Un articolo del prof. A. G. Fidalgo CSsR, pubblicato sul blog dell’Accademia Alfonsiana
Un testo a due mani, di continuità e novità, un testo non solo sociale ma profondamente teologico, cristologico, antropologico ed ecclesiologico. Un testo che ci parla chiaramente di una povertà che va riconosciuta, analizzata e affrontata a tutti i livelli, cioè personale, sociale, strutturale e sistemico. Ogni livello richiede mediazioni analitiche e operative diverse. Come esseri umani e da una prospettiva cristiana la povertà ci preoccupa mentre ci occupiamo dei poveri come parte della nostra famiglia umana, ascoltiamo con attenzione le loro grida e ci mettiamo solidalmente al loro fianco, per affrontare le sfide delle politiche socioculturali ed economiche che non solo non risolvono il dramma dell’iniquità e ineguaglianza, ma in gran parte lo aumentano, lo mascherano e continuano a presentare il tema dei poveri e della povertà come un destino fatale la cui responsabilità principale ricade sugli atteggiamenti delle persone che apparentemente sono nate povere e preferiscono continuare ad esserlo.
Un vero umanesimo e un vero impegno cristiano saranno sempre contro ogni tipo di povertà e saranno sempre a favore dei poveri e della loro liberazione e promozione integrale. Da loro e con loro, affinché l’intera famiglia umana continui a guadagnare in umanità. Sarà sempre un duro apprendimento interpersonale e sistemico assumere le molteplici e variegate sfide della povertà stando accanto alle sue maggiori vittime perché, se non c’è un benessere e uno sviluppo integrale per tutta la società non ce ne sarà veramente per nessuno; ci sarà solo uno scandalo di insuperabili brecce contro l’umanità. La comunità cristiana non solo non può essere complice, direttamente o indirettamente, di queste situazioni, ma dovrebbe a tutti i suoi livelli dichiarare effettivamente da che parte sta, per chi vuole giocarsi e come pretende di stare, non solo con dichiarazioni sempre utili e tempestive, ma soprattutto con azioni di trasformazione.
Nessuno può permettersi di vivere nell’indifferenza, né tantomeno di rifugiarsi in spiegazioni consolanti, che fanno della povertà e, peggio ancora, dei poveri una realtà “marginale”, “periferica” come parte di un ingranaggio necessario di un presunto sviluppo che alla fine, costi quel che costi, sarebbe vantaggioso per tutti; nel frattempo, quelle realtà sarebbero solo “effetti collaterali”. Inoltre, l’indifferenza e il guardare dall’altra parte, per continuare a fare la storia, non solo continueranno a disumanizzarci, ma questo stesso processo autodistruttivo ci fa perdere la ricchezza che si trova in mezzo a tanta miseria e marginalità, come reali riserve di vera umanità. Valori di lotte, di vita e di morte condivise, di solidarietà intessuta dal poco di ciascuno perché ci sia di più. Valori di resistenza e resilienza per affrontare nella e dalla marginalità tante violenze e degradazioni disumanizzanti, mostrando che anche con poche “risorse” si possono fare tante cose per continuare a camminare e migliorare.
Sembra incredibile, che nella Chiesa si debba ancora rafforzare e riaffermare che «l’opzione per i poveri» sia fondamentalmente cristiana, che abbia fondamenti cristologici ed ecclesiologici, avallati dalla grande Tradizione teologica e magisteriale, che si tratti di una scelta trasversale nella vita di tutti i credenti e della quale nessuno può fare a meno, assumendola ed affrontandola in forma integrale. Ma ecco questo nuovo testo del magistero papale. Speriamo non sia un altro testo che finisce per aggiungersi al mucchio delle tante parole che, pur cariche di senso e di valori, rischiano l’oblio. Speriamo che porti una visione più ampia e profonda della misericordia e dell’elemosina. Speriamo che possa continuare a contribuire a superare ideologizzazioni che giustificano la realtà dei poveri e della povertà. Speriamo che queste parole, anche se sono molte, non risultino vuote ma profetiche e sapienziali, per dare profondità «alla scelta per i poveri e contro la povertà», come direbbe il padre della Teologia della Liberazione, il grande pastore e teologo Gustavo Gutierrez, al quale rendiamo grata memoria a un anno dalla sua morte (1928-2024). Speriamo che gli studi accademici e i servizi pastorali e ministeriali nella Chiesa sappiano dare risonanza a questo forte appello a fare del Vangelo di Gesù in favore dei poveri e di una povertà liberatrice, il centro dei suoi studi e delle sue configurazioni. Speriamo che tra tutte queste significative esortazioni e chiarimenti almeno queste rimangano ben impresse:
«A volte, si assumono criteri pseudoscientifici per dire che la libertà del mercato porterà spontaneamente alla soluzione del problema della povertà. Oppure, persino, si opta per una pastorale delle cosiddette élite, sostenendo che, al posto di perdere tempo con i poveri, è meglio prendersi cura dei ricchi, dei potenti e dei professionisti, cosicché, attraverso di loro, si potranno raggiungere soluzioni più efficaci. È facile cogliere la mondanità che si cela dietro queste opinioni: esse ci portano a guardare la realtà con criteri superficiali e privi di qualsiasi luce soprannaturale, privilegiando frequentazioni che ci rassicurano e ricercando privilegi che ci accomodano» (DT, n. 114).
«L’amore cristiano supera ogni barriera, avvicina i lontani, accomuna gli estranei, rende familiari i nemici, valica abissi umanamente insuperabili, entra nelle pieghe più nascoste della società. Per sua natura, l’amore cristiano è profetico, compie miracoli, non ha limiti: è per l’impossibile. L’amore è soprattutto un modo di concepire la vita, un modo di viverla. Ebbene, una Chiesa che non mette limiti all’amore, che non conosce nemici da combattere, ma solo uomini e donne da amare, è la Chiesa di cui oggi il mondo ha bisogno» (DT, n. 120).



