{"id":3628,"date":"2024-03-26T10:56:00","date_gmt":"2024-03-26T08:56:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cssr.news\/italian\/?p=3628"},"modified":"2024-03-27T08:46:47","modified_gmt":"2024-03-27T06:46:47","slug":"licona-della-madonna-del-perpetuo-soccorso-una-lettura-in-chiave-teologica-a-partire-dal-dato-iconografico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cssr.news\/italian\/2024\/03\/licona-della-madonna-del-perpetuo-soccorso-una-lettura-in-chiave-teologica-a-partire-dal-dato-iconografico\/","title":{"rendered":"L\u2019icona della Madonna del perpetuo soccorso: Una lettura in chiave teologica a partire dal \u201cdato iconografico\u201d"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;Icona della Madre del Perpetuo Soccorso proviene dalla Tradizione Orientale; per questo i cristiani di rito orientale possono meglio contribuire al tema della sua spiritualit\u00e0. Poich\u00e9 la devozione si \u00e8 sviluppata nella tradizione latina occidentale, spetta a noi farne una lettura secondo le possibilit\u00e0 che ci vengono offerte. Iniziamo con \u201ccontemplata aliis tradere\u201d: trasmettere agli altri le bellezze che contempliamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>Un contributo di Antonio Donato, CSsR<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricorrenza Giubilare (1866-2016) del ripristino alla pubblica devozione dell\u2019Icona della Madonna del Perpetuo Soccorso ci offre l\u2019occasione di riflettere sulla realt\u00e0 teologica della \u201ctavola\u201d che Papa Pio IX ha affidato ai Missionari Redentoristi affinch\u00e9 ne diffondessero il culto. Questa scelta, operata tra le innumerevoli possibilit\u00e0 di lettura<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, impone di per s\u00e9 una riflessione che non pu\u00f2 esimersi dal considerare la costitutiva simbiosi tra arte e fede, tra immagine e teologia, che l\u2019icona, in modo costitutivo, chiama in causa. Tale prospettiva orienta la riflessione e lo sviluppo di questo breve contributo. Sulla scorta di studi ed \u201cesercizi di lettura\u201d simili<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, le pagine seguenti si propongono di far \u201criemergere\u201d dalla \u201ctavola\u201d la figura di Maria e di rintracciare, nell\u2019iconografia che la caratterizza e la rende un <em>unicum, <\/em>alcune possibili linee di riflessione e approfondimento teologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>Alla ricerca di un \u201cmetodo interpretativo\u201d<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da sempre, l\u2019uomo, ha cercato di comprendere la realt\u00e0 che lo circonda. Questo suo bisogno l\u2019ha spinto, lungo i secoli, a \u201ccatturare\u201d l\u2019immagine del visibile o dell\u2019invisibile per \u201cimprimerla\u201d nella pietra o su una superficie pittorica al solo fine di poterla \u201cde-scrivere\u201d e conoscere. Questo cammino dell\u2019uomo, che si \u00e8 fatto interprete dello spazio, della natura, delle sue emozioni e dei suoi sentimenti, \u00e8 oggi raccontato nei grandi volumi della storia dell\u2019arte; nei monumentali manuali delle arti pittoriche, architettoniche e scultoree<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte all\u2019opera d\u2019arte, per\u00f2, molte persone vivono un certo imbarazzo. Alcune volte questa situazione \u00e8 data dall\u2019incapacit\u00e0 personale a saper \u201cvedere-comprendere-conoscere\u201d la specificit\u00e0 comunicativa dello \u201coggetto artistico\u201d. Altre volte, \u00e8 il linguaggio degli studiosi a rivelarsi insufficiente nel descrivere l\u2019opera d\u2019arte, una mancanza che tocca in modo specifico l\u2019arte sacra, l\u2019arte religiosa, l\u2019arte cristiana che, nel darsi all\u2019osservatore, esprime e manifesta attraverso una forma artistica la profondit\u00e0 e la ricchezza del messaggio della salvezza<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali \u201cincertezze\u201d e \u201cimprecisioni\u201d sono spesso generate dalla scelta di un metodo interpretativo non adeguato, ossia incapace di superare il piano del puro dato materiale, il livello della forma, per cogliere nelle espressioni figurative, linee, colori e luce, la profondit\u00e0 del messaggio teologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo inscindibile rapporto tra la parte compositiva (l\u2019opera d\u2019arte con i suoi elementi) e la ricchezza dei contenuti (il dato di fede elaborato teologicamente), \u00e8 affermato chiaramente nel II Concilio di Nicea (787). Un momento particolare della vita della Chiesa ricordato molto pi\u00f9 \u00abper la condanna dell\u2019iconoclastia che per l\u2019insegnamento speculativo che esalta la \u201cvisione delle icone\u201d e ne propone l\u2019ermeneutica\u00bb<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. La dottrina definita da questo concilio, \u00abper quanto concerne la legittimit\u00e0 della venerazione delle icone nella chiesa, merita un\u2019attenzione speciale non soltanto per la ricchezza delle sue