{"id":33614,"date":"2026-05-09T09:37:02","date_gmt":"2026-05-09T07:37:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cssr.news\/italian\/?p=33614"},"modified":"2026-05-09T09:43:21","modified_gmt":"2026-05-09T07:43:21","slug":"san-gerardo-majella-tra-storia-e-tradizione-popolare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cssr.news\/italian\/2026\/05\/san-gerardo-majella-tra-storia-e-tradizione-popolare\/","title":{"rendered":"San Gerardo Majella tra storia e tradizione popolare"},"content":{"rendered":"\n<p><em>A trecento anni dalla nascita di san Gerardo Majella, una studiosa lucana ricostruisce per la prima volta la sua figura intrecciando storia e tradizione popolare, fonti d&#8217;archivio e deposizioni processuali. La recensione \u00e8 di P. Vincenzo La Mendola, C.Ss.R.<\/em><\/p>\n\n\n\n<h4>Chiara Ponte,\u00a0<em>San Gerardo Majella tra storia e tradizione popolare<\/em>, Yucanprint, Vignate (MI), 2026, pp. 325.<\/h4>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 la prima volta che Chiara Ponte (Laurea Magistrale in Storia e Civilt\u00e0 Europee, presso l\u2019Universit\u00e0 di studi della Basilicata) si immerge nella storia della sua terra. Il volume che presentiamo, infatti, si inserisce nel solco di una ricerca ormai pi\u00f9 che decennale che ha gi\u00e0 prodotto contributi originali, tra cui&nbsp;<em>Muro Lucano \u2013 storia, arte, cultura \u2013 dalle origini all\u2019XI secolo<\/em>&nbsp;(La lettera scarlatta Edizioni, 2014),&nbsp;<em>Cronaca di un borgo e delle sue donne<\/em>&nbsp;(Yucanprint, 2020) e&nbsp;<em>Giovanna I D\u2019Angi\u00f2. Gloria delle donne e dei re<\/em>&nbsp;(Yucanprint, 2025). Tuttavia, l\u2019assoluta novit\u00e0 sembra essere legata ad un primato che Chiara Ponte potrebbe rivendicare nel panorama della pi\u00f9 che bicentenaria bibliografia gerardina. Almeno in Italia, a nostra conoscenza, \u00e8 la prima donna a pubblicare un testo di studio su san Gerardo, con uno sguardo d\u2019insieme sulla sua vita, sulla spiritualit\u00e0 e sulla storia della sua santit\u00e0. Nella vita del Santo la presenza di donne, di varia provenienza ed estrazione sociale, \u00e8 una costante, cos\u00ec come tra i testimoni interrogati nei processi. Ma ad oggi mancava una studiosa che ci offrisse il suo punto di vista su un personaggio cos\u00ec popolare, finora studiato soltanto da uomini. L\u2019occasione del Terzo Centenario della nascita di san Gerardo Maiella le offre l\u2019opportunit\u00e0 di affrontare una pagina significativa della storia religiosa locale, attraverso una delle sue figure pi\u00f9 rappresentative, \u00abuno dei santi pi\u00f9 amati dell\u2019Italia meridionale e della Basilicata\u00bb (p. 7), la cui devozione si estende ben oltre i confini nazionali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il lavoro, come sottolinea il redentorista p. Piotr Chyla nella&nbsp;<em>Postfazione<\/em>, \u00absi distingue per la sua profondit\u00e0 storica, la ricchezza documentaria e la capacit\u00e0 di intrecciare con rigore critico la storia e la tradizione popolare\u00bb (p. 319). L\u2019obiettivo dichiarato \u00e8 ambizioso: analizzare la figura del Santo partendo dalla sua esperienza concreta e dalla tradizione popolare e operando una distinzione tra il \u201cGerardo storico\u201d e quello \u201cagiografico\u201d. Un\u2019operazione complessa e, per certi versi, coraggiosa, se si considera che la \u201cleggenda gerardina\u201d rappresenta cronologicamente una delle ultime grandi costruzioni agiografiche dell\u2019Occidente. Lo aveva gi\u00e0 evidenziato lo storico redentorista Francesco