Una lettura contemporanea del racconto di Sant’Alfonso sul Miracolo Eucaristico a Patierno

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credit: Diego Moreno Vasquez (cathopic.com)

Venerdì 23 novembre a Napoli, nella chiesa di San Giuseppe dei Ruffi (Via Duomo) è stato presentato il libro di don Franco Esposito, che ripropone una lettura contemporanea del racconto del Miracolo eucaristico di San Pietro e Patierno, raccontato da Sant’Alfonso, proponendo un itinerario di spiritualità della conversione per i carcerati, di cui l’autore è cappellano. Un modo originale per coinvolgere la comunità nella pastorale del carcere napoletano, attraverso riflessione teologico-spirituali dal forte impatto pastorale. Il tutto in chiave strettamente e marcatamente alfonsiana.

Di seguito riportiamo la recensione del libro, come invito alla lettura.

F. Esposito, Luci verso una nuova giustizia, Dal Miracolo eucaristico di San Pietro a Patierno raccontato da Sant’Alfonso Maria de Liguori, Collana di Spiritualità, 4, IOD Edizioni, Napoli 2022, pp. 131.

In Appendice alle Riflessioni sulla Verità della divina Rivelazione, contro le principali opposizioni dei deisti, edita a Napoli, dalla storica tipografia Paci, nel 1773, veniva pubblicato, per la prima volta, il Ragguaglio del miraculoso ritrovamento delle sagre particole rapite nella Parrocchia di una terra della Diocesi di Napoli nello scorso anno 1772, che molto aveva interessato sant’Alfonso, coinvolgendolo in una complessa serie di accurate ricerche, condotte presso la Curia arcivescovile di Napoli, sacerdoti e persone degne di fede.

La narrazione di uno dei più singolari miracoli eucaristici di epoca moderna, verificatosi nella periferia di Napoli, ebbe nel santo il suo primo narratore e interprete. Grazie alla sua notorietà e alle numerose opere, stampate dentro e fuori il Regno, l’evento prodigioso di San Pietro a Patierno fu conosciuto in Europa. Era un’idea vincente quella messa in atto dal santo scrittore: allegare i suoi opuscoli minori ad opere di maggiore estensione e così favorirne la diffusione. Infatti nell’anno successivo, ossia il 1774, lo stesso racconto veniva riproposto in allegato ad un’altra delle opere spirituali del De Liguori, Riflessioni sulla Passione, stampata da Remondini a Bassano del Grappa. Per prevenire le confutazioni degli illuministi e fornire le prove della credibilità del fatto riportato, egli costruisce la narrazione delle singole tappe dell’evento, basandola su testimonianze multiple di uomini ed ecclesiastici e rimandando alle pagine del voluminoso processo (364 pagine!), esaminato con acribia, al quale nel 1774 furono aggiunte altre venti pagine «con i voti dei teologi e degli scienziati e la sentenza del Vicario Generale Monsignor Onorati» (pp. 91-92, nota n. 5). Quella che sembra una nota di contenuto si rivela, ai fini dell’analisi storica, una preziosa informazione che ci svela quanta attenzione l’Autorità ecclesiastica napoletana abbia riservato al miracolo e quante persone (teologi e scienziati a confronto!) fossero state coinvolte nelle procedure di accertamento e verifica, condotte con scrupolosa metodicità.

Remondini pubblicava una nuova edizione del racconto nel 1786, la terza in ordine cronologico, prima della morte di sant’Alfonso, indizio che lascia prevedere l’interesse per un miracolo eucaristico intrigante, per le circostanze nelle quali era avvenuto: da un sacrilegio ad una inconfutabile prova di fede nella presenza reale nel pane eucaristico, argomento-prova sconvolgente, in un contesto culturale in cui sempre più spesso venivano messe in discussione verità della fede e la stessa Rivelazione.

Per avere la quarta edizione bisognerà aspettare il 1830 (Monza, Stamperia Corbetta) a cui fecero seguito altre ristampe, a breve distanza di tempo: 1831 (Torino Marietti), 1832 (Venezia Antonelli), 1847 e 1867 (Torino Marietti), 1871 (Napoli Ufficio dei libri ascetici). In tutto nove edizioni a cavallo di due secoli, che dimostrano quanto abbia influito il nome e la fama di Alfonso nella propagazione dell’evento miracoloso. Il Santo si era occupato di altri miracoli eucaristici nella sua Storia delle eresie (cap. X), pubblicata nel 1772, cavalli di battaglia di ampia risonanza popolare, per confutare le affermazioni dell’inglese Jhone Wycliffe, negatore convinto della presenza reale e bersaglio degli apologisti cattolici moderni.