implicazioni spirituali, ma anche per le esigenze che essa impone a tutto l\u2019ambito dell\u2019arte sacra\u00bb<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla lettura dei canoni del Niceno II si prende atto \u00abche le espressioni figurative appartengono di diritto al <em>Credo <\/em>e alla <em>piet\u00e0 <\/em>dei fedeli. Costituiscono in realt\u00e0 quella \u201cparte\u201d essenziale del tutto (che \u00e8 il patrimonio della fede), <em>trasmessa <\/em>all\u2019Ecclesia e divenuta Tradizione\u00bb<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. In altre parole l\u2019arte e la teologia si corrispondono<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>: \u00abla \u201cvisione\u201d (<em>o occhio<\/em>) e la \u201cparola\u201d (<em>o orecchio<\/em>) si presentano come due vie paritetiche e omologhe, che adempiono tuttavia alla stessa funzione conoscitiva della \u201clettura del Vangelo\u201d e della \u201ccontemplazione della pittura\u201d\u00bb<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. Sia l\u2019artista \u00abche scrive con la linea e il colore\u00bb<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a> sia il teologo \u00abche discorre in parole, compiono un atto di \u201ctrasgressione simbolica\u201d: [\u2026] varcano la soglia tra il finito e l\u2019infinito senza violarla\u00bb<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggere in modo corretto l\u2019icona della Madonna del Perpetuo Soccorso vuol dire, allora, adottare un metodo interpretativo capace di cogliere nella <em>preiconografia <\/em>(vale a dire negli elementi figurativi) il <em>logos<\/em>, l\u2019<em>iconologia<\/em>, (ossia il messaggio teologico)<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>. Un metodo capace di scorgere \u00abnella forma del frammento l\u2019intensit\u00e0 del Tutto\u00bb<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"2\">\n<li><strong>Un varco verso l\u2019invisibile<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019Oriente cristiano e della tradizione ortodossa impariamo a concepire l\u2019icona (dal greco <em>eik<\/em><em>\u00f4n<\/em>) come una \u201cvarco verso l\u2019invisibile\u201d<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>. Una realt\u00e0 tangibile, materiale, ma capace di condurre lo sguardo umano oltre il sensibile, verso il trascendete. A fondamento della teologia dell\u2019icona vi \u00e8 il mistero del Verbo incarnato, immagine del Padre nello Spirito Santo (cf <em>Col <\/em>1,15-20; <em>Eb<\/em> 1,1-4; <em>Rm<\/em> 8,28-30)<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>. \u00abIn lui si riuniscono il mistero di Dio che fece l\u2019uomo a sua immagine e somiglianza (cf <em>Gn<\/em> 1,26) e il mistero dell\u2019uomo del quale Dio ha voluto portare i tratti\u00bb<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando [l\u2019icona] rappresenta il Cristo o un santo o una scena biblica, non vuole essere il ritratto di un uomo ordinario n\u00e9 semplicemente raffigurare una scena storica o naturale: essa vuole essere la \u201crivelazione dell\u2019eternit\u00e0 nel tempo\u201d, suggerire la vocazione dell\u2019uomo alla deificazione, esprimere \u201cl\u2019esperienza spirituale della santit\u00e0\u201d, lasciare trasparire la grazia che consuma la natura; essa non cerca di rappresentare la divinit\u00e0, bens\u00ec la partecipazione dell\u2019umano al divino, dare un\u2019immagine della bellezza divina, rinviare alla realt\u00e0 invisibile che perfora il visibile<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019icona, in definitiva, vuole portare alla contemplazione degli occhi ci\u00f2 che la Parola offre all\u2019ascolto<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>. Essa, allora, non riflette la visione individuale di un artista, ma l\u2019insegnamento della Chiesa che, con i suoi canoni teologici ed estetici, ispira lo sguardo dell\u2019iconografo e attesta la verit\u00e0 e autenticit\u00e0 della sua arte manuale<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo orizzonte teologico-spirituale si coglie la differenza sostanziale \u00abtra l\u2019<em>icona<\/em>, quale abbiamo appena descritto, e l\u2019<em>immagine<\/em>, qual \u00e8 concepita e praticata nell\u2019arte occidentale cristiana\u00bb<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>. Secondo alcuni studiosi, quest\u2019ultima, non raggiunge la verit\u00e0 teologica dell\u2019icona a causa del suo attaccamento al visibile<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>. Mentre il punto di vista dell\u2019artista nel mondo occidentale pu\u00f2 essere il pi\u00f9 svariato ed \u00e8 orientato dall\u2019ambiente culturale in cui si trova ad operare (mondo bizantino, romanico, gotico, Umanesimo, Rinascimento\u2026), il punto di vista dell\u2019iconografo \u00e8 sempre il mistero dell\u2019Incarnazione colto, ora nell\u2019uno, ora nell\u2019altro suo aspetto<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>. \u00abTutte le immagini-<em>icone<\/em> rimandano, quindi, a Cristo come al \u201cprototipo\u201d, all\u2019immagine originale alla quale tutti devono conformarsi. Il suo volto, la sua persona, nella ricchezza dei diversi misteri della vita, sono al centro dell\u2019iconografia\u00bb<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019icona \u00e8, dunque, \u201csacramento\u201d del Cristo e analogamente a quanto avviene nei sacramenti, essa rende presente, nell\u2019oggi, il suo Mistero. Per tale motivo il luogo privilegiato per comprendere la ricchezza teologica dell\u2019icona \u00e8 l\u2019ambiente liturgico. \u00abSolo a partire dalla liturgia si pu\u00f2 cogliere il senso dell\u2019icona nella vita spirituale e il prolungamento della sua presenza in altri momenti dell\u2019esperienza cristiana come possono essere la catechesi e la preghiera personale\u00bb<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a>. In quest\u2019orizzonte di conoscenza teologica, la via contemplativa precede la via speculativa. La via della bellezza \u2013 <em>via pulchritudinis \u2013 <\/em>svela il messaggio dottrinale dell\u2019icona<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"3\">\n<li><strong>L\u2019<em>unicum<\/em> nell\u2019incontro di differenti tipologie iconografiche<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Madre di Dio \u00e8 rappresentata \u2018artisticamente\u2019 con una grande ed espressiva variet\u00e0 di forme. Nell\u2019enciclica <em>Redemptoris Mater<\/em>, Giovanni Paolo II, ricorda e riporta all\u2019attenzione della \u201cChiesa in cammino\u201d quelle pi\u00f9 classiche:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Maria \u00e8 raffigurata o come trono di Dio, che porta il Signore e lo dona agli uomini (<em>Theot\u00f3kos<\/em>), o come via che conduce a Cristo e lo mostra (<em>Odigitria<\/em>), o come orante in atteggiamento di intercessione e segno di divina presenza sul cammino dei fedeli fino al giorno del Signore (<em>Deisis<\/em>), o come protettrice che stende il suo manto sui popoli (<em>Pokrov<\/em>), o come misericordiosa Vergine della tenerezza (<em>Eleousa<\/em>). Ella \u00e8 di solito rappresentata con suo Figlio, il bambino Ges\u00f9 che porta in braccio: \u00e8 la relazione col Figlio che glorifica la Madre. A volte ella lo abbraccia con tenerezza (<em>Glykofilousa<\/em>); altre volte ieratica, ella sembra assorta nella contemplazione di colui che \u00e8 il Signore della storia (<em>Ap<\/em> 5,9-14). Conviene anche ricordare l\u2019Icona della Madonna di Vladimir, che ha costantemente accompagnato la peregrinazione nella fede dei popoli dell\u2019antica Rus\u2019<a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\">[26]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ambiente bizantino le icone della Vergine sono numerosissime. Tale variet\u00e0 porta i pi\u00f9 a ritenere impensabile una classificazione tipologica delle icone mariane. Tuttavia nella variet\u00e0 \u00e8 possibile intravedere una matrice comune che, in qualche modo, pu\u00f2 aiutare a vagliare e enumerare l\u2019insieme incredibile di icone mariane alla luce di poche tipologie<a href=\"#_ftn27\" name=\"_ftnref27\">[27]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa possibilit\u00e0 rende accessibile la \u201cqualificazione iconografica\u201d dell\u2019icona della Madonna del Perpetuo Soccorso. Attraverso uno studio compartivo \u00e8, infatti, plausibile collocare la nostra icona nella tipologia dell\u2019<em>Odigitria<\/em>.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"296\"><\/td>\n<td width=\"296\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"296\"><em>Madonna del Perpetuo Soccorso<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cssr.news\/italian\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2017\/03\/1.jpg\"><img class=\"aligncenter size-full wp-image-3629\" src=\"http:\/\/www.cssr.news\/italian\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2017\/03\/1.jpg\" alt=\"\" width=\"433\" height=\"532\" srcset=\"https:\/\/www.cssr.news\/italian\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2017\/03\/1.jpg 433w, https:\/\/www.cssr.news\/italian\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2017\/03\/1-244x300.jpg 244w, https:\/\/www.cssr.news\/italian\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2017\/03\/1-342x420.jpg 342w\" sizes=\"(max-width: 433px) 100vw, 433px\" \/><\/a>Icona greca &#8211; XIV sec. \u2013 54&#215;41,5 cm<\/p>\n<p>Chiesa S. Alfonso all\u2019Esquilino, Roma<\/td>\n<td width=\"296\"><em>Madonna col Bambino (Berlinghiero)<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cssr.news\/italian\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2017\/03\/2.jpg\"><img class=\"aligncenter size-full wp-image-3630\" src=\"http:\/\/www.cssr.news\/italian\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2017\/03\/2.jpg\" alt=\"\" width=\"433\" height=\"651\" srcset=\"https:\/\/www.cssr.news\/italian\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2017\/03\/2.jpg 