“S. Alfonso M. de Liguori. Un missionario della speranza”

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Presentato a Marina di Camerota (SA) il volume di Antonio De Luca ed Enzo Rispi

Nella splendida cornice della riviera cilentana di Marina di Camerota, tra l’azzurro del mare e l’asperità dei monti, nella monumentale chiesa neoclassica (1874), sede della parrocchia dedicata a S. Alfonso Maria de Liguori, lunedì 11 agosto, è stato presentato il volume sul santo Fondatore dei Redentoristi, di Antonio De Luca ed Enzo Rispi, S. Alfonso M. de Liguori. Un missionario della speranza (Edizione Diocesi Teggiano Policastro, Teggiano (SA) 2025, pp. 93) di recente pubblicazione.

Patrocinatore ed organizzatore inappuntabile dell’evento il parroco di Marina di Camerota e di Lentiscosa, don Gianni Citro, già noto per le sue molteplici iniziative culturali e appassionato estimatore del Santo. Egli, in occasione della presentazione, ha voluto porre all’attenzione del pubblico un’opera d’arte, unica del suo genere, ponendola al centro della scenografia, che ha dettato il tema della manifestazione. Parliamo di una tela inedita di sant’Alfonso, probabilmente di area campana, recentemente acquistata e posta nel presbiterio della chiesa, già ricco di opere d’arte di notevole valore. Il ritratto del Santo, eseguito, come testimonia una iscrizione sul retro, appena nove anni dopo la sua morte (nel 1796), ci offre uno dei primi volti dell’allora servo di Dio, eseguito dal geniale pennello di qualche esperto, anonino ritrattista locale, che probabilmente – non lo escludiamo – lo ha conosciuto di persona. Il volto del Santo, leggermente reclinato sulla spalla destra, è caratterizzato da uno sguardo vivo e penetrante, nella sua pacata serenità, in atteggiamento di amabile e arguto sorriso, mentre abbraccia un crocifisso con la sinistra e pone sul cuore la destra, quasi ad indicare la sua grande sensibilità umana e spirituale. Prendere parte all’evento, ammirando l’opera, ha reso sant’Alfonso più vicino agli intervenuti, riallacciando, simbolicamente e visivamente, quell’ininterrotta empatia tra lui e il popolo.

La serata ha avuto inizio con una introduzione a cura di don Gianni, nella quale, oltre a dare il benvenuto al vescovo monsignor Antonio De Luca e ai numerosi partecipanti, si è annunciato il programma dell’evento. 

La prima parte della serata è stata dedicata alla presentazione del libro, elegante e pratico nella sua forma tascabile – ha precisato don Gianni. Intessendo una conversazione spontanea il conduttore e il vescovo, si sono soffermati su alcuni punti nodali del testo, offrendo ai presente un saggio del suo contenuto. 

La seconda è stata un omaggio al Santo napoletano, e al suo genio musicale, con la magistrale esecuzione di sette brani per organo, eseguiti al magnifico settecentesco organo a canne, posto sulla cantoria della chiesa. Alla tastiera il maestro Anna Bardaro che ha regalato ai partecipanti un vero e proprio godimento sonoro.

La conversazione ha avuto il suo esordio a partire dalla messa a fuoco di una delle inconfondibili caratteristiche della personalità di sant’Alfonso, il suo spirito pratico, congiunto al suo pensiero teologico che ne ha fatto uno dei maggiori esponenti dell’Illuminismo e dell’Umanesimo – come è stato più volte ribadito nel corso dei vari interventi – oltre che uno dei più grandi pensatori europei di epoca moderna, le cui edizioni delle opere superano quelle di Shakespeare. 

Padre Antonio de Luca, dopo aver ringraziato i presenti ed avere espresso il suo apprezzamento all’ideatore della serata, ha descritto l’indole pratica di sant’Alfonso, specialmente nella soluzione di problemi umani, connessi alla vita morale, gettando luce sulla visione moderna dell’uomo e sulla rivisitazione del ruolo della legge morale, che costituiscono il nucleo fondamentale attorno al quale si articola il suo pensiero. Si è inoltre soffermato sulla prossimità di sant’Alfonso con la gente semplice, punto di partenza di ogni sua iniziativa, teologica e pastorale, e filo rosso di tutto il libro, appena edito. 

Il secondo argomento è nato da un opportuno richiamo ad un evento della biografia del santo Dottore che ha coinvolto uno dei suoi discepoli più noti: san Gerardo Maiella. Partendo da questo confronto, prima tragico, poi commosso, monsignor de Luca, con efficaci pennellate, ha tratteggiato l’umanità dirompente di S. Alfonso, la sua sensibilità e perfino la capacità di commuoversi, dinanzi alla semplicità disarmante del santo fratello. Ha narrato poi, con evidente pathos, alcuni episodi della vita di Gerardo Maiella, ricavati dai processi per la Beatificazione, che ne hanno svelato particolari inediti della santità e delle sue manifestazioni soprannaturali, alle quali lo stesso sant’Alfonso inizialmente faceva fatica a prestare fede. Due artistiche statue dei santi menzionati costituiscono parte del patrimonio dell’edificio sacro e sono oggetto di venerazione da parte dei fedeli.

