Papa Francesco ha incontrato i partecipanti al 26° Capitolo Generale

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Questa mattina, sabato 1 ottobre 2022, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i partecipanti al XXVI Capitolo Generale.

Dopo le parole del neo eletto Superiore Generale, padre Rogério Gomes, dove ha presentato al Santo Padre alcune delle conclusioni delle riflessioni e dell’impegno della Congregazione del Santissimo Redentore per i prossimi 6 anni, il Santo Padre si è rivolto ai religiosi figli di Sant’Alfonso con un messaggio per l’occasione.

Il Papa si è rivolto a braccio ai partecipanti all’incontro parlando in spagnolo.

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PAROLE DEL SANTO PADRE (a braccio)

Vorrei dirvi alcune parole più spontaneamente.

Andare a missionare, uscire a missionare, ossia la dimensione missionaria che hai menzionato nel tuo discorso. Mi ha colpito una frase che hai detto: Lasciare le zone di confort e andare a missionare. Mi chiedo quali sono le zone di confort che ha una congregazione, che ha una provincia, che ha una comunità, e che ha ognuno di noi? Fatevi questa domanda, perché si diceva che ognuno si aggiusta i voti come vuole. E allora può praticare la povertà con conto bancario, può praticare la castità con compagnia e può praticare l’obbedienza dialogando e decidendo come vuole. Sono forme molto deformate. Ma ciò che produce sempre una deformazione nei tre voti è il confort. Da lì entra il male, perché si cerca di accomodarsi, stare comodi, vivere una vita di borghesia, senza uscire a missionare, e a missionare, e a missionare. Ognuno analizzi qual è la propria tentazione di confort. Tutti abbiamo questa tentazione, tutti abbiamo questa tentazione.

Poco fa, per esempio, quando mi hanno detto: “ci sono lì un sacco di preti a cui devi andare a parlare”, ho pensato “uffa, voglio andare a mangiare”. Il confort, no? (risate) Ossia, tutti abbiamo la tentazione del confort, ma ognuno ce l’ha con nome e cognome proprio. Cercate la radice del confort di ognuno di voi, e questo vi aiuterà a distaccarvi e a guardare l’orizzonte della missione. Un redentorista senza questo orizzonte della missione non ha senso, anche se deve star seduto a una scrivania per tutta la vita. L’orizzonte della missione. E, per questo, serve la capacità di uscire dalla propria zona di confort. Perciò vi suggerisco che, come frutto di questo Capitolo, nella preghiera che farete in questi giorni, ognuno si domandi: “A cosa sono legato io? Qual è il mio confort, cosa non mi lascia essere libero, non mi lascia volare?” Cercate di rispondere a queste domande.

La seconda cosa che caratterizza i redentoristi è che sono maestri di morale, E vi ringrazio per questo. Soprattutto desidero ringraziare l’Alfonsianum, qui a Roma. Credo che il rettore sia qui… Non è qui. Portagli i miei saluti, perché volevo dirgli che sta facendo molto bene, molto bene. State prestando un servizio a una teologia morale matura, seria, cattolica. E con un livello impressionante, un livello accademico molto alto. Perciò ringrazio te, come Padre Generale, che questo Istituto continui ad aiutare la Chiesa. Maestri di morale, ma maestri di morale anche nel catechismo dei bambini, nei confessionali…

Che la gente capisca ciò che è bene e ciò che è male, che poi sappia che la misericordia di Dio copre tutto; ma che sappia cosa è bene e cosa è male, perché una cosa è la misericordia di Dio, un’altra il “manganchismo”. Essere di manica larga è dire “va bene tutto”… non distinguere, non avere una cultura morale, che è tanto importante, senza riduzionismo. Oggigiorno, con molta tristezza, dobbiamo dire che ci sono comandamenti che non si compiono, non si compiono, di fronte alle ingiustizie sociali che ci sono. Un esempio: gente che sperpera i propri soldi in viaggi, turismo, feste, ristoranti di lusso; e gente che non ha neanche un pezzo di pane da mangiare. Allora lì c’è un’immoralità di pensiero. L’ottavo comandamento, chi l’osserva oggigiorno? Oggigiorno, se uno può tendere una trappola a un altro, togliergli ciò che è giusto, pagarlo meno… gli stipendi giusti — sono sempre meno —. Come manca il lavoro! La gente accetta ciò che le danno. Cioè si va contro la giustizia, contro la verità. Per favore insegnate morale forte lì, continuate. Caricate la coscienza. Ebbene, tutti i comandamenti. L’idolatria, per esempio, cos’è? “No, io non adoro nessun idolo”. Tu sei pieno di idoli, ma insegnate: “Questo è idolatria”.