433w, https:\/\/www.cssr.news\/italian\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2017\/03\/2-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.cssr.news\/italian\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2017\/03\/2-279x420.jpg 279w\" sizes=\"(max-width: 433px) 100vw, 433px\" \/><\/a>1230-1235 circa &#8211; 80,3&#215;53.7 cm<\/p>\n<p>Metropolitan Museum, New York<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa Vergine del tipo <em>Odigitria<\/em>, \u201cQuella che mostra la via \u2013 scrive il teologo Paul Evdokimov \u2013 rappresenta il dogma cristologico e mostra suo Figlio, colui che \u00e8 la via. Sul braccio sinistro porta il bambino che benedice e con la destra indica il Salvatore\u201d\u00bb<a href=\"#_ftn28\" name=\"_ftnref28\">[28]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire da questa descrizione e alla luce di una comparazione visiva tra l\u2019icona della Madonna del Perpetuo Soccorso e l\u2019icona dell\u2019<em>Odigitria<\/em> presa in considerazione emerge da subito una differenza sostanziale. Nella nostra icona non \u00e8 tanto il braccio a sostenere Ges\u00f9 quanto la mano sinistra che \u00e8 disposta ad accogliere nel proprio palmo il Figlio di Dio. Mentre la mano destra della stessa Vergine oltre ad indicare il Redentore, cos\u00ec come accade nell\u2019<em>Odigitria<\/em>, si dispone a sostenere le sue mani. Il Bambino in questo caso non assume una posizione retta e benedicente ma quasi si raggomitola sul petto della Madre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La posizione del Bambino e quella della mano desta della Vergine fanno intuire una seconda influenza tipologica nell\u2019icona del Perpetuo Soccorso, quella dell\u2019<em>Eleousa<\/em>, o Vergine della tenerezza.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"296\"><\/td>\n<td width=\"296\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"296\"><em>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cssr.news\/italian\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2017\/03\/1.jpg\"><img class=\"aligncenter size-full wp-image-3629\" src=\"http:\/\/www.cssr.news\/italian\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2017\/03\/1.jpg\" alt=\"\" width=\"433\" height=\"532\" srcset=\"https:\/\/www.cssr.news\/italian\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2017\/03\/1.jpg 433w, https:\/\/www.cssr.news\/italian\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2017\/03\/1-244x300.jpg 244w, https:\/\/www.cssr.news\/italian\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2017\/03\/1-342x420.jpg 342w\" sizes=\"(max-width: 433px) 100vw, 433px\" \/><\/a><\/em><\/td>\n<td width=\"296\"><em>Madre di Dio della Tenerezza di Vladimir<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cssr.news\/italian\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2017\/03\/3.jpg\"><img class=\"aligncenter size-full wp-image-3631\" src=\"http:\/\/www.cssr.news\/italian\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2017\/03\/3.jpg\" alt=\"\" width=\"430\" height=\"640\" srcset=\"https:\/\/www.cssr.news\/italian\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2017\/03\/3.jpg 430w, https:\/\/www.cssr.news\/italian\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2017\/03\/3-202x300.jpg 202w, https:\/\/www.cssr.news\/italian\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2017\/03\/3-282x420.jpg 282w\" sizes=\"(max-width: 430px) 100vw, 430px\" \/><\/a>Icona bizantina &#8211; Inizio XII sec. &#8211; 104&#215;69 cm<\/p>\n<p>Galleria Tret\u2019jakov, Mosca<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa seconda iconografia \u00e8 accentuato soprattutto il lato materno della Madre che \u00e8 colta nell\u2019atto di stringere a se il fanciullo e di reclinare leggermente il proprio capo verso di lui. In fine, gli strumenti della passione posti in mano agli angeli che affiancano la figura centrale spingono molti a classificare questa tavola tra quelle raffiguranti le \u201cMadonne della Passione\u201d<a href=\"#_ftn29\" name=\"_ftnref29\">[29]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il confluire di differenti tipologie iconografiche nella \u201cscrittura\u201d della medesima icona non \u00e8 una novit\u00e0. L\u2019icona di <em>Nostra Signora di Vladimir<\/em>, di cui sopra si riporta l\u2019immagine, \u00e8 difatti \u00abritenuta comunemente del tipo <em>Eleousa<\/em>, cio\u00e8 della tenerezza, ma in realt\u00e0 combina questo tipo con quello pi\u00f9 classico dell\u2019<em>Odigitria<\/em>\u00bb<a href=\"#_ftn30\" name=\"_ftnref30\">[30]<\/a>. A rendere unica e quindi riconoscibile l\u2019icona della Madonna del Perpetuo Soccorso sono piuttosto i particolari, le piccole variazioni compositive che, certamente, sono il risultato stilistico dell\u2019incontro di diverse tipologie iconografiche, ma sono anche reificazione artistica di un messaggio teologico che \u00e8 capace di offrirsi anche nel frammento, nei piccoli particolari (le mani, il volto, lo sguardo) chiamati a trasfigurare una realt\u00e0 Altra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"4\">\n<li><strong>Le mani