La terza domanda, posta con raffinato acume, verteva su un argomento cardine dell’intuizione pastorale del Santo: la sua opera di formazione e promozione dei laici nelle cappelle serotine. Ricollegandosi ad una pagina memorabile dell’epopea alfonsiana, don Gianni, con una sottolineatura ad ok, ha voluto riaffermare la contemporaneità del pensiero e della prassi pastorale di Alfonso. La risposta puntuale del suo interlocutore ha messo ulteriormente in evidenza la modernità della visione pastorale di sant’Alfonso, in piena sintonia con la sua universale promozione della santità. S. Alfonso è colui che annuncia la speranza ai senza speranza – ha esordito De Luca – attraverso l’evangelizzazione egli ha sempre agito per la promozione della persona umana, e specialmente degli scartati della società. La sua opzione per l’annuncio del Vangelo, con un linguaggio semplice e l’utilizzo di tutti gli strumenti di comunicazione a sua disposizione, lo rende immediatamente vicino al nostro tempo, dove la comunicazione, attraverso la mediaticità, è la chiave di volta per comprendere l’uomo contemporaneo e la sua mentalità, in vorticosa trasformazione. Alfonso è un grande comunicatore, empatico ed efficace, padrone delle tecniche della comunicazione che mette al servizio del Vangelo della Speranza. Egli parla soprattutto al cuore, e lo fa con il cuore, raggiungendo con la parola, detta e scritta, attraverso l’arte, la musica, la pubblicistica un numero sempre maggiore di destinatari, senza esclusioni o parzialità. Il suo esempio stimola la Chiesa, già da tanti anni, additata come comunità in uscita, e pienamente immersa nella nuova evangelizzazione, come viene più volte affermato nelle pagine del libro, dove non mancano utili raffronti con il più recente magistero della Chiesa.

L’ultimo argomento ha avuto per oggetto il tema della Speranza, richiamato nel titolo, e leitmotiv del Giubileo, appunto soprannominato “della Speranza”. In che senso s. Alfonso è stato un annunciatore e un missionario della Speranza – ha chiesto don Gianni – e cosa può dire a noi oggi, su questo tema centrale della vita cristiana?

S. Alfonso ha ridato speranza a tutti – ha subito chiarito De Luca – aprendo alla possibilità della salvezza universale, in un epoca complessa e difficile, attraversata in Teologia dal rigorismo giansenista e da una prassi pastorale che penalizzava e induceva alla disperazione. Egli ha proclamato con forza la copiosa Redemptio, mettendo al centro del suo annuncio il mistero pasquale, e nello stesso tempo promuovendo la persona umana, in ogni sua dimensione. 

Le domande, poste con perspicacia e sostenute da puntuali citazioni dal testo, e le risposte, istantanee e vivaci nella loro esposizione lineare, hanno contribuito ad abbozzare un profilo più contemporaneo di sant’Alfonso, vicino all’uomo e al suo cammino, e a presentarne la portata profetica, per le intuizioni che hanno anticipato di qualche secolo l’itinerario ecclesiale, giunto al suo apice nella svolta del Vaticano II.

Un’assemblea attenta e partecipe ha espresso il suo apprezzamento con un silenzio interessato e un intercalare di applausi scroscianti. È inutile ribadire che tutte le copie del libro sono andate a ruba, con la richiesta di dedica che ha costretto monsignor De Luca, come da consuetudine, ad autografare ogni singola copia, ulteriore attestazione del gradimento e dell’interesse suscitato. 

Presenti anche alcuni sacerdoti della forania e il superiore provinciale dei Padri Vocazionisti, alcune suore, in rappresentanza delle comunità religiose vicine, e molti turisti, attirati dall’unicità della circostanza, che ha rappresentato un momento di formazione e crescita culturale. 

La piena riuscita dell’evento ha realizzato realmente quanto auspicato dagli autori nella dedica del libro: In quest’anno giubilare, dedicato alla speranza, la nostra Diocesi possa riscoprire la figura e l’opera di S. Alfonso de Liguori, testimone di speranza (p. 3)Cominciando da Marina di Camerota sant’Alfonso e il suo messaggio si pongono nuovamente al centro della riflessione della Chiesa di Teggiano Policastro, dove il suo culto è diffuso, insieme a quello di San Gerardo, e dove la spiritualità redentorista ha radici profonde, grazie all’opera di lungo governo di un altro vescovo redentorista monsignor Nicola Maria Laudisio (1779-1862), alla guida della diocesi di Policastro dal 1824 al 1862, e alla predicazione di numerose missioni popolari, come attestano le tante croci-ricordo disseminate in tutto il territorio. 

P. Vincenzo M. La Mendola C.Ss.R.