In alcune edizioni postume il racconto miracoloso comparve con il titolo leggermente modificato Ragguaglio di un portentoso miracolo appartenente al SS. Sacramento del Altare. Le nove edizioni rintracciate da Maurice De Meulemeester nella prima parte della sua nota Bibliographiè Generale (pp. 156-157), denotano un interesse mai affievolito per un miracolo eucaristico avvenuto in piena epoca illuminista, quando il confronto-scontro tra teologi e pensatori illuministi, specialmente francesi, era acceso e verteva su svariati aspetti della religione cristiana e punti nodali della sua dottrina.

Nel 2005 don Franco Esposito, Cappellano nell’ambito della Casa circondariale “Giuseppe Salvia” di Poggioreale, mentre la Chiesa si preparava a vivere il Congresso Eucaristico mondiale, ripubblicava il testo alfonsiano a cui dava un più accessibile titolo: Il Miracolo Eucaristico di San Pietro a Patierno raccontato da S. Alfonso M. De Liguori, a cura del Santuario Eucaristico Diocesano S. Pietro a Patierno di Napoli, in una elegante edizione popolare di piccolo formato.

Il curatore già nella redazione dell’opera, e a partire dalla sua copertina (carta di presentazione di un libro!), collegava visivamente e simbolicamente il miracolo eucaristico alla sua esperienza pastorale in carcere, proponendo l’opera pittorica (olio su tela), di Pino Campisi (detenuto, ora uomo libero), Eucaristia e Liberazione. In essa si raffigura l’atto eucaristico dello spezzare il pane contemporaneamente all’infrangersi di una catena. Dall’alto l’effusione dello Spirito santo, su un orizzonte ampio di libertà. Su questa iniziale intuizione, armoniosamente coniugata ed espressa nell’opera di Campisi, si articola il volume in oggetto, pubblicato nel 250 anniversario del miracolo eucaristico napoletano (1772-2022). In esso si ripropone il testo integrale di sant’Alfonso, stavolta in Appendice (pp. 91-106), preceduto da sette meditazioni (pp. 17-87) che si prefiggono lo scopo di attualizzare l’evento prodigioso e di rileggerlo alla luce dell’odierna situazione della Chiesa e del mondo.

L’autore, con sapiente orchestrazione, propone le sue articolate riflessioni partendo da alcuni dati storici del miracolo, approfonditi alla luce della Parola di Dio e applicati alla vita concreta degli uomini del nostro tempo. Tra questi, egli predilige i carcerati, incontrati nei suoi lunghi anni di ministero “dietro le sbarre”, nell’ascolto accogliente e nel tentativo di comprensione di “storie” di vita, alla ricerca di un riscatto umano e sociale, attraverso la “riparazione” e la “rieducazione”, alla luce del Vangelo.

A ragione Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, già successore di sant’Alfonso nella diocesi di S. Agata dei Goti, afferma che «alla base di questo libro vi è l’esperienza. L’esperienza di un prete a servizio dei poveri e dei marginali» (Prefazione p. 5).

«Parto dal sacrilego furto delle particole, atto all’origine del miracolo, e dalla conseguente riparazione messa in campo dal clero di allora», afferma l’Autore, e parafrasando don Tonino Bello, conclude con una affermazione di rilevante modernità: «le azioni riparative trasformano il male in bene e le ferite in feritoie di luce» (cf. Introduzione, p. 14).

Alla luce di tali premesse, si può scorrere l’opera di Esposito e comprenderne la portata spirituale e la forza di impatto sul lettore. L’Autore si rivolge in primis agli abitanti di San Pietro a Patierno, primi destinatari del miracolo ed eredi della sua continuità storica: «Da un sacrilegio, un furto, un dramma per la comunità di allora, è nato il miracolo che ha fatto pregare tante generazioni di sanpietrini e ha fatto crescere la nostra comunità nell’amore per l’Eucaristia, presenza di Gesù vivo tra noi» (p. 18). E’ la «parabola dell’amore ferito», dalla quale scaturiscono una serie di riflessioni spirituali che rendono contemporaneo l’evento richiamato, divenendo motivo di una nuova sensibilità cristiana. Vedere il “miracolo” nascosto nel miracolo (titolo della seconda meditazione), offre una chiave di lettura stimolante: «Riflettendo sul miracolo accaduto nel nostro quartiere, da sempre mi domando che fine avranno fatto i ladri, artefici di quel gesto sacrilego. […] Non sappiamo da dove venivano – è improbabile che fossero del quartiere -, non sappiamo neppure se in seguito a questo furto o ad altri reati siano stati arrestati. Ma quello che è più importante è che non sappiamo cosa possa essere accaduto nella loro vita allorquando essi siano venuti a conoscenza del miracoloso ritrovamento delle particole da loro gettate nel letamaio. Prima dell’evento miracoloso, per loro le ostie consacrate dovevano essere cose di nessun valore, ma sicuramente venuti a conoscenza del prodigio, devono aver provato meraviglia, in un certo senso, loro sono stati gli unici testimoni nascosti del miracolo. […], non posso pensare che tutto questo li abbia lasciati indifferenti» (pp. 24-25). La considerazione storica, portata dall’Autore, oltre il dato certo, gli permette di aprire una pista originale di riflessione, per dimostrare la potenza dell’Eucaristia nella vita di persone forse “condannate”, ma probabilmente, come lascia intendere l’Autore, riscattate da un possibile itinerario di conversione, che si lascia all’immaginazione del lettore stesso.

