{"id":11802,"date":"2020-04-21T09:00:36","date_gmt":"2020-04-21T09:00:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cssr.news\/italian\/?p=11802"},"modified":"2020-04-21T09:08:55","modified_gmt":"2020-04-21T09:08:55","slug":"quando-leconomia-diventa-profezia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cssr.news\/italian\/2020\/04\/quando-leconomia-diventa-profezia\/","title":{"rendered":"Quando l\u2019economia diventa profezia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\">(dal Blog dell&#8217;Accademia Alfonsiana)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In questi giorni difficili di pandemia, di crisi economica, di radicali cambiamenti del nostro modo di vivere e lavorare, di dati allarmanti sulla recessione globale<\/strong> (Standard&amp;Poor\u2019s, Morgan Stanley), potrebbe essere grandemente utile rileggere Keynes. Non perch\u00e9 non ci siano autorevoli voci contemporanee che da tempo insistono sulla necessit\u00e0 di legare sviluppo economico e migliori equilibri sociali (Sen, Nussbaum, Stiglitz, Krugman, Fitoussi, Judt, Collier), ma per andare alla radice del miglior pensiero economico che ha guidato una delle pi\u00f9 brillanti ed equilibrate stagioni di crescita economica e sociale, nel Novecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un suo saggio del 1926, La fine del Laissez Faire, indicava con straordinaria chiarezza la strada che avrebbe portato al Welfare State<\/strong>, alla forte ondata di investimenti pubblici nell\u2019economia europea (con i fondi Usa del Piano Marshall) per fare ripartire l\u2019Europa e dunque anche gli Usa creditori dopo i disastri della Seconda Guerra Mondiale, le strategie macro-economiche verso il Mercato Comune Europeo e i provvedimenti per migliorare salari, diritti dei lavoratori, sicurezza, consumi, qualit\u00e0 della vita e del lavoro. Un pensiero liberale e democratico, una economia mista, una costante ricerca di equilibrio tra intervento pubblico nell\u2019economia, mercato, dinamismo dell\u2019intraprendenza privata. Keynes ragiona in modo realistico e scientifico sulle varie forme possibili di equilibrio tra pubblico e privato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora prima, all\u2019inizio del giugno 1919, in totale disaccordo con il modo in cui si andavano conducendo le trattative di pace dopo la prima guerra mondiale alle quali stava partecipando come rappresentante del Tesoro britannico, comunic\u00f2 all\u2019allora Primo Ministro britannico Lloyd George, che \u00abintendeva lasciare la scena di un in-cubo\u00bb e con altrettanta straordinaria chiarezza e lungimiranza compose il pamphlet, Le conseguenze economiche della pace, dove denunciava la durezza e l\u2019insensatezza della \u201cpace cartaginese\u201d imposta alla Germania sconfitta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per Keynes il vero centro del problema relativo ai trattati di pace era che: \u00abla guerra \u00e8 terminata con tutti che devono a tutti enormi somme di denaro.<\/strong> La Germania deve un\u2019enormit\u00e0 agli alleati; gli Alleati devono un\u2019enormit\u00e0 alla Gran Bretagna; la Gran Bretagna deve un\u2019enormit\u00e0 agli Stati uniti (\u2026). L\u2019intera situazione \u00e8 artificiosa, fuorviante e vessatoria al massimo grado (\u2026). Un fal\u00f2 generale \u00e8 una necessit\u00e0 cos\u00ec impellente, che se non vi provvediamo in modo ordinato e benigno, senza far grave ingiustizia a nessuno, il fal\u00f2 quando infine avr\u00e0 luogo diventer\u00e0 un incendio che pu\u00f2 distruggere molte altre cose\u00bb (p. 220). Dunque: revisione del Trattato di Versailles e condono generale di debiti e crediti\u2026 ma non si fece n\u00e9 l\u2019una n\u00e9 l\u2019altra cosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diversamente, preconizzava Keynes: \u00abSe miriamo deliberatamente a impoverire l\u2019Europa centrale, la vendetta, oso predire, non si far\u00e0 attendere. Niente allora potr\u00e0 ritardare a lungo quella finale guerra civile tra le forze della reazione e le convulsioni disperate della rivoluzione, rispetto alla quale gli orrori della passata guerra tedesca svaniranno nel nulla\u00bb (p. 212). Quando Keynes scriveva il suo libro, Hitler era solo uno degli