L’Archivio Redentorista scopre una testimonianza sconosciuta della veggente de La Salette

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(Pagani, Italia) All’Archivio Provinciale Redentorista di Pagani potrebbe essere legata una scoperta molto interessante. – “Abbiamo ritrovato degli indumenti con disegni e macchie che probabilmente sono delle emografie (scritte con il sangue). Dopo varie ricerche abbiamo scoperto che potrebbero essere appartenuti alla veggente delle apparizioni di La Salette, in Francia, nel 1846, Mélanie Calvat”– informa p. Antonio Pupo, C.Ss.R, direttore dell’archivio.

È bene ricordare che le apparizioni della Beata Vergine a La Salette sono state riconosciute ufficialmente dalla Chiesa, come anche i primi messaggi rivelati dai due piccoli veggenti. Invece, nelle varie biografie della veggente Mélanie Calvat non si ha cenno di fenomeni mistici, anche se ne parla, in una sua testimonianza, S. Annibale M. Di Francia. Questa scoperta, quindi, potrebbe essere importante per una rilettura della storia controversa di questa veggente, che, tra l’altro, ha avuto come confessori alcuni padri redentoristi del tempo.

Il Prof. Giovanni Pepe, che è un collaboratore dell’Archivio Provinciale di Pagani, nel seguente articolo presenta una breve biografia della veggente di La Salette e descrive come è avvenuta questa inaspettata scoperta.


Mélanie Calvat,
la pastorella di La Salette

Sabato 19 settembre 1846, alle tre del pomeriggio, su una montagna nelle vicinanze del villaggio di La Salette-Fallavaux, piccolissimo borgo (oggi conta appena 73 abitanti) nel dipartimento dell’Isère in Francia, la Madonna apparve a due pastorelli: Mélanie Calvat di 15 anni e Maxim Giraud di 11. Dopo cinque anni di indagini la Chiesa riconobbe vera l’apparizione e l’evento fu caposaldo delle successive apparizioni di Lourdes e Fatima. 

L’avvenimento nel XIX secolo fece enorme scalpore, tant’è che alla Vergine de La Salette sono dedicate diverse chiese e santuari in tutto il mondo.

La storia di Mélanie Calvat, una delle due veggenti, negli anni successivi fu alquanto tormentata. Dopo l’apparizione, la fanciulla fu collocata nel Convento delle suore della Provvidenza a Corenc, vicino Grenoble. Avversata dalla chiesa francese, nel 1855 si trasferì nel Carmelo di Darlington in Inghilterra. Nel 1860 entrò nella Congregazione delle suore della Compassione a Marsiglia. Fu inviata, insieme ad una compagna, nel convento di Cefalonia allo scopo di aprire un orfanotrofio. Fece ritorno a Marsiglia nel 1864. Tre anni dopo Mélanie, non ammessa alla professione, si trasferì a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, accolta da mons. Francesco Petagna vescovo di quella diocesi.  Visse nella cittadina stabiese per 17 anni. Nel 1892 lasciò la località campana per trasferirsi a Galatina, dove soggiornò per 5 anni. Qui incontrò il canonico Annibale Maria di Francia che la convinse a trasferirsi a Messina affidandole la direzione formativa delle suore del Divino Zelo. Come concordato con il futuro santo, l’anno dopo lasciò la città siciliana e fece ritorno in Francia.  Decisa tuttavia a lasciare per sempre la sua patria, chiese aiuto ad uno dei suoi confessori, il redentorista padre Alfonso Fusco, nipote dei più famosi Raffaele ed Emanuele Fusco. Fu interpellato il Rettore del Santuario di Pompei, il domenicano padre Carlo Cecchini. Questi, che nel frattempo era stato nominato vescovo di Altamura, la invitò a trasferirsi nella città pugliese. Qui Mélanie, in completo anonimato, visse fino alla morte avvenuta il 14 dicembre 1904. 

Sant’Annibale Maria di Francia tentò di far aprire un regolare processo canonico per la beatificazione di Melania, ma tutto si arenò dopo la sua morte nel 1927.

Qualche anno fa padre Ciro Avella ritrovò nei locali dell’archivio provinciale della Congregazione a Pagani (SA), una scatola contenente degli indumenti femminili con impresse delle figure e simboli sacri. Non sapendo a chi fossero appartenuti e perché erano lì conservati, consapevole che si correva il rischio che andassero dispersi, li portò a Ciorani (SA) in attesa di far luce sulla loro natura. Incuriosito, per diversi anni ne ho studiato le foto, da me fatte, ed infine nello scorso mese di dicembre, in collaborazione con il responsabile dell’archivio provinciale p. Antonio Pupo, li abbiamo riportati a Pagani dove sono stati opportunamente catalogati. Si tratta di circa quaranta reperti con impresse delle immagini che, ad una sommaria indagine, sembrano poter essere delle emografie

Casualmente, studiando, in archivio, un manoscritto del redentorista padre Salvatore Schiavone contenente una breve biografia del redentorista padre Vincenzo Venditti (1819-1898), leggevo una frase che mi faceva esultare per la gioia e chiariva definitivamente la provenienza dei misteriosi indumenti: “[Venditti] Fu confessore della Serva di Dio Melania, ed aveva le camicie bruciate di quella coll’immagine delle Anime del Purgatorio”.  

Ci auguriamo che così importanti reperti non debbano di nuovo cadere nell’oblio, consapevoli che essi possono contribuire ad una riscrittura della tormentata storia della pastorella di La Salette. 

Giovanni Pepe

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