L’addio a Padre Antonio Marrazzo CSsR: una vita donata alla missione

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La comunità dei Redentoristi di Roma ha dato l’ultimo saluto al defunto confratello

Roma, 28 aprile 2026

Questa mattina, alle ore 10.00, nel Santuario della Madre del Perpetuo Soccorso a Roma, si sono celebrati i funerali di Padre Antonio Marrazzo CSsR, scomparso domenica 26 aprile. La Santa Messa esequiale è stata presieduta da Mons. Alfonso Amarante CSsR, Arcivescovo e Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense.

L’omelia è stata tenuta dal Superiore Generale, Padre Rogério Gomes CSsR, che ha saputo toccare i cuori dei presenti con un ricordo personale e commosso. Ha ripercorso le ultime ore della vita di Padre Antonio, la sua morte serena e la bella testimonianza di vita redentorista che ha saputo incarnare fino alla fine. Ha sottolineato in particolare il suo lungo servizio come Postulatore Generale della Congregazione, ruolo che ha ricoperto per quasi quarant’anni con piena dedizione. “Ha toccato, in un certo senso, la vita di coloro che hanno permesso a Dio di plasmarli, diventando segni vivi della presenza del Redentore nel mondo”, ha affermato.

Padre Gomes ha anche ringraziato nominalmente i confratelli della comunità, il medico e i collaboratori che hanno accompagnato Padre Marrazzo con fraterno servizio negli ultimi mesi di malattia.

Il momento più toccante è giunto alla fine dell’omelia, quando il Superiore Generale ha lasciato il pulpito e, con il microfono in mano, si è avvicinato al feretro per rivolgersi direttamente al confratello defunto:

“Caro Padre Antonio, tu sei stato un dono che Dio, nella sua infinita bontà, ha concesso alla Congregazione e a noi, suoi confratelli. E oggi, in questa Eucaristia, noi ti offriamo a Dio come un dono prezioso, nella serena certezza che hai combattuto la buona battaglia, hai terminato la corsa e hai conservato la fede. Ora ti è riservata la corona della giustizia, che il Signore ti concederà (cf. 2Tm 4,7-8). La tua vita, segnata dalla fedeltà, dal servizio generoso alla Chiesa e dalla vicinanza al mistero della santità, rimane per noi come testimonianza viva che vale la pena donare tutto per Cristo e per la missione.”

Tra i concelebranti erano presenti Padre Gennaro Sorrentino CSsR, Superiore Provinciale di Europa Sud, e diversi confratelli della provincia. Era inoltre presente Padre Carlo Calloni, O.F.M. Cap., decano dei postulatori delle cause, insieme a sacerdoti, suore, familiari e amici che hanno voluto dare l’ultimo saluto a Padre Marrazzo.

Al termine della celebrazione, i concelebranti hanno circondato il feretro per il rito di commiato, con l’aspersione, l’incensazione e le preghiere conclusive. Sei confratelli hanno poi sollevato la bara sulle spalle, accompagnandola verso l’uscita della chiesa tra i partecipanti raccolti in preghiera. Nel sagrato, dopo un ultimo gesto di vicinanza, la bara è stata affidata al carro funebre.

Nel pomeriggio, nella Basilica di Sant’Alfonso Maria de Liguori a Pagani, verrà celebrata un’ultima Santa Messa, al termine della quale la salma di Padre Antonio Marrazzo troverà riposo nella tomba dei Redentoristi nel cimitero cittadino.

Riposa nella pace di Cristo Redentore, Padre Antonio!

Trasmissione video della celebrazione nel santuario: 


Omelia in occasione del funerale del P. Antonio Marrazzo, C.Ss.R

Carissimi confratelli, monsignori, religiosi, religiose, sacerdoti, familiari e amici del P. Antonio,