Vi dico di continuare così perché lo state facendo, e molto bene, ma non dimenticatevi che siete formatori di coscienza. Qui voglio arrivare: formatori di coscienza morale. E questo è un carisma che voi avete, che avete ereditato dal fondatore che si è dedicato anche a queste cose, tra le altre.

Vi ringrazio per quello che fate per la Chiesa, davvero. Vi ringrazio dal profondo dell’anima. Ti ringrazio per i tuoi tredici anni qui. Sopravvivere a Roma non è facile! E tu, quando fai un po’ fatica, bevi un po’ di cachaça per risollevare l’animo (risate).

Ora vi voglio dare la Benedizione. Benedizione…

Dopo la benedizione, il Papa ha aggiunto:

“E non dimenticatevi di pensare: qual è la mia zona di confort?”.

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L’Osservatore Romano, Anno CLXII n. 226, lunedì 3 ottobre 2022, p. 10.

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Discorso del Santo Padre consegnato

DISCORSO CONSEGNATO

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Saluto con gioia tutti i missionari redentoristi presenti negli 85 Paesi in cui opera la Congregazione del Santissimo Redentore. Saluto anche quanti sono in cammino di formazione, le religiose redentoriste, tutta la famiglia carismatica e i laici associati alla missione. Vi saluto con affetto e ringrazio il nuovo Superiore Generale, padre Rogério Gomes, per le parole che mi ha rivolto.

Celebrare un Capitolo Generale non è una formalità canonica. È vivere una Pentecoste, che ha la capacità di fare nuove tutte le cose (cfr Ap 21,5). Nel Cenacolo i discepoli di Gesù avevano dubbi, insicurezze, paure, volevano rimanere fermi e protetti; ma lo Spirito che soffia dove vuole (cfr Gv 3,8) li provoca a muoversi, a uscire, ad andare verso le periferie per portare il kerygma, la bella Notizia.

In questi giorni state affrontando cinque temi importanti per la vostra Congregazione: identità, missione, vita consacrata, formazione e governo. Si tratta di temi fondamentali, tra loro connessi, per ripensare il vostro carisma alla luce dei segni dei tempi. Questo discernimento comunitario si radica nella capacità di ciascuno di voi di cercare il mistero di Cristo Redentore, che è la ragione della vostra consacrazione e del vostro servizio agli uomini e alle donne che vivono nelle periferie esistenziali della nostra storia di oggi. Si radica nella fecondità del carisma alfonsiano, come linfa che alimenta la vita spirituale e la missione di ognuno e la fa rifiorire. Vi incoraggio ad osare, avendo come unico confine il Vangelo e il Magistero della Chiesa. Non abbiate paura di percorrere vie nuove, di dialogare con il mondo (cfr Cost. 19), alla luce della vostra ricca tradizione di teologia morale. Non temete di sporcarvi le mani al servizio dei più bisognosi e della gente che non conta.

Nelle vostre Costituzioni c’è un’espressione molto bella, là dove si dice che i Redentoristi sono disponibili ad affrontare ogni prova per portare a tutti la redenzione di Cristo (cfr n. 20). Disponibilità. Non diamo per scontata questa parola! Significa darsi interamente alla missione, con tutto il cuore; dies impendere pro redemptis, fino alle ultime conseguenze, con lo sguardo fisso su Gesù che, «pur essendo nella condizione di Dio […], svuotò sé stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini» (Fil 2,6-7); e divenne un buon samaritano, un servo (cf Lc 10,25-37; Gv 13,1-15).

