Natale 2025 nel Santuario del Perpetuo Soccorso a Roma

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Roma, 25 dicembre 2025 — La comunità redentorista presso la Curia Generalizia ha celebrato con gioia la Solennità del Natale del Signore. Nel santuario del Perpetuo Soccorso, il p. Ivel Mendanha, CSsR, consultore generale, ha presieduto la Messa della Notte.

Nella sua omelia, p. Ivel ha richiamato l’attenzione sulla forza trasformante del Natale come simbolo di pace e fraternità. Attraverso il commovente ricordo della tregua di Natale del 1914, quando soldati nemici posero le armi per incontrarsi come fratelli, ha sottolineato che la pace non è un’utopia, ma una scelta concreta che nasce dal cuore dell’uomo. Il Natale, con la nascita di Gesù, ci ricorda che Dio si fa dono per insegnarci a superare l’odio e costruire un mondo di giustizia, amore e armonia.

P. Ivel ha invitato i partecipanti a vivere questa pace ogni giorno, attraverso gesti di perdono, gentilezza e solidarietà, diventando così strumenti del Regno di Dio sulla terra. La pace, ha affermato, non è semplice assenza di conflitto, ma pienezza di vita, un dono che ognuno può condividere con il prossimo.

La celebrazione è stata un momento di profonda spiritualità e riflessione, in cui la comunità redentorista ha rinnovato il proprio impegno a essere testimoni di speranza e costruttori di pace nel mondo.

Di seguito, il testo completo dell’omelia di p. Ivel.


Natale 2025: Omelia di p. Ivel Mendanha, CSsR.

Era la vigilia di Natale del 1914, nel cuore della Grande Guerra. Nelle trincee sferzate dal fango e dal freddo, soldati inglesi e tedeschi si fronteggiavano in un silenzio colmo di stanchezza. In quelle fosse di dolore, l’arrivo di lettere e cartoline da casa era come un raggio di sole che scaldava l’anima. A mezzanotte, accadde il miracolo: dalle voci provate di alcuni soldati si levarono i primi canti natalizi, melodie antiche che parlavano di cielo. All’improvviso, una sentinella gridò con il cuore in gola: “Ascoltate!”. Restarono tutti in ascolto e udirono che anche dall’altra parte, dalle linee nemiche, si cantava la stessa gioia. Poco dopo, due anime coraggiose si cercarono allo scoperto, nella terra di nessuno. Altri li seguirono. Da un punto di vista militare, tutto ciò appariva folle: come soldati erano stati istruiti all’odio e al conflitto. Eppure quella tregua aveva un senso profondo, perché quella notte, su quel fronte di morte, era all’opera una forza più radiosa di ogni esercito.

All’alba di Natale, i soldati camminavano insieme con il volto illuminato dai sorrisi. L’odio era svanito, lasciando spazio alla fraternità. Si scambiavano cibo, piccoli doni e sigarette. Verso mezzogiorno, mentre quel legame cresceva, iniziarono persino a giocare a calcio insieme. Ma quel sogno non durò a lungo. La notizia di tanta umanità raggiunse i generali, che imposero ordini severi per spegnere quella scintilla di pace. Con il cuore pesante, gli ufficiali riportarono gli uomini nelle trincee. Sembrava tutto finito; con il calare del buio, la guerra riprese il suo corso. 

Eppure, quel momento resta scolpito nella storia per dimostrare una verità eterna: l’invincibile potere del Natale.

Il potere del Natale è il potere della pace. È la forza che fiorisce quando abbiamo il coraggio di andare oltre noi stessi, di trascendere i nostri confini per abbracciare l’altro. È un potere che trasforma il buio in luce e porta vita dove c’è aridità. È un dono che tutti condividiamo, una benedizione che abita in ognuno di noi e che stasera celebriamo con gioia. È, in una parola, il potere di Dio.

Questa è la Pace che i Profeti hanno sognato e predetto, la stessa che ha guidato i nostri passi durante l’Avvento. Il grande profeta di questo tempo è Isaia. Il suo libro è un canto corale di speranza che merita di essere la bussola del nostro spirito in questa notte santa. Isaia ci offre un orizzonte di luce proprio in mezzo alla tragedia e alla disperazione. Egli scorge, al di là delle macerie, il sorgere di una nuova città, di una vita nuova e di un’alleanza eterna sotto la guida del Principe della Pace. Il profeta ci esorta a restare fedeli, a vegliare con fiducia e a sperare nella Sua venuta per essere cittadini del Suo Regno. Non c’è motivo di restare prigionieri della paura: Isaia ci invita a desiderare ardentemente questa nuova era di grazia, rallegrandoci per la presenza quotidiana del Signore nel cammino di ogni giorno.

