È in corso a Roma l’incontro dei vescovi redentoristi organizzato dal Governo Generale della nostra Congregazione in occasione del Giubileo dei Vescovi. Martedì 24 giugno, nella solennità della Nascita di San Giovanni Battista, i partecipanti all’incontro hanno compiuto un pellegrinaggio a Pagani, vicino a Napoli, dove hanno celebrato la Santa Messa nella basilica di Sant’Alfonso de Liguori e hanno pregato sulla tomba del Fondatore dei Redentoristi. Tra i 30 vescovi erano presenti il card. Joseph Tobin e il card. Mykola Bychok.
“È significativo ritrovarsi oggi a celebrare l’Eucaristia in questo luogo che custodisce le reliquie del nostro Santo Fondatore, uniti nella vocazione redentorista che si amplia nel servizio episcopale, ponendosi al servizio dell’umanità perché a tutti sia annunciata la copiosa redemptio”. – Con queste parole ha iniziato l’omelia Mons. Antonio De Luca CSsR, vescovo di Torre del Greco in Italia, che ha presieduto la Santa Messa.
Il predicatore ha sottolineato che la nostra identità di redentoristi si esprime nel dinamismo missionario, che nel caso dei confratelli nominati vescovi dal Papa rimane attuale e amplia il proprio raggio d’azione.
Ha detto: “Con l’ordinazione episcopale non smettiamo di essere missionari redentoristi. Anzi, riceviamo un supplemento di amore e di misericordia del Padre che ci invia al suo popolo, per mezzo della Chiesa, che sceglie i suoi ministri e li invia come apostoli tra le genti”.
Mons. De Luca ha poi ricordato l’esempio di Sant’Alfonso de Liguori, consapevole della grande responsabilità legata al ministero episcopale. Come vescovo della diocesi di Sant’Agata de’ Goti, si è dedicato con zelo alla predicazione della parola di Dio nella diocesi e alla formazione dei sacerdoti. Era vicino alla gente semplice e bisognosa, portando loro un aiuto concreto e la speranza.
“Così S. Alfonso costituisce l’esempio di dedizione piena all’edificazione del Regno di Dio, di impegno apostolico, di amico dei poveri” – ha concluso la sua omelia.
I reverendi pellegrini sono stati accolti calorosamente a Pagani. All’inizio della Santa Messa, Mons. Giuseppe Giudice, vescovo della diocesi locale di Nocera Inferiore-Sarno, ha dato loro il benvenuto. A nome della comunità redentorista, i graditi ospiti sono stati salutati da padre Gennaro Sorrentino CSsR, superiore della Provincia di Europa Sud.
La celebrazione liturgica è stata accompagnata dal Coro Polifonico Alfonsiano, diretto da padre Paolo Saturno CSsR, riconosciuto esperto e divulgatore dell’eredità musicale di Sant’Alfonso.
Al termine della Santa Messa, i vescovi si sono recati nella cappella dove riposa la salma di S. Alfonso de Liguori. Lì hanno pregato insieme e poi individualmente, chiedendo la intercessione del Fondatore per la loro vocazione missionaria e il loro ministero pastorale.
Grzegorz Ruszaj CSsR / Scala News
Di seguito riportiamo il testo integrale dell’omelia di Mons. Antonio De Luca, pronunciata a Pagani.
La trasmissione della Santa Messa presieduta da Mons. Antonio De Luca CSsR è disponibile sul canale YouTube della Basilica di Sant’Alfonso a Pagani, il 24 giugno 2025.
Omelia di Mons. Antonio De Luca CSsR pronunciata il 24 giugno 2025 nella basilica di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori a Pagani, in occasione del Pellegrinaggio dei Vescovi Redentoristi.
È significativo ritrovarsi oggi a celebrare l’Eucarestia in questo luogo che custodisce le reliquie del nostro Santo Fondatore, uniti nella vocazione redentorista che si amplia nel servizio episcopale, ponendosi al servizio dell’umanità perché a tutti sia annunciata la copiosa redemptio.
La lieta occasione del Giubileo rende ancor più gioioso questo nostro incontro con la straordinaria figura di S. Alfonso. Qui tutto ci parla di lui, le sue opere, i suoi scritti, i luoghi abitati dalla sua presenza, le sue reliquie. Più di tutto ci parla e ci interpella la sua vita, le sue scelte, le sue intuizioni, il suo metodo missionario, la sua opera pastorale verso i più poveri e destituiti dell’aiuto spirituale. Provenendo da più parti del mondo, portiamo però nel cuore e nel ministero episcopale la stessa prospettiva, lo stesso contenuto, lo stesso spirito missionario alfonsiano.
Il nostro grazie allora al P. Generale, P. Rogerio Gomes, che ha promosso ed organizzato in maniera esemplare questo nostro incontro; al Consiglio Generale, al P. Provinciale della Provincia Europa-Sud P. Gennaro Sorrentino, alla comunità di Pagani che ci accoglie oggi, a tutti voi confratelli Vescovi.
