Un solo corpo: Perseverare fedelmente nella Missione – Pane per il viaggio

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Impeto scritturale:

“Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti”. (Luca 16,10)

“Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.” (Luca 24,35)

Riflessione: pane per il viaggio

Da bambina, mi piaceva stare accanto alla mia prozia Mamie e aiutarla a fare il pane. Ci sono volute ore ad accumulare gli ingredienti, ungere le teglie, amalgamare la pasta, preparare il lievito, far lievitare la pasta, schiacciarla, farla lievitare ancora, e poi infornare il pane nel forno della vecchia stufa a petrolio. Per tutte quelle ore, abbiamo parlato e lei mi ha raccontato storie sui “vecchi tempi” mentre, dal forno, il profumo confortante del pane riempiva la vecchia casa. Ho amato quei momenti insieme. Sembrava che avessimo tutto il tempo del mondo. Mamie faceva il pane ogni due giorni. Quei deliziosi pani d’oro non hanno sfamato solo la nostra famiglia allargata, ma anche un certo numero di vicini, specialmente i malati e gli anziani!

Oggigiorno non faccio spesso il pane. Non mi sembra di avere il tempo per farlo. Se voglio una pagnotta di pane, oggi è più facile per me andare al minimarket dietro l’angolo e comprarla. Diversa era la situazione nel XVII secolo. Allora fare il pane era un’attività così dispendiosa in termini di tempo che poteva essere fatta solo una volta alla settimana, secondo gli storici.

Il nostro fratello Clemente, come Mamie, era un fornaio. Per tre periodi significativi della sua giovinezza, si è formato e ha lavorato come fornaio, e penso che questa sua prima formazione ci aiuti a comprendere come è diventato il santo che conosciamo e che ci stimoli come esempio di perseveranza.

Ai tempi di Clemente, pane, le torte, i dolci e gli altri prodotti da forno venivano preparati in un forno “ad alveare”, che era costruito in mattoni o argilla e anticipava il forno moderno. L’interno del forno di 1m x 1,5m doveva essere riscaldato per un periodo di circa quattro ore da un fuoco di carbone ben curato. Raggiunta la temperatura desiderata, il carbone caldo e disordinato veniva rimosso rapidamente per procedere alla cottura.

Mentre il forno si riscaldava, il fornaio preparava il pane e altri cibi da cuocere. Avrebbe usato farina di grano che era stata coltivato e trebbiato nel posto e macinata da un mugnaio locale. Le temperature variavano a seconda della posizione nel forno, quindi i diversi tipi di prodotti erano posizionati strategicamente per ottenere i risultati migliori. Non c’erano ancora le teglie, e così le pagnotte formate a mano di diverse dimensioni venivano gettate sul pavimento del forno di mattoni. Altri tipi di alimenti, come i fagioli, andavano cotti lentamente nel retro del forno per tutto il giorno.

L’intero processo di cottura si ripeteva più volte durante il giorno e le consegne venvano effettuate man mano che ogni lavoro veniva completato. Al termine di ogni lavoro, l’intero processo di accensione dei carboni, riscaldamento, pulizia e cottura si doveva ripetere da prima dell’alba fino al tramonto.

Ci sono voluti anni, acute capacità di osservazione, pazienza e perseveranza per apprendere e perfezionare le complesse abilità del mastro fornaio: la varietà delle ricette, il mantenimento delle giuste temperature nei forni, il tempismo e la gestione della cottura di una serie di cibi diversi nello stesso piccolo spazio del forno, le relazioni con i clienti e – soprattutto – ospitalità e carità, perché il panificio era una calamita per i poveri e i disperati del mondo, un luogo dove era probabile che si offrisse calore, cibo e compagnia, insieme a parole di conforto e orecchie che ascoltavano.

Molte persone andavano e venivano per il panificio, normalmente era un luogo affollato e punto focale per la comunità. Apprendisti, agricoltori, mugnai, persone che consegnavano carbone, fornai, clienti, fattorini e cittadini, ricchi e poveri, desiderosi di ascoltare o condividere storie andavano e venivano durante tutto il giorno.