Fratelli e sorelle, la Chiesa e la vita consacrata stanno vivendo un momento storico unico, in cui hanno la possibilità di rinnovarsi per rispondere con fedeltà creativa alla missione di Cristo. Questo rinnovamento passa attraverso un processo di conversione del cuore e della mente, di intensa metanoia, e anche attraverso un cambiamento di strutture. A volte abbiamo bisogno di rompere le vecchie anfore (cfr Gv 4,28), ereditate dalle nostre tradizioni, che hanno portato tanta acqua ma hanno ormai compiuto la loro funzione. E spezzare le nostre anfore, piene di affetti, di usanze culturali, di storie, non è un compito facile, è doloroso, ma è necessario se vogliamo bere l’acqua nuova che viene dalla sorgente dello Spirito Santo, fonte di ogni rinnovamento. Chi rimane attaccato alle proprie sicurezze rischia di cadere nella sclerocardia, che impedisce l’azione dello Spirito nel cuore umano. Invece non dobbiamo mettere ostacoli all’azione rinnovatrice dello Spirito, prima di tutto nei nostri cuori e nei nostri stili di vita. Solo così diventiamo missionari di speranza!

Le vostre Costituzioni affermano: «La Congregazione, conservando sempre il proprio carisma, deve adattare le sue strutture e istituzioni alle esigenze del ministero apostolico e a quelle peculiari di ogni missione» (n. 96). « Vino nuovo in otri nuovi » ( Mc2,22). «Un rinnovamento incapace di toccare e cambiare le strutture e il cuore non porta a un cambiamento reale e duraturo. […] Richiede l’apertura a immaginare forme di sequela profetica e carismatica, vissute in schemi adeguati e forse inediti». [1]

In questo processo di re-immaginare e rinnovare la Congregazione, non bisogna dimenticare tre pilastri fondamentali: la centralità del mistero di Cristola vita comunitaria e la preghiera. La testimonianza e gli insegnamenti di Sant’Alfonso vi richiamano continuamente a “rimanere nell’amore” del Signore. Senza di Lui non possiamo far nulla; rimanendo in Lui portiamo frutto (cf Gv 15,1-9). L’abbandono della vita comunitaria e della preghiera è la porta della sterilità nella vita consacrata, la morte del carisma e la chiusura verso i fratelli. Invece la docilità allo Spirito di Cristo spinge a evangelizzare i poveri, secondo l’annuncio del Redentore nella sinagoga di Nazaret (cfr Lc 4,14-19), concretizzato nella congregazione da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Questa missione, portata avanti dai vostri santi, martiri, beati e venerabili, conduce i Redentoristi di tutto il mondo a dare la vita per il Vangelo e a scrivere storie di redenzione sulle pagine del nostro tempo.

Auguro al nuovo Governo Generale, primo organismo di animazione della vita apostolica della Congregazione, umiltà, unità, saggezza e discernimento per guidare il vostro Istituto in questo momento bello e sfidante della nostra storia. L’opera è del Signore, noi siamo solo servi che abbiamo fatto quanto dovevamo fare (cfr Lc 17,10). Coloro che si appropriano della funzione di leadership per un interesse personale non servono il Signore che ha lavato i piedi ai discepoli, ma gli idoli della mondanità e dell’egoismo.

Cari fratelli, affido la vostra Congregazione alla protezione della Madre del Perpetuo Soccorso, affinché vi accompagni sempre come ha accompagnato il suo Figlio ai piedi della croce (cfr Gv 19,25). Non siete soli, siate figli amati e custoditi. Prego il Signore che possiate essere fedeli e perseveranti nella vostra missione, senza mai dimenticare i più poveri e abbandonati che servite, e ai quali annunciate la Buona Notizia della Redenzione. Di cuore benedico voi, le sorelle e i fedeli laici che condividono il vostro carisma. E vi chiedo per favore di pregare per me. Grazie!

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[1] Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Per vino nuovo otri nuovi. Dal Concilio Vaticano II la vita consacrata e le sfide ancora aperte (6 gennaio 2017), n. 3.

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