{"id":24778,"date":"2024-04-03T09:35:17","date_gmt":"2024-04-03T07:35:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cssr.news\/italian\/?p=24778"},"modified":"2024-04-03T09:35:18","modified_gmt":"2024-04-03T07:35:18","slug":"a-tu-per-tu-con-una-macchina-le-interfacce-cervello-computer","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cssr.news\/italian\/2024\/04\/a-tu-per-tu-con-una-macchina-le-interfacce-cervello-computer\/","title":{"rendered":"A tu per tu con una macchina: le interfacce cervello-computer"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Il professor Andrea Pizzichini dell&#8217;Accademia Alfonsiana interviene in una discussione sulle opportunit\u00e0 e le sfide della moderna tecnologia informatica. Pubblichiamo il suo articolo dal <a href=\"https:\/\/www.alfonsiana.org\/blog\/2024\/04\/02\/a-tu-per-tu-con-una-macchina-le-interfacce-cervello-computer\/\">blog dell&#8217;Accademia.<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ha fatto scalpore, qualche settimana fa, l\u2019annuncio da parte di Elon Musk del riuscito impianto di un chip in un cervello umano (<a href=\"https:\/\/www.ansa.it\/sito\/notizie\/mondo\/2024\/01\/30\/musk-effettuato-il-primo-impianto-neuralink-su-essere-umano_0419c88d-db7f-4c77-8bcf-5a42c82a8f7a.html\">qui<\/a>). Ci\u00f2 che fa discutere, per\u00f2, non \u00e8 tanto il fatto di essere giunti a far interagire con successo il cervello umano con un dispositivo tecnologico, poich\u00e9 quella delle interfacce cervello-computer (<em>brain-computer interfaces<\/em>, BCI) \u00e8 una linea di ricerca ormai consolidata da anni e con risultati importanti (<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Interfaccia_neurale\">qui<\/a>). Ci\u00f2 che colpisce \u00e8 l\u2019orizzonte di tale lavoro, che Musk non nasconde: iniziare col risolvere gravi disabilit\u00e0 derivanti da danni cerebrali (es. paralisi o cecit\u00e0), per poi giungere a controllare attivamente col pensiero il proprio&nbsp;<em>smartphone<\/em>&nbsp;o il computer (<a href=\"https:\/\/forbes.it\/2024\/02\/06\/prospettive-rischi-impianto-cerebrale-neuralink\/\">qui<\/a>&nbsp;e&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.wired.it\/article\/neuralink-interfaccia-neurale-cervello-trasparenza\/\">qui<\/a>). Una vera e propria telepatia, insomma: la nuova frontiera dello sviluppo digitale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Le interfacce cervello-computer<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questo suscita certamente molti interrogativi in campo etico, prima di tutto sulla liceit\u00e0 di alcune applicazioni delle BCI. Ad esempio, uno dei problemi pi\u00f9 dibattuti in questo campo riguarda il cosiddetto potenziamento (<em>enhancement<\/em>), vale a dire l\u2019incremento delle funzioni cerebrali oltre la loro soglia \u201cnormale\u201d in un contesto di salute \u2013 quindi non per recuperare un&nbsp;<em>deficit<\/em>&nbsp;di funzioni sopravvenuto per cause esterne. \u00c8 lecito questo tipo di interventi? E se s\u00ec, in che misura? La persona cos\u00ec \u201cpotenziata\u201d \u00e8 ancora la persona di prima? O diventa un\u2019altra?<\/p>\n\n\n\n<p>Come si vede, si tocca qui la questione dell\u2019autenticit\u00e0 della persona, e questo ci suggerisce che si pu\u00f2 andare ancora pi\u00f9 a fondo nel nostro domandare, arrivando al cuore della questione antropologica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>L\u2019anima si pu\u00f2 toccare?