Quando rifletto sulla vita di Clemente Hofbauer, la prima parola che mi viene in mente è “perseveranza”. Alcune persone pensano alla perseveranza come sinonimo di persistenza, ma per me la perseveranza è una qualità molto diversa. Lungi dalla persistenza ostinata, la perseveranza ha una qualità più profonda e porta una connotazione di profonda fedeltà e grandezza di impegno. Quando ho cercato la parola nel dizionario Merriam-Webster, ho scoperto che la perseveranza è definita come “sforzo continuo per fare o ottenere qualcosa nonostante le difficoltà, i fallimenti o l’opposizione … fermezza”. Dovrebbe esserci un’immagine di San Clemente Hofbauer accanto a questa definizione!

Mi sembra che le abilità e le capacità che il giovane Clemente apprese come apprendista fornaio a Znaim siano state le stesse a cui avrebbe dovuto attingere per tutta la vita, in vari contesti pastorali, comunitari e politici.

Il primo indizio che potremmo identificare sta in ciò che preparava. Più che dolci o torte, i fornai facevano il pane. Il pane ha un significato al di là della semplice alimentazione. Il pane è anche significativo nel cristianesimo come uno degli elementi (insieme al vino) dell’Eucaristia. La parola compagno deriva dal latino com- “con” + panis “pane”. Come apprendista fornaio in una bottega affollata, Clemente ha imparato ad essere un compagno per tutti: ricchi e poveri, maestro e apprendista, donna, uomo e bambino. Da acuto osservatore, avrebbe imparato a leggere le storie; il sorriso stanco del domestico, l’espressione orgogliosa e guardinga del ricco padrone di casa, la postura stanca della cameriera e gli occhi abbassati e affamati del mendicante. Avrebbe imparato la validità dell’accompagnamento: ascoltare, incoraggiare, porre domande gentili che sciolgano la lingua e liberino lo spirito. Avrebbe visto le stesse persone, giorno dopo giorno, anno dopo anno, e avrebbe imparato cosa significhi essere lì per un lungo periodo. La Perseveranza.

La pazienza è sicuramente una delle qualità che costruiscono la perseveranza. Clemente non era per natura una persona paziente; sappiamo da vari resoconti che aveva un temperamento focoso e talvolta si rammaricava della sua impulsività. Ma ci vuole tempo per far lievitare il pane, quindi la pasta deve essere lavorata e lasciata lievitare di nuovo. Il processo non può essere affrettato. Questa è stata una lezione che certamente Clemente ha applicato ad altre aree della sua vita con il passare del tempo. Ci vuole tempo per ammorbidire un cuore e aprire una mente. La formazione richiede tempo. Ci vuole tempo per formare un giovane Redentorista. Ci vuole tempo per creare legami di amicizia. Ci vuole tempo per plasmare una comunità. Come fornaio, Clemente sapeva anche che ciò che oggi impiega dieci minuti, domani potrebbe richiederne dodici, a seconda del calore del forno o dell’umidità dell’aria. Possiamo pianificare tutto ciò che ci piace, ma il lavoro e i tempi sono di Dio. Aspettare che Dio compia la sua opera è un elemento costitutivo della perseveranza.

I fornai conservano le loro ricette come segreti ben custoditi. Una particolare erba, nella giusta porzione potrebbe essere la chiave del successo. Clemente sapeva che c’era una ricetta segreta per una pagnotta gustosa e anche per un avvincente sermone. Uno dei segreti di Clemente era la preghiera. Una storia spesso raccontata  è quella di come, il giorno della morte di suo padre, la madre di Clemente lo condusse davanti ad un crocifisso, gli indicò l’immagine del nostro Redentore e gli disse: “Figlio mio, d’ora in poi, questo è tuo padre. Stai attento a seguire la via che a Lui piace.” David Louch, CSsR, in Un Solo Corpo nel giugno 2020, ha scritto:

L’intero viaggio della vita di Clemente è stato infatti segnato da una fiducia incrollabile in Dio e dall’impegno a fare la volontà di Dio. La sua relazione personale con Dio era al centro di tutto ciò che diceva e faceva, specialmente di fronte ai suoi numerosi fallimenti personali e apostolici”.

