Le équipe sinodali asiatiche chiamate a sostenere le diocesi attraverso un’azione sinodale pratica

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I team sinodali nazionali di tutta l’Asia sono stati incoraggiati ad aiutare le diocesi ad affrontare le sfide pastorali esistenti attraverso metodi sinodali, piuttosto che aggiungere nuovi programmi, obiettivi o oneri amministrativi. Questo messaggio è emerso durante una discussione sul rafforzamento dell’impegno sinodale, tenutasi il 2 settembre presso la Sala Conferenze Joseph Nattaya a Baan Phu Waan, Bangkok, nell’ambito di un incontro di tre giorni dei team sinodali nazionali.

La sessione è stata guidata da padre Vimal Tirimanna, CSsR., dello Sri Lanka, membro della Commissione per la Sinodalità. I ​​partecipanti hanno riflettuto su una questione pratica: “Qual è una cosa concreta che il nostro team sinodale nazionale può fare nei prossimi sei mesi per rafforzare l’impegno sinodale con i nostri vescovi, il clero e i consigli pastorali?”.

La discussione ha sottolineato che la sinodalità deve andare oltre le riunioni e i documenti e diventare parte integrante della vita ordinaria delle diocesi e delle parrocchie. I team nazionali sono stati esortati a concentrarsi sull’aiutare le Chiese locali a lavorare in modo più collaborativo attraverso l’ascolto, la partecipazione, il discernimento e la responsabilità condivisa.

Uno dei temi principali emersi è stata l’importanza della formazione. I partecipanti hanno sottolineato che la formazione sinodale dovrebbe iniziare già durante il percorso in seminario. Diversi hanno osservato che molti sacerdoti vengono formati principalmente per svolgere compiti e responsabilità, spesso senza sufficiente attenzione ai processi partecipativi e al discernimento comunitario. Integrare la sinodalità nella formazione sacerdotale aiuterebbe i futuri sacerdoti a comprendere la Chiesa come Popolo di Dio, in cui tutti i battezzati hanno un ruolo nella sua vita e nella sua missione.

Padre Tirimanna ha ricordato che il Concilio Vaticano II aveva già presentato questa visione della Chiesa, ma ha riconosciuto che non è sempre stata pienamente integrata nei programmi dei seminari. Sebbene alcuni seminari abbiano iniziato a introdurre pratiche sinodali, i partecipanti hanno convenuto sulla necessità di una più ampia implementazione.

La discussione ha anche evidenziato la necessità di una formazione continua per i sacerdoti già in servizio nelle diocesi e nelle congregazioni religiose. I partecipanti hanno sottolineato che la cultura all’interno del clero ha un impatto significativo sul modo in cui le parrocchie ascoltano, discernono e prendono decisioni. La sinodalità, pertanto, deve diventare parte integrante della formazione permanente e della leadership pastorale.

Un altro tema importante è stato il ruolo dei team sinodali nazionali nell’accompagnare le decisioni ecclesiali di rilievo. Un partecipante ha citato l’esempio di un imminente processo di selezione di un nuovo arcivescovo nel suo Paese. Ha suggerito che i team sinodali potrebbero facilitare assemblee che coinvolgano clero, religiosi e fedeli laici, incoraggiando il discernimento nella preghiera e un’ampia partecipazione durante tutto il processo.

I partecipanti hanno anche esplorato modalità pratiche per introdurre le pratiche sinodali nella vita parrocchiale esistente. Piuttosto che creare strutture completamente nuove, hanno proposto di utilizzare metodi come il dialogo spirituale durante gli incontri parrocchiali, i programmi dell’Avvento e le attività quaresimali. La sinodalità, hanno affermato, dovrebbe diventare un modo rinnovato di collaborare, piuttosto che un ulteriore impegno da aggiungere a un calendario pastorale già fitto.

Una proposta centrale emersa è stata la necessità per i team sinodali nazionali di ripensare il modo in cui presentano la propria missione alle diocesi. Invece di essere percepiti come gruppi che portano ulteriori progetti e aspettative, dovrebbero posizionarsi come partner che aiutano le diocesi a raggiungere gli obiettivi pastorali che già si sono prefissate.

I partecipanti hanno suggerito che i team sinodali inizino ascoltando i leader diocesani: comprendendo le loro priorità, identificando le loro sfide ed esplorando i punti in cui le iniziative pastorali potrebbero incontrare difficoltà. Il ruolo del team sinodale sarebbe quindi quello di offrire un aiuto concreto applicando i metodi sinodali a tali situazioni esistenti.

In questa visione, i team sinodali nazionali agiscono meno come gestori di programmi e più come facilitatori della sinodalità. Il loro compito è aiutare le diocesi a scoprire come l’ascolto, la partecipazione e il discernimento condiviso possano rafforzare l’efficacia pastorale e la missione.

Una domanda chiave ripetuta più volte durante la discussione è stata: “In che modo la sinodalità può aiutarvi a raggiungere ciò che non siete ancora riusciti a realizzare nella vostra diocesi o parrocchia?”. I partecipanti hanno concordato sul fatto che ogni Chiesa locale ha esigenze e priorità uniche e che l’impegno sinodale deve essere adattato a tali realtà piuttosto che imposto attraverso soluzioni uniformi.

La sessione si è conclusa con una forte enfasi sull’azione pratica e realizzabile. I team sinodali nazionali sono stati incoraggiati a individuare un’iniziativa realistica che possa essere implementata entro i prossimi sei mesi e che risponda direttamente a un’autentica esigenza pastorale.

La discussione ha rispecchiato un tema più ampio che ha attraversato l’intero incontro sinodale asiatico: la sinodalità si radicherà non attraverso la creazione di nuove strutture, ma attraverso una trasformazione del modo in cui la Chiesa ascolta, discerne e collabora. La sfida per i gruppi nazionali è quella di aiutare vescovi, clero, religiosi e fedeli laici a comprendere che la sinodalità non è un programma aggiuntivo in competizione per l’attenzione, ma un modo per rafforzare la missione pastorale già affidata alla Chiesa.

(Fonte: www.rvasia.org)
Foto da Radio Veritas