il più grande raduno redentorista mai tenuto in India
140 confratelli redentoristi e 10 candidati alla vita redentorista si sono riuniti a Bangalore, in India, per una storica Assemblea Generale il 19 e 20 luglio 2025. Si è trattato di un’adeguata preparazione all’inaugurazione della Confederazione dei Redentoristi Indiani, avvenuta la sera del secondo giorno.
I confratelli delle tre Unità indiane: Bangalore, Liguori e Majella si sono recati nella città di Bengaluru per questo importante traguardo nella vita della Congregazione del Santissimo Redentore nel Paese. Erano presenti il Superiore Generale P. Rogerio Gomes, il Consultore Generale P. Ivel Mendanha, il Superiore Provinciale di Dublino P. Brendan O’Rourke, il Vice-Superiore Provinciale del Giappone P. Takeshi Inoue, P. Manoj in rappresentanza della Provincia dell’Oceania e P. Victorino Cueto, Superiore della Vice-Provincia di Singapore-Malesia.
Messa inaugurale e discorso del Superiore Generale
Durante la Messa inaugurale, il Superiore Generale ha sottolineato che i Redentoristi sono chiamati a seguire Sant’Alfonso, che non considerava l’unzione dello Spirito (Isaia 61,1) un privilegio personale, ma un incarico a lasciare le comodità della nobiltà napoletana, a rinunciare a una promettente carriera legale e ad abbracciare i poveri e gli abbandonati. Così, i Redentoristi sono chiamati oggi, in un mondo in continua evoluzione, ad accogliere con coraggio il cambiamento come un cammino spirituale, profondamente radicato nella preghiera e nella semplicità. La ristrutturazione non è solo un esercizio amministrativo, ma una morte pasquale alle forme di vita missionaria che non servono più alla missione della Congregazione, concentrandosi su ciò che conta veramente, essere più compassionevoli come Gesù verso coloro ai quali siamo inviati.
Dopo la Messa, il Padre Generale ha tenuto un discorso programmatico in cui ha sottolineato quattro aree di intervento prioritarie per i Redentoristi indiani. In primo luogo, la missione redentorista deve avere un impatto sociale sulle situazioni di povertà e ingiustizia, concentrandosi sui dalit, sulle donne e sui bambini, rendendo visibile l’amore liberatore di Cristo. In secondo luogo, la missione deve svolgersi nel dialogo, approfondendo l’identità cristiana attraverso l’incontro rispettoso con gli altri in umile testimonianza. In terzo luogo, le sfide uniche dell’India richiedono una missione profetica, non violenta e creativa, con un’enfasi sull’interculturalità e la sensibilità digitale. Infine, padre Gomes ha chiesto una formazione redentorista che superi il clericalismo, radicata nella spiritualità, nella comunità, nell’apertura culturale, nella fraternità globale, nella disponibilità missionaria e nella sensibilità pastorale.
Il Prov. Edward Joseph ha dato un caloroso benvenuto ai confratelli e alle autorità. Ha poi presentato il relatore del workshop, P. Victorino Cueto, affettuosamente conosciuto come “Ino”.
Diventare missionari di speranza in India, di P. Ino Cueto, C.Ss.R.