Nel terzo capitolo si propone una riflessione su Una nuova giustizia, basata sulla mitezza, e l’amore per i nemici, sintetizzato nell’assunto «chi sbaglia deve cambiare per non più sbagliare», in opposizione alla «giustizia vendicativa» rappresentata dalla legge del taglione (cf. p. 39). La giustizia “riparativa” – afferma Espostio – è «rompere la catena del male attraverso l’amore al nemico, il perdono senza riserve, il sentire su di sé anche il male dell’altro come se fosse nostro, proprio come Gesù ha fatto con noi» (cf. p. 42). Diventare da “comunità ferite” “comunità riparative” significa mettere in atto questi sconvolgenti insegnamenti di Cristo, che trovano nell’Eucaristia la loro fonte di motivazione.

Toccante per il lettore si rivela la meditazione pratica intitolata L’Eucaristia diventa corpo vivente. Esperienze di vite riparate, centro e cuore del volume, in cui l’Autore, in forma di testimonianza personale, racconta tre incontri in tre volti: Cristoforo, Ciro Jacques Fesch: storie di redenzione e cammini di santità, microcosmi spirituali all’interno del carcere, testimonianze eloquenti della potenza del Vangelo e della pazienza dell’accompagnamento spirituale (pp. 51-71).

L’ultimo capitolo (pp. 73-87), a coronamento di quanto esposto nei precedenti, si presenta come una lunga traccia di preghiera evangelica, un vero e proprio itinerario di contemplazione personale che favorisce l’interiorizzazione delle tematiche affrontate. Da un evento storico è possibile ricavare robuste meditazioni e un percorso di preghiera che coinvolge il lettore, immettendolo nel Mistero.

Monsignor Vincenzo Pelvi, allora vescovo ausiliare di Napoli, oggi pastore della chiesa foggiana, già autore della Presentazione nell’edizione precedente, ripresentata nell’attuale testo per la sua validità, sottolinea che: «E’ bene tornare a Sant’Alfonso, modello di culto eucaristico, che ci porge un insegnamento giusto, sicuro, semplice, e alla portata di tutti. Fratello dei sapienti, ma soprattutto degli umili e della povera gente. Egli unisce semplicità e ortodossia, profondità e chiarezza» (p. 108). La perenne attualità della spiritualità alfonsiana ha trovato nell’Autore di queste pagine un acuto interprete e un saggio continuatore, capace di fornire chiavi di lettura nuove per rileggere e reinterpretare, alla luce dell’odierna sensibilità ecclesiale, un evento che rischiava di essere tramandato come opera relegata nel passato.

L’inserimento dell’Inno a Gesù Sacramentato composto dal parroco Mons. Francesco Barbato (pp. 115-117), rimanda all’attenzione che i parroci e i sacerdoti destinati alla Parrochia di San Pietro a Patierno hanno dimostrato nel corso di questi 250 anni per l’evento fondativo del Santuario diocesano, nel tentativo di tenerne viva la memoria e di favorirne l’assimilazione ad una comunità che vi riconosce le proprie radici cristiane.

All’opera in cui si coniuga armoniosamente vetera et nova, auguriamo ampia diffusione, con la speranza che possa contribuire, come è nell’intento dell’Autore, a far conoscere un miracolo eucaristico di eccezionale portata storica e a farne comprendere la validità formativa per il cammino di fede dei cristiani di oggi. Quanti leggeranno le meditazioni proposte e il testo di sant’Alfonso siano inoltre stimolati ad approfondire il pensiero e il messaggio spirituale del santo Dottore napoletano, in questo anno in cui si ricorda il 260 anniversario della sua consacrazione episcopale.

Vincenzo La Mendola C.Ss.R.

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