  1. Il libro del Qoèlet ci ricorda che, nella vita, “tutto ha il suo tempo determinato […]. C’è un tempo per nascere e un tempo per morire” (Qo 3,1-2). Così, per ciascuno di noi, c’è il giorno della nostra incarnazione e il giorno in cui celebriamo la nostra Pasqua definitiva. In questo intervallo si svolge la nostra vita, con i suoi processi di apprendimento, sviluppo e maturazione, con le sue realizzazioni e frustrazioni, gioie e dolori, sogni realizzati e altri che rimangono irrealizzabili.
  2. È la nostra storia, questa epopea concessa da Dio fino al giorno in cui Egli ci chiama a tornare al luogo da cui siamo venuti, il Regno della vita eterna. “Dio ci ha dato la vita eterna, e questa vita è nel suo Figlio” (1Gv 5,11). Questa certezza è confermata nel Vangelo di Giovanni, nelle parole di Gesù: “Questa è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6,40).
  3. Il poeta indiano Tagore afferma: “La morte non è lo spegnersi della luce, è l’atto di spegnere la lampada perché il giorno è già sorto”. E questo giorno è sorto per il P. Antonio Marrazzo il 26 aprile, quando è partito per la casa del Padre, per incontrare definitivamente il suo Redentore. Sono stato testimone oculare di quel momento. Nonostante il dolore per la perdita di una persona cara, è stata anche una profonda esperienza di Dio. Penso che Egli ci lascia dei segni che, forse, come i discepoli di Emmaus (cf. Lc 24,13-35), non comprendiamo pienamente in questo momento, ma che poi diventano chiari ai nostri occhi. Questi segni ci consolano quando affidiamo a Dio coloro che ci sono cari. 
  4. La giornata del P. Marrazzo è iniziata con l’unzione degli infermi e la comunione, ed egli è partito alle ore 15, l’ora in cui Gesù consegna il suo spirito al Padre, nel tempo pasquale, nella domenica del Buon Pastore, nel giorno in cui celebravamo il Primo Incontro Internazionale dei Fratelli, in memoria dei 300 anni della nascita di San Gerardo, il santo che visse pienamente la volontà di Dio, ed esattamente nel giorno in cui si compivano i 160 anni della venerazione pubblica dell’icona affidata ai Redentoristi dal Papa Pio IX, il 26 aprile 1866. Il P. Marrazzo ha coordinato, organizzato e documentato il restauro dell’icona originale della Madre del Perpetuo Soccorso.
  5. Durante il suo passaggio al Padre, per tre volte mi disse: “lascia che Dio faccia la sua volontà”. Si congedò con un “ciao, ciao” ripetuto tre volte e ringraziò per tutto ciò che avevamo fatto per lui. Io, da parte mia, l’ho ringraziato per il suo servizio alla Congregazione e l’ho detto “sono con te”. Dopo alcuni minuti, fece il segno della croce su di sé e pregò due Ave Maria, che ho accompagnato con lui.
  6. Negli ultimi istanti, quando ho percepito il suo sguardo lontano, come se contemplasse l’orizzonte, e il suo respiro diventare sempre più breve, gli ho preso la mano e ho iniziato a pregare con lui l’Ave Maria. A un certo punto gli ho detto: “Marrazzo, va’ con Dio, va’ in pace, e che gli angeli e i santi ti accompagnino”. Si è fatto un profondo silenzio. Ho fatto su di lui il segno della croce sulla sua fronte e, allora, si è compiuta la volontà di Dio.
  7. Posso affermare che è morto sereno, riconciliato, nella stanza in cui ha vissuto per quasi quarant’anni, in modo semplice, come un redentorista, accanto alla sua famiglia religiosa, oltre a me che era accanto a lui, altri quattro confratelli, Fratello Diego e PP. Marek, Sanjay e Kukla erano accanto nel suo ufficio, in silenzio accompagnando questo passaggio. Una volta mi disse: “Voi siete la mia famiglia”. In uno dei nostri dialoghi mi confidò che non desiderava morire in un ospedale. 
  8. Voglio ringraziare i confratelli che sono stati accanto a lui durante la sua malattia, portandogli i pasti, l’Eucaristia, prendendosi cura di lui, occupandosi anche del servizio di farmacia e del suo funerale: Mons. Amarante, i PP. Donato, Gianni, Agustín, Sanjay, Fratello Diego, Vicente Soria, Pupo, i collaboratori Andrea ed Elias, il cuoco Francesco e la sua squadra che preparava i suoi pasti, e tutti coloro che lo hanno visitato e hanno pregato per lui. Un ringraziamento speciale al dott. Bottini, suo amico e oblato redentorista, che ha trascorso ore e ore accanto a lui, dandogli sollievo con le medicine ma anche con la sua amicizia. Grazie a tutti coloro che, con senso di famiglia e spirito di fraternità, hanno collaborato al suo benessere.
