Corso di spiritualità redentorista a Scala, Muro Lucano e Napoli: guardare la realtà con gli occhi di sant’Alfonso

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I partecipanti al Corso di Spiritualità Redentorista 2026 (corso in lingua spagnola) condividono la loro esperienza di cammino sulle orme del Fondatore e dei primi santi della Congregazione. Di seguito il resoconto di p. Antonio J. Morela C.Ss.R. dal Paraguay.

Ritornare alle origini per rinnovare e rafforzare la nostra vocazione missionaria

Visitare i luoghi storici in cui è nata e cresciuta la nostra Congregazione è stata per noi una gioia profonda e una grazia immensa. Non si è trattato semplicemente di visitare città, chiese e antiche dimore, ma di tornare alle fonti della nostra spiritualità, di ritrovare il sogno missionario di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori e di permettere a Dio di riaccendere nei nostri cuori il desiderio di annunciare l’Abbondante Redenzione.

Abbiamo iniziato questo pellegrinaggio dalla Casa Generalizia, ai piedi della nostra Madre del Perpetuo Soccorso, l’8 settembre. Sotto il suo sguardo materno abbiamo intrapreso il cammino, accompagnati spiritualmente da Sant’Alfonso e da tanti santi, beati e martiri redentoristi che hanno fatto delle loro vite una generosa dedizione al servizio della missione.

Una delle nostre prime esperienze significative ha avuto luogo a Ciorani, Casa Madre della Congregazione dal 1736. Percorrere i suoi corridoi ed entrare nelle stanze legate a Sant’Alfonso, San Gerardo e al Beato Gennaro Sarnelli è stata un’esperienza difficile da esprimere a parole. La semplicità e l’austerità di quegli spazi ci hanno ricordato che, per compiere grandi opere per Dio, non servono troppe certezze, ma cuori disponibili. Ogni angolo sembrava parlarci di silenzio, preghiera, sacrificio, conversione e dedizione.

Successivamente siamo giunti a Scala, luogo in cui nacque la Congregazione del Santissimo Redentore. Lì abbiamo visitato i luoghi legati alle nostre origini e siamo arrivati fino alla grotta dove Sant’Alfonso si ritirava per ritrovarsi a tu per tu con Dio e dove, secondo la tradizione, ricevette una manifestazione della Santissima Vergine Maria. Contemplare le montagne e la costa che Alfonso osservò tante volte è diventato per noi un momento profondamente vocazionale.

Abbiamo visitato anche il protoconvento delle Monache Redentoriste, figlie spirituali della Beata Maria Celeste Crostarosa. Abbiamo celebrato l’Eucaristia nella cappella legata al Miracolo Eucaristico e abbiamo ricordato l’incontro tra Alfonso e Celeste, nonché il processo di preghiera e discernimento che ha accompagnato gli inizi della nostra famiglia missionaria.

Nella Cattedrale di San Lorenzo abbiamo contemplato l’immagine di Cristo Crocifisso. Sant’Alfonso era giunto a Scala in cerca di riposo e di cure per la sua salute; tuttavia, Dio aveva altri piani. Lì conobbe la realtà dei pastori di capre e di tante persone povere e spiritualmente abbandonate. Quello che sembrava un semplice periodo di riposo si trasformò in una chiamata. Dio gli ha mostrato a chi doveva dedicare la sua vita. Tra preghiere, difficoltà e incertezze ha preso forma ciò che, il 9 novembre 1732, sarebbe diventato la nostra Congregazione.

Da Ravello abbiamo contemplato Scala e abbiamo compreso qualcosa di essenziale: la nostra Scala esiste ancora. Non è solo un luogo geografico; Scala è lì dove ci sono persone dimenticate, povere, ferite, lontane dalla fede o bisognose di qualcuno che annunci loro che le loro vite hanno un valore infinito per Dio. Ogni redentorista è chiamato a riconoscere la «Scala» che il Signore pone davanti ai suoi occhi.

