C per Coscienza

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Picture: ww.pixabay.com

(Dal Blog dell’Accademia Alfonsiana)

“Per cominciare, poniamo la proposizione: la fenomenologia pura è la scienza della pura coscienza”.

Pochi termini in fenomenologia sono complessi come “coscienza”. In quanto segue cercheremo di introdurre il lettore a questa complessità offrendo una breve glossa alla suddetta affermazione del padre della fenomenologia, Edmund Husserl (1859-1938).
La prima parola che merita attenzione qui è “scienza”. Husserl era un matematico di formazione, ma all’inizio della sua carriera divenne consapevole (!) dei limiti dell’epistemologia che operava nelle scienze empiriche. Non ha negato la legittimità di questa epistemologia in quanto essa andava avanti, ma era convinto che non fosse andata abbastanza lontano. In altre parole, credeva che ci fosse molto di più nella conoscenza umana di quanto le scienze empiriche stessero rivelando. E così ha intrapreso il compito monumentale di costruire una nuova, precisa scienza (fenomenologia) che superasse questi limiti.
Per comprendere la fenomenologia occorre prestare molta attenzione a una seconda parola della citazione precedente: “begin”. Husserl era convinto che le scienze empiriche inizino troppo tardi, dando per scontato molto di ciò che merita un esame critico. Quindi la fenomenologia può essere intesa come una scienza che inizia molto prima delle scienze empiriche in quanto mette in discussione ciò che tendono ad assumere.
L’assunto più lampante delle scienze empiriche è la coscienza stessa. Impegnati a cercare di spiegare e manipolare il mondo, trascurano la domanda più profonda di tutte: come può un corpo essere cosciente? La risposta di Husserl riguarda principalmente l’intenzionalità e la temporalità. Detto (ridicolamente) semplicemente questo significa che se non avessimo la capacità di focalizzare a nostra volta la nostra attenzione su oggetti diversi, pur conservando la nostra esperienza di questi oggetti e proiettandoci nella nostra esperienza futura di questi stessi oggetti, allora il mondo sarebbe una macchia amorfa.
Husserl era perfettamente consapevole che la maggior parte delle persone, il più delle volte, fa tutto questo senza pensarci, vivono in quello che lui chiama “l’atteggiamento naturale” dando per scontati se stessi, il proprio corpo e il mondo. La fenomenologia è un invito a rallentare, ad aprirsi (attraverso il corpo che si è) al mondo così com’è ea porsi la domanda su come rispondere a questo mondo. L’obiettivo della fenomenologia è quello di riacquistare almeno parzialmente e momentaneamente la qualità della coscienza che ha un bambino piccolo quando fissa, stupito, un sassolino.

P. Martin McKeever, CSsR

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