della Madre di Dio<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto della riflessione \u00e8 possibile provare a penetrare il mistero, tentare di far emergere dalle trasparenze del colore, delle ombre e dal tratto della grafia, il messaggio profondo \u2013 o parte di esso \u2013 di cui l\u2019icona \u00e8 portatrice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019economia del contributo orienta l\u2019attenzione su un solo aspetto tra quelli esperibili. Il \u201cparticolare\u201d sul quale vuole soffermare l\u2019analisi \u201ciconogica\u201d \u00e8 rappresentato dal punto focale della \u201ctavola\u201d: l\u2019incontro delle mani, quelle di Maria e quelle del \u201cgiovane\u201d Ges\u00f9. Le mani, nelle icone \u00absono espressione di una relazione, ad esempio il gesto della <em>adlocutio<\/em>, la cosiddetta <em>mano parlante<\/em>, [che sovente ritroviamo nell\u2019immagine del Cristo Pantocratore], sostituisce le parole dei personaggi, che vengono sempre raffigurati in silenzio, con le labbra chiuse\u00bb<a href=\"#_ftn31\" name=\"_ftnref31\">[31]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella nostra icona, la mano destra della Vergine compie simultaneamente due azioni, come si \u00e8 gi\u00e0 evidenziato. Da un lato si dispone ad accogliere le mani pi\u00f9 piccole del fanciullo che volge il proprio sguardo al di fuori del perimetro materiale della \u201ctavola\u201d. Dall\u2019altro lato la medesima mano indica proprio il Cristo come colui al quale l\u2019uomo \u00e8 chiamato a rivolgersi per \u201cri-trovare\u201d il cammino, la via verso la santit\u00e0. In questo secondo gesto si riconosce l\u2019atto dell\u2019<em>Odigitria. <\/em>Tuttavia il medesimo gesto \u00ab\u00e8 tipico delle immagini dove la Vergine intercede presso il Cristo giudice. Ha quindi anche il significato di interceditrice\u00bb<a href=\"#_ftn32\" name=\"_ftnref32\">[32]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riemerge dall\u2019osservazione dell\u2019icona il \u201ccompito ecclesiale\u201d di Maria. Ella \u00e8 colei che indica la strada, colei che porge all\u2019uomo il Cristo come unica via di salvezza; ma \u00e8 anche colei che accompagna, con la sua materna protezione, il cammino dell\u2019uomo e intercede, nel Figlio, presso il Padre<a href=\"#_ftn33\" name=\"_ftnref33\">[33]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo legame unitivo tra la \u201cmissione\u201d della Madre e quella del Figlio (cf <em>SC<\/em>, n. 103) \u00e8 rafforzato, nell\u2019icona, da due elementi. Il primo \u00e8 rappresentato dalla mano sinistra di Maria, Madre di Cristo e della Chiesa (cf <em>LG<\/em>, n. 53)<a href=\"#_ftn34\" name=\"_ftnref34\">[34]<\/a>, che si dispone ad \u201caccogliere\u201d il Bambino come in un grembo e, nello stesso tempo, lo \u201cporge\u201d all\u2019uomo come Via, Verit\u00e0 e Vita (<em>Gv<\/em> 14,6). Il secondo elemento \u00e8 costituito dal colore della veste di Ges\u00f9 ripreso, con la medesima tonalit\u00e0, nel lato interno del manto di Maria. Tale sintonia cromatica sta a significare l\u2019intima relazione tra la Madre e il Figlio<a href=\"#_ftn35\" name=\"_ftnref35\">[35]<\/a>. Un\u2019unione che \u00absi manifesta dal momento della concezione verginale di Cristo fino alla morte di lui\u00bb<a href=\"#_ftn36\" name=\"_ftnref36\">[36]<\/a> e che \u00abnell\u2019economia della grazia perdura senza soste\u00bb<a href=\"#_ftn37\" name=\"_ftnref37\">[37]<\/a> e senza oscurare o diminuire l\u2019unica mediazione del Cristo<a href=\"#_ftn38\" name=\"_ftnref38\">[38]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli spunti teologici fin qui emersi sono in qualche modo confermati dalle \u201clinee di forza\u201d che animano la composizione iconografica. La prima linea \u00e8 quella tracciata dal braccio destro di Maria che, in senso diagonale, taglia la \u201ctavola\u201d e conduce lo sguardo dell\u2019osservatore dapprima sull\u2019incontro delle mani e in seguito sul fanciullo. Ancora una volta \u00e8 affermato il ruolo mediatore di Maria \u00abla cui grandezza \u00e8 dovuta al fatto di essere stata scelta come Madre di Dio\u00bb<a href=\"#_ftn39\" name=\"_ftnref39\">[39]<\/a>. La seconda linea di forza \u00e8 quella segnata dal busto del Cristo. Anche questo movimento segue una delle diagonali compositive dell\u2019icona e tende a guidare lo sguardo ora sulla mano sinistra di Maria, ora sul volto del fanciullo, ora sul volto della Madre \u2013 altro punto focale dell\u2019icona \u2013 che teneramente invita tutti ad accogliere il Figlio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019insieme compositivo, i movimenti dello sguardo che sono guidati dalle linee di forza, le sintonie cromatiche richiamate, tutto sembra suggerire quanto, Paolo VI, afferma di Maria nella <em>Mense maio<\/em>: ella \u00ab\u00e8 pur sempre strada che conduce a Cristo. Ogni incontro con lei non pu\u00f2 non risolversi in un incontro con Cristo stesso\u00bb<a href=\"#_ftn40\" name=\"_ftnref40\">[40]<\/a>. Esiste quindi un \u201cmovimento di grazia\u201d che dal Figlio giunge all\u2019uomo attraverso Maria. E lei, in modo perpetuo, si pone accanto all\u2019essere profondo della persona e lo soccorre nel cammino di ritorno al Padre in Cristo. \u00abChe altro significa \u2013 scrive ancora Paolo VI \u2013 il continuo ricorso a Maria, se non un cercare fra le sue braccia, in lei e per lei e con lei, Cristo Salvatore nostro, al quale gli uomini, negli smarrimenti e nei pericoli di quaggi\u00f9, hanno il dovere e sentono senza tregua il bisogno di rivolgersi, come a porto di salvezza e come a fonte trascendente di vita?