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le neurotecnologie (ma pi\u00f9 in generale le stesse neuroscienze) stanno mostrando ormai da tempo che \u00e8 possibile non solo osservare, ma anche&nbsp;<em>intervenire<\/em>&nbsp;su ci\u00f2 che da sempre \u00e8 considerato intangibile, oltre che invisibile: la coscienza e, quindi, l\u2019anima. Le neurotecnologie, cio\u00e8, ci mostrano come anche la coscienza e l\u2019anima siano entrate ormai nella sfera delle possibilit\u00e0 del fare tecnico.<\/p>\n\n\n\n<p>Attenzione: questo non rappresenta una sorta di imbarbarimento della scienza, ricerca disinteressata della verit\u00e0, la quale cede il posto alla tecnologia, sapere-potere retto da logiche utilitaristiche ed economiche. Non si tratta di un degrado della scienza, ma di un suo coerente sviluppo: la scienza moderna non \u00e8&nbsp;<em>mai<\/em>&nbsp;stata pura e semplice contemplazione della natura, ma si \u00e8 configurata dall\u2019inizio come un sapere attivo che&nbsp;<em>costruisce<\/em>&nbsp;le sue stesse esperienze di indagine (l\u2019esperimento). Non \u00e8 strano, quindi, che anche la tecnologia possa essere via del sapere: capisco come \u201cfunziona\u201d un fenomeno se so riprodurlo o se so ricostruire i processi che lo compongono. In fondo, scienza e tecnologia non sono che due poli dell\u2019unica tecnoscienza. Ma questa non \u00e8 per forza una brutta cosa, se non si dimentica che si tratta semplicemente di un&nbsp;<em>tipo<\/em>&nbsp;di approccio al reale. Uno dei tanti. E che magari pu\u00f2 offrire spunti e vie inaspettate di riflessione.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel nostro caso, le neuroscienze e le neurotecnologie dimostrano che la dicotomia corpo-anima \u2013 o&nbsp;<em>res extensa-res cogitans<\/em>&nbsp;per essere pi\u00f9 filosoficamente precisi \u2013 sia semplicemente insostenibile, e che la questione vada quantomeno riformulata.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Un\u2019antropologia oltre il dualismo<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il pensiero fenomenologico ce ne offre la possibilit\u00e0. Ad esempio, se andiamo ad analizzare il vissuto della nostra corporeit\u00e0 (gi\u00e0 abbiamo dovuto cambiare termine: corpo non andava pi\u00f9 bene), possiamo dire innanzitutto che noi<em>&nbsp;siamo corpo<\/em>: il corpo \u00e8 parte integrante del nostro essere personale, \u00e8 il nostro modo di porci nella realt\u00e0; dunque, tutto sommato non dovrebbe stupire se, almeno in parte, la vita che ci caratterizza (l\u2019anima, per intenderci) possa essere accessibile al fare e al sapere tecnoscientifico. Almeno in parte: non dobbiamo dimenticare che, oltre al fatto di essere corpo, sperimentiamo anche che noi<em>&nbsp;abbiamo un corpo<\/em>, e credo che sia questa l\u2019esperienza alla base dei vari dualismi antropologici. Il fatto di&nbsp;<em>avere<\/em>&nbsp;un corpo, oltre che di esserlo, \u00e8 segnale che l\u2019uomo (auto)trascende la sua dimensione puramente corporea, dove qui corpo \u00e8 da intendere in senso stretto come quella passivit\u00e0 che \u00e8 propriamente oggetto della tecnoscienza.<\/p>\n\n\n\n<p>Se si tengono presenti questi due poli \u2013&nbsp;<em>essere<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>avere<\/em>&nbsp;un corpo, corporeit\u00e0 e autotrascendimento \u2013 \u00e8 possibile un dialogo sereno con le scienze del cervello e le tecnologie emergenti, potendone cogliere sia la fecondit\u00e0 per uno sviluppo umano che, al tempo stesso, individuarne i limiti, inevitabili per ogni singolare punto di vista sul reale.<\/p>\n\n\n\n<p><em>prof. Andrea Pizzichini<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il professor Andrea Pizzichini dell&#8217;Accademia Alfonsiana interviene in una discussione sulle opportunit\u00e0 e le sfide della moderna tecnologia informatica. 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