  9. Ho ricevuto tanti messaggi di cordoglio dal Vaticano, in particolare dal Dicastero per le Cause dei Santi, da tanti vescovi, da altre Congregazioni, dal Consiglio Generale e dai confratelli.
  10. Il P. Marrazzo è stato un missionario redentorista. Tra i numerosi servizi che ha svolto, ha ricevuto una missione molto speciale: quella di postulatore generale. In questa missione ha servito la Chiesa e la Congregazione con dedizione e competenza. Possiamo credere che i santi e i beati le cui cause ha seguito siano venuti ad accoglierlo: San Paolo VI, San Bartolo Longo, i beati redentoristi Gennaro Maria Sarnelli, Francesco Saverio Seelos, Domenico Trčka, Pietro Donders, la beata Maria Celeste Crostarosa, la beata Maria della Concezione (Conchita) Barrecheguren, i Martiri Redentoristi dell’Ucraina, di Madrid e di Cuenca, tra tanti altri. Certamente, incontrandoli, avrà espresso qualcosa del suo profondo senso dell’umore. Sicuramente ha fatto qualche battuta… 
  11. In questi quarant’anni, il P. Marrazzo, più di chiunque altro, con il suo atteggiamento discreto e rispettoso, è entrato in contatto diretto e continuo con uomini e donne che hanno vissuto profondamente la propria umanità e un’intensa intimità con Dio. Si tratta di vite trasformate dalla grazia, divenute cammini di beatitudine e santità, testimoniati nella concretezza della vita quotidiana.
  12. Nell’esercizio del suo servizio, non si è limitato a studiare processi o a seguire cause, ma si è avvicinato a storie segnate dalla fedeltà, dalla dedizione e dall’amore radicale al Vangelo. Ha toccato, in un certo senso, la vita di coloro che hanno permesso a Dio di plasmarli, diventando segni vivi della presenza del Redentore nel mondo.
  13. In modo particolare, ha avuto la grazia di incontrare confratelli che hanno incarnato con autenticità il carisma redentorista, vivendolo nella semplicità, nello zelo apostolico e nella vicinanza ai più abbandonati. Così, lungo questi anni, non è stato solo servitore delle cause dei santi, ma anche un uomo che, contemplando tante vite trasfigurate dalla grazia, si è lasciato interpellare e arricchire da esse, diventando egli stesso testimone che la santità è possibile e concreta nella storia. Egli ha conosciuto e toccato la santità redentorista!
  14. Desidero ringraziare, in modo particolare, nella persona del P. Provinciale, P. Gennaro Sorrentino, l’ex Provincia di Napoli, ora Provincia dell’Europa Sud, per aver offerto il P. Marrazzo a questo importante servizio alla Congregazione. Questa collaborazione continuerà.
  15. Caro P. Antonio, tu sei stato un dono che Dio, nella sua infinita bontà, ha concesso alla Congregazione e a noi, suoi confratelli. E oggi, in questa Eucaristia, noi ti offriamo a Dio come un dono prezioso, nella serena certezza che hai combattuto la buona battaglia, hai terminato la corsa e hai conservato la fede. Ora ti è riservata la corona della giustizia, che il Signore ti concederà (cf. 2Tm 4,7-8). La tua vita, segnata dalla fedeltà, dal servizio generoso alla Chiesa e dalla vicinanza al mistero della santità, rimane per noi come testimonianza viva che vale la pena donare tutto per Cristo e per la missione.
  16. Stimato P. Marrazzo, che tu possa riposare in pace, nella comunione dei santi, insieme ai beati, ai martiri redentoristi e a tutti i confratelli che ci hanno preceduto, e intercedere per la Congregazione, la tua famiglia, che hai tanto amato. E, con la gioia che sempre ti ha caratterizzato, continua a fare le tue battute anche lassù in Paradiso.
  17. Tu hai restaurato con dedizione e profonda pazienza l’icona della Madre del Perpetuo Soccorso. Nella misteriosa provvidenza di Dio, sei stato chiamato all’incontro definitivo con il suo Figlio Redentore proprio nel giorno in cui celebravamo i 160 anni della venerazione pubblica di questa icona affidata alla nostra Congregazione. Ciò che contemplavi nella bellezza dell’arte iconografica, ora lo contempli nella pienezza della realtà: la stessa Madre del Bell’Amore, Madre di Misericordia, Avvocata e Rifugio dei peccatori, la Dolcissima Speranza, la Divina Pastora, il Perpetuo Soccorso. E Lei, che tante volte hai indicato come via, ora ti guida e restaura in te tutta la bellezza dell’umanità redenta, perché tu possa contemplare faccia a faccia la Somma Bellezza, Cristo Redentore. Amen.

P. Rogério Gomes, CSsR
Superiore Generale

Roma, Chiesa di Sant’Alfonso e del Perpetuo Soccorso, 28 aprile 2026.