\u00bb<a href=\"#_ftn41\" name=\"_ftnref41\">[41]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contemplando l\u2019icona abbiamo provato a far emergere i tratti teologici \u2013 solo alcuni \u2013 di una mariologia che si offre attraverso la \u201cnarrazione\u201d dell\u2019immagine. L\u2019arte, a suo modo, \u00e8 \u00abuna via d\u2019accesso alla realt\u00e0 pi\u00f9 profonda dell\u2019uomo e del mondo. Come tale, essa costituisce un approccio molto valido all\u2019orizzonte della fede, in cui la vicenda umana trova la sua interpretazione incompiuta\u00bb<a href=\"#_ftn42\" name=\"_ftnref42\">[42]<\/a>. L\u2019icona della Madonna del Perpetuo Soccorso, per sua natura, apre un varco visibile verso l\u2019invisibile e rende accessibile l\u2019incontro con Dio e con se stessi. Dalla \u201ctavola\u201d Maria porge all\u2019uomo il Mistero del Cristo, l\u2019unica via che rende, il medesimo uomo, capace di contemplare la pienezza della propria vocazione (cf <em>GS<\/em>, n. 12. 22), la profondit\u00e0 del suo essere immagine del Padre in Cristo (cf <em>Gen<\/em> 1), il suo essere icona del proprio Creatore (cf <em>Col<\/em> 3,10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> E. Bresciani, <em>Cenni storici sull\u2019antica e prodigiosa imagine della Madonna del Perpetuo Soccorso gi\u00e0 venerata in S. Matteo in Merulana e ridonata al culto publico nella chiesa di S. Alfonso sull\u2019Esquilino<\/em>, Tipografia della S. C. De propaganda fide, Roma 1866; F. Ferrero, <em>Nuestra Se\u00f1ora del Perpetuo Socorro. Proceso hist\u00f3rico de una devoci\u00f3n mariana<\/em>, Editorial el Perpetuo Socorro, Madrid 1966; Missionari Redentoristi, <em>La Madonna del Perpetuo Soccorso. L\u2019immagine, le grazie, le chiese<\/em>, M. Pisani, Isola del Liri 1998; A. Marrazzo, <em>L\u2019ultimo restauro dell\u2019icona della Madonna del Perpetuo Soccorso<\/em>, in <em>SHCSR<\/em> 64 (2016) 1-45.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> S. Dianich &#8211; T. Verdon, \u00abVedere Cristo. La trinit\u00e0 di Masaccio tra arte e teologia\u00bb, in <em>Il Regno<\/em> 49\/8 (2004) 251-256; D. Del Gaudio, \u00abL\u2019iconografia Mariana in Giotto di Bordone. La reciprocit\u00e0 fra umano e divino\u00bb, in <em>Theotokos<\/em> 19 (2011) 489-515; S. Dianich &#8211; T. Verdon, \u00abLa Trinit\u00e0 di Masaccio. Arte e teologia\u00bb, in <em>Vivens Homo<\/em> 15\/1 (2004) 5-14.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Tra le opere monumentali della \u201cstoria dell\u2019Arte\u201d menzioniamo, come esempio rappresentativo, le <em>Vite de\u2019 pi\u00f9 eccellenti architetti pittori e scultori italiani da Cimabue insino a\u2019 tempi nostri <\/em>(1550) di Giorgio Vasari (Arezzo 1511 \u2013 Firenze 1574), pittore, architetto e storico italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Cf E. Marino, \u00abArte e fede. Come si \u2018forma\u2019 e \u2018interpreta\u2019 l\u2019opera d\u2019arte ispirata dal Vangelo e dalla Tradizione ecclesiale\u00bb, in <em>Rivista di Ascetica e Mistica<\/em>, 32\/2 (2007) 401-412.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> <em>Ivi<\/em>, 405.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Giovanni Paolo II, <em>Duodecimum saeculum<\/em>, Lettera Apostolica per il XII centenario del II Concilio di Nicea (4.12.1987), in AAS 80 (1988) 241. \u00abL\u2019argomento decisivo a cui i vescovi si appellarono per dirimere la controversia fu il mistero dell\u2019incarnazione: se il Figlio di Dio \u00e8 entrato nel mondo delle realt\u00e0 visibili, gettando un ponte mediante la sua umanit\u00e0 tra il visibile e l\u2019invisibile, analogamente si pu\u00f2 pensare che una rappresentazione del Mistero possa essere usata, nella logica del segno, come evocazione sensibile del Mistero. L\u2019icona non \u00e8 venerata per se stessa, ma rinvia al soggetto che rappresenta\u00bb (E. Scognamiglio, \u00abLa via della bellezza tra storia, arte e teologia\u00bb, in <em>Asprenas<\/em> 59 (2012) 53).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> E. Marino, \u00abArte e fede. Come si \u2018forma\u2019 e \u2018interpreta\u2019 l\u2019opera d\u2019arte\u00bb&#8230;, 405.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Cf B. Forte, \u00abGrafica d\u2019Arte e teologia cristiana\u00bb, in <em>Asprenas<\/em> 49\/2 (2002) 227.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> E. Marino, \u00abArte e fede. Come si \u2018forma\u2019 e \u2018interpreta\u2019 l\u2019opera d\u2019arte\u00bb&#8230;, 406.