P. Ino ha animato tre sessioni durante il workshop, ricche di spunti interessanti. In primo luogo, per diventare efficaci e rilevanti, siamo chiamati a intraprendere percorsi missionari plasmati da un “bricolage” di considerazioni provenienti dal contesto globale-locale dell’India. È fondamentale una continua evoluzione, che richiede una fedeltà creativa al carisma, il superamento dei confini geografici, spirituali e culturali e l’identificazione dei “nuovi poveri” o “subalterni” che oggi sono i più emarginati. In secondo luogo, è necessario abbracciare la “communitas missionaria”, che implica una radicale apertura agli altri, il superamento dei confini, la resistenza attiva all’ingiustizia e una consapevolezza apofatica di Dio attraverso il silenzio e l’umile preghiera. In questo nuovo approccio, la missione non è intesa come clericale o gerarchica; non è dominio, ma una relazione che sostiene la missione. Confidando nell’opera continua di Dio in noi e attraverso di noi, siamo chiamati ad abbracciare l’“incompiutezza” della Missione, che è aperta, mai completa e sempre piena di speranza. In terzo luogo, ogni membro della Congregazione ha la responsabilità di essere un testimone credibile della vita e della missione, abbracciando un’inquietudine spirituale (sant’Agostino) che consente di attraversare nuove frontiere, costruendo comunità inclusive e adattabili. Non possiamo rifugiarci in un passato nostalgico, né rimanere statici, ma dobbiamo rispondere alle “terre difficili” di oggi con una risposta audace e creativa, plasmata da fede umile, coraggio e comunione. Si potrebbero immaginare laboratori missionari per esplorare nuove vie di ministero verso i migranti, i giovani, le famiglie in difficoltà e il mondo digitale come frontiera missionaria.
Cambiamenti di atteggiamento richiesti ai missionari redentoristi del futuro
Questo nuovo approccio alla missione chiama i redentoristi ad «attraversare verso l’altra riva» (Mc 4, 36), simboleggiando un cambiamento di atteggiamento. Ciò significa sostituire un atteggiamento trionfalistico di «conquista» con quello di «compagnia» con l’Altro. Implica abbandonare il disprezzo colonialista per le culture locali per abbracciare l’inculturazione del Vangelo, impegnandosi in un dialogo rispettoso con le altre religioni. Implica riconoscere che la ricerca della giustizia e la liberazione dei poveri sono importanti quanto la “salvezza delle anime” per noi che siamo collaboratori dell’opera redentrice di Dio. Da compito specialistico dei missionari professionisti, la missione è ora vista come partecipazione di tutti i battezzati alla Missio Dei. Ispirati dalla Trinità, comunità divina di amore e differenza, tutti i credenti sono chiamati a costruire relazioni, promuovendo la comunione e il dialogo per il bene comune. La coraggiosa speranza dei missionari in mezzo al cambiamento nasce dalla fiducia nel Cristo risorto, nonostante la frammentazione e l’incompletezza della missione.
E ora? Requisiti della formazione redentorista per il futuro
In questa nuova modalità adattiva di essere missionari di speranza, i redentoristi sono chiamati a radicarsi nella natura trinitaria di Dio, ad affermare che ogni attività missionaria partecipa alla missione di Dio, ad emulare il modo di evangelizzare di Cristo attraverso la solidarietà, il dialogo, il servizio e la testimonianza umile, e a riconoscere che la liberazione degli oppressi e la giustizia per gli emarginati sono imperativi biblici che si trovano nei profeti, nel Magnificat e nella stessa proclamazione del Vangelo del Regno da parte di Cristo. I valori fondamentali che daranno forma alla vita missionaria redentorista sono la relazionalità, la reciprocità, la vulnerabilità, l’ospitalità, l’audacia profetica e l’umiltà mistica. Queste sono le virtù che i redentoristi in formazione dovranno assimilare, rimanendo saldi nella fede, gioiosi nella speranza e ardenti nella carità.
Piano d’azione:
Dopo ogni intervento di P. Ino, i confratelli si sono divisi in piccoli gruppi per discutere come questi nuovi approcci potrebbero guidare e stimolare la loro missione nella Confederazione indiana. I suggerimenti dei piccoli gruppi sono stati raccolti dai rispettivi segretari e poi sottoposti al Consiglio della Confederazione per essere esaminati e attuati. Dopo questa Assemblea Generale così stimolante, i Redentoristi dell’India possono guardare al futuro con rinnovato zelo, speranza incrollabile e l’audace umiltà dei mistici profetici!
P. Sandeep Menezes, C.Ss.R.