Isaia viveva nel mondo reale, ferito dagli orrori e dalle ingiustizie, proprio come accade a noi oggi. Tuttavia, egli non smise mai di sognare un mondo libero dalla guerra, sostenuto da una fede incrollabile. Ciò che salvò i profeti dallo sconforto fu la visione del Messia e la fiducia nella nostra capacità di tornare a Dio con cuore puro. La storia non è mai un vicolo cieco: c’è sempre una via d’uscita, c’è sempre un nuovo inizio attraverso il pentimento e l’abbraccio con il Padre.

Questa meravigliosa visione di un Regno di pace, dove ogni violenza è vinta e l’armonia regna sovrana, non è un sogno lontano, ma una chiamata per la nostra vita quotidiana. È una sfida che ci chiede di anticipare qui e ora ciò che il Signore promette. Ogni volta che doniamo il perdono, ogni volta che accendiamo il sorriso di un bambino, ogni volta che offriamo conforto a chi soffre o proteggiamo il creato, stiamo rendendo visibile quel Regno. Lavorare per la giustizia e la pace tra i popoli significa dare gambe alla visione dei profeti.

Apriamo i nostri cuori al sogno di un mondo liberato dal male. Gesù ha chiamato questa realtà “il Regno di Dio” e lo ha inaugurato tra noi, chiedendoci di essere suoi collaboratori in questa costruzione d’amore. Ognuno di noi contribuisce a diffondere questo Regno attraverso la gentilezza, la sincerità e l’onestà. 

Anche se la perfezione sembra lontana, questa lotta per il bene ci rende più umani, risvegliando quanto di più prezioso Dio ha deposto in noi. 

La visione di Isaia è oggi un compito d’amore e domani una promessa compiuta.

Torniamo col pensiero a quella prima notte di Betlemme. Israele era oppresso, desideroso di libertà e di vita. In un mondo segnato dall’intolleranza, dai conflitti e dalle profonde disparità, il popolo gridava verso il cielo invocando lo Shalom. In ebraico, questa parola è un tesoro: non indica solo la fine di una lite, ma la pienezza dell’essere, lo stato di benessere totale in armonia con Dio e con il prossimo. È una calma interiore che sembra impossibile, eppure è proprio questo il dono del Natale.

In Gesù, Dio si è fatto bambino, fragile e tenero, per consegnarci la chiave della Pace. Ci ha dato la capacità di vivere nell’integrità e di condividere questa pienezza con il mondo. Natale è il racconto di un Dio che dona Sé stesso, che trascende ogni logica per farsi dono totale. Maria si è fidata dello Spirito; Giuseppe ha superato ogni timore per amore del piano divino; Gesù si è spogliato della sua gloria per vestire la nostra fragilità e il nostro dolore. Questo dono immenso è ciò che rende la mezzanotte di Natale così incantevole e magica. È per questo che aspettiamo questo giorno con trepidazione: perché sentiamo il desiderio di abbracciarci, di ridere insieme e di superare ogni egoismo nel calore della festa.

Ci chiediamo: questa Pace è davvero possibile mentre nel mondo, nel nostro Paese o nelle nostre stesse famiglie divampano odio e amarezza? La risposta è un “sì” pieno di speranza: è possibile perché abbiamo con noi il potere del Natale. Siamo stati investiti da Gesù stesso del potere di fare la pace. Sant’Atanasio ci ricorda che Dio si è fatto uomo affinché noi potessimo essere divinizzati. Significa che ogni essere umano ha ricevuto la forza di fare ciò che fa Dio: generare pace, diffondere gioia e gustare la vera felicità.

Quindi, cari amici, in questo Natale realizziamo la scintilla divina che è in noi. Liberiamo quella forza che trasformò i soldati del 1914. Siamo realisti: forse non cambieremo il mondo in una settimana, ma oggi, almeno per oggi, scegliamo la pace. Pensate a quella persona con cui il rapporto è difficile, a chi fate fatica a perdonare o a chi sentite lontano… lasciate che la meraviglia del Natale vi sorprenda. Trovate il coraggio di un gesto, di una chiamata, di un augurio sincero. Sarete voi i primi a trarne beneficio; sarete voi a sperimentare la vera gioia che viene dal Principe della Pace.

Mentre ci inchiniamo stasera davanti al piccolo Gesù nella mangiatoia, eleviamo insieme la nostra preghiera: Signore, ricolmami della tua Pace. Signore, fa’ di me uno strumento del tuo amore. Signore, trasforma la mia vita in un riverbero della tua luce. Principe della Pace, rendimi forte nella speranza. Amen.