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> B. Forte, \u00abGrafica d\u2019Arte e teologia cristiana\u00bb&#8230;, 227. \u00abIl Concilio Costantinopolitano IV dell\u2019870, confermando la condanna dell\u2019iconoclastia da parte del Niceno II (787), afferma che \u201cquanto il discorrere fa in parole, la scrittura in colori lo annuncia e lo rende presente (cf <em>DS<\/em> 654). Colpisce in questo testo il congiungimento a prima vista paradossale fra \u201cil sillabare del logos\u201d e la \u201cgrafia dei colori\u201d: questo congiungimento non sorprende chi sa come nella tradizione orientale l\u2019iconografo \u2013 come dice la parola stessa \u2013 non sia colui che dipinge, ma colui che \u201cscrive\u201d l\u2019icona. E la scrive precisamente servendosi di linee e colori\u00bb (<em>ivi,<\/em> 226).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> B. Forte, \u00abGrafica d\u2019Arte e teologia cristiana\u00bb&#8230;, 227.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> Cf E. Marino, \u00abArte e fede. Come si \u2018forma\u2019 e \u2018interpreta\u2019 l\u2019opera d\u2019arte\u00bb&#8230;, 405. A partire dall\u2019Et\u00e0 moderna, e soprattutto con l\u2019Illuminismo, gli storici e i critici dell\u2019arte tendono ad assolutizzare \u00abl\u2019analisi dei soli motivi artistici; la <em>circoscrizione<\/em>, la <em>composizione<\/em> e i <em>lumi <\/em>(per dirla con Leon Battista Alberti), che non \u00e8 se non una <em>parte <\/em>(la <em>preiconografica<\/em>) del <em>tutto <\/em>dell\u2019opera d\u2019arte, che negli \u201cschemi formali\u201d mostra nella bellezza la <em>narrazione <\/em>(o \u201ciconografia\u201d) e connota una peculiare cultura o <em>l<\/em><em>\u00f3gos <\/em>(o \u201ciconologia\u201d)\u00bb (<em>ivi,<\/em> 404).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> B. Forte, \u00abGrafica d\u2019Arte e teologia cristiana\u00bb&#8230;, 232.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> Cf Dimitrios I\u00b0, \u00abIl concilio di Nicea e la teologia delle icone. Lettera enciclica del patriarca di Costantinopoli\u00bb, in <em>Il Regno &#8211; documenti<\/em> 33\/5 (1988) 152-156.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> Cf J. Castellano, \u00abIcona\u00bb, in Pontificio Istituto di Spiritualit\u00e0 del Teresianum &#8211; E. Ancilli (edd.), <em>Dizionario Enciclopedico di Spiritualit\u00e0<\/em>, vol. II, Citt\u00e0 Nuova, Roma 1992, 1241.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> <em>Ivi<\/em>. \u00abIl Concilio Ecumenico di Nicea II, ribadendo la dottrina dei Padri e in maniera speciale di san Giovanni Damasceno, ma ascoltando il senso del popolo di Dio, ha messo in risalto alcuni principi che sono alla base della teologia dell\u2019icona. Fondamento sacramentale dell\u2019icona \u00e8 l\u2019incarnazione del Figlio di Dio che permette e incoraggia la rappresentazione della sua immagine e degli episodi della sua vita. Regola d\u2019oro \u00e8 l\u2019identit\u00e0 dell\u2019icona con la persona che rappresenta. Senso della venerazione \u00e8 il riferimento a colui che viene rappresentato, Dio in se stesso, nelle sue opere e nelle sue creature. Garante della verit\u00e0 e della autenticit\u00e0 dell\u2019arte iconografica \u00e8 la Chiesa con le sue regole o canoni per la pittura delle immagini\u00bb (<em>ivi<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> J. Moingt, \u00abImmagini, icone e idoli di Dio. La questione di verit\u00e0 nella teologia cristiana\u00bb, in <em>Concilium<\/em> 1\/37 (2001) 174-175.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a> Cf J. Castellano, \u00abIcona\u00bb&#8230;, 1241. \u00abLa Chiesa greca e quelle slave, [\u2026] hanno considerato la venerazione dell\u2019icona come parte integrante della liturgia, a somiglianza della celebrazione della Parola. Come la lettura dei libri materiali permette di far comprendere la parola vivente del Signore, cos\u00ec l\u2019ostensione di una icona dipinta permette, a quelli che la contemplano, di accostarsi ai misteri della salvezza mediante la vista. \u201cCi\u00f2 che da una parte \u00e8 espresso dall\u2019inchiostro e dalla carta, dall\u2019altra, nell\u2019icona, \u00e8 espresso dai diversi colori e da altri materiali\u201d\u00bb (<em>Duodecimum saeculum<\/em>, 249).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a> Cf <em>ivi,<\/em> 174.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a> <em>Ivi<\/em>, 175.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a> Cf <em>ivi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a> Cf E. Scognamiglio, \u00abLa via della bellezza\u00bb&#8230;, 53-61; E. Marino, \u00abArte e fede. Come si \u2018forma\u2019 e \u2018interpreta\u2019 l\u2019opera d\u2019arte\u00bb&#8230;, 406-412.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a> J. Castellano, \u00abIcona\u00bb&#8230;, 1242.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a> <em>Ivi<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a> D. Del Gaudio, \u00abL\u2019iconografia Mariana in Giotto di Bordone\u00bb&#8230;, 489-515; B. Forte, <em>La porta della bellezza. Per un\u2019estetica teologica<\/em>, Morcelliana, Brescia 2002, 71-83.