La Dottrina Sociale della Chiesa secondo Leone XIV

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Un articolo del prof. M. Carbajo-Núñez, pubblicato sul blog dell’Accademia Alfonsiana

Prima di essere eletto papa, il card. Robert Prevost, nel 2024 ha scritto la prefazione al libro di padre John Joseph Lydon McHughLa dottrina sociale della Chiesa: la sua storia e i suoi insegnamenti (tradotto e pubblicato in italiano nel 2025), dove esprime la sua visione sulla Dottrina sociale della Chiesa (da ora in poi DSC), che non manca di attualità e originalità.

Secondo il Papa uno degli aspetti centrali che dovremmo sempre avere presente della riflessione ecclesiale sulle questioni sociali, consiste nel fatto che l’apprendimento che possiamo ricavare dallo studio sereno della DSC, non consiste tanto nel memorizzare cose da non dimenticare, quanto nel modo con cui rapportarsi alla società e alle persone.

Per questo, probabilmente, il primo ostacolo che incontriamo parlando di DSC è proprio il nome di questa riflessione: la parola “dottrina”, che sembra esigere un’obbedienza intellettuale a qualcosa che non possiamo mettere in discussione e che dobbiamo accettare anche se non siamo d’accordo. Tuttavia, la parola dottrina ha bisogno di essere purificata dai significati fuorvianti per difenderne l’uso, specialmente nelle circostanze attuali in cui tutti vogliono sentire risposte, ma nessuno vuole sentire una dottrina.

Infatti, sebbene il termine dottrina possa apparentemente indicare un’ideologia religiosa, conserva anche il significato di materia o scienza, ovvero una certa forma di conoscenza che, come ogni scienza, cerca di trasmettere una comprensione sicura, ordinata e sistematica di qualcosa, frutto di una riflessione seria, serena e rigorosa su un oggetto di studio. Di conseguenza, una dottrina non è un’opinione, ma un tentativo di raggiungere la verità su un argomento. In questo senso scopo della DSC non è sapere cosa ha detto questo o quel pontefice su questa o quella questione, ma imparare ad affrontare i problemi, sempre diversi perché ogni generazione è nuova, con nuove sfide, nuovi sogni e nuove domande.

Questo giustifica anche il fatto che la Chiesa Cattolica si assuma, come parte della sua missione, il compito di fornire risposte alle questioni sociali. Al riguardo molti considerano l’intervento della Chiesa nelle questioni sociali inadeguato e inappropriato. Tuttavia se per il marxismo la religione punta solo verso il cielo e non verso la terra e se per il liberalismo ogni religione è una questione privata, priva di voce o di un’opinione valida nelle sfere socio-economiche e politiche, la Chiesa invece ricorda al mondo, rispondendo anche a queste due ideologie, che ogni ideologia per quanto perfetta possa sembrare, alla fine degenera in un’utopia che spinge le persone a combattere, o per rendere tutti uguali o per ottenere il proprio egoistico vantaggio, anche a costo della vita del proprio prossimo. Per questo la DSC ci ricorda che le questioni sociali, politiche ed economiche sono fondamentalmente questioni morali e che è vitale saper affrontare i problemi sociali come problemi morali e analizzarli con criteri e principi morali. A questo fine con la DSC la Chiesa vuole favorire la formazione di una coscienza morale, nel rispetto del giudizio critico di ogni individuo e dell’autonomia dei popoli e dei loro governi, essenziale per affrontare le sfide vecchie e nuove dell’esistenza nel rispetto di tutto l’uomo e di tutti gli uomini.

Nel corso degli ultimi 130 anni la DSC ha affrontato numerose problematiche e continua a farlo tutt’ora con situazioni che richiedono una nuova analisi e una risposta pacata, basandosi su principi morali fondamentali quali, per citarne alcuni, la dignità della persona, il bene comune, la solidarietà e la libertà di coscienza. La sfida sta nel saper affrontare le questioni sociali consapevoli che non è la teoria a creare la realtà, ma è la realtà che fonda la teoria che, in quanto tale, vuole rappresentare una risposta senza la pretesa di essere universalmente accettata, ma con la convinzione di essere una risposta che rispetta la realtà e la affronta adeguatamente sulla base dei principi e dei criteri più solidi e appropriati.

Certamente, alcuni aspetti della riflessione della Chiesa rimarranno teologici sotto certi punti di vista, ma questa non è la sua caratteristica distintiva. La DSC non è una teologia dei problemi sociali, bensì un’analisi etica fondata sulla realtà concreta di tali problemi.

Per questo motivo, l’allora card. Prevost, condivideva l’intento dell’autore di avere come pubblico di riferimento principale non tanto la gerarchia ecclesiastica, i sacerdoti, i laici e le loro comunità, le persone di buona volontà che partecipano a movimenti sociali o ricoprono cariche pubbliche, quanto piuttosto i giovani studenti universitari, per guidarli alla comprensione della ricchezza della DSC e nella formazione di una coscienza cristiana politica e sociale, capace di superare i pregiudizi personali e culturali.

Questo perché il mondo accademico, il mondo degli studenti universitari, riflette ciò che la società è oggi e ciò che sarà in futuro. Nelle coscienze dei giovani si stanno formando le future decisioni politiche, si stanno plasmando i futuri legami familiari, si stanno risvegliando nuovi ideali verso i quali una società oserà muoversi, risiede un trasformatore sociale, un artista, una madre, un padre, un leader politico, un difensore di diritti non ancora riconosciuti… e così via. Nelle coscienze dei giovani studenti universitari si sta delineando la prossima generazione della società. Rivolgersi a loro per insegnare loro come affrontare il mondo con tutti i suoi problemi sociali, appare oggi più che mai un compito di altissimo valore.

Fonte: https://www.ilmantellodellagiustizia.it/2026/la-dottrina-sociale-della-chiesa-secondo-leone-xiv