La solennità della natività di San Giovanni Battista proietta la nostra assemblea nella vocazione del precursore di Cristo: «Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire» (Gv 3, 29-30). Ci tornano alla mente le parole del Santo Padre Leone nell’omelia della S. Messa con il Collegio dei Cardinali: «…un impegno irrinunciabile per chiunque nella Chiesa eserciti un ministero di autorità: sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato (cf Gv 3,30), spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo. È la vocazione di ogni ministro del Vangelo, soprattutto del Vescovo, chiamato ad annunciare il Vangelo di Cristo con grandezza d’animo e dottrina (cf rito ordinazione del Vescovo, riti esplicativi, 55). Ritroviamo in questa espressione del Santo Padre il filo conduttore dell’esistenza di S. Alfonso, tutto nella sua esperienza di maestro di morale e di pastore è stato orientato alla salvezza delle anime, dalla sua theologia moralis alla Pratica di amare Gesù Cristo, dalle opere ascetiche a quelle di devozione, annunciando sempre e ovunque l’abbondante redenzione. È anche l’esperienza di Alfonso de Liguori. Come Giovanni Battista, egli può essere identificato come colui che indica il Maestro, senza mai sostituirsi a lui poiché questo sarebbe il tradimento della missione apostolica. La Chiesa stessa, per sua natura missionaria, è l’indice puntato a Cristo, vive la sua missione in relazione a Lui, annuncia agli uomini il Vangelo, promuove l’uomo e tutto l’uomo, indicando i valori alti che scaturiscono dalla fede in Lui, santifica con i sacramenti la vita dei fedeli, scandisce nel tempo la fedeltà alla sua Parola, fino al giorno del Signore.
Questa è anche la vocazione di ogni redentorista che, come discepolo di Cristo, viene scelto ed inviato a “seguitare l’esempio del nostro Salvatore Gesù Cristo in predicare ai poveri la divina parola, come egli già disse di sé stesso: Evangelizare pauperibus misit me” (Costituzioni CSSR, 1). Noi redentoristi troviamo la nostra ragion d’essere inseriti in questo dinamismo missionario che non si estingue, anzi si allarga a dismisura, con l’ordinazione episcopale. Con essa non smettiamo di essere missionari redentoristi, anzi riceviamo un supplemento di amore e di misericordia del Padre che ci invia al suo popolo, per mezzo della Chiesa, che sceglie i suoi ministri e li invia come apostoli tra le genti. La grandezza del ministero episcopale certamente spaventa. Dio ha messo nelle nostre mani un tesoro dal valore incalcolabile, cioè la salvezza delle persone affidate alla nostra cura pastorale. S. Alfonso, davanti a questa responsabilità, tremava di spavento, come anche noi certamente, ma come lui, troviamo il coraggio e la serenità credendo che è il Signore “Il Pastore grande delle pecore”, lui che è “Pastore e Vescovo delle anime”.
L’esperienza episcopale di Alfonso de Liguori la possiamo comprendere se rileggiamo le parole con le quali egli stesso la indica: “Dio mi vuole vescovo ed io voglio essere vescovo”. Tali parole giunsero dopo una lunga lotta interiore fatta di lacrime, rinunce e rinvii.
Nel 1762 S. Alfonso risiedeva in questa comunità di Pagani. Aveva quasi 66 anni e i segni della malattia erano già incombenti. Uno stato di agitazione sconvolse l’animo di Alfonso. Provò un «dolore nel cuore e nelle viscere, non disse una parola…con gli occhi pieni di lagrime». Il tentativo di rinuncia fallì, Clemente XIII fu irremovibile: «Lo voglio…che ubbidisca senza altre obiezioni e lo dispenso dal suo voto di rinunziare a tutte le dignità fuori della sua congregazione». Il pomeriggio del 19 marzo 1762 il messo tornò con la nomina. Compreso che non vi era possibilità di sfuggire al volere del papa, egli acconsentì: «Gloria Patri, fece allora Alfonso piegando la testa, Dio mi vuole Vescovo, ed io voglio essere Vescovo», anche se non gli fu possibile nascondere tutta la sua amarezza dovendo lasciare la comunità e i confratelli. Fu così provato che non riuscì a parlare per alcune ore, le lacrime furono l’unica “parola” che riusciva a pronunciare.
Iniziò così per S. Alfonso uno dei periodi più impegnativi della sua vita nell’allora Diocesi di S. Agata dei Goti. I fatti confermarono l’intuizione del Papa che lo volle vescovo: in tutto venticinque anni di episcopato, tredici anni in Diocesi, dodici anni a Pagani dopo avervi rinunciato, con un lavoro apostolico senza risparmio di energie:
• risollevando le sorti del suo popolo con la predicazione, la catechesi, l’istruzione religiosa;
• curando la preparazione dei suoi sacerdoti, con la formazione, soprattutto nella Teologia morale della quale, nonostante incalzanti e variegate novità, resta indiscusso maestro;
• sovvenendo a tutti i poveri con la sua carità senza limiti: vendette perfino il calesse e la pietra del suo anello per aiutarli durante una penosa carestia.
Gli umili ed i poveri più abbandonati restano nel suo cuore di pastore, così come lo furono quando da missionario predicava il Vangelo nel Regno di Napoli. Tocca con mano la povertà e, con instancabile zelo, sovviene alle necessità dei miseri, mettendo mano ai proventi della mensa vescovile e a quelli del suo diritto alla primogenitura. Consuma sé stesso, i suoi giorni, le sue energie per l’annuncio del Vangelo e per la salvezza delle anime.
Così S. Alfonso costituisce l’esempio di dedizione piena all’edificazione del Regno di Dio, di impegno apostolico, di amico dei poveri. Uomo della speranza, ci insegna che nulla è mai del tutto perduto con Dio e che Egli, ricco di misericordia, vuole che tutti siano salvi ed arrivino alla conoscenza della verità.
La sua intercessione accompagni i nostri passi di pastori e la sua preghiera ci ottenga lo sguardo amorevole della Beata Vergine Maria da egli invocata: O bella mia speranza, dolce amor mio Maria, tu sei la vita mia, la pace mia sei tu.
AMEN



