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\">[26]<\/a> Giovanni Paolo II, <em>Redemptoris Mater<\/em>, Lettera Enciclica sulla Beata Vergine Maria nella vita della Chiesa in cammino (25.03.1987), in <em>AAS<\/em> 79 (1987) 405; Cf J. Castellano, \u00abIcona\u00bb&#8230;, 1442.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref27\" name=\"_ftn27\">[27]<\/a> Cf G. Passarelli, <em>Iconostati. La teologia della bellezza e della luce<\/em>, Mondadori, Milano 2003, 54-56.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref28\" name=\"_ftn28\">[28]<\/a> <em>Ivi<\/em>, 55.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref29\" name=\"_ftn29\">[29]<\/a> Cf Missionari Redentoristi, <em>La Madonna del Perpetuo Soccorso. L\u2019immagine<\/em>&#8230;, 17-22.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref30\" name=\"_ftn30\">[30]<\/a> G. Passarelli, <em>Iconostati&#8230;<\/em>, 55.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref31\" name=\"_ftn31\">[31]<\/a> G. Busi &#8211; G. Raffa, <em>Luce del tuo volto. Icone: percorsi avanzati fra teoria e pratica<\/em>, Dehoniana Libri, Bologna 2014, 204.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref32\" name=\"_ftn32\">[32]<\/a> G. Passarelli, <em>Iconostati&#8230;<\/em>, 60.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref33\" name=\"_ftn33\">[33]<\/a> \u00abLa vocazione alla salvezza in Cristo, il dono nuziale della grazia che nel Cristo ci deifica, l\u2019adozione che per l\u2019azione dello Spirito Santo ci rende \u201cnel Figlio figli\u201d del Padre, sono realt\u00e0 che s\u2019inseriscono nella vita degli uomini attraverso il mistero del Salvatore, alla cui realizzazione Maria, per eterno disegno di Dio, collabora quale \u201cgenerosa compagna del tutto singolare\u201d (<em>LG<\/em>, n. 61)\u00bb (A. Macca, \u00abMaria Santissima\u00bb, in Pontificio Istituto di Spiritualit\u00e0 del Teresianum &#8211; E. Ancilli [edd.], <em>Dizionario Enciclopedico di Spiritualit\u00e0<\/em>&#8230;, 1498).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref34\" name=\"_ftn34\">[34]<\/a> Cf Paolo VI, <em>Discorso ai Padri Conciliari alla conclusione della terza Sessione del Concilio Ecumenico II<\/em> (21 novembre 1964), <em>AAS<\/em> 56 (1964) 1015; <em>CCC<\/em>, nn. 963-975.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref35\" name=\"_ftn35\">[35]<\/a> Nel saggio della Del Gaudio, sopra citato, \u00e8 riportata l\u2019analisi iconografica di un\u2019opera medioevale con influenze bizantine di Giotto di Bondone \u2013 la <em>Madonna d\u2019Ognissanti <\/em>(1310 circa) \u2013 in cui, la studiosa individua nei colori delle vesti e nelle posizioni delle mani i segni distintivi dell\u2019unione tra Madre e Figlio; cf D. Del Gaudio, \u00abL\u2019iconografia Mariana in Giotto di Bordone\u00bb&#8230;, 509-511.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref36\" name=\"_ftn36\">[36]<\/a> <em>LG<\/em>, n. 57.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref37\" name=\"_ftn37\">[37]<\/a> <em>Ivi<\/em>, n. 62.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref38\" name=\"_ftn38\">[38]<\/a> \u00abLa funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce quest\u2019unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l\u2019efficacia. Ogni salutare influsso della beata Vergine verso gli uomini non nasce da una necessit\u00e0 oggettiva, ma da una disposizione puramente gratuita di Dio, e sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo; pertanto si fonda sulla mediazione di questi, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia, e non impedisce minimamente l\u2019unione immediata dei credenti con Cristo, anzi la facilita\u00bb (<em>LG<\/em>, n. 60). Per l\u2019approfondimento si veda <em>Redemptoris Mater<\/em>, nn. 38-42.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref39\" name=\"_ftn39\">[39]<\/a> D. Del Gaudio, \u00abL\u2019iconografia Mariana in Giotto di Bordone\u00bb&#8230;, 510.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref40\" name=\"_ftn40\">[40]<\/a> Paolo VI, <em>Manse Maio<\/em>, Lettera Enciclica per impetrare suppliche a Maria nel mese di Maggio (29.04.1965), in <em>AAS<\/em> 57 (1965) 253.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref41\" name=\"_ftn41\">[41]<\/a> <em>Ivi<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref42\" name=\"_ftn42\">[42]<\/a> E. Scognamiglio, \u00abLa via della bellezza\u00bb&#8230;, 61.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;Icona della Madre del Perpetuo Soccorso proviene dalla Tradizione Orientale; per questo i cristiani di rito orientale possono meglio contribuire al tema della sua spiritualit\u00e0. Poich\u00e9 la devozione si \u00e8 sviluppata nella tradizione latina occidentale, spetta a noi farne una lettura secondo le possibilit\u00e0 che ci vengono offerte. 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