Chiovaro nel suo studio&nbsp;<em>Formazione e significato della Leggenda di san Gerardo<\/em>, in&nbsp;<em>San Gerardo tra spiritualit\u00e0 e storia<\/em>&nbsp;(Materdomini, 1993, p. 111), nel quale analizzava genesi e significato di tale tradizione agiografica, segnando un punto di svolta negli studi storici relativi al Santo redentorista. \u00c8 proprio su questa linea che si colloca Chiara Ponte, con una ricerca condotta con passione e rigore metodologico, forte anche di una prospettiva privilegiata: quella di essere \u201cconcittadina\u201d del Santo e, al tempo stesso, di studiosa ormai affermata della storia murese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019opera \u00e8 articolata in quattro capitoli, non omogenei per struttura, ma coerenti nello sviluppo. I primi due fungono da premessa metodologica e documentaria, mentre i successivi costituiscono il nucleo pi\u00f9 originale del lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nel primo capitolo<\/strong>&nbsp;l\u2019Autrice analizza le fonti dirette e autobiografiche: le lettere e il Regolamento di vita, attraverso cui \u00e8 possibile delineare un sintetico profilo spirituale del Santo.<\/p>\n\n\n\n<p>Emerge una religiosit\u00e0 tutta meridionale, radicata nell\u2019ambiente domestico e nella cultura popolare: \u00abLa figura di Gerardo Majella si inserisce pienamente nel contesto socioeconomico del Settecento \u2013 esordisce la scrittrice \u2013 ed \u00e8 caratterizzata da spontaneit\u00e0, gestualit\u00e0, emozionalit\u00e0 e dal gusto del meraviglioso. Essa \u00e8 inoltre una religione del corpo, espressione di una tradizione penitenziale e di sofferenza ricercata, giunta dal Medioevo sino all\u2019Et\u00e0 Moderna, attestata dalla grande diffusione della pratica devozionale della Via Crucis\u00bb (p. 33). Una tabella riassuntiva dell\u2019epistolario gerardino completa il quadro, offrendo un utile strumento di sintesi e di consultazione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il secondo capitolo<\/strong>&nbsp;rappresenta il cuore del lavoro storiografico. Attraverso una rigorosa analisi critica vengono esaminate le principali fonti biografiche (Caione-Landi e Tannoia), e comparate con le deposizioni dei testimoni ascoltati nei processi di beatificazione e canonizzazione. Di particolare interesse \u00e8 la tabella dei testimoni interpellati da p. Caione (p. 45), cui segue uno studio dettagliato degli Atti dei processi informativi di Muro, dei processi di Conza e di quelli apostolici, ancora di Muro. Pur consapevole della commistione tra elementi storici e componenti simboliche nella costruzione della leggenda (p. 41), l\u2019Autrice evita giudizi liquidatori, preferendo indagare il significato culturale e antropologico di tali narrazioni, collocandole nel loro contesto e mettendo in luce il loro contributo alla formazione della&nbsp;<em>fama sancitatis<\/em>&nbsp;del Majella, riconducibile ad una tradizione orale, mai interrotta. Ne emerge un tentativo convincente di restituire Gerardo alla sua matrice lucana, attraverso l\u2019analisi delle deposizioni di testimoni locali \u2013 cinquanta nel caso del processo informativo (pp. 64-79) e trentotto per quello apostolico (pp. 82-86) \u2013 di cui vengono ricostruiti provenienza, condizione sociale e fonti di conoscenza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il terzo capitolo<\/strong>&nbsp;si distingue per una minuziosa indagine archivistica. Attraverso documenti notarili, fiscali ed ecclesiastici, l\u2019Autrice ricostruisce aspetti fondamentali della vita familiare del Santo: cognome, nascita, battesimo, genitori, abitazioni. Il lavoro su alcuni&nbsp;<em>Stati delle anime<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>Catasti onciari<\/em>&nbsp;le consente di collocare con maggiore precisione i luoghi gerardini nel tessuto urbano di Muro Lucano, nonostante le profonde trasformazioni subite dalla citt\u00e0, in seguito al sisma e alla ricostruzione. Alcune fotografie d\u2019epoca, inserite nel capitolo, contribuiscono a rendere ancora pi\u00f9 completa la documentazione storica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il quarto capitolo<\/strong>, il pi\u00f9 corposo (pp. 135-318), offre una ricostruzione articolata della vicenda biografica di Gerardo Majella.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019autrice si sofferma sull\u2019infanzia, sui miracoli, sulla dimensione penitenziale, sul lavoro e sulla devozione personale, nata e nutrita nell\u2019ambiente ecclesiale murese. Emergono i modelli spirituali di riferimento, tra cui l\u2019arcangelo san Michele (p. 139) e la Madonna, insieme alla precoce inclinazione del Santo per la meditazione della Passione di Cristo e per la pratica della visita al Santissimo Sacramento. Viene inoltre delineato un profilo di Gerardo catechista (pp. 140-141) e avido lettore di testi ascetici classici come&nbsp;<em>L\u2019Anno doloroso<\/em>&nbsp;del cappuccino calabrese Antonio da Olivadi (p. 34) e la biografia della venerabile suor Maria Crocifissa della Concezione, figura ricordata anche nel romanzo&nbsp;<em>Il Gattopardo<\/em>&nbsp;di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, dove compare come la Beata Corbera (p. 277). Entrambi i testi sono stati determinanti nella formazione della sua spiritualit\u00e0 e della dimensione mistica del suo itinerario di santit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non meno rilevanti risultano le influenze delle opere ascetiche di Alfonso de Liguori, tra cui le&nbsp;<em>Massime Eterne<\/em>&nbsp;(1728), le&nbsp;<em>Visite al SS. Sacramento<\/em>&nbsp;(1745), le&nbsp;<em>Glorie di Maria<\/em>&nbsp;(1750), gli&nbsp;<em>Avvisi spettanti la vocazione religiosa<\/em>&nbsp;(1750) che, infermo a Pagani, gli leggeva il Padre Caione, e l\u2019opuscolo sull\u2019<em>Uniformit\u00e0 alla Volont\u00e0 di Dio<\/em>&nbsp;(1755), fa osservare l\u2019Autrice, rifacendosi ad uno studio di Angelomichele De Spirito (cf. p. 34).<\/p>\n\n\n\n<p>Ampio spazio \u00e8 dedicato ad alcuni episodi celebri, come il miracolo del pane (pp. 144-156) e la Comunione per mano di san Michele (pp. 157-159), analizzati con vaglio critico, nel tentativo di sfatare luoghi comuni e di fornire dettagli storici pi\u00f9 certi, utili all\u2019individuazione dell\u2019itinerario gerardino murese. Particolarmente significativa \u00e8 la riflessione sui maltrattamenti e sulle pratiche penitenziali che segnarono la giovinezza del Santo, classificati come atti di bullismo e interpretati come espressione del desiderio di partecipazione alla Passione di Cristo (p. 164), in linea con la sensibilit\u00e0 religiosa dell\u2019epoca.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019indagine si estende anche&nbsp;<em>a miracoli meno noti<\/em>, avvenuti a Muro e\/o nei confronti dei suoi abitanti, ma documentati con precisione (p. 197), e all\u2019attivit\u00e0 missionaria in Basilicata, con riferimenti al passaggio e alla permanenza di san Gerardo in alcuni centri: Ruvo del Monte, Castelgrande, Melfi, Atella, Ripacandida e Vietri di Potenza (pp. 230-257). Non mancano approfondimenti significativi sugli incontri con i concittadini muresi, e sui ritorni di Gerardo nella citt\u00e0 d\u2019origine (pp. 214-229 e 275-281), sul suo ritratto fisico e spirituale (p. 284) e, infine, sul tema della morte e sulla diffusione del culto, documentata attraverso pellegrinaggi (pp. 300-301), immagini sacre (pp. 302-306) e reliquie (pp. 306-308).