Sulle orme di Gerardo, a Muro Lucano, sua terra natale

Il nostro cammino è proseguito fino a Muro Lucano, terra natale di San Gerardo Maiella. Abbiamo visitato la cattedrale, la cappella dove ricevette il Battesimo e il luogo dove visse e lavorò come sarto. Lì abbiamo ricordato il piccolo Gerardo, che desiderava ardentemente ricevere la Santa Comunione, ma a cui fu negata a causa della sua giovane età. Secondo la tradizione, San Michele Arcangelo rispose al suo profondo desiderio portandogli il Pane del Cielo. Questa storia ci ha insegnato che Dio non lascia mai affamato un cuore che Lo cerca sinceramente.

Siamo scesi anche lungo uno stretto corridoio che ci ha condotti a una delle case dove Gerardo visse con i suoi genitori. Quel luogo ci ha riportato alla memoria la sua ferma determinazione vocazionale. Quando sua madre lo rinchiuse per impedirgli di seguire i missionari redentoristi, Gerardo legò insieme le lenzuola del suo letto, si calò dalla finestra e lasciò scritta una frase che continua a interpellarci: «Me ne vado per diventare santo». Quel giovane, considerato da alcuni un buono a nulla, si trasformò, nelle mani di Dio, in una luminosa testimonianza di umiltà, carità, obbedienza e santità.

In sintonia con Alfonso attraverso le sue composizioni musicali

Un altro momento indimenticabile è stato il concerto di musica alfonziana eseguito dal Coro Polifonico Alfonsiano, diretto da p. Paolo Saturno C.Ss.R. Ascoltando “Tu scendi dalle stelle”, abbiamo contemplato l’umile grandezza di un Dio che discende dalle stelle e si fa piccolo per amore. Con “O bella mia speranza”, abbiamo sperimentato Maria come Madre, rifugio, consolazione e speranza. Attraverso la musica abbiamo potuto sbirciare nell’intimità spirituale di Alfonso e comprendere che la spiritualità alfonsiana non è solo una dottrina: si sente, si canta e si trasforma in una vita dedicata al Redentore e ai più abbandonati.

Mondo, ti conosco…

Finalmente siamo giunti a Napoli. Nella parrocchia di Santa Maria dei Vergini abbiamo contemplato l’atto di battesimo di Alfonso. Nella Cattedrale di San Gennaro abbiamo ricordato che lì ricevette gli ordini minori e fu ordinato sacerdote. Provvidenzialmente, la nostra visita ha coinciso con la festa di San Gennaro e abbiamo potuto assistere alla tradizionale liquefazione del suo sangue, un’esperienza di fede molto significativa per il popolo napoletano.

Abbiamo anche percorso la storica Via dei Tribunali, rievocando il processo la cui perdita portò Alfonso ad esclamare: «Mondo, ti conosco. Addio, tribunali!». Quella apparente sconfitta non fu la fine della sua storia, ma l’inizio della sua dedizione sacerdotale e missionaria. Dio si servì di una dolorosa delusione per mostrargli la vera via della sua vita.

Siamo tornati da questo pellegrinaggio rafforzati e rinnovati nella nostra vocazione redentorista. Abbiamo compreso nuovamente che, quando Dio prende le redini delle nostre vite, è Lui stesso a condurre la sua opera fino alla fine. Torniamo con il desiderio di contemplare la realtà con gli occhi di Alfonso e di chiederci ogni giorno: chi sono oggi i poveri e gli abbandonati che Dio mette sul nostro cammino?

Che Maria, Madre del Perpetuo Soccorso, ci accompagni sempre, e che Sant’Alfonso e San Gerardo ci insegnino a donare la vita affinché tutti possano sperimentare la gioia dell’Abbondante Redenzione.

Copiosa apud eum redemptio!

P. Antonio Javier Morel, C.Ss.R.
Paraguay