La bioetica nel suo tempo di prova e di rinascita (2/2)

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Nel precedente post sul Convegno di Internazionale di Bioetica intitolato: Le prospettive della bioetica. Sfide attuali e previsioni future, tenutosi in Accademia Alfonsiana nei giorni 17 e 18 marzo 2026, abbiamo fatto riferimento agli interventi di mons. R. Pegoraro e dei professori H. ten Have e M.P. Faggioni. Essi hanno, da un lato, inquadrato con precisione i termini della crisi in cui si colloca la bioetica nel tempo presente e, dall’altro, hanno sapientemente tracciato la rotta per uscirne.

Successivamente, il convegno è proseguito in un’alternanza di interviste e relazioni. Presi nel loro complesso, i diversi contributi potrebbero apparire, ad un’osservazione superficiale, una semplice elencazione sia di ambiti di particolare novità, sia di contesti esistenziali altri rispetto a quelli con cui siamo soliti avere a che fare nella trattazione della “bioetica classica”.

Sembrerebbero appartenere alla prima categoria i confronti tra i professori Giovanni Di Pino (Università Campus Biomedico – Roma), e Andrea Pizzichini (Accademia Alfonsiana) sull’interfaccia cervello-computer; quello tra i professori Carlo Casalone (Pontificia Università Gregoriana) e Giovanni Del Missier (Accademia Alfonsiana) relativo alle questioni di fine vita; come pure il dialogo tra la prof.ssa Susy Zanardo (Università Europea – Roma) e il prof. Roberto Massaro (Accademia Alfonsiana) sullo scottante tema della gestazione per altri.

Rientrerebbero invece nella seconda fattispecie le interviste condotte dalla dottoressa argentina Marcela Lapalma e dai professori Syméon Djiwa (Accademia Alfonsiana e proveniente dal Togo) e Andrzej S. Wodka, sui temi delle peculiarità della bioetica femminile in America Latina, in Africa e all’interno del cristianesimo ortodosso; così come le relazioni del prof. Vimal Tirimanna (Accademia Alfonsiana e proveniente dallo Sri Lanka) sulla bioetica asiatica e della prof.ssa Ilenya Goss (Università di Torino – Pastora) sulla prospettiva protestante.

Tuttavia, per cogliere il reale valore di questi interventi nel loro insieme, mi permetto di riprendere alcuni stimoli emersi nelle due lectiones magistrales di cui ci siamo occupati nella prima parte di questo resoconto.

Il prof. H. ten Have indicava come via di uscita dalla crisi della bioetica una trasformazione basata su un cambio di prospettiva, un ampliamento degli orizzonti, un’attenzione alla storia, un rinnovato rapporto con la realtà. 

Il prof. M.P. Faggioni, nel proporci la sua riflessione etica sul transumanesimo, ci metteva di fronte alla necessità che i bioeticisti siano disponibili a una vera e propria conversione: lasciarsi alle spalle schemi, approcci, prospettive che “per lungo tempo” hanno segnato lo sguardo dell’etica sulla vita del mondo, per aprirsi a nuove modalità di elaborazione della disciplina.

Accogliendo in questa luce i contributi pocanzi ricordati, ci rendiamo conto che questi ci hanno offerto la possibilità di inquadrare la strategia terapeutica sulla base della diagnosi eziologica delle lectiones magistrales, capace cioè di agire sulle cause dello “stato comatoso terminale” della bioetica. E questa è una constatazione confortante, dal momento che, come ha sottolineato mons. R. Pegoraro, solo agendo sulle cause si può riportare in piena salute la bioetica.

Infatti, quanto ci è stato proposto si è rivelato come la possibilità di prendere coscienza di ciò che non abbiamo fatto: non abbiamo ascoltato la storia; non abbiamo interpellato altre culture; non abbiamo dialogato con le altre religioni e confessioni; non abbiamo permesso ad altre discipline di insegnarci ciò che avrebbero potuto; non siamo entrati davvero dentro il vissuto reale delle persone, delle comunità, dei popoli… o non lo abbiamo fatto abbastanza.

La forza di una terapia eziologica sta nel fatto che, intervenendo sulle cause, può consentire di estirpare la malattia alla radice, consentendo il recupero della salute. Ciò significa che la crisi della bioetica non è senza via di uscita: la strada per venirne fuori esiste e ci è stata indicata. Occorre tornare a una bioetica globale!!! 

Anche se forse, secondo la bella intuizione di uno studente presente al convegno, sarebbe meglio parlare di una bioetica armonica, dal momento che l’aggettivo “globale” rischia di far pensare a una bioetica monolitica, in cui possa finire per contare, ancora una volta, solo la voce del più forte. Certamente, la cosa importante è intendersi sui concetti; tuttavia, lo sforzo di trovare anche parole e linguaggi in grado di non creare fraintendimenti concorre alla possibilità di far rifiorire una bioetica come ponte, non solo tra presente e futuro, ma anche tra culture, tra discipline, tra tradizione e innovazione.

A. Cardullo (www.alfonsiana.org)

I video degli interventi sono disponibili sul canale YouTube dell’Accademia Alfonsiana: https://www.youtube.com/playlist?list=PL9ZBaPl274GsJ0M8YebTBJxt4S7U4OxuI