<\/p>\n\n\n\n<p>Non poteva mancare una puntata sui&nbsp;<em>Miracoli<\/em>&nbsp;<em>post mortem<\/em>&nbsp;<em>a beneficio dei lucani<\/em>&nbsp;(309-318), come attestazione di un culto locale radicato, espresso in alcune pratiche devozionali:&nbsp;<em>i bambini vestiti come lui<\/em>, pellegrinaggi, statue, processioni e celebrazioni liturgiche, con un appropriato riferimento alla statua, tuttora oggetto di venerazione, eseguita in occasione del bicentenario della nascita e collocata nella ricostruita cattedrale murese&nbsp;<em>che come riferiva un giornale del 1926, \u201cLa voce di san Gerardo\u201d, secondo le intenzioni dell\u2019epoca doveva diventare un Santuario di san Gerardo Majella, aprendo cos\u00ec un importante luogo di culto anche nella citt\u00e0 che lo aveva visto nascere e manifestare i primi segni di santit\u00e0&nbsp;<\/em>(p. 318).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel complesso, il libro di Chiara Ponte si configura come \u00abuno straordinario lavoro di ricerca, sintesi e narrazione\u00bb (p. 322), sostenuto da una scelta bibliografia (pp. 323-324) e da un\u2019accurata esplorazione e studio comparato di alcune fonti specifiche (p. 325), come denotano le 983 note a pi\u00e8 di pagina, che possono rappresentare la cifra del suo spessore scientifico. Il risultato \u00e8 una ricostruzione che apporta un apprezzabile contributo alla questione agiografica gerardina, e \u2013 rispondendo all\u2019intento dell\u2019Autrice &#8211; restituisce san Gerardo alla sua terra, evidenziando il ruolo decisivo della cultura e della religiosit\u00e0 lucana nella formazione della sua personalit\u00e0 e nel suo itinerario verso la santit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La scrittura \u00e8 lineare e lo stile asciutto ma scorrevole, consono alle attese del lettore odierno, al quale viene offerta una trattazione oggettiva, nella quale prevale abbondante la citazione diretta dei testimoni e il riferimento continuo alle fonti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Autrice mantiene per tutto il corso della narrazione un atteggiamento imparziale e mai sbilanciato, cercando di dare preminenza alle fonti e riservandosi, dove veramente \u00e8 necessario, alcune considerazioni calibrate e mai azzardate.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione, si pu\u00f2 condividere l\u2019auspicio espresso da don Tomas Sojan John, parroco dell\u2019Unit\u00e0 Pastorale di Muro Lucano: \u00abNel tricentenario della nascita di san Gerardo, possa questo libro ricevere l\u2019accoglienza e il riconoscimento che merita, diventando un punto di riferimento non solo per i fedeli ma per chiunque desideri accostarsi con rigore storico e sensibilit\u00e0 umana alla figura del Santo\u00bb (<em>Prefazione<\/em>, p. 8).<\/p>\n\n\n\n<p>P. Vincenzo La Mendola C.Ss.R.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A trecento anni dalla nascita di san Gerardo Majella, una studiosa lucana ricostruisce per la prima volta la sua figura intrecciando storia e tradizione popolare, fonti d&#8217;archivio e deposizioni processuali. La recensione \u00e8 di P. Vincenzo La Mendola, C.Ss.R. Chiara Ponte,\u00a0San Gerardo Majella tra storia e tradizione popolare, Yucanprint, Vignate (MI), 2026, pp. 325. 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