innumerevoli disperati che vagabondavano per le vie di Monaco. Se si fosse dato retta all\u2019economista inglese e ai molti che condividevano le sue idee, sarebbe probabilmente rimasto tale\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Oggi tutti dicono che siamo in guerra (contro un virus) e che la situazione economica \u00e8 pari a quella di un \u201ctempo di guerra\u201d, tanto che: \u00abDi fronte a circostanze non previste un cambio di mentalit\u00e0 \u00e8 necessario (\u2026). Lo shock che ci troviamo ad affrontare non \u00e8 ciclico. La perdita di reddito non \u00e8 colpa di chi la soffre. (\u2026). La memoria delle sofferenze degli europei negli anni 1920 \u00e8 un ammonimento\u00bb (M. Draghi)<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra l\u2019altro anche oggi, come al tempo del trattato di pace di Versailles, tutti devono a tutti enormi somme di denaro. Solo per citarne alcuni: i PIIGS, i cinque paesi dell\u2019Unione europea ritenuti pi\u00f9 deboli economicamente (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna) devono molto ai paesi pi\u00f9 ricchi del Nord Europa; la Germania con la sola Deutsche Bank \u00e8 la pi\u00f9 grande fonte potenziale al mondo di shock esterni per il sistema finanziario con i suoi derivati \u201ctossici\u201d (48.266 miliardi di Euro, 16 volte il prodotto interno lordo tedesco); gli Stati Uniti che per anni hanno finanziato in deficit una spesa statale fuori misura, hanno un debito in cifra assoluta non paragonabile ad alcun altro Paese del mondo; il Giappone \u00e8 il primo paese al mondo per rapporto deficit\/PIL al 237%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si sta entrando in una recessione che probabilmente sar\u00e0 certamente lunga e pesante e proprio in tali situazioni un altro grande economista, tra i migliori interpreti di Keynes, invitava a: \u00abriscoprire l\u2019economia degli affetti, non delle regole\u00bb, di ci\u00f2 che tiene insieme le persone e determina lo sviluppo, la partecipazione, la condivisione (F. Caff\u00e8), in altri termini lo sviluppo sostenibile (<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/encyclicals\/documents\/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html\">Laudato si\u2019<\/a>) e solidale (<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/content\/paul-vi\/it\/encyclicals\/documents\/hf_p-vi_enc_26031967_populorum.html\">Populorum progressio<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019enciclica <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/content\/benedict-xvi\/it\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate.html\">Caritas in veritate<\/a> di Benedetto XVI, scritta nel 2009 al tempo di un\u2019altra crisi, affermava che: \u00abLa crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative. La crisi diventa cos\u00ec occasione di discernimento e di nuova progettualit\u00e0\u00bb (n. 21). Pertanto \u00e8 necessario e urgente \u00abrafforzare la consapevolezza che siamo una sola famiglia umana. Non ci sono frontiere e barriere politiche o sociali che ci permettano di isolarci, e per ci\u00f2 stesso non c\u2019\u00e8 nemmeno spazio per la globalizzazione dell\u2019indifferenza\u00bb (Laudato si\u2019 n. 52). Inoltre bisogna non temere, come molti oggi temono, che se si fanno troppo stretti i legami tra attivit\u00e0 umana e principi morali, che il cattolicesimo costantemente richiama attraverso la sua Dottrina sociale e che gli \u201cuomini di buona volont\u00e0\u201d, come abbiamo visto, riconoscono come necessari, \u00abvenga impedita l&#8217;autonomia degli uomini, delle societ\u00e0, delle scienze (\u2026). La creatura, infatti, senza il Creatore svanisce\u00bb (<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\">Gaudium et spes<\/a> 36).<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Leonardo Salutati<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(dal Blog dell&#8217;Accademia Alfonsiana) In questi giorni difficili di pandemia, di crisi economica, di radicali cambiamenti del nostro modo di vivere e lavorare, di dati allarmanti sulla recessione globale (Standard&amp;Poor\u2019s, Morgan Stanley), potrebbe essere grandemente utile rileggere Keynes. 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