave de sol

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