La perseveranza nella preghiera era “l’ingrediente segreto” di Clemente.

Diventare un mastro panettiere è il punto di arrivo di molti tentativi ed errori. Per avere davvero successo, è spesso necessario lo smacco del fallimento. Il pellegrinaggio del discepolato missionario di Clemente fu segnato da sorprendenti successi pastorali: le istituzioni fondate a Varsavia, l’innovativa iniziativa pastorale della missione perpetua a San Bennone, l’espansione veloce della Congregazione del Santissimo Redentore a nord delle Alpi, la crescita della comunità laica degli oblati. E ognuno di questi successi alla fine fallì a causa di forze politiche al di fuori del controllo di Clemente. Miracolosamente, quando guardiamo indietro con il senno del poi di duecento anni, non vediamo il fallimento, ma il successo. Perché? La sua stessa perseveranza è vista come un successo dai suoi fratelli e sorelle che lo considerano modello e mentore.

Nella sua lettera di proclamazione del giubileo di san Clemente Hofbauer il 15 marzo 2020, p. Michael Brehl ha scritto,

Più volte ripeteva: Il Vangelo deve essere predicato di nuovo, in ogni epoca e generazione, in una lingua che la gente comune possa capire. Queste parole continuano ad ispirarci, chiediamo a Dio di rivitalizzare la nostra Vita Apostolica e il nostro carisma missionario oggi!

Il lievito aggiunto alla Congregazione da San Clemente Hofbauer ha continuato a lavorare sulla “pasta”, vivificandoci, aggiungendoci gusto e colore, chiamandoci a una risposta missionaria creativa, rendendoci veri e propri “compagni” – pane – per gli altri nel nostro cammino.

 Domande per la riflessione

·        Quali passi biblici illuminano la tua riflessione sull’impatto di San Clemente Hofbauer?
·        Come intendi san Clemente come tuo “compagno”, pane per te, nel tuo cammino di conversione missionaria?
·        San Clemente ha vissuto situazioni drammatiche di fallimento. Tuttavia, è rimasto fedele alla missione. Che significa oggi essere fedeli alla missione? E come questo si può essere vivere oggi? Quali atteggiamenti ed esperienze possono aiutarci in questo senso?

Preghiera

Dio Padre nostro celeste e amorevole, ti ringraziamo per aver donato alla nostra Congregazione la vita e l’esempio di San Clemente Maria Hofbauer. Nella sua vita e spiritualità vediamo un perfetto modello ed esempio di ciò che sant’Alfonso voleva che fosse ogni Redentorista, uno che segue l’esempio del tuo Figlio Gesù nostro Redentore, nell’annunciare la Buona Notizia ai poveri e agli abbandonati. Ti chiediamo la grazia del tuo Spirito Santo su ciascuno di noi della Congregazione e su tutti i laici associati e collaboratori, sulle nostre sorelle e sulla famiglia Redentorista affinché possiamo essere sempre fedeli alla vita di Consacrazione Missionaria al tuo Figlio Gesù nostro Redentore. Te lo chiediamo nel nome di Gesù Cristo, nostro Redentore, Amen.

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ONE BODY è un testo di preghiera proposto dal Centro di Spiritualità Redentorista.

Questo testo è stato scritto da: Anne Walsh

La preghiera da:  Joseph Ivel Mendanha C.Ss.R.

Il testo è stato tradotto da: Gianni Congiu  C.Ss.R.

Per maggiori informazioni: Piotr Chyla CSsR (Direttore del Centro di Spiritualità –  fr.chyla@gmail.com).

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