Fiducia supplicans e adelphopoiesis: qualche punto di contatto?

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Sergio e Bacco, martiri romani (foto: pubblico dominio, www.commons.wikimedia.org)

Don Basilio Petrà, il professore dell’Accademia Alfonsiana, nell’articolo del blog, offre una riflessione sul rito dell’adelphopoiesis nella tradizione orientale ed esamina se sia ragionevole vedere in questo caso un’analogia con la benedizione delle coppie omosessuali.


Quando è uscita la Dichiarazione Fiducia supplicans con la sua indicazione che è possibile “benedire le coppie in situazioni irregolari e le coppie dello stesso sesso, senza convalidare ufficialmente il loro status o modificare in alcun modo l’insegnamento perenne della Chiesa sul matrimonio” (Presentazione del card. Fernandez), alcuni hanno pensato ad un’analogia con la prassi della adelphopoiesis (o affratellamento) presente specialmente – ma non solo – nella tradizione orientale.

Quel che ha suscitato questo pensiero è senza dubbio il riferimento alla benedizione di “coppie dello stesso sesso”. Dal 1994, infatti, il termine adelphopoiesis fa subito pensare ad un’unione omosessuale sancita religiosamente, giacché in quell’anno – anno della sua morte – John Boswell pubblicò il celebre e controverso volume: Same-Sex Unions In Premodern Europe. In esso lo storico di Yale riteneva di aver mostrato che la adelphopoiesis poteva essere considerata un rituale di unione same-sex. Così scriveva nel suo Epilogue, infatti, rispondendo ad alcune osservazioni critiche già ricevute: “Io ho risposto che non ho composto io la cerimonia di unione same-sex che sembra scandirsi in parallelo con il matrimonio eterosessuale, io l’ho solo scoperta e come storico ho sentito il dovere di condividere tale scoperta”. Le tesi di Boswell sono state molto contestate, anche se nessuno contesta che tali cerimonie abbiano potuto essere “abusate” in contesto omosessuale. Per alcuni la loro caduta in disuso potrebbe essere stata facilitata da tali abusi.

Boswell non è l’unico autore che ha riportato l’attenzione ai rituali di adelphopoiesis nel corso del ‘900. All’inizio del secolo, infatti, se ne parla in una celebre opera di Pavel Florenskij (1882-1937) ovvero in La colonna e il fondamento della verità. Saggio di teodicea ortodossa in dodici lettere (1914), precisamente nella undicesima lettera dedicata a L’amicizia. In tale lettera ad un certo punto Florenskij richiama l’attenzione all’affratellamento sia come “sacramento naturale” (come egli lo chiama, chiedendo il perdono del lettore) sia come akolouthia eis adelphopoiesin o rito liturgico di affratellamento. Ne parla nella lettera su L’amicizia perché egli considera l’affratellamento un “rafforzamento” dell’amicizia. In questo contesto si ferma a ricordare i 10 momenti fondamentali del “rito sacro dell’affratellamento”, con al centro “la comunione degli affratellandi, con le sante oblate, con il calice della Messa”, alla quale fa seguito la conduzione dei due mano nella mano attorno al leggio e lo scambio del bacio. In nessun momento, però, Florenskij parla di una comunione sessuale degli affratellati, scrive anzi parole molto precise che prospettano una sua assenza di principio: “il matrimonio è due in una carne sola e l’amicizia due in un’anima sola. Il matrimonio è unicarnalità – monosarkia –  e l’amicizia è unanimità homopsychia”.

Tra l’idea di Florenskij che pensa alla adelphopoiesis come una sorta di celebrazione sacramentale dell’amicizia e quella di Boswell che vi vede invece una forma di riconoscimento ecclesiale dell’unione sentimentale omosessuale vi è una certa distanza, naturalmente, ma non mancano punti di contatto. Per ambedue, infatti, sono pratiche rituali che assumono nella Chiesa il vincolo affettivo di due persone dello stesso sesso e in qualche modo lo consacrano. Per ambedue, inoltre, si danno di fatto analogie con la celebrazione del matrimonio sacramentale.

Quello che ho appena detto consente di misurare la distanza che in ogni caso c’è tra la tradizione dell’adelphopoiesis e la benedizione prevista da Fiducia supplicans che è indicata come una benedizione “pastorale” e non rituale. Tale punto è fortemente sottolineato nel Comunicato stampa circa la ricezione di Fiducia supplicans al n. 6 ove si dice che “per distinguersi chiaramente dalle benedizioni liturgiche o ritualizzate, le benedizioni ‘pastorali’ debbono essere soprattutto molto brevi. Si tratta di benedizioni di pochi secondi, senza Rituale e senza Benedizionale”. Inoltre, nello stesso luogo il Comunicato insiste sul fatto che con tale benedizione data a due persone dello stesso sesso “si chiede al Signore, pace, salute e altri beni per queste due persone che la richiedono” così come “che possano vivere il Vangelo di Cristo in piena fedeltà e che lo Spirito santo possa liberare queste due persone da tutto ciò che non corrisponde alla sua volontà divina e da tutto ciò che richiede purificazione”.

Come si vede, la benedizione di Fiducia supplicans è essenzialmente una brevissima preghiera/gesto di benedizione non orientata all’unione; l’adelphopoiesis è invece un vero rituale, è una vera akolouthia, più o meno articolata che sia, orientata all’unione, seppure non sessuale. In quest’ultima la preghiera sui due è ampia, con riferimenti biblici, con invocazione dei santi, innanzitutto della Vergine Maria, in ordine alla costituzione del vincolo fraterno tra i due, “non per natura, ma per la fede”, come si dice nel manoscritto Barberini gr. 336. “Dà loro di amarsi l’un l’altro, concedi che la loro fraternità sia senza odio e senza scandalo tutti i giorni della loro vita….”.  

don Basilio Petrà

Alcune fonti alle quali ho attinto:

J. Boswell, Same-Sex unions in Premodern Unions, Vintage Books, New York 1995, 281.

P.A. Florenskij, La colonna e il fondamento della verità. Saggio di teodicea ortodossa in dodici lettere, a cura di Natalino Valentini, Edizioni San Paolo, 2010, 463-466.

S. Parenti – E. Velkovska (a cura di), L’Eucologio Barberini g. 336 (ff. 1-263), CLV, Roma 1995, 229-230.