Quando Sant’Alfonso “canta” in Vaticano: un Natale redentorista in Piazza San Pietro

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Piazza San Pietro è diventata un luogo di profonda memoria e gioia redentorista nella serata di lunedì 15 dicembre 2025. Nel presepe natalizio del Vaticano, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori appare al centro del presepe, seduto a un clavicembalo e sembra cantare la canzone che ha plasmato generazioni di fede: Tu scendi dalle stelle. Per la Congregazione del Santissimo Redentore e in particolare per il popolo di Pagani e la diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, questo è più di un tributo artistico. È un momento di riconoscimento di un santo il cui messaggio continua a parlare con forza alla Chiesa e al mondo.

Un dono della diocesi alla Chiesa universale

Il presepe installato in Piazza San Pietro proviene dalla diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, dove Sant’Alfonso trascorse i suoi ultimi anni e dove oggi riposano le sue spoglie mortali. Il presepe unisce fede, storia e cultura locale, con elementi architettonici ispirati al battistero paleocristiano di Nocera Superiore, alle tradizionali case con cortile e alle familiari pietre e colori della Campania. Parlando del significato di questo presepe, il vescovo Giuseppe Giudice, vescovo di Nocera Inferiore-Sarno, ha sottolineato che il messaggio di Sant’Alfonso risuona con forza in questo presepe. Ha descritto Sant’Alfonso come uno dei doni più grandi che la diocesi potesse offrire al mondo cattolico intero, un santo il cui cuore pastorale, la chiarezza teologica e la vicinanza alla gente comune rimangono profondamente attuali. Collocato tra i bambini, i pastori e la vita del villaggio, Sant’Alfonso non è rappresentato come una figura distante, ma come un pastore vicino alla preghiera, alla musica e all’esperienza umana quotidiana. Un orologio a pendolo accanto a lui ricorda la sua semplice abitudine di fermarsi ogni ora per recitare un’Ave Maria, un piccolo ma significativo segno di una vita radicata nella costante fiducia in Dio.

Un canto che ancora commuove i cuori

Al centro della scena, vediamo Sant’Alfonso “cantare” Tu scendi dalle stelle, il canto natalizio che compose nel 1754 affinché anche i più poveri potessero comprendere e celebrare il mistero dell’Incarnazione. Scritto prima in dialetto locale e poi tradotto in italiano, l’inno esprime la meraviglia di un Dio che sceglie la povertà, l’umiltà e la vicinanza.

Lunedì alle 17.00 (ora del Vaticano), mentre migliaia di pellegrini e visitatori si radunavano in Piazza San Pietro, il coro ha cantato Tu scendi dalle stelle, riempiendo il Vaticano di una calda e inconfondibile atmosfera natalizia. La melodia familiare ha unito le persone, trasformando la piazza in un luogo di memoria e gioia condivisa.

https://youtu.be/4-yMh0asXwM?si=nOJCF90DK70cFyiM

Presepe, Croce e Sacramento: il cuore della spiritualità redentorista

La presenza di Sant’Alfonso nel presepe vaticano parla chiaramente anche della spiritualità redentorista, che da sempre ruota attorno a tre realtà inseparabili: il presepe, la croce e il sacramento. Il presepe rivela un Dio che si avvicina, che diventa piccolo e accessibile, scegliendo i poveri e i semplici. La croce mostra la profondità di quell’amore, portato fino in fondo, abbracciando la sofferenza e la debolezza umana. Il sacramento, in particolare l’Eucaristia e la Riconciliazione, rende questo amore redentore presente e disponibile qui e ora. Ponendo Sant’Alfonso al centro della scena natalizia, il Vaticano mette in evidenza questa spiritualità della misericordia incarnata, una fede che non rimane astratta, ma entra nelle case, nei villaggi e nelle coscienze. È la stessa spiritualità che ha spinto Sant’Alfonso a predicare le missioni, a difendere la coscienza morale e a proclamare che la misericordia di Dio è sempre più grande delle nostre paure.

Un messaggio giubilare di speranza

Il presepe di quest’anno è caratterizzato anche da un forte simbolismo giubilare. Una cometa a forma di ancora domina la scena, un pescatore indica la Porta Santa della Basilica di San Pietro e una scala simboleggia il passaggio dalla vecchia vita alla nuova vita in Cristo. Sant’Alfonso si inserisce naturalmente in questa visione giubilare. La sua teologia della misericordia, la sua compassione per i peccatori e la sua insistenza sulla speranza parlano direttamente a una Chiesa chiamata ad essere accogliente, paziente e vicina all’umanità ferita.

Una testimonianza redentorista per oggi

La decisione del Vaticano di onorare Sant’Alfonso in questo modo è una dichiarazione silenziosa ma potente. Essa afferma una spiritualità di vicinanza, semplicità e fiducia nell’amore redentore di Dio. Riconosce inoltre il contributo duraturo del carisma redentorista alla vita della Chiesa. Mentre le luci illuminano il Presepe in Piazza San Pietro, la voce di Sant’Alfonso sembra risuonare ancora una volta – non solo nel canto, ma nel messaggio – ricordando al mondo che Dio scende ancora dalle stelle, scegliendo di dimorare tra il suo popolo.

Dalla Provincia Autonoma di Bolzano, in Trentino-Alto Adige, proviene l’abete rosso di circa 27 metri di altezza che viene eretto in Piazza San Pietro. È stato donato congiuntamente dai comuni di Lagundo e Ultimo. L’albero proviene dalla Valle di Ultimo, una valle alpina lunga 40 chilometri situata nella parte occidentale dell’Alto Adige, che termina nella città di Lana.

Francis (Principe) Thekkapuram, CSsR