Siamo invitati a contemplare sant’Alfonso non solo come maestro e guida, ma come fonte viva di ispirazione carismatica e modello coraggioso di risposta al mondo ferito in cui viviamo, scrive p. Rogério Gomes CSsR alla famiglia redentorista che l’1° agosto celebra la festa del Fondatore. E sottolinea: Di fronte a un mondo ferito da guerre, esclusioni, crisi di fede e circondato da periferie geografiche ed esistenziali, è urgente la presenza di uomini e donne con l’audacia di Alfonso: profeti di speranza, discepoli missionari che riconoscano le sofferenze del mondo e si impegnino per esse.
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Roma, 01 agosto 2025
Festa di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori
Missionari di speranza sulle orme del Redentore
ANNO DEDICATO ALLA MISSIONE
Il Signore che ci invia come missionari e pellegrini di speranza in un mondo ferito
Lc 4,16-19; Mc 6,7-12; Lc 9,2-6; Sal. 130:7; Cost. 1-20, Stat. 01-020
Ai confratelli, ai vescovi redentoristi e ai formatori;
Alle suore dell’ordine del santissimo redentore;
Alle sorelle e ai fratelli delle congregazioni religiose che condividono il carisma alfonsiano;
Ai laici associati alla nostra missione, oblati redentoristi
Ed ex seminaristi redentoristi:
- In questo giorno in cui celebriamo sant’Alfonso Maria de’ Liguori, nostro fondatore, siamo invitati a contemplarlo non solo come maestro e guida, ma come fonte viva di ispirazione carismatica e modello coraggioso di risposta al mondo ferito in cui viviamo. Quali sfide ci pone oggi sant’Alfonso per essere fedeli al carisma che abbiamo ricevuto?
- In mezzo alle sofferenze del suo tempo – la miseria dei contadini, l’abbandono spirituale dei poveri, la rigidità di una morale che opprimeva le coscienze – sant’Alfonso rispose con creatività, audacia e compassione evangelica. Il suo spirito missionario lo portò a lasciare il suo status nobiliare per andare in campagna; dal confessionale faceva la sua cattedra, per stare con i più dimenticati, ascoltarli, perdonarli e annunciare la Buona Novella della misericordia. La sua vicinanza ai poveri e la sua teologia incentrata sulla tenerezza, sulla misericordia di Dio e sulla gentilezza pastorale continuano a illuminare la missione redentorista. Alfonso non offrì risposte facili e, molte volte, non le ottenne nemmeno, date le circostanze del suo tempo, ma aprì nuove strade con libertà interiore, fedeltà creativa e passione per il Vangelo. E noi, missionari redentoristi, seguendo la tradizione del nostro fondatore: come ascoltiamo le persone che vengono da noi? Quale linguaggio teologico usiamo? Come aiutiamo a formare la loro coscienza? Rispondere a queste domande richiede da noi una formazione permanente, un’apertura allo Spirito e un cuore sempre disponibile al servizio della missione.
- Di fronte a un mondo ferito da guerre, esclusioni, crisi di fede e circondato da periferie geografiche ed esistenziali, è urgente la presenza di uomini e donne con l’audacia di Alfonso: profeti di speranza, discepoli missionari che riconoscano le sofferenze del mondo e si impegnino per esse. È necessaria la virtù del Samaritano, che vede i caduti, si commuove, si avvicina, fascia le ferite, le cura e le porta all’osteria per continuare le cure, assumendosene la responsabilità e curandole fino alla loro completa guarigione (cfr Lc 10,25-37). Tuttavia, la collaborazione di coloro che rendono possibile questa missione è altrettanto essenziale. Ricordo con gratitudine le tante persone che, nelle varie realtà in cui operiamo, camminano al nostro fianco nell’annuncio dell’abbondante redenzione.
- Per svolgere questa missione, abbiamo bisogno di una spiritualità profonda, radicata nella fonte del Vangelo. Questo è ciò che ha sostenuto Alfonso per tutta la sua vita e la sua missione. La spiritualità redentorista non è una fuga dalla realtà, ma una risposta incarnata e compassionevole al grido dei più poveri e abbandonati. Ispirata dal mistero dell’abbondante redenzione, essa ci spinge a toccare con tenerezza e fede le ferite dell’umanità, specialmente nelle periferie geografiche ed esistenziali. Per questo la missione non può essere rimandata o vissuta con tiepidezza. Ogni comunità, ogni confratello, ogni laico redentorista è chiamato a essere un segno vivente della misericordia di Dio: una presenza che accoglie, ascolta, consola e incoraggia. Pertanto, il tempo presente è il nostro campo sacro. A Lui siamo inviati per vivere la nostra vocazione con speranza operosa, coraggio evangelico e nutriti dall’ardore missionario del nostro Fondatore.
- Nell’attuale Giubileo della Speranza, la Chiesa ci invita a viverlo come grazia e rinnovamento missionario. Come Congregazione, siamo chiamati ad accogliere questo Giubileo come uno slancio per un nuovo ascolto dello Spirito. Che cosa ci chiede oggi il Signore? Quale rinnovamento desidera lo Spirito nel nostro modo di stare in mezzo ai poveri e di annunciare il Redentore? Il Giubileo ci interpella a una conversione missionaria: riprendere lo zelo iniziale, andare con coraggio verso le periferie, lasciarci toccare dalla realtà dei più deboli, come ha fatto sant’Alfonso. La speranza che professiamo è un antidoto al pessimismo che, quando entra nella vita cristiana e consacrata, provoca una grande cecità e paralisi che, a poco a poco, ci fa ammalare e ci porta a morire, come persone e come istituzione.
- Come Congregazione, ci prepariamo a celebrare il Giubileo del 300° anniversario della sua fondazione. È questa un’occasione provvidenziale per chiederci: quale Congregazione vogliamo per il futuro? Il futuro dipende dalla nostra capacità di guardare al passato con saggezza, senza farci coinvolgere, e di assumere con corresponsabilità, fedeltà creativa e senza paura l’oggi della nostra storia. Spesso siamo tentati di desiderare una Congregazione plasmata a nostra immagine e somiglianza. Tuttavia, tale pensiero può soffocare il carisma e impoverire la missione, portando allo svuotamento della nostra identità. La Congregazione è composta da tutti noi: sacerdoti, fratelli, in formazione e laici, con le nostre fragilità e i nostri doni. Insieme formiamo un mosaico vivente che riflette il volto del Redentore. È questa diversità, accolta e offerta con generosità, che fa risplendere la bellezza della nostra missione. Quando ci rifiutiamo di offrire la nostra parte – quel piccolo ma unico frammento della nostra vita e della nostra vocazione – il mosaico perde la sua forza e luminosità. Ogni contributo è indispensabile perché la Congregazione continui a essere segno di speranza e di redenzione nel mondo.
- Cari confratelli, formatori e membri della Famiglia Redentorista: celebriamo questa giornata con il cuore aperto e i piedi saldi sui sentieri della missione. Sant’Alfonso ci insegna la speranza che persevera, la creatività che rinnova e la misericordia che consola. Il loro esempio continui a ispirarci ad essere “Missionari della speranza, sulle orme del Redentore”, diventando segni viventi della presenza di Dio nel cuore di un mondo ferito e sofferente. La nostra Madre del Perpetuo Soccorso ci accompagni in questo cammino, insieme ai Santi, Beati e Martiri Redentoristi che, seguendo l’esempio del nostro Fondatore, sono rimasti fedeli alla missione del Redentore.
Fraternamente,
P. Rogério Gomes, C.Ss.R
Superiore Generale
Testo originale: Spagnolo




